Chiamami col tuo nome

In evidenza

images

Appena uscito “Chiamami col tuo nome”, sono corsa a vederlo. E’ un film bellissimo, pieno di poesia e passione, una passione naturale, vera, che comprende tutti, donne e uomini, che siano etero o no. E’ una storia che, infatti, può essere condivisa da tutti quelli che hanno amato e che conoscono i segnali di qualcosa che quando ti prende, ti trascina e non puoi fare a meno di vivere.

E’ interpretato con molta autenticità, da due attori completamente diversi tra loro, ma entrambi adatti e convincenti. Il ragazzino, Timothée Chalamet, è candidato agli Oscar come protagonista, insieme al gotha del cinema americano. Non vincerà, ma sicuramente lo vedremo presto in altri film, perchè ha molto da dire. La sua comunicatività raggiunge la massima espressione nel finale, una scena da brivido. In quel primo piano intenso, pieno di lacrime, sullo sfondo del viavai appannato di figure che vanno e vengono e il crepitìo del camino acceso, riesce a trasmettere tutto il mix di sensazioni che lo inondano, come le lacrime che gli riempiono gli occhi, pieni di amore, malinconia, dolore e rassegnazione. L’ambientazione del film è fantastica e mi ha fatto venire la voglia di avere una casa in campagna, con tutti gli aspetti e i dettagli pieni di atmosfera, che un posto così può regalare, compresa la piscina di pietra rustica, come nel vecchio stile. Candidata è anche la canzone centrale, piena di sentimento, quel sentimento che in questo film unisce Elio e Oliver, nella loro breve, ma intensa storia estiva. Sostengo da sempre che quando capitano queste “fortune” di incastri, vanno vissute sempre e comunque, indipendentemente da come andrà a finire. Per questo mi sono commossa quando il padre del ragazzo, verso la fine, in un momento di emozionante intimità, si rivolge al figlio, facendogli un discorso non certo facile. Gli parla e si confida con lui, in modo così dolce, afettuoso ed obiettivo, da far sciogliere. Forse, il momento più toccante di tutto il film.

Bravo Guadagnino, sei un degnissimo candidato ad Hollywood, davvero una grande soddisfazione per il nostro paese. In bocca al lupo.

Annunci

Per questo sono single

donna-cammina

Sono una gallina vecchia che fa buon brodo, con il pelo sullo stomaco e gli occhi foderati di prosciutto, anche se l’occhio vuole la sua parte. La lingua mi batte dove il dente duole, perciò non sto mai muta come un pesce. Mi faccio scivolare le cose di dosso, ma non solo, mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro. Andando con lo zoppo, ho imparato a zoppicare, ma riesco comunque a fare il passo più lungo della gamba. L’appetito mi vien mangiando, quindi sul piatto ricco mi ci ficco. Però non vivo di solo pane e purtroppo le ciambelle non mi riescono tutte col buco, forse perché cado dalla padella alla brace, affogando in un bicchier d’acqua. Mi fascio la testa prima di averla rotta, mettendo il carro avanti ai buoi, ma poi taglio la testa al toro, perchè tutto è perduto, fuorché l’onore. Prendo due piccioni con una fava, ma anche lucciole per lanterne, restando con un pugno di mosche in mano. Preferisco vivere un giorno da leoni che cento da pecora, perché Il fine giustifica i mezzi, quando si cammina sul filo del rasoio. L’occasione fa l’uomo ladro, per questo batto il ferro quando è caldo e schiaccio chiodo con il chiodo, perché tanto, tutto finisce a tarallucci e vino, che per fortuna, almeno fa buon sangue e non mente. Non ho voce in capitolo sulle ore del mattino che hanno l’oro in bocca e su questo, non faccio mai uno strappo alla regola. Con bacco, tabacco e Venere, riduco un uomo in cenere, ma Dio me l’ha data, guai a chi la tocca.

The Equalizer 2 (Senza perdono)

th
Mi dispiace ammetterlo, ma questa volta il regista non è stato capace di ricreare lo stesso pathos del primo sequel. Robert McCall, il protagonista dalle mille facce, qui mi è apparso un po’ spento. Ultimamente, gli eroi dal cuore troppo benevolo, mi stancano. E’ legittimo che quando fanno del male a te o ai tuoi cari, sei portato a vendicarti, così come è assolutamente apprezzabile che qualcuno cerchi di farla pagare a chi abusa dei più deboli, però questo clichè è un po’ una minestra riscaldata. Denzel Whashington, pur con la sua innegabile bravura, non riesce a mantenere l’efficacia del suo nobile personaggio. Il primo tempo è abbastanza lento, quasi noioso, anche se parte in quarta. Antoine Fuqua, infatti, nella sequenza iniziale ha cercato di emulare la tensione della mitica scena del primo Equalizer, quando cioè in poco più di un minuto, l’ex agente della CIA, annienta un pugno di criminali in un colpo solo, tra schizzi di sangue, colpi di pistola fulminanti e coltellate mortali. Qui, però, il risultato finale è meno geniale. Anche se nel secondo tempo per fortuna la trama si vivacizza, per tutto il film non si respira neanche per un attimo l’atmosfera dell’altro. La meticolosità fobica del protagonista e le sue pignolerie maniacali appaiono ripetitive, così come il copione, che fa intuire quasi subito come si evolverà la storia. Mi ha fatto piacere ritrovare, a sorpresa, un attore figo del “Trono di spade”: Pedro Pascal, che interpreta un ex collega di Robert. Anche senza baffi e i vestiti di scena, a me non poteva certo sfuggire Oberyn, il principe super sexy di Dorne. Il finale l’ho trovato ben girato, credibile e suggestivo, nel grigiore provocato dall’uragano che si abbatte sul litorale atlantico. Un bel mix di nebbia, spruzzi, tempesta e colpi di mitra. Mi è comunque mancata tanto la colonna sonora martellante di Zack Hemsey, che mi aveva coinvolto sullo sfondo del passato scontro finale. Quando l’ascolto, ancora oggi mi emoziono, seguendo il crescendo che mi ricorda il momento preciso in cui si fondevano perfettamente suoni e piombo. Un vero capolavoro.
Da annotare la frase pronunciata all’inizio da McCall : “ Esistono due tipi di dolore, quello che fa male e quello che ti cambia “. Molto significativa.

Ride

MV5BNDg4MDE5MDMtYzAzYy00MzM0LWI1YjgtM2YxZTM0YmVkYWM0XkEyXkFqcGdeQXVyMjc0NzUwMzg@._V1_UY268_CR3,0,182,268_AL_
Ride è un film davvero particolare, decisamente originale per argomento e ambientazione. E’un prodotto made in Italy che stupisce parecchio, perché fino ad ora, nessuno sceneggiatore italiano aveva affrontato il tema sul vizioso mondo dei videogiochi virtuali, per anni dominio del cinema per lo più americano. Ho come l’impressione che, dopo la “Ragazza nella nebbia” e “Una storia senza nome” in uscita a breve, probabilmente i nostri registi stiano cercando di sperimentare dei Thriller più cerebrali, molto lontani dai cult di Dario Argento a cui eravamo abituati. Ci si deve ancora lavorare, ma è già positivo esplorare nuove strade. Dopo il successo del film di Guadagnino, presto nelle sale con l’atteso “Suspiria”, si sente probabilmente l’esigenza di dare un taglio più internazionale alla nostra cinematografia. E infatti, questo film di Jacopo Rondinelli, ne è la piena conferma. Ride, si fa vedere volentieri. Ha una trama incessante, dai toni accentuati, a tratti ossessivi, in cui la corsa acrobatica fa da protagonista. Una lotta all’ultimo sangue, per non morire. Per certi versi, sembra un “Cube” all’aria aperta, un “Maze runner” a due, o un “Hunger games” dei tempi d’oggi. I due spericolati amici, uniti dalla passione per le imprese estreme, saranno costretti ad affrontare una gara molto ardua, sfrecciando con due bici snodate, attraverso percorsi insidiosi e trappole di ogni tipo. Corrono in preda alla più totale esaltazione, sfidando prove altamente rischiose, tra montagne, boschi, ruscelli e caverne, fino a raggiungere infidi nascondigli, che con un pizzico di nostalgia, mi hanno ricordato quelli i Lost. Per superare i minacciosi agguati e ogni sorta di trabocchetto, saranno costretti a mettersi l’uno contro l’altro, disputandosi la dura lotta per la sopravvivenza. Il cinico meccanismo di quella gara disumana, frutto delle menti perverse della torbida Black Babylon, metterà in discussione le debolezze e le fragilità dei due riders, sfiancando la loro psiche. Arrivati al bivio della vicenda, anche la loro amicizia, sarà minata, ma, tranquilli, non intendo spoilerare il finale.

Pioggia ruffiana

thB6M3H1CH

Il temporale non scatena solo fulmini e saette, ma accende anche le passioni. La pioggia è infatti una subdola ruffiana che induce all’amore. Ha un potere afrodisiaco potente. A stimolare i sensi, saranno forse le trasparenze dei vestiti grondanti, l’odore di terra bagnata, o il fragore ipnotico dell’acqua, fatto sta che sotto uno scroscio, ci si stringe e ci si abbraccia con un impeto particolare, perché ad inzupparsi è anche il cuore.
Come dimenticare gli abbracci e i baci appassionati all’interno di una macchina, mentre fuori impazza la tempesta e la burrasca si abbatte sui vetri. In quegli istanti, l’idea di uscire sotto il diluvio si allontana sempre di più, mentre i corpi al contrario si avvicinano, cercando conforto in quell’appannato rifugio metallico.
Il cinema è il maggior testimone di questa mia riflessione. I film non sono infatti solo finzione anzi, gli sceneggiatori, per raccontare i sentimenti così come vengono vissuti, prendono spunto esattamente dalla realtà di tutti i giorni. Nelle storie in cui un uomo e una donna sono al centro di un coinvolgimento amoroso, c’è sempre di mezzo la pioggia. È un copione che si ripete. In un determinato punto della vicenda, quando cioè tra i due è tutto ancora in embrione, non ancora a fuoco, e la tensione è al massimo, come per incanto, all’improvviso inizia a piovere a dirotto. Non si tratta di qualche schizzo però, ma di un violento acquazzone che li sorprende senza preavviso. Se capita nel west, galoppano alla ricerca di una baita. Nella giungla, si nascondono in una capanna. A N.Y o in altre metropoli, trovano scampo dentro un vicolo, se sono nel medioevo, si riparano dietro i ruderi di una chiesa, mentre in un paese sperduto, si rintanano in uno spazio abbandonato nel nulla. Da quel momento in poi scatta l’inverosimile, perché questi nascondigli di fortuna alimentano i bollenti spiriti, sprigionando calore, ed il calore, si sa, è sempre terapeutico.
A questo punto, visto, che la pioggia è sinonimo di passione, ho deciso di cambiare la pianificazione del mio prossimo viaggio. Invece di inseguire il sole a tutti i costi, mi conviene scegliere un posto a rischio di rovesci. La vacanza, così, potrebbe risultare molto più interessante.

Mission Impossible Fallout

Mission-Impossible-Fallout-Poster-3
L’appuntamento con i nuovi episodi di Mission Impossible, è per me ogni volta sinonimo di grande eccitazione. E’ una serie che seguo con immenso piacere, mi rapisce e mi affascina, forse anche più dei vari 007. Ricordo ancora la memorabile scena iniziale sul Canyon arancio del 2° capitolo, diretto da John Woo. Così come i travestimenti del 3°, avventuroso e geniale, forse il più bello, con il mitico Philip Seymour Hoffman. O ancora la rocambolesca ed emozionante scalata di Tom Cruise nel 4°, sul Burji Khalifa, che ho rivissuto in seguito, salendo a Dubai sulla cima di quello Skyline. La mia premessa, è per dire che sono di parte nel giudizio sulle M.I. anche se, questa volta, mi sono meno entusiasmata.
Questo di Cristopher McQuarrie, regista anche del 5°, è senza dubbio un bel film pieno di azione, senza pause, ricco di sorprese, ma gli manca l’incantesimo. Le corse con le moto, le auto che si rovesciano, le scazzottature, gli intrecci tra Cia e delinquenti, gli atti di terrorismo e le operazioni di spionaggio per non far esplodere le bombe tossiche, sono comunque cose già viste. Se non le condisci con qualcosa di più intrigante, si rischia di cadere nella routine dei film d’azione. La trama, come spesso accade in questo genere di ambientazione, è abbastanza intrecciata. Non facevo in tempo a ricostruire le dinamiche, che usciva qualcos’altro a rimescolare le carte. La scena più spettacolare, è certamente quella sulle montagne del Kashmir, un inseguimento all’ultimo sangue tra due elicotteri che sfrecciano in mezzo alle nuvole, fino a schiantarsi tra le gole. Un momento davvero colmo di tensione.
Un altro aspetto del film che ho trovato non all’altezza dei precedenti, è dipeso dal cast, che mi è apparso un po’ appannato. Partiamo proprio da Tom Cruise. A me piace come attore, ma non capisco perché, dopo anni, pretendono ancora di farlo apparire un eterno ragazzino, come se non dovesse mai invecchiare, mentre in realtà, anche per Ethan Hunt, passano gli anni. Lui è fenomenale al livello fisico ed è ormai noto che, rinunciando alle controfigure, si butta nelle più complesse acrobazie. Questa volta però, ha decisamente esagerato con la tinta dei capelli, così finta, da farlo apparire una specie di fantoccio artefatto, che non vuole arrendersi all’età. Persino Alec Baldwin, meno imbolsito del solito, sembra più giovane di lui. Mi auguro che nel nuovo Top Gun, Maverick abbia i capelli spruzzati di grigio, altrimenti faccio causa ai produttori.
La new entry August Walker, un ambiguo agente della CIA, pare uscito da un fumettone anni ’30, mentre la giovane “Vedova bianca”, per niente sexy, non dà proprio l’idea di un’ammaliante manipolatrice. Anche la sua squadra ormai è ultra-over. Parlo di Benji e il mitico Luther, qui irriconoscibile. Più che un abile hacker della IMF, sembra il nonno di John Coffey del Miglio Verde. Credo che, come in altre saghe di film d’azione, ad un certo punto, i personaggi storici, quando non più all’altezza della situazione, andrebbero sostituiti o eliminati, altrimenti perdono credibilità. Molto “credibile”, invece, è Parigi, una città che riesce a conservare sempre il suo indistruttibile e immancabile fascino. Mi manca, e spero di tornarci presto.

Agosto infernale

untitled.png

Quando arriva questo periodo, da metà luglio in poi, comincio a odiare l’estate. Detesto il caldo infernale che mi uccide, rendendomi uno straccio. Mi sento come una pera sfatta che cade dall’albero, neanche più buona da mangiare. Non ho mai amato le ferie obbligate, neanche quando lavoravo. In genere, potendo scegliere, le programmavo in altri periodi. Ogni anno, al solo pensiero che ad Agosto la maggior parte del mondo si paralizza, vado in paranoia. Si fermano quasi tutte le attività principali, quelle che muovono la vita di ognuno di noi. Se hai una causa in ballo che ti sta a cuore, devi aspettare che riaprono i tribunali e, quindi, perdere un sacco di tempo utile. In caso di problemi di salute, tipo ricoveri in ospedale, dolori vari o qualche accidente, devi augurarti che i medici che ti seguono, non abbiano scelto le vacanze proprio in quel periodo, altrimenti non ti resta che il pronto soccorso. Stessa cosa per le ricette dal medico curante. Il sostituto, infatti, è sempre un imbranato appena laureato, che non dà nessun affidamento, e prima di entrare nel meccanismo burocratico, ti fa sclerare. Per non parlare poi se ti cade una capsula, una protesi, o ti si scheggia un dente in questo periodo cruciale ( imprevisti che, puoi giurarci, capitano sempre al momento meno opportuno), sei praticamente fritto, costretto a girare con le mani davanti alla bocca, o chiuderti in casa. Anche le Banche, che già ormai con l’avvento dei cervelloni automatici, lavorano la metà di prima, seguono orari ridotti, che non coincidono mai con le tue esigenze. Idem per uffici vari, comprese le Poste, che addirittura chiudono il 50 % delle filiali. Mi fanno indiavolare anche cose di minore importanza, che comunque creano difficoltà. Se ti impatacchi il vestito preferito, quello che volevi metterti a tutti i costi ad un certo evento, devi tenertelo così com’è, perchè sulle lavanderie non ci puoi contare. Anche alcuni bar e ristoranti, aperti in genere 24 ore su 24, cambiano gli orari e, se hai deciso di andarci senza telefonare, rischi di trovare l’odiato cartello con scritto “Chiuso per ferie”. E le vacanze? Guai a dover partire per forza in questo periodo, perchè ti vai ad infossare in un tunnel caotico, fatto di code in autostrada o all’imbarco dei porti, un turbine frenetico di turisti isterici, persone sudate e cumuli di bagagli ammassati da scavalcare. Insomma, una palla gigantesca.
Vuoi mettere la bellezza della fase pre estiva, che in alcuni casi inizia tiepidamente anche ad Aprile? Prendere il primo sole dove vuoi, anche abbandonata su qualche spiaggia sperduta. Uscire la sera ancora al fresco, con qualcosa sulle spalle. Dormire la notte senza condizionatore ed organizzarsi con calma qualche giorno fuori porta, godendosi il meglio, senza trovare calca. Sarà anche vitale, per quelli che non hanno purtroppo alternative, ma Agosto, per me, resta il mese peggiore di tutto l’anno. Solo per una cosa funziona : le avventure estive, le passioni roventi e i flirt stuzzicanti, che chissà perchè, nascono e prolificano al top, proprio in questa stagione.
A stimolare gli ormoni sarà forse l’aria vacanziera, il desiderio di staccare dalla routine, o la voglia di novità e leggerezza. Può darsi. Resta comunque molto difficile frenare il brivido che ti fa vivere quelle storie colme di aspettative, prima di riprendere a settembre, la vita monotona di tutti i giorni. Questo, è l’unico aspetto che salvo, in questo disastroso inferno di Agosto.

Eolie figlie del vento

volcano-2621928_960_720

Molti, conoscendomi, mi avevano detto che le Eolie mi sarebbero piaciute un sacco e, infatti, non sbagliavano, perché sono bellissime. Sette figlie generate da una mamma vulcanica, che ha regalato loro scintille, profumi, calore e magia. Si assomigliano nell’aspetto e nella naturale conformazione, ma non nell’anima : Lipari é un’isola marinaresca, in cui respiri ovunque aria di mare, tra gozzi, reti, pietra pomice e pescatori dal viso abbronzato. Salina profuma di capperi e Malvasia. É la più verde, ma anche la più autentica. Ha panorami mozzafiato e spiagge con grandi ciottoli. A Panarea ti perdi tra i vicoli bianchi e blu, coperti di bouganvillea e ibiscus. Lei é la principessa, un gioiellino di naturale eleganza. Stromboli ti rapisce per la sua atmosfera suggestiva, esoterica, quasi impalpabile. Un posto silenzioso, romantico, in cui viene il desiderio di rifugiarsi per riflettere. Vulcano é una Spa a cielo aperto, cosparsa di fumarole che bollono. Un’oasi sulfurea, che odora di zolfo e salsedine. Filicudi dà l’idea di un porticciolo dimenticato da Dio, in cui tutto è rimasto com’era, conservando la sua  essenza verace. Simile, ma ancora più selvaggia c’è infine Alicudi. Sembra di stare sul set di “Mezzogiorno di fuoco”. Qui, però, trovi muli invece dei cavalli e un paio di bar fatiscenti al posto del saloon. Queste sono per me le Eolie. Meravigliose isole dove la sabbia scura sembra spolverata di lurex. Ammalianti creature, che ipnotizzano come sirene. Sette incantevoli sorelle, figlie del vento, adagiate in un mare smeraldo.

Donne all’arrembaggio

images5GLW43E5

Viaggio spesso da sola e mi accorgo di non essere l’unica. Ormai, negli ultimi anni, è facile incontrare in vacanza donne single con amiche, colleghe di lavoro, figlie, sorelle, ma comunque non in coppia. E’ un vasto campionario di generi, tipologie ed età diverse, che spaziano dai venti in su. Quelle che mi sorprendono ogni volta, sono le arzille signore over settanta, che pur di non rinunciare ai propri divertimenti, lasciano i mariti a casa, organizzandosi piccole evasioni, secondo le proprie esigenze. Le ammiro perchè sono frizzanti, socievoli ed instancabili. Vorrei tanto mantenere il più a lungo possibile la stessa verve. Diciamo che comunque, fino ad ora, ho buone chanches.
Per assurdo, è molto difficile, invece, trovare uomini che viaggiano soli. I maschi, infatti, girano quasi sempre con mogli, fidanzate/i e, qualche rara volta, insieme ad uno o più amici. A meno che non siano fotoreporter, avventurieri o giornalisti, tutti gli altri è come se avessero il terrore di sentirsi “smarriti”. Ma perchè? Cos’è che li paralizza e li disorienta? Probabilmente la natura di un uomo non é solo quella di farsi coccolare e viziare dalla compagna, ma anche permetterle di scodinzolare come un cagnolino tra musei, mostre, monumenti e passeggiate. Anche se non sono sempre d’accordo con le loro scelte, gli orari o gli itinerari, pur di non intralciare i programmi e soprattutto non avere le palle rotte, preferiscono in certi momenti dipendere da qualcuno pronto a programmargli la vita. Come dire, contenta tu, contento anch’io. In quasi tutti i viaggi che ho fatto, ho visto maree di uomini zerbini al seguito di donne prepotenti. Per quieto vivere e senza fare una piega, pendevano inesorabilmente dalle loro labbra.
Quest’orda di femmine sole, però, sbilancia gli equilibri, diventando spesso scomoda. Si finisce, infatti, per essere “troppe”, negli hotel, nei villaggi, in crociera, o nei tour. Centinaia di donne in gruppo si divertono, bevono, ridono e se la spassano, senza perderesi niente. Il più delle volte può anche essere piacevole, però l’idea di non avere intorno uno straccio di uomo con cui interagire ad armi pari, non è certo sempre appagante. Anche prenotando una vacanza in barca a vela, nella maggior parte dei casi, si rischia di incontrare gruppi di donne all’arrembaggio, costrette per mancanza di merce, a buttarsi sullo skipper di turno che, di regola, è un gra bel bocconcino. Non è giusto tutto questo, eppure accade di frequente. Per fortuna, c’è sempre l’eccezione che cambia la regola e, per questo, continuo a viaggiare anche da sola.

Finto moralismo

 

3006517896_144c851712

Pubblicando questo post certamente risulterò impopolare, ma come sempre, sono pronta ad assumermene ogni responsabilità. Vengo al dunque : mi indispettisce molto la campagna esasperata sulla discriminazione sessuale, a cui si assiste negli ultimi tempi. Prendiamo in esame, per primo, il caso di sessismo contro le donne. Premesso che non sono maschilista, oggi, questo atteggiamento è diventato eccessivo. Se un uomo, infatti, dice ad una che è gnocca, è già considerato un potenziale maniaco. Se poi addirittura le confessa che l’ha sognata nuda o che vorrebbe portarsela a letto, rischia addirittura una denuncia. Questo lo trovo assolutamente ridicolo. Fino ad ora era normale, direi anche gratificante, ricevere questo tipo di apprezzamenti, che non hanno mai offeso, né sminuito la dignità di noi femmine. La cosa che mi fa ancora più indignare, è che a sottolinearlo con accanimento, sono proprio quelle con più scheletri nell’armadio, le stesse che hanno accettato ogni sorta di compromesso, sfruttando al momento giusto, gli uomini dai quali hanno ricevuto avances. Le peggiori. Si sono coalizzate in una cordata di suffragette “pentite”, unite ferocemente in una lotta ipocrita, solo perché appoggiate da una società ancora più falsa e formalista, che pare stia impazzando da qualche anno. Idem per l’omofobia. Sono per la totale libertà dei sessi e ho milioni di amici omosessuali che adoro, però, tralasciando le scelte personali, mi sembra castrante accusare chi non la vede così, facendolo passare per uno addirittura da esiliare. Le considero dimostrazioni di inadeguata intransigenza e ancora di più non tollero quando qualcosa diventa fenomeno di massa. Altro capitolo su cui mi viene da polemizzare è la violenza. Sia ben chiaro che non sono certo pro, al contrario, ma anche qui si sta diventando monotoni, ripetitivi e banali.
Non parlo degli omicidi, gli stupri o di ogni genere di maltrattamento, che va condannato a priori, ma dell’intemperanza su come viene trattato oggi questo tema. Odio chi alza le mani, figuriamoci chi va oltre, però, per assurdo, mi fanno più male i gesti di crudeltà gratuita su chi non può difendersi, come gli anziani, i bambini e gli animali, piuttosto su chi ha la possibilità di reagire. Quasi tutti, almeno una volta, hanno ricevuto una sberla da un genitore, oppure dal coniuge o un fidanzato/a, o ha scazzottato tra amici; non per questo hanno chiamato il 113. Solo nei casi molto gravi è ammesso denunciare le aggressioni fisiche, psicologiche, o i fenomeni di stalking preoccupante, eppure oggi, esistono persone che finiscono seriamente nei guai, anche solo per una stupida violenza verbale. Anche il bullismo è da combattere, ovvio, però quello pesante, insistente e ossessionante. Ormai, invece, mi accorgo che diventa deplorevole e fa scalpore, anche solo dire a qualcuno che é grasso, di colore, o semplicemente goffo. Sull’argomento si fanno comizi, manifestazioni e si scrivono milioni di articoli, quando alla fine, credo, é sempre e solo una questione di stile. Tutto si può dire, se si usano toni morbidi. Del resto la realtà é inconfutabile e resta tale, basterebbe soltanto dire la verità, senza ferire.
In questi ultimi anni, insomma, si deve stare molto attenti a come si parla, quali termini usare e che atteggiamento prendere in certi contesti, altrimenti si rischia il linciaggio. Non credo sia una forma di evoluzione, ma anzi, un lavaggio del cervello che mi sta sfiancando, anche perché in qualsiasi programma televisivo, ci bombardano con frasi retoriche e finto moralismo, si scandalizzano per una parolaccia di troppo, un tradimento, o se le donne non vengono trattate come principesse. Sfatiamo una volta per tutte il luogo comune che siamo una fascia protetta. Basta. Il rispetto è per tutti/e non solo per noi femminucce. Aldilà di tutto, comunque sia, chi mi dice che sono bona, può continuare a farlo. Ha il mio permesso.

 

Sapore nostalgico

images5JGRCZLP

Qualche giorno fa ero in treno. Appoggiata in piedi alla mensola del minuscolo bistrò-bar, con in mano un bicchiere di vino e nell’altra un toast, cercavo di farmi spazio tra persone barcollanti, che come me, cercavano di spizzicare qualcosa. Con dispiacere, ho notato che sulla mia Frecciabianca, non c’era purtroppo il vagone ristorante. Curiosa di sapere se Trenitalia propone ancora questo servizio, ho chiesto notizie al ragazzo dietro il bancone, e lui mi ha confermato che ormai solo sulle Freccerosse, Italo ed un paio di tratte delle bianche (da non confondersi col mercato delle schiave), si può trovare una serie di opzioni gastronomiche, rivolte al palato della clientela. Che peccato però che debba restare una prerogativa solo di alcune linee privilegiate.

Per me, la mancanza del vagone ristorante ha soprattutto un sapore nostalgico, perché mi fa tornare in mente il periodo in cui facevo spesso su e giù con mia madre, tra nord e sud. A lei piaceva tanto trattarsi bene, senza badare a spese. Non voleva perdersi niente. Ci piaceva molto sederci in quelle carrozze dal sapore vip che, anche se molto lontane dalla sciccheria dell’ Orient Express, danno ai lunghi viaggi una sensazione di svago. Pranzando in relax al tavolo, su comode poltroncine e con un cameriere a disposizione, si possono passare un paio d’ore rilassanti, in attesa di arrivare a destinazione. Puoi  incontrare anche belle persone, quasi sempre provenienti dalla 1° classe : imprenditori in viaggio di lavoro, manager, donne in carriera, intellettuali, modelli/e, con cui spesso si riesce ad imbastire una piacevole conversazione. E’ comunque possibile sedersi per un aperitivo, un tè o un cappuccino, ma é pur vero che la maggior parte dei passeggeri, per paura di lasciarci uno stipendio, spesso evita questo servizio, ritenendolo troppo d’ elite. Sbagliano però, perché in realtà è solo un luogo comune. Basta guardare oggi i prezzi dei mini bar, quando esistono, dove si spendono 10 euro solo per una minerale e un tramezzino, escluso il caffè. In viaggio, anche se sempre più di rado, incontri ancora gente che caccia la famosa “mappatella” di panini con mortadella e frittata, o il temibile mandarino, che almeno per tre ore lascia tracce di sé nel vagone. Molti altri, preferiscono spizzicare qualcosa presa al market della stazione, patatine, barrette energetiche, lattine, o addirittura digiunare. Io invece, più invecchio, più do spazio a piccoli vizi e così, al posto di un tramezzino di plastica o un panino di gomma, quando trovo il mio amato vagone ristorante, mi siedo volentieri, togliendomi qualche sfizio. Del resto “Buon sangue non mente” e capisco perfettamente da chi ho preso.

Il filo nascosto

54456

Non è facile per me scrivere un commento su questo film, perchè mi ha trasmesso sensazioni molteplici. Le prime immagini, sulle note di una musica carezzevole, mi hanno subito trascinata lungo lo scorrere quotidiano della Maison di alta moda, nella raffinatissima casa di Reynolds Woodcock. Le sarte pronte a mettersi all’opera, i meticolosi rituali mattinieri dello stilista e la sua colazione rigorosamente silenziosa, fino all’incontro con lo staff di lavoro. Davvero una bella immagine, creata con grande classe. Del resto lo stile è alla base di questo film. Tutto è curato nei dettagli e nelle inquadrature ravvicinate, specialmente quelle zoomate sulle dita che cuciono o ricamano tessuti e merletti preziosi. Molto affascinante. Assai singolare, la rivelazione che nella fodera degli abiti, si possa nascondere o scrivere qualcosa, una vera chicca.

Daniel Day-Lewis è sempre stato un attore tra i miei preferiti, per il suo fascino magnetico. Non rientra nella bellezza classica, la sua unicità è nello sguardo, così penetrante da bucarti l’anima. Peccato che abbandoni il cinema, sarà una grande perdita. I suoi personaggi, per tradizione, non hanno mai seguito una linea commerciale o di facile lettura, piuttosto, sono spesso complessi, fuori dalle righe, oscuri e turbati. Quindi, anche questo ruolo di uomo contorto, gli è stato cucito addosso (strana assonanza per chi in genere i vestiti se li cuce da sé). I suoi problemi hanno origine da vecchi fantasmi del passato, non ancora risolti, come il rapporto profondamente contraddittorio con la madre, e la dipendenza dalla rigida sorella. Cyril, interpretata con grande bravura da Lesley Manville, non so perchè, mi ha ricordato nel look e nella postura, la governante del mitico film, ormai datato, “ Rebecca la prima moglie”.

Ma veniamo a lei, la vera protagonista della storia, Alma, la timida e riservata cameriera, che in un batter d’occhio diventerà la sua “preferita”. La fanciulla, in apparenza remissiva, a poco a poco, rivelerà una personalità molto decisa, con la forte cosapevolezza di conquistare quello scapolo impenitente. Questo suo amore esasperato e morboso, la trasformerà in un’ambigua Grimilde, pronta ad usare inquietanti malefici, pur di tenerlo tutto per sé. Tanto che farà, trascinerà nel suo tunnell squilibrato anche l’irriducibile Reynolds, che una volta cancellati i suoi spettri, accetterà per sopravvivere, quel contorto meccanismo sadomasochistico. Una strategia incomprensibile anche per una come me, che per amore si è sempre giocata tutte le carte del mazzo, compresi i jolly. E’ legittimo diventare zerbine incallite, ma quando si supera il limite, diventa stucchevole. E’ evidente, invece, che P.T. Anderson nel suo film, ha voluto sottolineare che in amore, ogni coppia, è libera di scovarsi la propria dimensione, qualsiasi questa sia.

La forma dell’acqua

articolo-65179La Forma dell’acqua è un meraviglioso fumettone “acquoso”, che si dovrebbe vedere indossando la muta. Non a caso, muti sono anche i due protagonisti, legati però da una connessione così forte, da comunicare anche solo con i gesti. A parlare, del resto, ci pensa il regista, che pur se con una sceneggiatura surreale, fuori da ogni senso, ci fa immergere in una storia che sa di favola, sospesi, esattamente come nella scena iniziale, in cui avvertiamo la sensazione di galleggiare e fluttuare insieme ad Elisa, nella sua camera, come in una bolla liquida. E’ una scena simulata, perchè in realtà, è stata girata in assenza d’acqua, soltanto con luci speciali e oggetti in sospensione. Questa introduzione piena di magia, calda e morbida, fa intuire subito, che il film sarà pieno di tenerezza. Guillermo del Toro, infatti è stato molto abile nel raccontare una bizzarra storia d’amore, usando ambienti bui, ma non cupi, capaci di riscaldare lo spettatore anche nell’austero e scuro bunker governativo, in cui il mostro viene relegato per essere studiato.

Elisa, fragile impiegata delle pulizie, sarà l’unica a stabilire un contatto umano con quell’essere anomalo che cerca di difendersi, spingendosi con lui sempre più oltre. Come nelle fiabe, anche qui troviamo i buoni e i cattivi. Octavia Spencer, candidata agli Oscar come non protagonista, interpreta Zelda, una sua collega. Il senso di protezione nei suoi riguardi, la spingerà a superare il timore di mettersi in mezzo ai guai, aiutandola nell’impresa di liberare l’amato uomo-pesce. Candidato per la stessa categoria è anche Richard Jenkins, straordinario in questo ruolo per lui insolito. L’amicizia che lega lui ad Elisa, lo porterà ad accetterare il rischio di diventare suo complice, in quel pericoloso blitz. Si assiste a scene cruenti, sangue e mutilazioni, ma ciò non sminuisce la sensibilità della storia, che comunque scorre tenera nella sua purezza. E’ questo che emerge dalla regia, una spontanea pulsione tra due esseri accomunati da un profondo senso di solitudine, anche se vissuto in mondi estremamenti opposti. Due persone molto simili, entrambi emarginate e fuori da ogni contesto, ma con una gran voglia di esprimersi. Dalle “uova” arriveranno persino a fare sesso, impensabile, eppure possibile e anche divertente, per come lei lo spiega a modo suo. Molto bravo Michael Shannon nella parte dell’ambizioso agente Strickland, pronto a scaricare la sua esasperata ferocia, sul mostro innamorato. Tutto è bene quel finsce bene, esattamente come nelle storie a lieto fine e alla fine, Sally Hawkins, straordinaria attrice, dalla presenza anonima, ma efficace, riuscirà a colmare il suo fantastico sogno.

Il finale mi ha evocato l’ultima scena di “Lezioni di piano”, quando la sordomuta protagonista, cade in acqua trascinata dal suo pianoforte. In quell’abisso lei troverà una nuova dimensione, proprio come accade agli amanti di questo film particolare, uniti da una straordinaria simbiosi. La differenza però, in questo caso, è sostanziale : mi sembra decisamente più accattivante del piano , l’abbraccio subacqueo dell’uomo pesce che, seppure coperto di creste e squame, è comunque un bel tocco di figo.

Tunisia blu

17 (2)Sono andata in Tunisia due volte. La prima con mia figlia, base Monastir, sul mare, in uno dei tanti Club della della Sprintours, la seconda con Marco il mio ex amore, a Kelibia, in un Villaggio Bravo Club dell’Alpitour. E’ un posto che mi è piaciuto e, considerando i prezzi ancora appetibili rispetto alle altre mete mediterranee, è sicuramente da visitare. Unico neo è che, vista la sua posizione geografica, comincia a fare caldo solo da maggio in poi, quindi prima di quel periodo, non è adatta per una settimana di mare. Nel periodo giusto, invece, La Tunisia offre mete di viaggio appetibili per una vacanza al sole, inserite in una natura ancora inalterata. Fra queste, io e mia figlia abbiamo optato per Monastir, situata nella parte più meridionale del Golfo di Hammamet.

3 (1)Atterrate a Tunisi, prima di raggiungere il Villaggio, abbiamo approfittato per visitare la Capitale. Questa città, la più popolosa della Nazione, è sede del governatorato ed anche del porto maggiore di tutta la Tunisia. Si trova sulle rive di una laguna un po’più a nord dell’antica Cartagine. La città vecchia (la medina), è costruita su una serie di colline di ca 50 mt sul livello del mare, che degradano dolcemente verso il lago di Tunisi. La città nuova invece è stata costruita successivamente, tra la medina e la laguna.

7 (2)Dopo un breve giro per il tradizionale Souk siamo andati a vedere la Moschea el Zaytuna, o Moschea dell’Olivo. E’ la principale e la più antica della città. Eretta su una superficie di circa 5000 mq è dotata di nove entrate e possiede 184 colonne provenienti essenzialmente dal sito archeologico di Cartagine. La moschea, dotata di due torri di controllo nell’angolo nord-est e sud-est, ha costituito per lungo tempo una postazione difensiva verso il mare.

untitled

Questo santuario segue lo stile della Grande Moschea di Cordova e quella di Kairouan, con la sua corte trapezoidale incorniciata da una galleria sostenuta da colonne e capitelli antichi. Le altre tre gallerie invece poggiano su colonne a capitelli di marmo bianco importato dall’Italia. Dopo aver visitato Tunisi, siamo ripartite verso Monastir, cominciando ad entrare, durante il lungo tragitto, un po’nel cuore di questa terra interessante e piena di fascino. Però, non avevo ancora visto il Marocco, che mi ha trafitto decisamente il cuore.

8 (5)Il nostro Villaggio era carino, con un vasto giardino ed una bella piscina, sulla quale si affacciava la nostra camera, attrezzata di un bel terrazzino. La sera stessa facemmo subito amicizia con alcuni degli ospiti, ma soprattutto con un paio di animatori, che come al solito hanno iniziato a riempirci di complimenti. A parte l’atteggiamento scontato dei “provoloni” addetti ai lavori, ho appurato ormai che andare in vacanza con una figlia di soli 20 anni più giovane, non è male, perché una mamma attraente e moderna, risulta sempre affascinante ed intrigante.

9Il mare di questo litorale è davvero splendido, contro ogni altro commento che avevo sentito. La spiaggia non ha niente che vedere con la nostra dell’Adriatico, come spesso si può pensare. Ha una sabbia fine e bianca che diventa ancora più chiara con i riflessi turchesi del mare. Fra le più belle della zona c’è quella di Skànes, dove sono sorti numerosi Alberghi e vari Resort, anche molto lussuosi, che siamo andati a visitare. Certo, non avendo la barriera corallina, non è per pescatori subacquei, che preferiscono di gran lunga il Mar Rosso, ma di fronte a Monastir c’è l’arcipelago delle Isole Kuriate, che costituiscono la riserva naturale della Tunisia. Altrettanto belle sono le isolette di Sidi El Gadamsi e di Lostaniah.

12 (4)

Oltre alla vita di mare, Monastir offre tante altre cose da vedere ed infatti ci siamo organizzate alcune escursioni per vedere le sue principali attrazioni turistiche. La nostra guida ci ha portato per prima cosa al Ribat di Harthema, che è il luogo più visitato della città. Si tratta di un complesso risalente al 796, utilizzato per fini militari e politici, con una torre di vedetta che rappresenta la parte in assoluto più antica. Bellissime anche le mura risalenti all’11esimo secolo. Oggi all’interno di questo luogo dal sapore sacro e profano, si svolgono molte rappresentazioni teatrali e spettacoli di diversa natura. Il Ribat è stato inoltre utilizzato come set cinematografico nel 1976 da Franco Zeffirelli, che decise di girarci alcune riprese del suo Gesù di Nazareth. All’interno del Ribat si trova il Museo Islamico, rivolto agli amanti dell’arte.

15

Non ci sono quadri, ma per lo più monete, iscrizioni coraniche del VIII e XII secolo, tessuti, articoli di bronzo, antiche ceramiche tunisine, gioielli, vetri e tanto altro. Una vera e propria chicca per gli appassionati. Dopo il Ribat ci hanno lasciato fare un giro libero nella medina, dove ho comprato una gabbietta per uccellini bianca, simbolo della città, che mi sono trascinata con fatica per tutta l’escursione. Però ne è valsa la pena ed ancora oggi quando la guardo, ricordo con nostalgia la nostra vacanza.

16 (2)La Medina di Monastir è cambiata totalmente nel 1960. Molte aree sono state abbattute e sostituite con strade aperte e piacevoli edifici con portici. Della porzione originale sono rimaste solo alcune zone e la maggior parte di queste sono fittamente occupate da bancarelle. Affianco al Ribat si trova la Grande Moschea, la più importante della città. Come in tutti i paesi islamici queste costruzioni religiose sono di immensa bellezza. Presenta una pianta a base quadrata, fu costruita nel IX secolo e ricostruita successivamente.

20 (1)

Un’altra Moschea importante è quella di Bourguiba, costruita nel 1963, che può ospitare fino a 1.000 fedeli. Nonostante la sua giovane età, è stata costruita secondo schemi tradizionali. Le porte in legno di teak sono state fabbricate da artigiani di Kairouan, mentre la sala della preghiera è ornata con 86 colonne di marmo rosa. Habib. Bourguiba è stato il primo Presidente della Tunisia e anche se non è mai stato eletto dal popolo in elezioni libere, è considerato il padre della moderna Nazione. Quando morì nel 2000 gli hanno dedicato un imponente Mausoleo, la cui costruzione era partita dal 1963. Questo edificio è formato da tre cupole, due verdi e una dorata, più due minareti che segnano l’ingresso al complesso.

25675613878_8344febf2b_bLe altre due grandi città del Sahel tunisino che siamo andati a visitare sono Sousse e Mahdia. Sousse si trova a solo 23 chilometri a nord da Monastir e rappresenta un centro di grande fascino tant’è che la sua Medina è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità. Fondata dai Fenici, fu influenzata nel corso degli anni, anche dai Cartaginesi. Oggi è considerata la perla del Sahel e offre una varietà incredibile di attrazioni. Si va dalla Grande Moschea al Ribat, dalla chiesa Cristiana di San Felice, al Museo Nazionale, senza dimenticare il porto e la bellissima Medina islamica.

Mahdia_des_de_la_Torre_ObscuraScendendo ca 45 Km a sud, invece si arriva a Mahdia, un po’ più lontana, ma la fatica viene ricompensata. Questa città sorge su una penisola e la sua cittadina è uno dei più importanti porti pescherecci del Paese. Si divide in due parti : il centro storico, che si trova sulla penisola e la città moderna, all’interno. Girando nella zona vecchia è impossibile non immergersi nell’artigianato locale. E’ facile perdersi tra souk e bazar intrisi di colori e odori speziati, scoprendo veri tesori.

5 (5)Famosi in Tunisia sono i laboratori artigianali dove si lavorano i tappeti con coloratissimi motivi geometrici, realizzati con punto annodato, una tecnica particolare che dona ai tessuti una tenuta molto forte. Si passa poi alle bancarelle che espongono piatti in rame cesellato, sandali in cuoio, oggetti in vimini e abiti tradizionali. Si trovano però anche varie specialità gastronomiche, a base di pane in varie forme e dolci tipici, bigné al miele e makroud, pasticcini triangolari caramellati, ripieni di datteri e cannella.

17 (9)

Le nostre serate al Club proseguivano come da copione, tra i vari ahie-ahiaiia delle sigle dei vari spettacoli, ma la sera, sul tardi, insieme ai nostri amici dello staff, andavamo in giro nella Riviera by night, tra le varie Discoteche della zona, dove ci siamo fatte un sacco di risate. Non poteva poi certo mancare, la mia solita capatina al Casinò, in questo caso nella vicina Sousse. Molto carina è stata anche l’escursione a Port El Kantaoui, un complesso turistico a ca una trentina di Km a nord di Monastir. Ci siamo andate un pomeriggio, all’ora dell’aperitivo, insieme ad una coppia di amici conosciuti al Club. Il tragitto tra Sousse e questa località è pieno di alberghi che costeggiano la spiaggia. Port El Kantaoui, è un paese delizioso, costruito nel 1979 intorno a un grande porto artificiale con ca 340 posti barca per yacht di lusso. Questa piccola marina è davvero un incanto, piena di ristorantini e negozietti. I suoi colori dominanti sono il bianco e il blu, in perfetto stile tunisino, ma in chiave più moderna. Girando tra le varie banchine, per certi aspetti, sembrava di stare un po’ in Costa Smeralda. Questo centro turistico oggi è diventato anche una meta per gli amanti dl golf, ospitando diversi campi tecnicamente molto organizzati.

12 (3)La chicca però della Tunisia, assolutamente da non perdere, è Kairouan, un vero e proprio gioiello del patrimonio storico e artistico locale. E’ la quarta città sacra dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme, con un fascino intatto senza eguali, tutelato anche dall’Unesco, che l’ha iscritta tra i patrimoni dell’Umanità. Qui si trova una delle più antiche moschee del mondo, un monumento di grande importanza religiosa, storica e architettonica: la Grande Moschea, simbolo della città. Comprende un cortile enorme, circondato da arcate decorate e porte di legno scolpite, che si aprono sulla zona di preghiera e sul Minareto.

44 (3)E’ un capolavoro architettonico che ha ispirato molte altre moschee del Maghreb. Sopra una delle sue cupole si trova il pozzo sacro, il Bir Barrouta, la cui acqua è pescata ancora oggi attraverso una carrucola azionata da un dromedario. C’è anche una moschea leggendaria, Sidi Saheb, soprannominata Moschea del Barbiere, adornata di splendidi mosaici dai toni del verde e blu, dove si dice sia custodita una reliquia unica: tre peli della barba di Maometto (reliquia da feticisti…). La città vecchia, con le sue stradine dai muri bianchi interrotti dalle tradizionali porte di colore blu, i vicoli, i porticati a volta e le cupole che spuntano dai tetti delle case, regala scorci da cartolina.

48Kairouan conserva anche il bacino degli Aghlabiti del IX secolo, un vasto poligono di 55 metricubi, con 64 lati ed una profondità di 5 mt. Fu costruito per rifornire d’acqua la città ed era alimentato da un acquedotto lungo 36 km che scendeva dalle montagne.Dopo molti anni, ho scelto di tornare in Tunisia, per festeggiare il compleanno del mio ex fidanzato Marco, che cadeva il 25 aprile. Speravamo tanto di trovare il sole per fare un po’ di mare, invece siamo stati sfortunati e, giusto nella nostra settimana, il cielo è stato sempre coperto, tranne il primo giorno.

50Lui, pur sapendo che la costa non aveva fondali, si era portato comunque l’attrezzatura da sub, ma non l’ha mai neanche aperta. Avevamo scelto per la nostra vacanza Kélibia, una città costiera della Tunisia, nei pressi di Capo Bon, in un bel Villaggio della Bravo Club. Meno male che il posto scelto era bello, ben attrezzato e noi insieme stavamo bene dovunque, comunque e con chiunque, così almeno siamo riusciti a compensare le lacune meteorologiche.

54 (1)

Durante la giornata passavamo la maggior parte del tempo nella piscina coperta, a rilassarci un po’ tra un massaggio, un coffee break e uno spuntino, mentre la sera ci divertivamo con vari gruppi di ragazzi conosciuti lì, sempre attratti, incuriositi e ammaliati dal mio amore olimpionico. Anche in questa occasione, ho fatto una capatina al Casinò di Kélibia, dove abbiamo vinto entrambi alla roulette, ognuno ad un tavolo diverso. Alla fine della serata abbiamo fatto gli “splendidi”, offrendo da bere a tutta la compagnia.

57Per riempire le giornate quasi invernali, optammo per un paio di escursioni. La prima comprendeva la visita della città di Kélibia, però in un modo del tutto singolare, perché si effettuava con una carrozzella caratteristica, trainata da 2 cavalli. Questa cittadina, vanta un importante porto dal quale, quando il cielo è sereno, si riesce a vedere da lontano anche la sagoma di Pantelleria, che dista solo 70 km dalla costa tunisina. Ci portarono a visitare il principale monumento della città, costituito da una fortezza bizantina molto interessante, dalla quale si può ammirare tutto il porto e poi i resti di una Villa romana che conserva pregevoli mosaici raffiguranti scene di caccia. Il centro moderno si estende nell’entroterra, nel cuore di una zona agricola con coltivazioni di legumi, vitigni e tabacco.

61 (2)

Un’altra mattina, invece, abbiamo fatto una cordata in spiaggia sui cammelli. Saliti insieme sullo stesso animale, ci siamo fatti una passeggiata lungo la costa, tra tante, tante risate, che hanno fatto da sfondo alla nostra sfigata vacanza senza sole. Per fortuna, che, in ogni caso, a noi due il sole… non mancava mai.

s

Come ho premesso, questa terra mi è piaciuta, è vicina a noi, non troppo cara, piacevole e affascinante. Non ho visto ancora l’Isola di Djerba e neanche fatto il tour nel profondo deserto tunisino, quello fuori dalle rotte turistiche, ma conto di andarci prima o poi, anche perché chi ci è stato ha detto che ne vale certamente la pena.

IMG_0021

Disneylandia

TITOLO

Quando andai a Los Angeles tanti anni fa, tra i vari giri che facemmo in quella città così poco affascinante, non potevamo certo perderci Disneyland, l’ottava meraviglia del mondo, insieme alla nona che è Disney World. Purtroppo mi sono persa gli Universal Studios, a circa mezz’ora dal centro, per colpa di un tassista deficiente, che per assurdo, non sapeva dove si trovavano (il più ignorante lo avevamo beccato proprio noi).

Guidava con un mega catalogo con le strade della città….che consultava per scoprire le varie destinazioni di L.A. Si sa che quella metropoli è la più estesa degli Stati Uniti, ma almeno Gli Universal dovrebbero conoscerli anche le palme di Rodeo Drive…Così, purtroppo, dopo 100 tentativi, alla fine abbiamo rinunciato. Per fortuna che sono poi riuscita ad entrare in quelli della Florida. Meno male che dopo questa fregatura, abbiamo trovato un tassinaro “normale”, che ci ha accompagnato senza difficoltà Ad Anaheim, dove si trova Disneyland, a 40 Km dalla città.

1 (2)Che esperienza! Questi mega Parchi Giochi sono una cosa incredibile. Non si possono non visitare almeno una volta nella vita. Io ne ho visti due, i principali, in epoche differenti. Quando andai in quello Californiano, appena varcata la soglia, ho espresso subito un desiderio : “ devo portarci assolutamente mia figlia”. Anche se ormai aveva superato l’età delle bambole, doveva per forza vedere questa straordinaria città del divertimento.

stuffed-animals-1818223_960_720Del resto anche io, di gran lunga, avevo ormai superato il periodo dei balocchi, ma questi luoghi non sono solo per piccoli, anzi, forse sono più gli adulti che se li godono, perché hanno più pazienza, si stancano meno e vogliono sentirsi ancora eterni ragazzini. I bambini, si sa, per quanto si possano sbizzarrire, dopo un po’ s’infastidiscono e cominciano a lamentarsi.

Disney Makes A PointDel resto lo stesso Walt Disney, quando lo inaugurò nel 1955 disse la famosa frase : « Ho sempre cercato di immaginare un posto dove portare le mie due figlie nei pomeriggi del sabato e della domenica, un posto dove però potevo divertirmi anch’io!» Senza saperlo, avevo avuto lo stesso suo pensiero (mica poco….). Voci di corridoio dicono che l’inaugurazione, fu considerata un giorno nero, perché accaddero imprevisti e disastri uno dietro l’altro, ma come non aspettarselo, in una struttura così megagalattica? Alla fine però Donald Reagan, tagliò il nastro di questo luogo incantato.

12Troppo bello avventurasi nelle varie aeree tematiche come Adventureland, Frontierland, Fantasyland e Futureland o Tomorrowland, che costituiscono questi mondi immaginari, ricostruiti in ogni più piccolo dettaglio e poi riportati nel mondo reale. Solo un genio poteva pensarci. Del resto lui è stato il più grandioso artista dell’animazione e non ha animato solo milioni di cartoni, ma anche la nostra infanzia.

13Per entrare nel cuore di Disneyland si deve varcare l’ingresso della Stazione, ricostruita proprio come nel 20° secolo, dove si può prendere il World Railroad, un trenino che passa all’esterno, raggiungendo ogni singola fermata. Da qui si accede su Town Square, dove si trovano i maggiori centri di informazioni e da dove si cominciano a scorgere le prime casette della Main Street, la strada principale, che collega l’esterno con il parco vero e proprio.

15 (2)Questa zona ricostruisce minuziosamente una piccola cittadina americana dei primi del ‘900, ricalcando lo stile di quel periodo, utilizzando però la tecnica della prospettiva forzata, la quale prevede che ogni piano sia un po’ più piccolo di quello sottostante, così da far apparire gli edifici più alti di quanto siano in realtà. Su questa Street, ci sono negozi di vario genere, dai souvenir ai dolciumi, ai Fast food.

23

Alla fine della Via si arriva davanti ad un’aiuola fiorita, dove è collocata la statua in bronzo di Disney, che tiene per mano Topolino. Dietro questa statua, si erge prorompente il più importante edificio del Parco, ossia il Castello di tutte le favole Disneyane. Il Castello dei Castelli, che è uguale a tutti gli altri nel mondo, con gli stessi colori pastello, le sue torri e le sue guglie, salvo decorazioni particolari in alcune ricorrenze.

25 (2)In serate particolari, dalla Central Plaza si possono ammirare i fuochi d’artificio che illuminano ogni angolo. Dietro il castello si apre il mondo incantato di Magic Kingdom in tutto il suo splendore. All’ingresso principale, quasi sempre si viene accolti da Trilly, la mascotte che dà il benvenuto ai visitatori, ma sono a migliaia le maschere di personaggi dei cartoons che girano per i viali, facendosi fotografare e rallegrando i bambini con balletti e canzoncine.

 

WDWRR_-_Frontierland_Station_EntranceIn Frontierland si trova tutto ciò che è correlato al vecchio West del 1800, quello degli indiani, cowboy e pionieri. Casette, recinti con cavalli e saloon ricostruiti nei minimi particolari, ma anche attrazioni come la Big Thunder Mountain, una giostra che passa sotto un Canyon, la Splash Mountain, con i tronchi sull’acqua, il rilassante giro sul Battello lungo il fiume, proprio come nel periodo coloniale, il Sottomarino Nautilus, con scorci subacquei di effetto, o ancora lo spettacolo più gettonato che è la visita all’Haunted Mansion, la Casa Stregata.

3334In Adventureland si trova invece tutto ciò che è legato all’esplorazione e quindi su tipiche imbarcazioni, si attraversa la giungla amazzonica, in Africa, o in Asia, con paesaggi ricostruiti alla perfezione di paludi e feroci animali. Inclusi ovviamente anche giochi sui Pirati dei Caraibi e Indiana Jones.

26 (3)In Fantasyland, al contrario, si vive il mondo magico dei sogni che diventano realtà, con negozi e giochi a tema dedicati a Cenerentola, Biancaneve, La Sirenetta, Peter Pan, La Bella e La Bestia e ogni altra fiaba a noi più cara.

43 (1)Altra meraviglia è la Toontown ossia il mondo dei cartoni, un mix di e Topolinia e Paperopoli dove sembra di vivere dentro un fumetto, con le casette rigonfie e colorate, con i camini storti, i tetti di mattoni e gli interni che ricalcano a grandezza naturale gli ambienti in miniatura dei giornaletti di Topolino. Sedersi sulla poltrona di Minnie o lavare i piatti nella sua cucina, è una esperienza che dona gioia.

44Non ci sono differenze sostanziali tra il Parco della California e quello della Florida, se non il fatto che quest’ultimo, inaugurato nel 1971, ha nell’interno anche Epcot, una struttura sorprendente e gli Universal Studios. Ad Epcot ci si accede con una monorotaia. Si divide in due parti : il Future World e lo Showcase. Il primo, inserito in una enorme sfera simile ad una palla da golf bianca, oggi è stato un po’modificato, ma una quindicina di anni fa, quando siamo andate noi, si percorreva un itinerario molto scenografico, che si visitava seduti in una navetta monoposto. Partendo dai tempi della pietra, si arrivava al mondo del futuro, con temi riguardanti la comunicazione, la terra, il mare e il trasporto.

 

5152 (2)

Il secondo settore, invece, comprende un padiglione affacciato su di un lago artificiale, dove sono rappresentati 11 paesi internazionali, con scorci ricostruiti a perfetta somiglianza con gli originali. Bellissimo da vedere, ognuno con una ristorazione a tema. L’unica cosa che ricordo con terrore sono state le Space Mountain, delle montagne russe in un oscuro spazio stellare, così ad alta velocità, che anche con gli occhi chiusi è stato da brividi. Sarei scappata volentieri prima di salire sulle navette, ma una volta entrati, purtroppo non si poteva più tornare indietro.

53Altra porzione stupenda di Epcot sono gli Studios, un posto dove è possibile girare attraverso i set dei film prodotti dalla Universal (Lo Squalo, Psyco, Gli Uccelli, E.T. King Kong, Ghostbusters, Ritorno al Futuro, Jurassic Park e tanti altri), in continua evoluzione.

bahamas-1720653_960_720Ci siamo molto divertite in quell’occasione, io, mia cugina e le nostre figlie. Quattro tipologie di donne diverse, per età e caratteri, ma lo stesso molto affiatate. In quella vacanza andammo a N.Y. poi a Orlando e infine 4 gg alle Bahamas dove, oltre il mare..ci siamo fatte tante, tante risate e……(comunque sempre in tema Disneyano).

25

 

 

.

Olanda a luci rosse

tulips-2705814_960_720Una vacanza troppo divertente quella con Marco e due suoi amici pallanuotisti. Uno dei due, lo aveva invitato come Special guest, ad un torneo che si teneva a Eindhoven, “la città della luce” (per la sede della Philips). E quale luce migliore, per dar lustro alla manifestazione, se non quella di un astro luminoso come lui?? Ottima associazione.

untitledAncora più gradita, perché lo avrebbero ospitato in toto, pagando le spese del viaggio a lui “e signora”, così sono andata anche io. Una combriccola strambamente assortita = 2 giovani ragazzi, un quarantenne e 1 donna over, che però faceva per 4…. e infatti sono stata assolutamente al passo con i maschi.

2 (2)Io e Marco partimmo da soli con un low cost e, dopo le nostre infantili gare con i cruciverba durante il volo, arrivammo all’aeroporto, dove ci venne a prendere Alex. L’Hotel era sobrio e noi, come al solito, avevamo comunque un effervescente entusiasmo pronti a condividere nuove emozioni.

2La piscina dove si giocavano le partite del torneo era megagalattica, c’erano 3-4 vasche enormi dove si alternavano gli incontri. Io facevo parte del pubblico, mentre Marco sul bordo vasca, supervisionava i ragazzi e rilasciava interviste, sotto i flash. Il resto della giornata lo passavamo in giro, tra i quartieri della città, scattando foto in ogni angolo e facendoci mille risate, come dei ragazzini.

3Non sapevo che Eindhoven fosse la capitale mondiale del Disegn. E’ un posto molto carino, vivace, giovane, pieno di negozi, bar all’aperto, caratteristici pub e locali notturni di ogni genere. E’ anche però un paese ricco di cultura ed arte. Qui c’è infatti il famoso Abbemuseum, un Museo internazionale di arte contemporanea, tra i più illustri d’Europa e la bellissima Chiesa gotica di S. Caterina.

5Trovandoci in Olanda, non potevamo certo perderci l’occasione di visitare Amsterdam, che nessuno di noi conosceva, così partimmo in treno verso la città del sesso. Arrivati in prima mattinata, abbiano avuto subito un impatto positivo con la città, perché la Stazione non è una cosina da nulla, ma una struttura di grande rilievo, in stile neogotico-rinascimentale color rosso arancio, a due torri.

6 Ci siamo buttati subito nel cuore pulsante della città, visitando il centro storico e la gigantesca Piazza Dam, con il maestoso Palazzo Reale, la Chiesa nuova e al centro il bianco monumento ai caduti. In questo spiazzale affollato pieno di piccioni, c’erano artisti di strada, una giostra e di fronte anche il Museo delle cere di Madame Tussauds, gemello di quello londinese.

7Abbiamo girato per le strade principali dello shopping, piene di bellissimi negozi e chioschetti di fiori. Nell’insieme le persone che girano sono semplici, informali e non particolarmente eleganti come a Parigi. Forse per comodità, visto che vanno tutti in bicicletta. Di giorno, di notte, con bici proprie o a tempo, seduti anche sul sellino, tipo vespone di Vacanze romane. E’ quello che mi ha colpito di più in questo paese. Ormai in molte città le biciclette hanno preso il posto delle macchine, ma qualche anno fa, era ancora una novità.

amsterdam26[1]Non avevo mai visto parcheggi solo di bici, accumuli di ferro e metallo, ammassati come materiale da rottamare. Decidemmo di pernottare una notte, almeno per riuscire a vedere le cose fondamentali. Così la sera, dopo una cena spagnola a base di tapas, Pata Negra e “vino tinto”, andammo a visitare il famoso Quartiere a luci rosse lungo i canali. Era tutto molto suggestivo, proprio come immaginavo, sexy, appariscente, intrigante, pepato, ma sobrio e non volgare.

12 (2)Ci facemmo le più matte risate, per le situazioni che notavamo in giro, ma ancora di più per i film che ci facevamo, nel fantasticare su quello che accadeva in quelle vetrine con le tendine, dove c’erano gnocche stupende, pronte a tutto. Avrei tanto voluto scattare un po’ di fotografie sul posto, ad ogni angolo, ma lì è assolutamente vietato e se ti colgono in flagrante, sono multe salate. Stessa cosa se ti sorprendono a fumare erba (per fortuna noi non correvamo questo pericolo).

sexy-shop-610x250[1]Per non parlare poi dei sexy shop, così espliciti e dotati dei più sofisticati attrezzi sadomaso o bondage, che solo al pensiero di usarli, mi venivano i brividi. Per gli olandesi si vede che sono di routine, ma per noi poveri ingenui e ancora non aggiornati turisti italiani, apparivano come degli strumenti così paradossali, da risultare quasi comici. Io, con la mia apertura mentale, ero come un 4° maschio e, quindi, stavo perfettamente al gioco, senza imbarazzo o disagio.

regaloaddioalnubilato[1]Si decise di andare a vedere uno spettacolo di sesso da vivo (sennò che eravamo andati a fare lì??) e devo dire che, guardare persone sotto i riflettori che facevano oscenità con una naturalezza e disinibizione totale, fece effetto anche a me, che non sono certo un’educanda. C’erano in platea, alcune ragazze inglesi (sbronze), che festeggiavano l’addio al nubilato di un’amica e questo episodio, rese la serata molto goliardica, sdrammatizzando un po’ l’aria lussuriosa che aleggiava nella sala.

untitledLa futura sposina, salì sul palco per simulare scenette erotiche insieme ai porno attori e fu davvero spiritosa, anche perché totalmente ubriaca. Però, sarà stata l’aria pruriginosa, il week end frizzante e la nostra complice intesa, quella sera si scatenò l’Inferno. La mattina dopo facemmo il caratteristico giro in battello nei canali, colpiti da quello scenario tipico, molto simile a quello di Venezia, ma più curato e meno decadente, diciamo una versione slim di Praga e Parigi.

narrow-2642236_960_720I palazzi che si affacciano sul fiume sono coloratissimi, stretti, un po’ storti e leggermente protesi in avanti, con porte e finestre verniciate in contrasto. Siamo passati davanti alla casa di Anna Frank, che dicono sia molto commovente, poi al mercato dei fiori galleggiante, pieno di colori, che mi ha ricordato alla lontana quello sull’acqua di Bangkok. Una passeggiata davvero piacevole e originale, che ho memorizzato con tanti scatti e riprese video.

8wxbyshycqd4wbv.T560[1]Al termine del giro, siamo passati davanti a “Nemo”, Museo delle scienze e della tecnica, una costruzione verde bottiglia, a forma di prua, capolavoro di Renzo Piano. Sono tante le cose che non sono riuscita a vedere : La biblioteca più grande d’Europa, I parchi dove si fanno concerti dal vivo, il mercatino caratteristico dove si trova di tutto, il Museo di Van Gogh, quello di arte fiamminga, di arte contemporanea, o i più strambi degli occhiali, borse, caffè o tè e non sono riuscita neanche ad assaggiare pietanze con la salsa olandese. Del resto, in 24 ore sarebbe stato impossibile.

FINALE

Quel nostro week end olandese, comunque, fu davvero carino. Diverso, movimentato, interessante, piccante e pieno di risate, dove la pallanuoto, fece solo da sfondo.