Figlia di Giove

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Giorni fa, non so neanche per quale motivo e da cosa sia partita la mia curiosità, mi sono chiesta : Chissà in quale giorno della settimana sono nata”. Ho cercato quindi su Google la mia data di nascita e ho scoperto che è Giovedì. Mi ha fatto piacere, perché è a metà della settimana e fa già sentire l’odore del weekend. A questo punto, per sfizio, ho deciso di documentarmi, scoprendo che quelli nati di Giovedì, come intuibile, subiscono l’influenza di Giove, il padre degli Dei. Giove è il Dio che invita alla riflessione e a guardarsi dentro. Ed è per questa autoconsapevolezza che i suoi figli riescono a capire bene gli altri e la loro vera natura. Chi è nato in questo giorno è naturalmente dotato di empatia e non fatica quindi a mettersi nei panni altrui. Ascolta e lo fa volentieri. Per lui questo tipo di legame è sacrosanto e quindi non si tira mai indietro quando qualcuno ha bisogno di aiuto. Tutti i nati di Giovedì allontanano la negatività cercando di trarre il lato positivo da ogni situazione. Ad attirare l’attenzione, più che la loro bellezza è l’allegria, perché infatti sono simpatici, molto cordiali e sanno stare in compagnia. Chi è nato in questa giornata è un tipo tranquillo, calmo, e non ha fretta nel fare le cose. Grazie alla sua costanza, determinazione e un forza d’animo impressionante, riesce a raggiungere tutti gli obiettivi che si prefigge, e mira a dare importanza soprattutto a ciò che è davvero importante per stare bene, per sé e per gli altri.

Chiaro che sono solo principi sommari, non scientificamente fondati, però al pari dell’oroscopo, spesso ci azzeccano e molti di noi ci si ritrovano. Io mi sento figlia di Giove e poi … Giovedì gnocchi.

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I LOVE MAC

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Mi piace molto andare al McDonald’s per stuzzicare qualcosa. Molti lo evitano, criticando gli amanti di questi fast food. Dicono che il cibo è scadente, per niente sano, e lo reputano un posto da evitare anche in tempo di carestia. Invece io non sono d’accordo. Certo, mangiare patatine fritte, hamburger, hot dog e pollo fritto conditi con salse, bacon e pastrocchi vari, non è un toccasana per lo stomaco, però la qualità non è assolutamente di serie B. Il pane è morbido e le patatine, specie le ricche con la pancetta, sono ottime. La carne è buona, tenera e saporita. Inutile paragonarla all’ angus scozzese o argentino, al pastrami, o ai tagli pregiati delle varie churrascarìas, altrimenti dovrebbe costare tutto il triplo. Impossibile pensare che i cibi siano scadenti, visto che queste catene vengono continuamente monitorate per esaminare la scelta delle materie prime e degli ingredienti usati. Vengono effettuati molti controlli giornalieri per verificare che la pulizia nelle cucine e dei macchinari per la preparazione dei prodotti siano perfetti. Il personale segue regole molto drastiche per l’igiene personale e le relazioni con il pubblico. Difficilmente ho trovato sporcizia e disservizi, persino all’ estero nelle città meno metropolitane. Ho mangiato spesso infatti nei McDonald’s dei vari paesi stranieri, perché sono il giusto rifugio quando si ha poco tempo e non si vuole spendere troppo. Lo dimostra il fatto che sono sempre affollati a qualsiasi ora del giorno e della notte. Prima erano locali per ragazzi e famiglie numerose, oggi invece, la clientela si è estesa e capita di trovare un po’ di tutto. Genitori separati che vogliono accontentare i figli, che si sa adorano mangiare all’americana. Uomini o donne che nella pausa pranzo di lavoro si fanno un Mac Menù con birretta, continuando a svolgere il proprio lavoro sul tablet. Oppure marito e moglie attempati che la mattina si gustano cappuccio, cornetto e spremuta, qui molto meno cari di altri bar. A me piace assai fare colazione al McDonald’s, mi rilassa, perché non c’è confusione, mi siedo tranquilla e tutto è fresco e fragrante, ancora più di tanti altri caffè del centro. Siamo in pochi a quell’ora, single come me, segretarie e impiegati che si siedono davanti ad un vassoio bello ricco, giusto un attimo prima di andare in ufficio. Oppure tecnici in tuta che prima di iniziare il proprio lavoro si fermano per prendere qualcosa di energetico. Insomma, a dispetto di chi lo definisce un “junk food”, ossia cibo spazzatura, Io ti lovvo caro McDonald’s.

Schiavi amorevoli

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E’ incredibile come nella maggior parte dei casi i padri siano perdutamente innamorati delle figlie femmine. Amare una figlia è naturale, ma questi papà vanno oltre, sfiorando spesso il ridicolo.

Sono quasi imbambolati, mielosi, zerbini fino al midollo. Le mamme in confronto sembrano delle arpie malefiche. La verità è che una madre, anche se ama la sua bambina, sa dosare i sentimenti e le effusioni. La educa insegnandole il rispetto, i valori, ma non si prostra ai suoi piedi e riesce a trovare il giusto equilibrio tra affetto e smancerie. Per i papà, invece, è quasi impossibile. Questi maniaci amorevoli si lasciano trasportare dall’istinto, diventando consciamente schiavi delle proprie figlie. Le viziano, le riempiono di regali, le accontentano in tutto e, pur di farle felici, sono disposti a passare sopra persino ai principi morali e alla comune educazione. Anche molti personaggi televisivi, quando parlano del rapporto con la propria figlia/bambina/ragazza, manifestano questa dipendenza in modo palese, un’ adorazione che spesso risulta fastidiosa e anomala. Solo su di un argomento diventano intransigenti e addirittura gelosi, quando capiscono che hanno dei corteggiatori o c’è di mezzo un fidanzato. Per non parlare poi del sesso. Rifiutano categoricamente l’idea che abbiano rapporti, anche se con un bravo ragazzo. Meglio come opzione un convento di clausura o una bella cintura di castità. Ovvio che esaspero il concetto e ironizzo, come nel mio stile, ma se i giovani papà si mettono una mano sulla coscienza, dovranno ammettere che non dico cose così lontane dalla realtà.

Mi riferisco ai giovani papà, perché questa devozione esagerata è aumentata negli ultimi decenni. Anche prima esisteva, ma era meno evidente. Regnava maggior rigore verso i figli e il ruolo paterno era più autoritario, a prescindere dall’affetto. Non ricordo forme analoghe di venerazione in passato, anzi c’era molta severità da parte di un padre. Il mio, per esempio, pur amandomi, non mi ha mai assecondata e raramente mi baciava o mi teneva sulle ginocchia. Non mi ha fatto certo mancare nulla ed è stato rispettoso, ma anziché riempirmi di complimenti o esaltarmi, piuttosto mi rimproverava, criticava il mio aspetto e solo di rado mi ha fatto qualche complimento.

Evidentemente oggi, col proliferare delle separazioni e dei divorzi, molti papà si sono ammorbiditi, e per le loro pupette si sciolgono come neve al sole. Con ogni probabilità vorranno anche scaricarsi la coscienza. Infatti, quando vedo in giro questi devoti teneroni, la prima cosa che mi viene da pensare è che hanno sicuro qualche scheletro vecchio, o fresco, nell’armadio.

Saldi per chi ha soldi

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SALDI

È proprio il caso di dire : “Non ci sono più i saldi di una volta”. E già. Prima era un divertimento aspettare che uscissero, per scegliere tutte le cose che ci erano piaciute, ma inaccessibili perché troppo care. Così si attendeva la fine del Natale o dell’estate, per fare l’affare del secolo e tornare a casa soddisfatti. Oggi, purtroppo, abbiamo perso tutto il gusto delle nostre amate svendite. In quasi la maggior parte dei negozi, il massimo sconto applicato varia tra il 5 e il 10% rispetto ai precedenti 30-50-70%. Perciò non li chiamerei affatto saldi. E’ talmente lieve la riduzione, che non si è per niente invogliati a comprare. L’esposizione della merce è la cosa peggiore.

Viene sistemata in modo caotico, ammassata, e non si capisce niente. Ci si sente spaesati e si fa fatica ad orientarsi. Gli stand sono disordinati e pieni fino all’orlo. Non si riesce neanche a sfilare un capo, tanto sono appiccicati. Non sai dove trovare i pezzi che ti servono, perché i pantaloni sono mischiati con gli abiti e le maglie, invece di essere raccolte in un posto preciso, sono sparpagliate a destra e a manca, insieme a camice, top e blazer. Le scarpe sono sparse su mensole in alto o per terra, e per trovare le misure ci vuole un detector. Non c’è un reparto dedicato ai saldi come dovrebbe essere, cioè sì c’è, ma è in fondo a qualche angolo ed è una tale baraonda, che viene l’ansia al solo pensiero di spulciare i capi uno a uno.

I nuovi arrivi sono esposti vicino alle vecchie collezioni. Hanno un cartellino quasi invisibile, e non si riescono a distinguere, anche perché i prezzi alla fine sono quasi uguali. Quello che salta all’occhio nella maggior parte delle catene in franchising, o anche nei punti vendita di brand modaioli, è che gli articoli messi in saldo sono dei residuati bellici. Vestiti riesumati da chissà quali magazzini ammuffiti, capi invenduti, antiquati e sorpassati, difficili da trovare persino nella Medina di Tozeur. Io capisco che due anni di Covid hanno penalizzato i negozianti, che hanno subito un danno notevole, ma la gente oggi non vuole spendere e se non fa affari vantaggiosi, alla fine comprerà giusto l’indispensabile. Per questo i capi resteranno ancora accumulati sui banconi per molto tempo, fino ad essere di nuovo rinchiusi nei depositi in attesa di un altro anno. Praticamente è un riciclo che non verrà mai riciclato.

Poveri noi

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Con tutti gli aumenti previsti nel 2023, prima o poi ci troveremo di fronte ad una serie interminabile di rincari. Oggi sembrano assurdi, invece presto diventeranno una triste realtà  :

  • Il carrello della spesa non restituirà più la moneta, ma andrà ad ore, tipo i parcheggi.
  • L’abbonamento di Netflix comprenderà solo il primo episodio di una serie. Per sapere come va a finire quindi si dovrà pagare un supplemento.
  • La notte per portare consiglio si farà pagare le spese di spedizione.
  • Gli amanti del sesso virtuale avranno una duro colpo, perché in futuro non si potrà più fare gratis. Non solo sarà a pagamento, ma si dovrà anche dichiarare nel 730.
  • A Natale le renne metteranno il tassametro + un supplemento bagagli.
  • Si dovrà scegliere se comprare il pane quotidiano oppure il quotidiano, visto che entrambi se lo potranno permettere in pochi.
  • La pensione verrà aumentata a chi è già con un piede nella fossa, così come l’esenzione da reddito, che toccherà solo a quelli che non superano la soglia di 1000 euro l’anno.
  • Chi vorrà vendere l’anima al diavolo dovrà aggiungere l’IVA.
  • Il bonus sociale in bolletta andrà solo a chi brilla di LUCE propria, sprizza ENERGIA da tutti i pori e si GASA facilmente.                               POVERI NOI                                     

L’anno che verrà

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Non ho chiesto niente a Babbo Natale perché era troppo indaffarato e non mi avrebbe dato retta. Non chiedo tanto neanche all’anno nuovo, perché dubito possa regalarmi qualcosa di sorprendente, o aiutarmi a realizzare sogni. E’ un’ utopia. Ormai è evidente che ogni anno è uguale all’altro e niente cambia. E’ un ripetersi di eventi più o meno simili. Nulla cade dal cielo. Se le cose migliorano è solo per merito nostro, e dobbiamo sperticarci per realizzarle. Inutile illudersi. Una cosa però la vorrei davvero : vorrei cioè che nel 2023 venissero a mancare meno persone care. Il 2022 è stato fatale per molti. Mi hanno lasciato familiari, amori del passato e tantissimi amici. All’improvviso, o anche in seguito a lunghe malattie. A distanza persino di pochi giorni. Mi rendo conto che non ci si può opporre al destino, fa parte della vita perdere qualcuno. Però se questo accadrà meno, o in un tempo più lungo, ne sarei davvero felice. Ecco, questo è l’unico segno di speranza che mi auguro.

Ruoli scuciti

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Un tempo era quasi d’obbligo che l’uomo provvedesse alla sua donna. Lui portava i soldi a casa e a lei toccava il mestiere di moglie e madre, un ruolo senza dubbio amorevole, ma riduttivo. C’è voluta una rivoluzione per farle riscattare il giusto spazio di autonomia, che dentro le mura domestiche non avrebbe mai avuto. Anche se molti penseranno il contrario, non sono mai stata una femminista incallita, però dentro sono comunque una garibaldina, convinta che la libertà di espressione, sotto ogni forma, sia fondamentale per non reprimere le proprie pulsioni. Nello stesso tempo però, penso che la parità dei sessi abbia incrinato i rapporti maschio/femmina, perché mentre da un lato la donna ha avuto la possibilità di realizzarsi, staccandosi dal ruolo di colf repressa, dall’altro si è privata di qualcosa. Non so esattamente di cosa, diciamo che alla luce dei fatti ha perso quella scorza di fragilità che le calzava molto bene. Non voglio dire che le donne moderne ai vertici del successo siano prive di debolezze, la differenza è che sanno gestire meglio i momenti critici. E’ una questione di esperienza e allenamento. Sanno come affrontare difficoltà, responsabilità, disincantate e consapevoli che senza un uomo potranno comunque riemergere dalle sabbie mobili. Il problema è che questo traguardo, se pur equo e corretto, ha tolto all’uomo il podio nell’universo femminile. Per anni, infatti, lui ha sempre amato il ruolo di protettore. Proteggere per lui era una forma di potere, che gli dava autorità. Dominare significava mantenere il controllo sulla relazione. Poi, piano piano strada facendo, ha mollato le redini, e invece di sentirsi il Re della sua Regina, è diventato più il suo maggiordomo. E’ come se i ruoli tradizionali si fossero scuciti.

Oggi, se sei una donna con un lavoro discreto, una buona posizione sociale, e abbastanza soldi per mantenerti, puoi avere il mondo in mano. Avrai un schiera di pretendenti, senza limiti di età. Sarai corteggiata ed anche amata. Perché oggi gli uomini odiano mantenere una donna. Se non hai questi requisiti sei destinata ad arrancare e ad andare avanti barcamenandoti senza nessun appoggio, perché i maschi attuali se capiscono che devono mettere mano al portafoglio, scappano ancora più di quanto lo facciano di default.

Sono felice di essere una che non dipende dall’uomo, però rimpiango un po’quella tenera sottomissione che ci faceva sentire necessarie. Una squadra di geishe, pronte a rendere felice il proprio partner con ogni mezzo a disposizione : grazia, sensualità e dolcezza, in cambio di sostegno e appoggio, un porto sicuro dove rifugiarsi per trovare collaborazione e supporto nei momenti difficili. Perché diciamo la verità, fare tutto da sole, dopo un po’ sfianca e logora la mente. Siccome anche i maschi moderni pensano che la vita è diventata dura, molto spesso vorrebbero campare alle spalle di una donna benestante. Non a caso al primo approccio ti chiedono : “Che lavoro fai? Sei separata o divorziata? Viaggi spesso? Vivi in una casa di proprietà? Hai figli che vivono con te? Hai la macchina?” Il 730 non lo chiedono solo per pudore. Avvilente, ma reale. Amen, dovrò cercare di adeguarmi a questa nuova generazione di ruoli, in cui esistono uomini-moglie e donne-marito.

Sognare ad occhi aperti (Capitolo 2)

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Come ho già detto nel capitolo 1, il mio sogno è volare via. Cambiare vita. Ricominciare da zero in un mondo nuovo. Una nuova alba e un nuovo tramonto. Sogno un chiringuito sulla sabbia, circondata comunque da spiagge coralline, mare turchese e palme a gogò, dove vendere drink, cocktail e stuzzichi vari, a ritmo di musica. Magari ai Caraibi. Da sola non potrei mai farcela, avrei bisogno di un socio che riesca ad organizzare il tutto secondo le leggi di quell’angolo di paradiso, aiutandomi a coordinare finanze e logistica. Quindi un socio col portafoglio, non sociopatico, con cui potrei decidere di fare anche tante altre cose, tipo : inventarci un’attività a New York, trasferirci in Africa per vivere nella natura, gestire una taverna su di un’isola greca, trovare il modo per vivere a Capri, comprare un casale in Toscana o creare un B&B a Zanzibar. Il top sarebbe realizzare i miei sogni con qualcuno capace di trasmettermi brividi, ma potrei farlo anche con un amico/a o che voglia condividere i miei progetti senza pretendere niente in cambio, pronto solo a seguire la mia pazza avventura, col massimo entusiasmo.

La mia isola

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Ero in giro per una delle mie solite gite domenicali. Nel paesino in cui mi trovavo si svolgeva una sagra, quindi era pieno di stand, principalmente di street food. A me non piace pranzare passando da un posto all’altro, mi stanco e non riesco a gustarmi niente. Preferivo quindi sedermi in qualche ristorante, ma i pochi aperti erano tutti prenotati. Per trovare un buco libero, ho chiesto ad una ragazza in una bancarella, che gentilmente mi ha dato qualche dritta. Subito dopo pranzo sono ripassata per caso lì davanti e la tipa mi ha chiesto al volo : “Hey, allora, hai trovato poi dove mangiare qualcosa?” Da lì abbiamo scambiato due chiacchiere. Tra le tante attività creative, vendeva oggetti relativi alla Sibilla, comprese le famose carte, rivisitate però in chiave personale. Mi ha proposto di sceglierne una a colpo d’occhio, quella che mi ispirava di più tra quelle esposte. Ad ogni simbolo corrispondeva un significato ben preciso, che poi mi avrebbe letto in cambio di una libera offerta. Più che carte erano disegni circolari coloratissimi, ognuno con una fantasia diversa. Sembravano le immagini di un caleidoscopio.
Un po’ per cortesia e un po’ per curiosità ho accettato. Così, senza sapere a cosa corrispondeva, ma solo seguendo l’istinto, ho scelto L’ISOLA. Quando me l’ha letta sono rimasta sbalordita e anche commossa, perché quelle parole rispecchiavano in pieno il momento che sto vivendo in questo periodo. Sconcertante era che una tizia vista per la prima volta, non poteva certo conoscere la mia realtà. Si è rafforzata quindi in me l’idea che il nostro destino è sempre in agguato dietro l’angolo, pronto ad indicarti che se le cose “capitano per caso, non è mai per caso” e tutto è predestinato. Dopo aver lasciato un’offerta, ho salutato la mia amica occasionale e ho ripreso il cammino tra gli stand, turbata, ma nello stesso felice. Seguendo infatti l’oracolo della Sibilla, il mio vagare degli ultimi tempi in acque agitate, spaesata e smarrita in un mare assai poco rassicurante, prima o poi mi farà ritrovare la strada che mi condurrà finalmente verso LA MIA ISOLA, un approdo sicuro in cui riacquistare di nuovo la pace.

Reputazione

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Re-pu-ta-zio-ne” : un termine che mi è stato sempre antipatico. È una parola convenzionale, il lasciapassare del conformismo. Godere di un’ alta considerazione certo aiuta e può anche far piacere, ma a cosa ci porta essere considerati impeccabili se poi non è quello che vogliamo?
E’ mai possibile che per compiacere il prossimo dovrei fare la brava, rispettare le regole, non oltrepassare i limiti, sgobbare come una matta ed essere disponibile con tutti ? Ma che rottura di palle e che fatica! Vuoi mettere invece che liberazione comportarmi da stronza, andare contro corrente, trasgredire, cazzeggiare da mattina a sera o mandare qualcuno a quel paese ?
Ecco perché Reputazione, è per me una parola irritante, che fa rima con Amputazione, qualcosa che toglie, tronca, strappa. E’ infatti la ghigliottina della libertà, uno strumento castrante, che priva comunque di qualcosa.

Brado

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Brado è un bellissimo film, molto profondo, drammatico, ma anche tenero. Tocca al cuore, soprattutto alla fine. Kim Rossi Stuart conferma il suo straordinario talento. L’ho sempre amato. Secondo me è il migliore attore italiano della sua generazione. In tutti i film ha interpretato sempre ruoli particolari, con personaggi contorti, sofferenti e turbati, ma lui ha comunque trasmesso il massimo dell’empatia, attraverso uno sguardo fulminante che ti entra dentro, perché i suoi occhi parlano. Anche con i capelli sale e pepe e qualche ruga è comunque molto sexy, forse anche più interessante.

Il rapporto complesso tra padre e figlio descritto in questa storia è trattato con delicatezza, anche quando raggiunge toni più aggressivi. Renato, il padre, è un tipo scorbutico, singolare, che vive in un ranch sgangherato, immerso nel letame, in un isolamento voluto, fuori da ogni schema. Eppure, anche se chiuso nella sua ingombrante solitudine, è un uomo con una personale visione riguardo il rispetto e i valori della vita. Si avverte il forte legame che li unisce e, seppure con grandi contrasti, litigi, incomprensioni e divergenze familiari, traspare un grande amore che emerge alla fine in modo devastante.

Saul Nanni nel ruolo del figlio Tommaso, non solo è molto bello e ricorda Kim da ragazzino, ma è sorprendentemente bravo, un attore emergente che avrà sicuro successo. Non era facile interpretare la sua parte, con tutte le sfumature delle problematiche adolescenziali, ma lui ci riesce benissimo ed esattamente come il padre parla con gli occhi, chiari, limpidi e assai espressivi.

I dialoghi di questo film mi sono piaciuti moltissimo, delicati, ma intensi, realistici e mai pesanti. Avevano sempre un senso. Bellissimo anche il rapporto dei due con il ribelle purosangue Trevor, che è poi il fulcro della vicenda. Attraverso di lui e con lui infatti, si fonde il loro rapporto, con tenerezza, complicità e anche immenso dolore. Dolcissima l’ultima scena al crepuscolo con padre e figlio a cavallo. Un dejavu di quando Tommaso era ancora bambino, un momento di spensieratezza giocosa, che chiude il film in una galoppata colma di languida tristezza.

 

Auto in amore

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Comprare una macchina nuova è come iniziare una storia d’amore. Aspetti con ansia che arrivi. Appena ci entri dentro ti senti emozionato e un po’ in soggezione. Hai timore di sporcarla e usi tutte le precauzioni per cercare di non rovinare il cruscotto, il volante e i sedili. Te la curi in ogni dettaglio, la tieni profumata e la porti a lavare ogni settimana. Parcheggi con cautela, cercando di non sbattere contro i muretti e vai piano in città per evirare tamponamenti. Vivi insomma con l’idea di non distruggerla.

Poi quando ti accorgi di avere un graffio, già qualcosa cambia. Se si tratta di una prima ammaccatura, corri subito dal carrozziere per ripararla, perché non puoi concepire di girare con la tua auto rovinata. Se in seguito ne scorgi un’altra sbuffi, ma ci passi sopra pensando : “Va beh, aspetto di averne altre e poi le aggiusto tutte insieme”. A quel punto comunque perdi un po’ l’entusiasmo e inizi a tenerci meno. Arronzi i parcheggi, non fai caso ai pali e sali persino sui marciapiedi. Un declino costante, che ti trascina in una decadenza passiva, noncurante.

Poi un giorno non molto lontano ti svegli e dici : “Ormai è diventata vecchia” e così pensi di fartene una nuova. Allora compri Quattroruote, e iniziando a dare un’occhiata agli ultimi modelli, ti torna l’eccitazione. Senti già l’acquolina in bocca e senza badare ai prezzi, se te ne piace una la vuoi anche a costo di indebitarti. Nelle relazioni è esattamente così.

Si attraversano tutte le fasi : curiosità, amore, trascuratezza, abitudine, disinteresse e abbandono, fino ad una new entry. Pensare però che cambiando registro si migliora, è sbagliato. È solo una condizione psicologica, perché il ciclo si ripeterà ancora e ancora. Niente potrà mai modificare questa regola, altrimenti i concessionari farebbero la fame e gli amori non avrebbero più modo di esistere.

Sognare ad occhi aperti (Capitolo 1)

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Sognare ad occhi aperti aiuta a vivere meglio. Tutti hanno nel cassetto una lista di desideri ancora da realizzare. Le priorità ovviamente non sono uguali e cambiano per ognuno, secondo l’età e il percorso di vita. Quando ero ragazza avevo infatti fantasticherie molto lontane da quelle attuali. Oggi vedo il mio futuro ridimensionato e quindi, in prospettiva, vorrei dare spazio solo a ciò che per me conta davvero.

La cosa che mi rende più felice è viaggiare, e quindi vorrei poter avere il modo di realizzare questa mia aspirazione fino alla fine dei miei giorni. Come? Potrei scegliere varie soluzioni. Un’opzione sarebbe quella di continuare ad avere la residenza in Italia e partire poi per lunghi periodi, una volta qui e una là. Secondo la destinazione potrei scegliere tra un Hotel, un B&B, un villaggio, oppure casa o residence. Per spostarmi, in base alle distanze, potrei usare ogni tipo di mezzo, traghetto, treno o aereo. Escluderei i viaggi on the road, con autostop e zaino in spalla, non solo perché è roba da ragazzi, ma soprattutto perché non li ho mai amati. Pur riducendo al minimo le mie risorse, infatti, non potrei mai rinunciare almeno ad una trolley medio.

Un’alternativa interessante sarebbe altrimenti comprare un bel camper attrezzato con il quale andare a zonzo. Ho sempre avuto questa curiosità, un’esperienza che mi affascina, ma che ho evitato di prendere in considerazione per vari motivi. Molti sono infatti gli ostacoli che mi bloccano. Girare da sola sarebbe oggettivamente azzardato, per non dire pericoloso. Anche trovare un compagno di viaggio non mi esonererebbe dai rischi di girovagare come nomadi. Convivere poi si sa non è certo cosa facile neanche per una coppia collaudata, figuriamoci per due pseudo amici, oltretutto in uno spazio ristretto.

Qualunque siano questi handicap però, l’idea del camper non mi spaventa. Sono incline ai cambiamenti e l’idea di vivere in un posto ridotto mi stuzzica. Cercherei ovviamente di renderlo il più accogliente possibile, curando l’arredamento e i dettagli. Per sentirmi a mio agio in quei pochi mq organizzerei gli spazi al massimo, creando ripostigli e tiretti in ogni dove, per poter inserire tutto ciò che mi occorre. Punti fondamentali il bagno e la zona letto. Il primo dovrebbe essere perfettamente agibile e il secondo non claustrofobico. Irrinunciabile, il Wifi. Certo dovrei stravolgere la mia vita, sacrificando ogni comodità, ma il tutto sarebbe compensato dal vantaggio di sentirmi totalmente libera.

Per realizzare entrambi le soluzioni però, dovrei avere un conto corrente strabordante, che mi permetta di non dover più lavorare e coprire ampiamente tutte le spese. Quindi, la vedo molto dura. Pazienza. Comunque non smetterò mai di sognare, perché…sognare ad occhi aperti aiuta a vivere meglio.

Mummie fashion

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Quest’anno sono tornati di moda i vestiti elasticizzati. In tutte le versioni, corti, lunghi, con paillettes, fantasia o tinta unita. Le ragazzine si sono subito adeguate a questo nuovo trand, che poi nuovo non è, visto che è stato già sfruttato negli anni passati. Molte lo considerano un must perfetto per accentuare la femminilità, invece io non sono d’accordo. Mettere in risalto le forme non significa esaltarle, anzi i tessuti aderenti tendono ad involgarire.

So bene che i gusti dei maschi cozzano con i miei. Gli uomini infatti giudicano le femmine seguendo altri parametri. A loro basta riempirsi gli occhi con le curve, che più sono evidenti, più risultano appaganti. Invece, per me, le linee troppo sottolineate non solo sono dozzinali, ma fanno apparire queste fanciulle come tante mummie fashion. Di gran lunga trovo più seducenti i tagli morbidi, non smisurati o extra large, ma fluidi, appena definiti, quelli che accompagnano la silhouette, regalando grazia e sensualità.

Non dimentichiamo poi che l’abbinamento di un abito strizzato con le scarpe, è una vera e propria tragedia. Se scegli quelle col tacco rischi di sembrare un viados, se metti le sneakers le gambe si accorciano, diventando tozze. Meglio forse dei classici camperos o degli anfibi, comunque discutibili. Ma le mode si sa, colpiscono le masse, o chi non ha ancora uno stile preciso. La giusta formula del buon gusto è il “buon senso”, quindi per essere à la page, può bastare un solo accessorio moderno, purché si sposi perfettamente con il nostro look.

A volte, anche un taglio di capelli o un colore di tendenza, possono donare il colpo di luce giusto ad un viso, rendendo fashion un outfit, senza bisogno di seguire l’onda di una qualsiasi moda.

Surfisti in erba

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Giorni fa in spiaggia soffiava parecchio vento, quindi il mare era molto agitato, con onde abbastanza alte e spumose. Non certo come quelle australiane o delle Hawaii, però comunque adatte agli allievi della scuola di surf accanto al mio stabilimento. I ragazzini avevano l’occasione finalmente di provare le tavole in una giornata come questa, diversa dalle altre di calma piatta.

Mi hanno fatto una grande tenerezza, per il loro evidente entusiasmo. Sono entrati in acqua tutti eccitati, prima in fila indiana, ordinati, con le mutine scure e i capelli ancora asciutti, poi si sono sciolti in un vivace disordine, intenti a cavalcare le onde sotto la guida degli istruttori. Già si intravedeva nettamente chi spiccava tra gli altri. C’era chi cadeva ancora prima di salire sulla tavola, chi scivolava dopo un minuto, e due o tre invece che arrivavano più a riva degli altri. Non c’è niente da fare, ci si nasce con la predisposizione per lo sport. Puoi migliorare e perfezionarti, ma se non possiedi un talento innato, non potrai mai emergere. Erano molto carini da vedere, abbronzati e con i capelli lunghi schiariti dal sole, proprio come richiede lo stile surfer. Pur essendo abbastanza piccoli, erano fisicamente ben strutturati, con gambe atletiche e slanciate. Il tutto condito da quell’aria un po’ scanzonata da fighetti, che in questo caso ci sta alla grande. Anche le ragazze non sfiguravano, carine e soprattutto agili e già bravine. I loro movimenti erano fluidi e aggraziati, quasi sensuali. Infatti, le donne che praticano questo sport, anche se per quasi l’80% del tempo interagiscono con i maschi, difficilmente perdono la loro femminilità. Chi pratica surf segue una sua filosofia, quindi tende ad andare un po’ controcorrente, sorride, pensa positivo, affronta la vita con leggerezza e ama poco i fronzoli.

Non so se quei ragazzini planano con le tavole sognando “l’onda perfetta” come Bodhi in Point Break, ma in quegli occhi ho comunque intravisto brillare una luce adrenalinica, che mi ha fatto capire che è molto educativo spingere i bambini verso lo sport. Qualsiasi sia. Alcuni abbandoneranno strada facendo, ma quelli che continuano, avranno una marcia in più.

La fiera della vanità

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Oggi farsi fotografare è diventata l’espressione maniacale della nostra vanità. Non è certo cosa nuova, ma visto che ormai sui social i selfie e le pose sono la base per pubblicare storie e post, siamo diventati, chi più chi meno, fotomodelli dotati di un proprio book fotografico.
Quando chiedo a qualcuno di scattarmi qualche foto, al mare, in vacanza o in qualsiasi occasione, intuisco che anche se non lo dicono, quelle persone si rompono le palle e scattano tanto per, senza curarsi se stai bene o sembri un mostro. Essendo un’esteta, questo mi fa innervosire, perché il più delle volte tagliano i piedi o mezza testa, riprendono anche le persone che passano dietro, o non centrano l’inquadratura. Dopo lo scatto, per educazione, poi chiedono “Se non va bene te la rifaccio” ma io, anche se somiglio alla Strega Bacheca, per non fare la scassa minchia, rispondo “No…no ok, va benissimo!”. Giusto mia figlia ogni tanto ci azzecca, sempre se la trovo disponibile, cioè una volta su mille. Questo perché essendo una criticona, si rende conto se ho una postura sbagliata o risulto l’incrocio tra un tronco e una botte. Resta nella storia un suo commento una volta che avevo le trecce : “Sembri Heidi obesa”. Tutto dire. Però, nel mucchio, tra un “…Mà qui sei improponibile…questa è agghiacciante” e una risata sarcastica, alla fine dice “Bah, forse un paio sono decenti”. Almeno con lei non mi creo problemi e alla fine una foto presentabile ci esce. Mia nipote ci mette tutta la buona volontà, ma quando le dico in spiaggia “Slanciami, inarcami e fammi magra” scoppia a ridere e quindi va tutto a farsi friggere. Mia cugina, che condivide la mia stessa fissa per la perfezione, purtroppo pecca anche lei. Dovrei resuscitare giusto Richard Avedon per farmi diventare una strafiga. Invece mi devo arrabattare. Comunque non sono la sola in questo macabro scenario di marionette. Al mare capita di tutto. Le persone se ne fregano e nessuno si vergogna di apparire ridicolo. Sembra di stare in un set cinematografico. Fidanzati inginocchiati sui sassi con le rotule fracassate, che riprendono la propria donna sdraiata sugli scogli, in posa da pornostar. Mamme imbranate che non sanno neanche usare il cellulare, costrette a fotografare le figlie per una storia da pubblicare su Instagram. Anche se il sole brucia più del rogo di Giovanna D’Arco, devono concentrarsi per nascondere i temibili buchi di cellulite e qualche rotolo di ciccia, perché non sempre i filtri riescono a camuffarli. Idem per i gruppi di amici che, pur di avere foto insieme, fanno centinaia di prove con l’autoscatto, fino a che qualcuno, per pietà, non si presta ad aiutarli. L’esibizionista con una gnocca accanto, è invece l’unico che s’impegna. Pur di pavoneggiarsi le fa mille foto in costume, persino appesa a un albero o in bilico su di un dirupo. Non sono da escludere neanche certi maschi pieni di sé, che chiedono di farsi riprendere come machi, mostrando muscoli e tatuaggi. Insomma, si assiste ad un’ostentazione dell’ego quasi malata. Siamo diventati tutti schiavi dell’immagine, anche quelli che non lo danno a vedere. Infatti, guarda caso, se capita di fare una foto a qualcuno più riservato che odia essere ripreso, stai pur certo che subito dopo ti chiederà “Mi fai vedere com’è venuta? …Se non mi piace guai a te se la pubblichi”.

INCONGRUENZE

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LA VITA È MERAVIGLIOSA…………………………………………………LA VITA È PROPRIO UNA MERDA

I SOLDI NON FANNO LA FELICITÀ…………………………………………..SENZA SOLDI MUORI DI FAME

SI PUO’ VIVERE BENISSIMO DA SOLI………………………….VIVERE SENZA CONDIVIDERE E’ TRISTE

L’AMORE E’ PIU’ IMPORTANTE DEL SESSO…………SE NON SI SCOPA, PRIMA O POI CI SI LASCIA

SENZA SALE IL CIBO NON SA DI NIENTE………………………………IL SALE FA VENIRE LA CELLULITE

L’ALCOL FA MALE ……………………………………..…………………………….SENZA ALCOL CHE VITA E’?

MANGIARE TROPPO FA INGRASSARE………………..MANGIARE TROPPO POCO CREA PROBLEMI

IL LAVORO NOBILITA L’UOMO………………………………SE PUOI NON LAVORARE SEI FORTUNATO

GIURO CHE NON LO FACCIO PIU’…………………………………………CI SONO RICADUTO DI NUOVO

I FIGLI SONO TUTTO…………………………………………………………I FIGLI DANNO SOLO PROBLEMI

NON CI SI SPOSA PER INTERESSE…………………………..I POVERACCI NON SE LI SPOSA NESSUNO

GLI UOMINI SPOSANO SEMPRE LE SERIE……………GLI UOMINI CERCANO SEMPRE LE ZOCCOLE

NON VOGLIO MAI PIU’ SOFFRIRE…………………………………………….LA SOFFERENZA FORTIFICA

CONTA PIU’ ESSERE BELLI DENTRO………………….SE SEI BRUTTO NON VAI DA NESSUNO PARTE

NON VEDO L’ORA DI ISOLARMI DAL MONDO…………………….. SE MANCA IL WIFI SONO PERSO

QUESTO CALDO E’ INSOPPORTABILE……………….CHE FREDDO MA QUANDO ARRIVA IL CALDO?

Brividi che porto nel cuore

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Abu Simbel   /   I grattacieli di Manhattan  /  Il panorama di Instanbul sotto la luna

Playa Paraiso a Cayo Largo  /   Il Souk di Fes   /   L’ingresso al Tempio di Petra

Il deserto del Sahara   /   Le Domaine Les Pailles alle Mauritius   /   New Orleans

L’Acquario di Dubai   / Il Palazzo Reale di Bangkok  / Varanasi e la cerimonia sul Gange

Ogni angolo di Capri/Il London Eye/Chicago in battello by night   / La Fontana di Trevi

Il Canto della Playa sull’ isola di Saona   /   La Cappadocia e i Camini di fata

Il Fisherman’s Wharf di San Francisco /   Il Ponte Carlo a Praga di notte

La spiaggia dello sbarco ad Arromanches in Normandia   /  Auschwitz e Birkenau 

Il Taj Mahal al tramonto   /   Lo Skydeck della Willis Tower a Chicago  /  Time Square

Marina Bay di Singapore by night   /   L’Eremo di San Bartolomeo in Abruzzo

Il Tempio di Ranakpur in India   /   L’interno della Sagrada Familia   /  Luxor 

Stromboli dal mare di notte   /   Il Ponte di Brooklyn   /   La Basilica di San Pietro

Il Cristo Velato e la Cappella di San Severo   /   L’Atollo di Pemba a Zanzibar

Il Cimitero nazionale di Arlington    /   Disneyland Paris-Disneyworld-Disneyland

Il Golden Gate   /   Le Torri Gemelle   /   L’Hermitage di San Pietroburgo

Le Piantagioni di Oak Alley a New Orleans   /   Il Santo Sepolcro a Gerusalemme

Pamukkale in Turchia   /   La scalinata del Sacre Coeur al tramonto   /  Oia a Santorini

Il Giardino botanico di Montecarlo   /   Ait-Ben-Haddou in Marocco

La Chiesa di San Juan Chamula in Chiapas   /  Il Farsha cafe by night a Sharm el Sheik

Le spiagge della Sardegna   /   Le miniere di sale di Wieliczka in Polonia

Il Parco Tsavo East in Kenya  / La Grande Moschea di Cordova  /

Il Chiostro di Santa Chiara a Napoli   /   La città fantasma di Famagosta a Cipro

L’isola di Antipaxos in Grecia   /  L’Hotel San Pietro a Positano

Il sito di Palenque in Messico   /  La Grand Place di Bruxelles  / Il panorama di Napoli

Il muro del pianto a Gerusalemme   /   La Basilica di San Francesco D’Assisi

Il mercato San Miguel a Madrid   /   I mosaici di San Vitale a Ravenna

Abbuffate compulsive

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Mi dovete spiegare cosa vogliono dimostrare quei tipi che sui social mangiano a crepapelle facendo schifezze di ogni sorta, col microfono attaccato alla bocca, per amplificare ogni più piccolo scricchiolio, accompagnato da grossi sorsi con risucchio. Masticano e aspirano in stereo, come in un film con effetti sonori ultra speciali. Usano quasi sempre le mani o le classiche bacchette. Tracannano di tutto : pesce cotto o crudo, polipi che sembrano piovre, mega salsicce, wurstel simili a lombrichi giganti, polpette jurassiche, spaghetti o ramen ammassati come gomitoli, capelli d’angelo ricoperti di formaggio filante, con il quale non so come fanno a non strozzarsi. Ingoiano crostacei di ogni genere, panini con hamburger a tripli strati, che neanche Poldo sarebbe mai riuscito a divorare. E poi ancora carrettate di uova, affilate una dietro l’altra, mescolate con montagne di riso bianco. Non è solo la quantità che sorprende, ma come la condiscono. Intingono infatti i cibi in salse rosse così vivide da sembrare persino finte. Spruzzano chili di maionese gialla più del giallo, immergendo i bocconi in fiumi di intingoli piccanti e soja, dove galleggiano come boe.

Questi matti da legare sono i Mukbang, perlopiù coreani. La prima volta che ne ho visto uno era una ragazza, un’orientale dalla faccia irritante, che è poi la star di questa strage gastronomica. Truccata come una geisha, col rossetto rosso laccato, super indelebile, che sopravvive anche dopo l’ingurgitamento. Oggi, a cavalcare l’onda mediatica, sono spuntati tanti altri maniaci, asiatici e non, altrettanto insaziabili. Si preparano la tavola imbandita con piatti, scodelle e mega vassoi e poi iniziano ad abbuffarsi senza un domani, ingozzandosi come maiali. La cosa incredibile è che non ingeriscono il cibo senza masticarlo, ma riescono a tritare tutto quel mischiume immondo fino al boccone seguente, con grande precisione. Veri e propri professionisti di scorpacciate.

Sarei curiosa di conoscere chi ha inventato questa mania compulsiva. Una scia di blogger bulimici che non sanno come passare il tempo o magari cercano di raggranellare qualche soldo tra You Tubers e Instagrammers. A questo punto molti si chiederanno perché li guardo. Semplice, per vedere fino a dove riescono ad arrivare, se poi esiste mai una fine. Quello che mi domando io invece è : <Ma come fanno questi fenomeni a restare magri e a non ingrassare?> Va a finire che se Buddha da quelle parti avesse lanciato il Mukbang Whatching, forse non avrebbe avuto quella pancia.

Nail Art

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Negli ultimi anni c’è una moda che ha preso molto piede : il make up delle unghie. Andrò anche contro corrente, ma io la trovo estremamente kitsch. Rispetto massimo per gli addetti ai lavori, a mio avviso molto creativi, non capisco invece chi sceglie di sottoporsi a questo travestimento ungueale. Si tratta infatti di una vera e propria trasformazione delle unghie. Una moderna cura estetica, che va oltre l’aspetto curativo. Tra l’altro è anche molto complessa, se si pensa al tempo che ci vuole per rimuovere lo smalto, limare, rifinire, ricostruire con resine e cartine, incollare, decorare e poi fissare i vari strati con una serie infinita di liquidi. Quando vedo donne che gesticolano con mani simili ad artigli, mi viene in mente “Edward mani di forbice”. Sì, perché con quelle unghie da arpia affilate come coltelli, rischiano di graffiarsi ogni volta che si sfiorano il viso o altro. Poveri uomini che capitano sotto quelle grinfie. Non so come riescano a digitare sul Pc, lavarsi i capelli, preparare gli gnocchi, scrivere messaggi, truccarsi, e non oso pensare altro.

Le versioni artistiche sono molteplici. Nella maggior parte dei casi ogni unghia ha una sua anima personalizzata. Possono essere 4 monocolore e 1 decorata, o al contrario 4 fantasia e 1 monocolore. Altra variante è che tutte e 10 hanno stili contrastanti. Di tendenza sono anche la french, classica o colorata, i disegni etnici o geometrici e le varianti natalizie. L’unica cosa che mi affascina è scoprire come realizzare certi risultati, che una volta ottenuti, appaiono come vere e proprie opere d’arte. In questo settore infatti non c’è limite per la fantasia. Questa tecnica infatti non è altro che la Pop Art della Nail Styles, un’espressione artistica talmente astratta, da fare le scarpe persino a Andy Wharol. Spesso mi soffermo sui social a guardare la varietà dei materiali e i procedimenti di queste soluzioni. Utilizzano ogni cosa : paillettes, ghirigori, fiorellini, faccine, Swarovski, cuoricini, glitter e polveri colorate. Il tutto viene lavorato con micro bastoncini, pinzette, pennellini e poi fissato con strati di lucidanti, colle e gel semipermanenti. Un vero e proprio decoupage che a mio parere però non abbellisce, ma involgarisce.
Altra cosa è avere un manicure perfetto. Quello mi piace, anzi, invidio chi ha delle belle mani curate e perfette, col giusto equilibrio di forme e colori. Io solo in casi eccezionali ricorro all’estetista per migliorarle. Nel quotidiano mi arrangio da sola, spesso facendo pasticci. Per fortuna uso solo smalti trasparenti o tinta carne, per cui sono facilitata. Oltretutto le mie unghie sono lunghe pochi millimetri, quindi non posso graffiare. Però attenzione, potrei mordere.

Maturità

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Passando oggi a piedi davanti ad un liceo, ho visto un gruppo di ragazzi gioiosi che esultava facendo esplodere coriandoli colorati da tubi ad aria compressa. Un gioco pirotecnico di gran moda. Erano elettrizzati e felici, probabilmente per aver terminato le prove scritte degli esami di stato. Un primo step prima di liberarsi da questo peso opprimente. Come non condividere il loro entusiasmo, a pochi passi dalla fine di un ciclo scolastico duro e faticoso, prima di godersi una meritata vacanza. Hanno tutta la vita davanti per scegliere cosa fare e che strada seguire. Provo quasi un pizzico di malinconia nel pensare che io “ho già dato” e non ho più queste chances. Con tutto ciò non riesco ad uscire comunque dal tunnel di questi ricordi angoscianti e continuo a sognare molto spesso di trovarmi di fronte alla commissione inquisitrice che mi interroga in attesa del verdetto finale, mentre resto a bocca chiusa e penso : < Non so niente… e ora come faccio?> Che incubo. Eppure non andavo tanto male a scuola, specialmente in italiano, geografia, anatomia e le materie artistiche. Mi sono diplomata con un buon voto, ma non sono mai stata una sgobbona e odiavo studiare. Ho cercato sempre di arrangiarmi con qualche escamotage, mettendo a frutto la memoria, un po’ di astuzia e un pizzico di creatività, aiutata da una dialettica naturale che mi ha facilitato anche nello scrivere. Oltre a questo sogno ricorrente, c’è ne è un altro che mi perseguita e che non so proprio come spiegare. Lo sintetizzo : come una cretina e senza un perché, continuo per scelta la scuola anche dopo il diploma. Una specie di frequentazione bis senza senso, saltuaria, in base ai miei ritmi, destinata a finire prima di fare l’esame di stato, ormai inutile, perché già superato. Il guaio è che le cose non vanno come ho programmato e mi ritrovo costretta a presentarmi comunque davanti ai Prof, preparata su tutte le materie. A quel punto, presa dal panico, guardo a casa tra le scartoffie per cercare il diploma, ma non lo trovo. Allora vado in segreteria per reperire in archivio uno straccio di attestato che dimostri la mia tesi. Un rebus senza risposta, perché poi puntualmente mi sveglio e non saprò mai come ne uscirò fuori. Non sono la sola però ad avere questo sogno ricorrente, sento dire che capita a molti, evidentemente perché la tappa obbligata della maturità è un peso che segna le vite di tutti gli studenti.

In ogni caso, a parte i sogni, gli incubi e le paturnie, IN BOCCA AL LUPO RAGAZZI, la vita è tutta vostra.

Elvis

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Elvis un film da vedere assolutamente, anche perché insieme a Top Gun, è in vetta alle classifiche con incassi da record e farà parlare a lungo critica e pubblico. Baz Luhrmann conferma le sue doti di regista affascinante e innovativo. Seduce già dai luccicanti titoli di testa, che con borchie, lustrini e paillettes fanno da cornice al film. Il suo stile inconfondibile accompagna lo spettatore in un’atmosfera carismatica, proiettandolo magicamente in uno scenario caleidoscopico. Scenografia, fotografia, costumi, trucco, montaggio e sonoro si fondono in un’armonia perfetta.
Tom Hanks incarna (in senso stretto vista la mole) il Colonnello Tom Parker, un personaggio infido e ambiguo, di cui molti probabilmente neanche conoscevano l’esistenza. Sarà lui a trascinare Elvis al successo, ma anche verso la rovina. Con il suo viscido modo di fare lo porterà oltre ogni limite della resistenza fisica, spremendolo come un limone. Lo rigirerà a suo piacimento verso scelte forzate, soltanto per curare i propri interessi ed appianare subdoli intrallazzi.
Elvis, completamente soggiogato da questo scaltro figuro mascherato da finto buono, subirà una violenza psicologica fino al limite estremo. Tra questi due mostri talentuosi del cinema, a sorpresa spicca incontrastato Lui, Austin Butler, che spiazza tutti con un’ interpretazione magistrale. Bello, espressivo, somigliante senza risultare una caricatura, ci fa rivivere la vita di questo personaggio così amato. Ero molto curiosa di approfondire la sua storia, perché a quei tempi l’ho vissuta superficialmente. Non sapevo per esempio che era morto a soli 42 anni e neanche quanto la sua fama lo avesse reso un’ icona di ribellione e libertà in un momento in cui l’ America era al centro di problematiche razziali e politiche davvero delicate. È anche questo il fulcro del film che il regista ha voluto denunciare e mettere in risalto. Il protagonista ha dovuto studiare per due anni la sua parte, curando ogni minimo dettaglio che potesse far emergere non solo le movenze e lo swing del Re del rock, ma soprattutto la sua anima fragile con un gran vuoto interiore. Davvero bravo. Interessanti anche i personaggi minori, comunque azzeccati e significativi. La colonna sonora è lo scheletro del film. Emozionante. Si passa dalle canzoni più tradizionali legate ad Elvis, alle rivisitazioni mixate in chiave moderna, che si ascoltano di seguito nei titoli di coda. Consiglio per questo di restare fino alla fine per sentirle tutte, compresa la ballata dei Maneskin.
Alla fine ho trovato molto toccanti le sequenze di repertorio con il vero Elvis, specialmente l’addio alle scene sulle note di Hunchained Melody che mi ha toccato il cuore, facendomi commuovere ed uscire dalla sala con un velo di malinconia.

Blood & Coffee

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Ogni volta che devo fare un prelievo di sangue, mi tornano in mente ricordi legati al passato. Quando ero molto piccola, per un soffio al cuore, dovevo sottopormi ogni tot a vari test di controllo. Un incubo. Mi accompagnava sempre mio padre. Solo una cosa rendeva la mia angoscia meno traumatica : fare subito dopo la colazione al bar, un privilegio che in quel caso aveva esclusivamente lo scopo di reintegrare il sangue perduto a digiuno. Ai miei tempi, infatti, andare al bar era considerata una cosa futile, quasi d’elite. Al mattino mi toccava una zuppa di latte con i biscotti, o pane burro e zucchero. Nient’ altro. Ecco perché, mentre il dottore mi tirava il sangue, ad occhi chiusi, per non pensare a quell’ago fastidioso, mi immaginavo già seduta al tavolino, pronta a ordinare tutto quello che desideravo, estasiata come una principessa nel suo magico regno. Non è difficile intuire perché poi questa consuetudine sia diventata per me un rito godurioso.

Per la generazione del 2000 invece non è un’esclusiva, ma qualcosa di scontato. Non so se a voi capita mai verso le 8.30/9.00 di incappare in qualche caffetteria accanto ad un Liceo, un Istituto, o scuola che sia. Si incrociano frotte di ragazzi a gruppi di due, tre o anche più, che davanti a cappuccini, cornetti, caffè e sigarettina, si lamentano dei compiti, tremano per le interrogazioni, fanno pettegolezzi su quello e quell’altro, o si raccontano come vanno gli ultimi flirt. Hanno un atteggiamento un po’ borioso, un look all’ultima moda, zaini fighi e l’aria di chi non ha problemi di money, anche perché tanto, quei 3 euro della colazione li pagano mamma e papà. Io li guardo con leggera invidia, facendo un confronto oggettivo con gli anni ’70, in cui prima di entrare al Liceo artistico, a stento riuscivo a chiedere i soldi per comprare fogli, gessetti e carboncino per le ore di ornato e figura. Noi la merenda la portavamo da casa, la famosa “stozza”, che sistematicamente veniva rubata ad un tizio preso di mira. Una forma di bullismo innocente, che però oggi avrebbe sicuro altri risvolti. Per alcuni di noi era già un lusso riuscire a comprare una pizzetta a ricreazione, nello scatolone rettangolare poggiato sul tavolo della bidella. Ricordo ancora quel profumo di forno che si cominciava a percepire nel corridoio già dieci minuti prima del campanello. L’acquolina in bocca era così potente da farci apparire quel cartone unto e bisunto, ancora più prezioso del tesoro di Barbanera.

Comunque, anche se cambiano i tempi, le usanze e le abitudini, quando esco da un laboratorio di analisi, non vedo l’ora di correre in un bar e non per compensare quei 25/30 ml di sangue in meno, ma per rivivere quegli attimi perduti col mio papà. Una intimità che apparteneva solo a noi, ancora più dolce di qualsiasi pasticcino, torta o croissant.

Come una Matrioska

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Dentro me c’è un’altra me, e dentro quella ce ne è ancora un’altra, e poi un’altra ancora, proprio come una Matrioska. Quella che appare all’esterno è la più grande, rotonda, consistente. E’ dipinta con decori marcati, fiorellini e ghirigori colorati, curata in ogni dettaglio. Quando l’apri spunta la seconda, che è comunque carina, ma meno della prima e già cominci a notare qualche differenza. Per non parlare poi della terza, dove la fisionomia inizia a scomparire. I particolari svaniscono e tratti e colori sono meno definiti. Mano mano che vai avanti, le dimensioni si restringono sempre più e le forme si assottigliano, fino a scomparire del tutto. Ciò che resta alla fine è solo un misero abbozzo, dai lineamenti appena accennati.

Mi rivedo molto in queste bamboline concentriche, perché rappresentano il collage variopinto della mia personalità. Sono copie scannerizzate di me, cloni scomponibili racchiusi in una scatola magica. Aspetti controversi che uno dentro l’altro riescono a convivere perfettamente, ma quando li vai a scoprire, rivelano molte diversità. Sono la mamma di me stessa, ma anche la madre di tante piccole bambine, dipinte e smaltate, che mi somigliano parecchio, ma ad ognuna di queste figlie manca comunque qualcosa per essere totalmente me. Non si svitano facilmente e quando cerchi di aprirle scricchiolano, quasi non volessero uscire. Sono strati interconnessi dei miei stati d’animo, che si integrano e si completano, fondendosi l’uno con l’altro. E’ difficile individuarli, possono essere scovati solo se si ha la pazienza di andare in profondità.

In apparenza la più bella di queste bimbe paffutelle è la prima, mentre l’ultima è decisamente bruttina e insignificante. Eppure questa specie di bozzolo informe è la parte a cui mi sento più legata, quella invisibile, l’essenza pura della mia natura. Ma è proprio per questo, che una volta arrivata al midollo, preferisco richiudere ogni involucro e ricomporre le bambole come erano in origine, mostrando solo la prima, quella dall’aspetto migliore.

Però, in fondo, siamo tutti Matrioske, schiavi del nostro IO molteplice.

Top Gun

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Appena uscita dal Cinema, un mio commento a caldo : TOP GUN mi è piaciuto un sacco. Pensavo fosse meno bello del primo, invece è anche meglio. Il nr 1, diretto da Tony Scott, uno dei miei registi preferiti, è un mito, un cult, per ambientazione, trama e personaggi, ma soprattutto perché all’epoca è stato un film originale nel suo genere. L’ho rivisto di nuovo ieri sera in tv e ammetto che non mi è sembrato vintage, ma ancora attuale. Però questo, ha qualcosa in più, almeno per me. Fondamentale vederlo prima, perché sono comunque collegati. E’ stata un’impresa coraggiosa rimettere in piedi Maverick con la stessa grinta e animosità dopo più di 35 anni, ma Tom Cruise pondera bene le sue scelte e sa che non sono affatto delle “Mission Impossible” anzi, non sbaglia mai un colpo in questo senso. Unico neo, poteva evitare la tinta mogano scuro e una serie di filler, sarebbe stato più credibile con qualche filo sale pepe e un paio di rughe, ma ahimè, la vanità non ha confini, neanche per lui. Commovente la brevissima partecipazione di Val Kilmer, che nonostante la sua reale condizione fisica, assai precaria, ha voluto regalare un tocco di nostalgica autenticità alla storia. Un gesto molto coraggioso, che merita tutta la mia stima.

L’Anema di Guido

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Ci ha lasciato anche lui, Guido Lembo, un mito per tutti quelli che come me, ha frequentato per anni “L’Anema e Core” a Capri. Un mito e una leggenda per molti. Quante nottate passate insieme alle sue canzoni, la sua chitarra e la sua verve instancabile, sotto i flash di Foto Rosso e Foto Azzurro. Si arrivava vestiti di tutto punto come lo stile caprese imponeva, ma una volta entrati lì dentro, perdevamo ogni remora, ballando fino allo sfinimento, sudati, un po’ brilli e pieni di inesauribile energia. Non era entusiasmo finto, perché chi conosceva Guido sapeva che era un vero trascinatore, un personaggio che riusciva a risvegliare ” l’anema” anche ai più timidi. Oggi i locali a Capri sono molto cambiati, le mode e lo stile di vita sono mutati e anche se si va ancora in quel posto, non si percepisce più la stessa atmosfera di quei tempi magici, che ho avuto la fortuna di vivere. Guido è stato il precursore dei balli sui tavoli, una moda che poi è stata copiata dalle nuove generazioni. Persino io ho ceduto alla mia timidezza salendo su quei tavolini di legno traballanti, per ballare con le amiche, gasate ma spontanee, libere, perché niente in quell’angolo caprese era artefatto. La luce era al minimo, ma noi brillavamo lo stesso, perché figli di un periodo d’oro nel quale ci sembrava di essere invincibili. La sorte però non si può manipolare, dobbiamo subirla. Comunque sia.

Caro Guido, sei stato un grande, un combattente, e ti ringrazio per tutto ciò che ci hai lasciato : i ricordi di un piccolo paradiso, in quel paradiso che è l’isola di Capri.

Miti e leggende

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Sono affascinata dalla mitologia. E’ piena di eroi e personaggi curiosi che incarnano qualità e vizi comuni a tutti gli esseri umani. Era attraverso i miti infatti che i Greci spiegavano i comportamenti e le caratteristiche del mondo che li circondava, permettendo la sopravvivenza e la continuità del loro popolo. Il continuo tramandarsi dei racconti attraverso le varie culture, ha dato vita ad alcuni temi ricorrenti somiglianti tra loro, come l’origine dell’universo, del sole, dei fenomeni naturali e di tutti gli eventi storici delle varie civiltà. Alcuni erano Dei, oppure uomini comuni dotati di poteri eccezionali. O ancora esseri soprannaturali, creature fantastiche e animali mostruosi. Non ci sono riferimenti storici ben precisi e i luoghi solitamente sono immersi in un’atmosfera surreale o immaginaria. Per questo motivo il termine mito indica qualcosa di fiabesco e irraggiungibile.

Avvicinare i bambini alla mitologia significa trasmettere loro i valori di un popolo. Sono principi rimasti immutati nel tempo, che raccontano qualcosa sul nostro mondo, su quello che era e sulle credenze che avevano le antiche popolazioni. La mitologia infatti lancia un messaggio che permette ai più piccoli di conoscere culture lontane, ma anche la storia e la geografia in maniera quasi fumettistica. In questo modo i bambini vengono stimolati con una precisa funzione pedagogica perché alimentando la loro curiosità, possono così diventare ancora più intelligenti. Grazie al potere delle leggende possono fare un confronto diretto tra i comportamenti esistenti nell’antichità e i supereroi dell’era moderna, personaggi dotati appunto di superpoteri. Il mito oggi è senza dubbio il sistema migliore per coinvolgere i bambini, stimolarli a riflettere e a ragionare, per poi spingerli a trarre le conclusioni che ritengono più vicine alla realtà.

Gli Dei dell’Olimpo sono tantissimi, ognuno con una sua storia epica che affascina. Benché potenti ed immortali, assumono forme e comportamenti tipici dei comuni mortali. Si innamorano, si arrabbiano e litigano come qualsiasi essere umano. Traccio una sintesi ermetica dei loro nomi, tanto per rinfrescare la memoria a chi ha abbandonato gli studi da tempo, il mio Bignami dell’Olimpo.

Zeus, figlio di Crono, è il padre degli Dei, il Dio del cielo. Il suo punto debole erano le donne, anche mortali, con le quali si accoppiava e dalle quali nacquero vari figli. Aveva 5 fratelli : Era, sorella e moglie, sempre in lite con lui. Demetra, la Dea della fertilità, Estia quella del fuoco e del focolare domestico, Poseidone, il Dio del mare e infine Ade, il signore degli Inferi. La miss era però Afrodite, la Dea della bellezza e dell’amore. Proteggeva gli amanti e gli innamorati. Nacque dalla spuma delle onde del mare e fece stragi di esseri mortali e divini, a volte con conseguenze tragiche. Sposò Efesto, il protettore del lavoro di fatica, con un matrimonio combinato. Siccome suo marito era zoppo e deforme, Afrodite diventò l’amante di Ares, il Dio della guerra ed eterno rivale di Atena, la Dea della saggezza e della conoscenza. Eolo era il Dio dei venti, mentre Apollo il bellissimo Dio delle arti, della musica e della preveggenza. Artemide, la sorella di Apollo, era la Dea della caccia, Dioniso il Dio del vino ed Eros, figlio di Afrodite, come la madre incarnava il Dio dell’amore, colui che lanciava le frecce che facevano innamorare. E poi ecc. ecc.

Mi piacerebbe studiare a fondo la mitologia, sia la greca che la romana per approfondire tutti gli episodi leggendari che la compongono. E’ infatti proprio dall’insieme delle leggende che viene fuori il collegamento con la storia, quella vera, l’origine dei suoi personaggi, il significato e l’etimologia di tante parole, spesso a noi sconosciute. Se poi studiando incrocerò un Dio sulla mia strada, sarà ancora meglio.

Pasqua

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La Pasqua è la mamma della Pasquetta.

E’ la moglie del Natale, l’amante del Capodanno

e una fan di San Valentino, quindi odia l’Immacolata.

E’ la sorella del Carnevale e la cugina di tutti i Santi.

Si sente libera come il 25 Aprile, seria come il 2 Giugno,

ma soprattutto amica di tutte le donne.

Un metro nel portafoglio

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Il senso del risparmio non è uguale per tutti. Ognuno ha un metro nel portafoglio col quale misurare i propri soldi. Le priorità infatti cambiano da individuo a individuo e nessuno può giudicare o sparare sentenze su come uno spende il suo denaro. Io sono un bersaglio facile in questo senso, perché spesso mi sento presa in causa. Quello che balza agli occhi nel mio caso è la mania compulsiva per i viaggi che fa pensare a molti che sperpero i miei averi. Questi inquisitori non sanno però che io viaggio sempre low cost e anche quando scelgo mete più impegnative, sono comunque sempre alla mia portata e studiate al millesimo per non spendere troppo. Un esempio : anni da sono riuscita ad organizzarmi 2 settimane a Zanzibar, in singola, in un resort sulla spiaggia, tutto incluso, volo e trasferimenti, a soli 900 euro.

Idem per l’abbigliamento. Apparentemente do l’idea che investo parecchio in abiti, scarpe e quant’altro, invece è l’esatto contrario. Ho gli armadi pieni è vero, ma se dovessi sommare i costi di ogni capo, accessori compresi, forse raggiungerei a malapena il prezzo degli slip di Kim Kardashian. I miei standard infatti sono massimo 20 euro per le scarpe 15 per un abito, 25 per un capo spalla e 10 per una borsa. Compro quasi tutto dai cinesi o nelle catene a basso costo, sfruttando offerte e sconti, o nei mercati, dove con 20 euro riporto a casa bustoni di roba. L’unica mia eccezione è per i capelli, che una volta al mese affido al top dei parrucchieri. C’è chi preferisce acquistare capi firmati, borse costose, andare in ristoranti stellati o girare per bar e locali. Altri spendono e spandono in cose per loro più importanti. Io non faccio i conti nelle loro tasche. Sostengo che siamo liberi di organizzare le finanze secondo la nostra scaletta e la mia, in cima, continua ad avere altri viaggi, anche se ora, solo a corto raggio.

 

Incubi maligni

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Durante la notte sogno molto. Mi vivo proprio dei film, con tanto di sceneggiatura, attori principali, co starring e scenografia. Sono film di ogni genere. D’amore, di avventura, di azione, commedie e purtroppo anche thriller e horror. Quando vivo temi leggeri o passionali chiaramente non vorrei mai svegliarmi e invece, che sfiga, mi capita ogni volta di aprire gli occhi proprio sul più bello, senza preavviso, interrompendo quei momenti emozionanti. Guarda caso, questo non accade mai se invece sogno cose spaventose, che al contrario non finiscono mai, anzi replicano i frame di quei film raccapriccianti.

Prendo spunto da questa premessa per raccontare un incubo che ho avuto notti fa. Ero in un contesto di vita quotidiana, quando all’improvviso nelle vicinanze ho avvertito una presenza maligna nell’aria. Ad un certo punto questo spirito malvagio mi è salito sopra le spalle e si è messo a cavalcioni sulla schiena, cingendomi il collo con le mani. Volevo scrollarmelo di dosso, ma lui continuava a stringermi sempre più. Presa dal panico ho cominciato ad urlare : <AIUTO AIUTO!!!> per attirare l’attenzione delle persone che erano in fondo alla strada, ma nessuno mi sentiva. Cercavo con forza di togliere le  mani di quell’essere immondo dal mio collo, ma era un’impresa impossibile, visto che le dita di una creatura demoniaca sono incorporee. Quindi, sempre più atterrita, continuavo a chiedere : <AIUTATEMI AIUTATEMI!!> Pensavo fossero urla mute, come spesso mi capita nel sonno. Quando si sogna si ha infatti la sensazione di gridare a voce alta come se tutto fosse reale, ma poi ci si accorge che è solo un effetto ingannevole. Questa volta però urlavo davvero. Mia figlia, avvertendo queste mie grida, pur se le giungevano attutite, si è svegliata di colpo ed ha aperto la porta della sua stanza per capire da dove provenissero. Io, non so come, all’improvviso sono tornata alla realtà, spiegandole che avevo avuto un incubo. Non è stato facile riprendere il sonno dopo questo episodio scioccante. Avevo paura di chiudere gli occhi e riprendere il mio film d’orrore dal punto dove lo avevo lasciato. Cosa possibile, al contrario di quando sogno di baciare l’uomo più figo del mondo. Così ho cazzeggiato un po’col cellulare per perdere tempo, anche se tra un like e l’altro avevo sempre stampata nella mente quella scena allucinante. Poi, crollando di stanchezza, ho deciso di dormire lasciando la luce accesa, così da potermi sentire nel mondo reale, in caso di altri incubi. Non è difficile capire il motivo di questi episodi, visto che sono oppressa da una marea di problemi che pesano come macigni e anche dalla cervicale che ogni notte mi assale.

C’è comunque solo un rimedio per questo. Visto che per ora i guai non tendono a passare, posso solo prendere una camomilla, o imbottirmi di tranquillanti.

Un bar per amico

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Quando entro in un bar per fare colazione, un qualsiasi bar, quello che mi colpisce piacevolmente è la familiarità che si crea tra gli esercenti e i clienti abituali. Mentre bevo il mio caffè mi soffermo su questi siparietti mattutini che mi mettono di buonumore. Rifletto su come la vita sia ripetitiva nella sua routine, nei gesti quotidiani e nelle abitudini. Però è una considerazione piacevole, non critica. Vedere come vengono accolti i clienti affezionati, è un gesto ospitale che mi fa respirare profumo di casa. Ci si scambia un gesto amichevole e poi scatta la frase che spiega in una parola quello che intendo dire : “Il solito?”.

Il solito ha mille sfaccettature, ognuno ha infatti un suo particolare vizietto su come prendere il caffè. Lungo, corto, macchiato, freddo, in vetro, in tazza fredda, ecc. ecc. Anche il cornetto ha una sua filosofia. Vuoto, con marmellata, miele o frutti di bosco, farcito, al melograno, con crema, mandorlato, integrale o con cereali. Soltanto uno che ti vede tutti i giorni può ricordare al volo quali sono i tuoi gusti. Mentre il barista manovra la macchina del caffè, ci si scambia qualche battuta, le classiche di 4 amici al bar. Si passa dai commenti sulle partite di campionato alle minchiate dei politici, dai soldi che non ci sono, ai danni della pandemia, blaterando su come viene gestita da media e scienziati. La domanda di rito è : < A quante dosi sei, una, due o tre?> Manco fosse un concorso a premi. Dopo aver pagato, ci si saluta poi con un <ciao cara/o, buona giornata> e ognuno si avvia, al lavoro o nella sua routine quotidiana.

Osservandoli, mi sento come la spettatrice della “Finestra sul cortile”, mentre assiste alla vita di tanti sconosciuti, che piano piano diventano quasi familiari. La cosa oggettiva è, che anche se cambia lo scenario, la dinamica resta uguale e il copione pure.

Vita da influencer

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Ormai da tempo siamo circondati da una nuova figura che sta impazzando sui social : GLI INFLUENCER. Prolificano come funghi. Non se ne può più. Sulla scia di Chiara Ferragni che è stata l’antesignana in questo settore, molti hanno seguito il suo esempio, alla ricerca dello stesso successo. Non hanno considerato però la cosa più importante, che cioè non è affatto semplice questo mestiere. Se così si può chiamare. E’ troppo facile illudersi di raggiungere la fama e soprattutto alti guadagni se non si è davvero in gamba. Bisogna saperci fare a livello di marketing, ma soprattutto distinguersi dalla massa, ormai inflazionata. Appena ti affacci in qualsiasi social o in qualche spot su internet, ti appare una tizia con in mano la spazzola di ultima generazione o un nuovo tipo di arricciacapelli, che ti dimostra come fare i boccoli o il frisee. Oppure un’altra che armata di pennelli, ombretti, rossetti e fondotinta, ti consiglia come devi truccarti. C’è anche chi si cosparge di creme antirughe per convincerti che se le usi diventerai una guagliona, il tutto con gesti meccanici scopiazzati l’uno con l’altro, come tanti cloni. Addirittura mi sono stupita nel vedere che esistono donne con problemi sul viso al livello di pelle o malformazioni, che ti spiegano come migliorare il proprio aspetto e i propri difetti con un giusto make up. Parrucchieri che tagliano i capelli in tutti i modi, dal corto a lungo oltre a mescolare poltiglie di colori e tinte di ogni sfumatura, fino a raggiungere risultati di grande effetto. Si assiste a vere e proprie trasformazioni di look. Ho persino visto come riescono a fa tornare di nuovo presentabili dei clochard sudici e sporchi. Nella moda poi è pazzesco. Si trovano modelle casalinghe che sfilano con varie mise, saltando da un completo all’altro con effetti speciali che in video ormai sono diventati un must.

Anche fare l’urban explorer, non è cosa facile, perché girare il mondo per propagandare hotel, isole o città, lo si deve fare nel modo giusto. L’obiettivo è stimolare la curiosità ed essere accattivanti, senza annoiare. Altro settore che va alla grande è quello del cibo. Chef più o meno famosi e di tutte le nazionalità, propongono piatti e ricette raffinate, oppure altri cuochi più casarecci, si sfidano nel cucinare pietanze gustose. Per non parlar poi di come vari personaggi famosi o pseudo famosi cercano di sfruttare il momento di notorietà dopo un reality o un programma con un alto share, per raggranellare altra moneta. Della serie non mi basta mai. Sono davvero stufa di questo copia incolla attraverso il quale molti sprovveduti cercano di trovare una rapida fonte di guadagno.

E’ un’ utopia. Molti ci riescono e gli apprezzo, perché dimostrano di avere le palle, ma con questo post, vorrei dissuadere chi non è all’altezza di lasciar perdere. Se sono una influencer capace, con il giusto potere di persuasione, dovrei riuscirci.

Toto pizza

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Una delle cose più complicate della vita è scegliere il tipo di pizza al ristorante. Aprire il menù cominciando a scorrere i vari gusti, è come girare la ruota della fortuna. Le prime sono sempre le rosse. Si comincia dalla più economica, la marinara, che in genere prende solo chi è allergico al lattosio e non deve baciare nessuno per via dell’aglio. Poi c’è la margherita, che nel primo impatto in genere si scarta, perché si cerca di trovarne una più sfiziosa. Così, mentre scorri la lista già ti viene l’acquolina in bocca pensando ai vari abbinamenti. Finito il giro delle pizze base, viene il turno delle bianche. A questo punto tutti i gusti abbinati al pomodoro ti appaiono meno invitanti e pensi che i 4 formaggi in fondo si esaltano senza. Appena leggi patate, speck e gorgonzola dici :

Che buona!!! Quasi quasi prendo questa.” Subito dopo però ti appare salsicce e friarielli e quindi ti rimangi tutto. La vegetariana è l’ideale se vuoi stare leggero, però ti sembra troppo semplice, quasi quanto una banale bianca patate e rosmarino, che fa da pane. Anche funghi, provola e prosciutto certo non è male, ma poi ti assale un dubbio : “ Il prosciutto è meglio crudo o cotto? Forse crudo è più salato, quindi meglio il secondo.” Poi scopri che c’è anche quella con i peperoni. “Che goduria mmhhh!! Ma la prendo bianca o rossa?” Forse è preferibile andare sul classico e optare per una parmigiana con melanzane e scaglie di grana, ma dopo un secondo cambi idea perché pensi : “Ma le melanzane saranno arrosto o marinate? ” E quindi per non sbagliare vai oltre. Il cameriere intanto è già passato due volte per sapere se vuoi ordinare e sei costretto a prenderti ancora qualche minuto.

Ecco ho trovato, scelgo una 4 stagioni così vado sul sicuro, anche se la capricciosa alla fine la supera. Anzi no, la napoletana con le acciughe è la cosa migliore, però le alici stanno bene anche su una bianca. Uffa, che dilemma. “I capperi ci sono sulla Napoli? Mi sa di no, se non sbaglio quelli sono tipici della romana” e tentenni. Dopo le bianche, arrivano le focacce e qui si ribalta tutto, perché è indiscusso che qualsiasi cosa metti su una focaccia ci sta benissimo. Ma non sai che subito dopo hanno creato le gourmet con gli ingredienti più impensabili, ancora più gustose di quelle speciali col pesce, oppure il tartufo, alla Bismarck o altre prelibatezze. Hanno nomi bizzarri, ma spesso sono un bluff, tutto fumo e niente arrosto. Allora, più confuso che mai, resetti quello che avevi elaborato e guardando i tuoi amici con lo stesso problema, esclami : “Ho deciso, prendo una margherita che è la cosa migliore.”

Quando alla fine chiami il cameriere soddisfatto della tua scelta, lui in automatico ti chiede : “ La vuole con bufala o senza?” E qui casca l’asino e ripiombi nelle totale incertezza davanti a quel povero Cristo, che con la penna e il notes in mano, sta pensando di mandarti a quel paese.

L’ Ogni Tanto

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Non mi manca un marito. Non escludo che un giorno potrebbe arrivare qualcuno che mi faccia tornare il desiderio di risposarmi, ma al momento non è una necessità. Non mi manca un compagno con cui convivere. L’ho avuto, ma è finita 15 anni fa. Dopo di lui ho solo vissuto flirt. Non è facile trovare un altro amore dopo una storia che pensavi fosse l’ultima. Quello che mi manca invece è “L’ogni tanto”. Il Covid mi ha tolto la libertà di assaporare relazioni fugaci, vissute durante una vacanza, o in occasioni inaspettate in cui ho conosciuto chi mi ha spinto ad andare oltre. Prima erano frequenti, quasi all’ordine del giorno. Ora invece sono in battuta d’arresto. Il lockdown e questa maledetta pandemia hanno bloccato i miei bollenti spiriti ed è risaputo che meno fai, meno ne hai voglia.

Così, svegliandomi un bel giorno, mi sono accorta di essere diventata una monaca di clausura. Nessuno può credere che sia arrivata a questo. Conoscendomi, pensano che scherzo. Invece, purtroppo, oggi mi sono impigrita e pensare di fare qualche pazzia o vivere situazioni avventurose, mi sembra una cosa che appartiene al passato, anomala. La cosa peggiore però, è che non mi parte più la brocca per nessuno. Quei pochi che mi interessano sono sposati o comunque accoppiati, per cui non ho più voglia di impelagarmi come un tempo in situazioni complicate. Troppo snervante. L’età non c’entra, certo per altre donne può incidere ad affievolire la libido, ma non è certo il mio caso, visto che ho ancora gli ormoni impazziti. Devo trovare solo il materiale giusto. “L’ogni tanto” a me piaceva, mi faceva distrarre e riempiva i miei spazi vuoti. Non è riduttivo o limitante come pensa qualcuno, anzi, è quel qualcosa che ha dato sempre pepe alla mia femminilità, illuminando le giornate spente. Chiaro che non mi dispiacerebbe trovare un uomo pronto ad una relazione seria, ma la vedo dura. In tanti mi chiedono di uscire, mi scrivono in chat per conoscermi, o mi corteggiano sperando di conquistare il mio cuore, ma a me annoiano, non ce n’è neanche uno che mi interessa e piuttosto che fare una cosa che non mi va, preferisco restare da sola. Sono stufa di un certo tipo di approcci.

Quindi, taglia là ed elimina là, mi ritrovo con un pugno di mosche in mano, mentre invece, vorrei trovarmi volentieri tra le braccia di qualcuno che mi faccia di nuovo battere il cuore.

San Valentino

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RNon ho mai dato peso alla festa degli innamorati. In tutta la mia vita avrò festeggiato solo in qualche rara occasione. Una di queste però la ricordo ancora, perché appartiene alla mia storia più importante. Quando il mio amore tornò a casa la sera, gli feci trovare a sorpresa la camera matrimoniale cosparsa da centinaia di cuori di tutte le grandezze, dal più piccolo al più grande e in tutte le sfumature di rosso. Il letto, il parquet e la poltrona erano sommersi da questi cartoncini, su ognuno dei quali avevo scritto una frase sentimentale. L’ atmosfera era a luci rosse. Rosse nel vero senso della parola, grazie al faretto che avevo inserito nella lampada. La mia storia è finita, ma i cuori li conservo ancora, forse per ricordarmi che era tutto reale. A parte questo episodio, il 14 febbraio non è una ricorrenza che mi appartiene.

Quando viene S. Valentino, invece, ogni volta mi torna in mente la mia mamma. Lei era l’innamorata tradizionale per eccellenza, quella che “guai se non festeggi questo giorno”. Poteva cadere il mondo, arrivare un nubifragio, un cataclisma o uno tsunami, lei usciva lo stesso per comprare qualcosa a mio padre. I Baci Perugina erano d’obbligo, credo li abbia presi in tutte le salse, con rose, pupazzi o altre scemenze. Non era importante a cosa erano abbinati, ciò che contava era far trovare a suo marito il suo cadeau. In genere lo metteva sotto il tovagliolo, o comunque a tavola. La cosa comica è che papà ogni volta la ringraziava per rispetto, per non farla restare male, però ribadiva che erano cose del tutto inutili, sciocchezze delle quali si poteva fare assolutamente a meno. Lei lo sapeva, ma non gliene importava niente, perché le piaceva mantenere comunque le tradizioni, un piccolo rito che continuò a ripetere anche oltre 80 anni.

Io, come da molto tempo ormai, non festeggerò neanche oggi il mio S. Valentino, a meno che non arrivi una telefonata da chi dico io.

Quel tocco di madreperla

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Ho tanti ricordi legati alla mia infanzia. Uno di questi riguarda i lunghi periodi trascorsi a Roccaraso, nella villa di famiglia in cui ci riunivamo con tutti i parenti per le vacanze. Spesso organizzavamo delle recite casalinghe, una tradizione che è durata a lungo fino a che poi abbiamo iniziato a pensare alle discoteche e gli amori. Allestivamo delle vere e proprie recite, con testi scritti e tanto di prove, sotto la guida ovviamente di mia madre che era la regista. Una delle sue tante passioni creative. Il tutto si svolgeva a casa mia, perché avevamo una tenda che divideva il salottino in due parti. Una specie di sipario dietro al quale si svolgeva la nostra commedia. Aldilà del palcoscenico si sistemavano le sedie in fila tipo teatrino, che poi venivano riempite dagli spettatori, perlopiù amici e parenti. Ogni volta era un pienone, anche perché eravamo comunque credibili nel nostro pittoresco spettacolo casareccio. Ci guidava l’entusiasmo. Ognuno di noi piccoli aveva un ruolo preciso : in genere mia cugina Adriana era la protagonista principale, per il suo innato talento di attrice comica con la napoletanità nel sangue. Mia sorella Daria invece era la seria della storia. A turno interpretava la maestra, la studiosa o comunque la brava ragazza. Alessandro, il mio fratellino pestifero, era il monello che combinava solo guai, una parte che gli veniva benissimo. Mio cugino Bruno, a seconda delle circostanze impersonava un notaio, un giudice, un medico, insomma il professionista della vicenda. Io e mia cugina Roberta infine incarnavamo le sorelline, o le figlie, in particine marginali, due mini veline che però non ballavano. Come di rito, prima di cominciare la nostra messa in scena, ci aspettavano i preparativi e quindi si doveva passare al trucco e parrucco. Quando sei piccola non dai importanza al tuo aspetto fisico. Essere bella o carina è l’ultimo dei tuoi pensieri. La vanità non appartiene ad una bimba di 5-6 anni. La bellezza la riservi alle bambole, ai loro vestiti e ai loro capelli. Da bambini sono belli mamma e papà, oppure i micetti, i cagnolini o qualsiasi altro tenero animale. Nel mio caso mi sono accorta di avere una bella faccia proprio in uno di quei pomeriggi pre-show. Una sensazione che ho ancora stampata nella mente, precisa come fosse ieri. Ricordo ogni dettaglio di quel momento, forse perché il primo trucco per una bambina è il passepartout per la vanità. Ombretto sugli occhi, un po’ di rimmel, una spolverata di fard sulle guance e un tocco di rossetto color rosa madreperlato.

Alla fine di questo makeup casalingo, mi sono guardata allo specchio e con mio grande stupore ho pensato : “ Accidenti, ma quanto sono carina ! Ma allora da grande sarò così? ” Mi sono vista per la prima volta bella, una graziosa piccola donna. Deve essere stata per me una rivelazione davvero stupefacente, se ancora oggi la ricordo così forte. Non so spiegare perché e come sia possibile, ma è così, quindi non posso negarlo. La cosa contraddittoria è che in seguito e per tutta la vita fino ad oggi, sono stata la persona più insicura del mondo. Non mi sono mai vista bellissima, anzi, ho dovuto faticare per vincere le insicurezze. Valorizzando i miei 3-4 pregi, ho fatto di tutto per nascondere i difetti.

Una cosa è certa però, quando oggi decido di sedurre qualcuno, scelgo la mia formula magica per sentirmi più bella : un tocco di rossetto madreperla.

Meglio di Freud

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Sono sempre più convinta che i social aiutano a capire di che pasta sono le persone. Sembra un discorso riduttivo, invece si intuiscono molte più cose da un breve intervento in un post, che in una seduta complessa di psicoterapia. Che Freud mi perdoni. Da come qualcuno risponde su Fb, mi faccio subito l’idea di chi si trova dall’altra parte. E’ la perfetta sintesi di una personalità. Se li conosco, confermo il giudizio che ho di loro. Se non so chi siano, mi guardo bene dal frequentarli. Un casting duro più di un provino a Broadway. Certo, tutti hanno diritto di esprimere il proprio pensiero, ma appunto per questo sono libera di compilare una mia black list. C’è chi crede di essere spiritoso, ma invece di far ridere fa piangere. Altri danno risposte formali o superate, addirittura di altri tempi. Alcuni vogliono apparire originali, ma non si accorgono di essere completamente fuori tema. Non parliamo poi di chi approfitta dell’occasione per autocelebrarsi, aggiungendo uno stralcio di qualche suo scritto che non c’entra niente in quel contesto. Squallore. I peggiori sono quelli che provano a fare i fenomeni facendo battute ad effetto, sperando di attirare la mia attenzione, ma non sanno che quell’effetto mi fa solo calare il latte alle ginocchia. Insomma, bacchettoni, saccenti, patetici, narcisisti, noiosi, boriosi, TREMATE, siete tutti sotto il mio giudizio inappellabile. O dentro o fuori.

Muto dolore

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Quando ho visitato Auschwitz sono rimasta muta. Mentre giravo tra le casette in mattoni, tutte uguali e in fila una dietro l’altra, ho avvertito un dolore lacerante che mi stringeva in una morsa, soffocando persino il mio respiro. Solo chi è stato in quei luoghi può capire. Questo scempio non si potrà mai giustificare. E’ troppo disumano. Il cielo era grigio e pioveva, quindi era tutto un pantano pieno di pozzanghere. Un quadro ancora più realistico, se si pensa che per quei poveri Cristi era la routine. Gli interni sono la concreta testimonianza di quello che è accaduto in quelle stanze.

I letti a castello, i bagni, le celle anguste dove rinchiudevano i deportati, gli oggetti personali che alcuni erano riusciti a salvare, non sono altro che i frammenti di ciò che siamo abituati a vedere nei film sull’ Olocausto. Constatare con i propri occhi che è tutto esattamente come immaginato è angosciante, così come i racconti delle guide che spiegano nel dettaglio cosa accadeva in quell’inferno. Sono stata anche a Birkenau e anche lì ho avuto la stessa sensazione di sgomento. Stampato nella memoria mi resterà il famoso binario che portava gli ebrei direttamente all’ingresso del lager. Una rotaia fatale, senza ritorno. Quando si entra nella zona delle docce letali ti manca il respiro, fino ai forni nei quali ti sembra quasi di sentire l’odore dei corpi bruciati. Quando mi capita di vedere l’immagine della ragazzina polacca uccisa con il fenolo nel cuore, uno dei simboli più significativi di quel genocidio, sento un brivido lungo la schiena, se penso che quella fotografia l’ho vista a pochi centimetri.

Sembrerà anche un po’ macabro, ma visitare un campo di sterminio è un’ esperienza toccante e comunque unica, che si deve provare una volta nella vita. E’ istruttiva, perché solo così ti rendi conto che la storia è verità e questo capitolo straziante, racchiuso in metri di filo spinato, merita il massimo rispetto.

TELEFONARE

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Non mi piace parlare al telefono. Mi annoia. Ci sono persone che invece ci passano ore e quando vogliono condividere anche la più piccola cosa, chiamano chiunque gli capiti a tiro. Ne conosco tante. Io ricorro ad una telefonata solo se è proprio necessario, oppure se ho bisogno di sentire un’ amica alla quale dover raccontare i dettagli di un flirt, un pettegolezzo, o anche sfogarmi per un problema serio. Ci sono volte in cui parlare al telefono mi sembra solo una formalità o una perdita di tempo. Quando ricevo una telefonata a casa, spesso sono indaffarata, mi sto vestendo, truccando, sono in bagno, o sto per scolare la pasta. Dall’altra parte però non sembrano preoccuparsi se sono occupata o no e attaccano dei pipponi assurdi. Per non parlare poi se capita mentre sto per sedermi a tavola, ci puoi giurare che in quel momento “driiiiinnn” squilla il telefono e sono costretta per educazione ad interrompere la mia cena, per poi continuare quando ormai è diventato tutto un ammasso freddo e papposo. Stessa cosa capita quando sono in macchina e non posso usare il cellulare. Se sono da sola, posso mettere il vivavoce, ma non è sempre possibile e così trovo la scusa che sto guidando per troncare qualsiasi tipo di discorso. Con i messaggi vocali ho risolto. Preferisco addirittura mandarne cento piuttosto che fare una sola telefonata. E’ anche vero che con questo tipo di sistema spesso si creano malintesi o si fanno guai dei quali poi ci si pente, però almeno sono sintetici, sbrigativi e ti permettono nel frattempo di continuare quello che stavi facendo, senza interruzione. Una santa invenzione. Negli ultimi tempi anche le conversazioni telefoniche con un uomo che sto appena conoscendo sono diventate scarne, perché dopo due chiacchiere parlando del più e del meno, o le solite frasi che si dicono in queste circostanze, poi si passa subito alle domande hot. Il minimo sindacale che ti viene chiesto sono un paio di foto esplicite o una videochiamata sexy. Che palle. Rimpiango invece le telefonate di tanti anni fa, intorno agli anni ’70, quando era fuori discussione parlare di cose sconce al telefono. Esistevano per questo dei numeri dedicati, oppure lo si faceva solo se c’era già una certa intimità. Capita lo stesso anche con i messaggi o i vocali ovvio, ma in quel caso è più facile trovare una scappatoia. Sia ben chiaro, non lo dico perché mi scandalizzo, anzi spesso assecondo queste richieste, ma vorrei che ci si arrivasse con i tempi giusti e non dopo un nano secondo.

Te l’avevo detto

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C’è una categoria di persone che proprio non reggo : i presunti veggenti che pontificano su tutto e tutti. I cosiddetti fautori del “Te l’avevo detto”, che criticano a prescindere, senza ascoltare affatto i motivi che ci spingono a prendere certe strade invece di altre. Questi oracoli da strapazzo non giustificano il perché di quelle scelte, né assolvono i nostri errori. Sarebbe una concessione troppo generosa. La loro unica soddisfazione è bearsi del fatto che avevano ragione loro. Aspettano con goduria che tu faccia un passo falso, per dirti “Cosa ti avevo detto?”. Si sentono talmente sopra le parti da illudersi di prevedere in anticipo ciò che sta per accadere. Una cosa impossibile persino per un simposio internazionale di maghi col master in chiromanzia. Neanche un Dio, nella sua nota umiltà si arrogherebbe il diritto di diagnosticare il futuro degli uomini. Invece c’è sempre quel rompiballe che dopo che gli hai raccontato un guaio che ti è accaduto, ti rimarca che ti aveva avvisato, con fare quasi compiaciuto. Il mondo è pieno di gente così. Quelli che dicono “Te l’avevo detto” dovrebbero vivere riuniti in una comune, così potrebbero scassarsi le palle a vicenda. Giusto a una madre è consentito dire a un figlio : “Te l’ho detto tante volte ”, oppure si può pensare, ma non dirlo, se ami qualcuno e non vuoi passare per un cartomante vanaglorioso. A me è capitato spesso di incontrare questi saccenti magari spara sentenze, che in più di un’occasione hanno pronosticato la fine di un mio amore impossibile, o hanno fatto profezie sul il mio stile di vita singolare, portandomi tra l’altro anche iella. Per fortuna mi sono sempre assunta la responsabilità delle mie azioni, rischiando ogni volta, ma questo certo ha fatto andare in un brodo di giuggiole gli stregoni indovini che mi aspettavano al varco per gufarmi. Me ne sono sempre infischiata però del giudizio altrui e infatti di rado chiedo consigli. Non perché sono presuntuosa, ma solo perché evito condizionamenti o rimpianti. Io odio i rimpianti. Sono i nemici della libertà.

Preferisco di gran lunga ascoltare i suggerimenti della mia coscienza, della quale mi fido di più. La interpello ogni volta che devo prendere una decisione per distogliere i miei dubbi. Ragioniamo per trovare la soluzione migliore, anche se non sempre ci azzecco. E così dopo, sento quella vocina dentro di me che mi sussurra : <Cara Piera, non ti preoccupare se qualcosa è andato storto. In fondo io te “Ce l’eravamo detto”…un’ eccezione che concedo solo a me.

Volere è potere

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Per fortuna nella vita riesco a cavarmela in ogni situazione, anche in quelle più rocambolesche. La necessità fa scattare tutte le risorse a disposizione per uscire dalle debacles. L’intraprendenza, la risolutezza e la determinazione sono un’ ottima scappatoia per scavalcare i guai. La conferma di possedere questi requisiti fondamentali l’ho avuta in una particolare esperienza che mi è capitata in India qualche anno fa.

Avevo organizzato un tour di 15 giorni con un gruppo. Un viaggio che sognavo da una vita e così, approfittando di un’ entrata extra cadutami dal cielo, ho preso la palla al balzo. Sono felice di aver realizzato il mio desiderio, visto che oggi in india, ci si può andare solo con la fantasia. Il tour comprendeva il giro del Rajasthan e il nord. Un viaggio indimenticabile, che porto sempre nel mio cuore, anche perché ho conosciuto amici meravigliosi. Una volta che ero da quelle parti, però, non volevo perdermi per nessun motivo il safari alla scoperta delle tigri. Questi felini, infatti, vivono solo lì, oltre che negli zoo. La mia chicca non era prevista nell’itinerario, quindi ho dovuto aggiungere 48 ore alla vacanza. Non era possibile aggregarmi ad altre persone, perciò, pur di non perdermi questa esperienza, sono andata da sola. La mattina, dopo la fine del tour, mi è venuto a prendere l’autista che mi avrebbe portato nel Lodge che avevo prenotato nel cuore della giungla. Il tizio non parlava una parola di italiano e a stento capiva l’inglese. Io di questa lingua ho solo reminiscenze scolastiche e a stento riesco a dire “My name is – What time is it -Where do we go”…. e altre cose elementari. Però non ero molto preoccupata per questo, tanto bene o male, riesco sempre a farmi capire dovunque mi trovo. E poi, in fondo, si trattava solo di un transfert.

A metà tragitto l’autista si è fermato in un punto di ristoro abbandonato nel nulla. Doveva pranzare, ma lo ha fatto senza spiegarmi il motivo della sosta. D’un tratto era sparito, entrando chissà in quale fetido tugurio di quel bazar. Panico. Ho pensato : “Non è che questo per caso se ne parte con tutte le mie valige?”. L’Agenzia in fondo me lo aveva mandato puntuale, quindi non poteva essere un abusivo, ma non avevo nessun riferimento, se non l’indirizzo della mia Guest House. Cosa mai avrei potuto fare in quel buco cecato, sola e dispersa tra collane di fiori e idoli indù? Le uniche presenze viventi erano le mucche che abbondavano in ogni angolo, ma loro purtroppo non parlavano l’inglese e tantomeno guidavano. Il cuore mi batteva a mille, fino a che, per fortuna, all’ improvviso è riapparso il mio autista e finalmente ho ripreso il mio viaggio.

Chi è stato in questi posti sa che lungo le strade indiane è una landa desolata. Sembra di trovarsi in un deserto polveroso circondati da decine e decine di donne in sahari, vecchi con turbanti che trasportano carretti scalcagnati e bambini sporchi, che camminano sul ciglio di strade non asfaltate, tra odori di ogni tipo. Pittoresco, se si guarda il tutto con occhio vacanziero, angosciante invece, se ti senti una pulce spaesata lontana dalla tua amata patria.

Mentre ero assorta in questi pensieri ansiogeni, ad un certo punto mi ha telefonato l’agenzia locale per mi avvisarmi che il mio volo di ritorno era stato posticipato. Tutto questo ovviamente in inglese. Non avendo compreso una mazza, ho passato il cellulare al tipo alla guida, che comunque ne capiva meno di me. Non potevo neanche chiamare altri numeri del customer service, perché non solo non avevo il wifi, ma il telefono non era neanche abilitato ad un certo tipo di chiamate. Dopo vari tentativi per trovare una connessione tra me, quell’ebete dell’autista e l’omino in vivavoce, come “Tre cecate a fa’ a pretate”, sono riuscita a captare che il giorno dopo avrei trovato all’aeroporto di Jaipur un assistente con il nuovo biglietto. Così è stato per fortuna ma, presa la carta d’imbarco, la guida mi ha lasciato da sola al check-in, visto che per le disposizioni locali, non poteva entrare all’interno. Così, smarrita ma carica di ingegno, mi sono avvicinata al desk per pesare i bagagli. Erano in eccedenza e quindi, ad intuito, ho capito che dovevo fare una differenza. Convertire i dollari in rupie, con i mezzi che avevo è stato tragico, a quel punto ho aperto il traduttore sul cellulare e a gesti, meglio di un mimo impazzito, fregandomene dei passeggeri in coda, sono riuscita nell’impresa. Con mia grande soddisfazione però, alla fine di questo calvario, mi sono ritrovata tutto il boarding staff a disposizione.

Meno male che nel frattempo la mia vacanza tra le tigri era andata a meraviglia e ho passato una notte stupenda in quel posto fantastico nascosto nella giungla. Il proprietario del Lodge mi ha invitato a cena e, visto che parlava un po’ di italiano, abbiamo fatto due chiacchiere molto piacevoli. Davvero un gran bel personaggio molto affascinante. La mattina all’alba sono salita sulla jeep con un gruppo di turisti tedeschi e inglesi e, anche se potevo interagire solo a gesti o con il mio inglese maccheronico, sono andata comunque alla ricerca delle mie tigri di Mompracem, ricordando le avventure di Sandokan. Dopo vari appostamenti tra i cespugli nella savana, sono riuscita finalmente a vederle. Forse una famigliola, che si trastullava beata nello stagno, muovendo la coda con aria pigra. Che bella sensazione, un’esperienza che volevo provare a tutti i costi e che mi ha ripagato delle peripezie che ho dovuto patire. Però, questa è stata la prova del nove definitiva. Da quel momento infatti, ho capito che oggi posso andare dovunque, anche da sola, senza figlia, sorella, o amiche interpreti che mi fanno da traduttrici.

Del resto, nella vita, se vuoi, puoi.

50 Sfumature di rosa

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Passo per una sempre col sorriso sulle labbra, positiva, allegra e frizzante. Certo mi fa piacere se riesco a trasmettere queste sensazioni, è una cosa carina, perché in fondo corrispondono al mio temperamento, ma io so che non è proprio esattamente tutto come sembra. Purtroppo ho anche io i miei momenti bui, oppure appannati. Tutti li abbiamo, ovvio, ma i miei forse passano inosservati perché prevale l’immagine di una donna alla quale non capita mai niente di spiacevole. E’ come se mi fossi fatta un’identità con sfumature rosa che non potranno diventare mai grigie. Il fatto che spesso mi ritaglio degli spazi per un viaggio, un weekend o una gita, dà a molti ancora più l’impressione che la mia sia una vita spensierata di chi non ha altro da fare. Penseranno che mi cullo nel mio mondo sospeso tra le nuvole. Non è così purtroppo. Magari lo fosse. La mia realtà è molto più ostica di ciò che appare. Mi ritrovo giorno dopo giorno ad affrontare mille difficoltà e devo risolvere da sola problemi che non hanno mai una fine, perché appena ne supero uno, ne arriva un altro. Senza sosta. Da anni, anni e anni. E’ chiaro che grazie alla mia filosofia di vita positiva e al mio ottimismo, riesco ad affrontare meglio quello che mi capita, cercando ogni volta di guardare oltre senza abbattermi mai. Caccio le palle e cerco soluzioni. Questo è sicuramente ok. Ma la mia vita non è sempre rosa e fiori, né una passeggiata. Negli ultimi tempi poi sto vivendo un periodo nero che non mi dà nessuna gioia e fatico a intravedere una luce all’orizzonte. Troppe cose me lo impediscono e sulla mia strada trovo centinaia di ostacoli. Quando penso al mio futuro vedo solo nebbia. Viaggiare è la cosa che più mi piace e aiuta a rendermi felice, ma persino questo svago ora non è tanto possibile come prima, quindi sono depressa. Non amo restare passiva, aspettando quello che non si sa se arriva o no. Le cose in genere me le cerco, non mi è mai piaciuto attendere che cadano da cielo. Io la vita l’aggredisco, non la subisco, quindi oggi mi sento impotente perché le difficoltà me lo impediscono. Comunque continuerò lo stesso a sorridere e a pensare in rosa come ho sempre fatto, non cambierò atteggiamento nei riguardi della vita, anche se costa fatica buttarsi tutto alle spalle, come se niente mi possa scalfire. Sguazzerò così ancora tra le mie 50 sfumature di rosa, cullandomi tra il color cipria, il pallido confetto, l’antico, fino poi ad arrivare al fucsia e allo sgargiante shocking.

Passione in cucina

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Non tutti sanno cucinare. Bisogna avere talento per creare piatti che presentino originalità, equilibrio dei sapori e gusto nella presentazione. Un conto è rimediare un pasto caldo per sé o per la famiglia, altra cosa è preparare qualcosa con passione e ottenere risultati stupefacenti. Gli uomini sono particolarmente portati in cucina, senza nulla togliere a tante donne comunque all’altezza. La differenza è forse nel phisique du role. Una questione di immagine. Un maschio con la divisa da chef ha molta più credibilità di una donna con la parannanza. Non si possono però dimenticare e non prendere in considerazione tutte le nonne o quelle belle massaie di una volta che cucinano da Dio e che ormai purtroppo sono in via di estinzione. A loro si dovrebbe dare l’oscar dell’arte culinaria. Per cucinare bene non si deve per forza essere stellati. Troppo scontato. Meglio ancora quelli che mettono il cuore quando sono ai fornelli. Gente normale, che si cimenta con amore nella realizzazione delle loro pietanze. Mi piace immaginare un manager che si toglie giacca e cravatta per infilarsi il grembiule. O i bancari in grisaglia che appena hanno tempo libero corrono al mercato per scegliere gli ingredienti giusti per i loro piatti, vanno in pescheria per trattare con i pescatori, o dal macellaio per comprare i tagli migliori di carne. Una donna invece, al contrario, è meglio se resta in tacchi a spillo mentre cuoce una bistecca, gira un ragù o condisce un’insalata. Molto più intrigante di un look casalingo, con pantofole e vestaglia. Aldilà di tutto, sesso e abiti, mi piace chi improvvisa, inventa e sperimenta, che ama abbinare i vini giusti e cucina per dare piacere. E’ bello se si ha la gioia di a preparare qualcosa di speciale per gli amici, perché mangiare tutti insieme è molto conviviale. Ma, alla fine, un uomo che cucina resta comunque la cosa più sexy che esiste. Se poi decide di cucinare per me, lo sposo.

Buon Natale 2021

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Le mie fotografie colgono spesso dettagli che solo io riesco a vedere. Questo scatto fatto per caso in una toilette in giro per il mondo, mi fa pensare oggi ad un albero solitario, malinconico, quasi dimesso, lasciato lì per caso. Non è addobbato, è senza luci, fili argentati e palle colorate. Con un po’ di fantasia però mi appare comunque bello, verde brillante e con rami voluminosi. In cima intravedo anche un puntale che lo sorregge, visto che in effetti è sospeso. Ho l’impressione che quest’anno molti si sentiranno come questo alberello spoglio, senza fronzoli. Continua ad essere un periodo difficile per tutti, senza obiettivi, con tante incertezze, e soprattutto nessuno sa qual’ é la cosa giusta da fare per uscirne fuori. Però io una certezza ce l’ho : preferisco comunque immaginare che quest’albero sia luminoso, pieno di festoni colorati, con una stella sulla punta e soprattutto una base solida su cui appoggiarlo.

Bluff natalizio

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I mercatini di Natale sono sopravvalutati. Ormai si sono impiantati nei paesi e nelle città di tutto il mondo, diventando l’attrazione principale del periodo natalizio. In realtà è tutto fumo e se ci rifletti un attimo, ti accorgi che è solo uno specchietto per le allodole. Attirano gente, semplicemente perché allestiti in modo caratteristico, nel pieno della tradizione. E’ indubbio che tutte quelle casette di legno addobbate con decorazioni rosse e scozzesi, palle, stelle e fiocchetti, insieme alle luci colorate, creino un’atmosfera accattivante, ma in fondo si tratta di una scenografia furbetta, che dà l’illusione di scovare articoli che non ti offrono altrove, mentre in realtà trovi le stesse cose in tutti i negozi. Molti hanno l’impressione di scegliere regali più a buon mercato e con una scelta maggiore, ma è solo un bluff, perché i prezzi sono gli stessi e la tipologia dei prodotti anche. L’unica cosa che fa la differenza è che in uno spazio ristretto si possono trovare leccornie , i dolci tipici di questo periodo ed altre specialità culinarie, proprio come in una fiera o in un Luna Park. I fans più scatenati dei mercatini sono i genitori e i nonni, che finalmente hanno uno spazio dove portare figli e nipotini senza rotture di palle. Qui almeno i bambini si divertono per qualche ora, a differenza di quando girano nei negozi, in cui si annoiano da morire. In questo angolo infatti hanno la sensazione di trovarsi un po’ nel mondo di Babbo Natale, circondati spesso da giochi, piste di pattinaggio e giostrine varie. Un tempo queste bancarelle erano raggruppate sotto tendoni o relegate in zone periferiche. Oggi invece quasi sempre si snocciolano lungo le strade principali, creando anche non pochi disagi al traffico e alle zone pedonali. Ormai la maggior parte delle gite e dei weekend che organizzano nelle varie città da dicembre a gennaio, ruotano tutte attorno a questi mercatini, come se non esistesse altro. Va bene, può anche essere carino, ma quando qualcosa diventa un cliché, perdi la curiosità e quello che prima sembrava affascinante e originale, alla fine appare una minestra riscaldata. Massimo rispetto, ovviamente, per chi ci lavora.

Vivere en pendant

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Vestirsi en pendant é uno stato mentale. Esiste una precisa spaccatura in questo senso. Da una parte ci sono quelli che odiano tutto ciò che è abbinato, dall’altra invece quelli che come me non potrebbero mai indossare qualcosa di non coordinato. Non posso pensare di avere scarpe con un colore diverso dalla borsa o un cappello che cozzi col resto del look. O ancora mettere orecchini che non siano intonati con collana e bracciale. Anche le calze devono avere un senso quando decido di accoppiarle, comprese parigine e calzini. Per assurdo, se una qualsiasi sacca o tracolla, ha borchie o rifiniture dorate, non potrei mai accostarla ad accessori argentati, o viceversa. Idem per gli occhiali da sole col contorno di un metallo diverso dal mio abbigliamento. Non c’è un motivo particolare o un spiegazione logica in questo. E’ semplicemente una questione di armonia, perché il risultato finale non è altro per me che il frutto di un piacevole equilibrio dei dettagli. Se qualcosa stona è out, l’esatto contrario di chi ama invece i contrasti netti e stravaganti. Anche a me piace talvolta osare con qualche tocco estroso, ma anche in quel caso ci deve essere comunque una certa coerenza di stili e colori. Mi capita a volte persino di vedere donne che non si preoccupano di avere il reggiseno diverso dagli slip e mischiano il pizzo con una lycra tinta unita o i fiorellini con le righe, neanche nei momenti più intimi. Molte lo fanno perché sono distratte, o semplicemente lo reputano superfluo. Ho amiche che quando escono di corsa, per vestirsi prendono le prime cose che le capitano a tiro, senza curarsi neanche per un attimo di ciò che indossano. Io sarò anche fissata, ma questo non potrebbe mai capitarmi, neanche quando esco per fare la spesa, o andare in edicola. Mi viene automatico sentirmi a posto e anche se tralascio qualche particolare, comunque voglio sentirmi a mio agio nella mia semplicità. Capita da sempre, è qualcosa di spontaneo, che sorge naturale.

Per completare il quadro di queste associazioni maniacali, manca solo una cosa : trovare una persona che sia perfettamente en pendant con me. In questo caso però me ne infischierei di abbinare colori, metalli, stoffe o materiali. Potrebbe funzionare persino una bizzarra diversità, purché ci sia comunque una connessione sincrona tra cuore, carne e mente. Questo quadro però, al momento ha solo la cornice.

Originariamente

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In questa villa ho passato gran parte della mia infanzia, pur abitando a Pescara. In questo posto incantevole, simile a un villaggio turistico, ho giocato con mia sorella e i cugini, ho conosciuto i valori di una famiglia sana, assimilando i principi del buon vivere. Ho vissuto i primi amori, ho ascoltato musica e fatto feste, riverita e coccolata, come in un’eterna vacanza a 5 stelle. I miei nonni erano persone fantastiche, perbene, ma non snob, i classici veri signori, ed è grazie a loro e all’educazione ricevuta di riflesso da mia mamma, se oggi sono quella che sono, una donna senza fronzoli, che sa apprezzare la bellezza e il benessere, ma anche le piccole cose. Queste radici hanno determinato la base di tutta la mia formazione. Ecco perché non mi sono mai sentita cittadina abruzzese, non potrò mai esserlo. La mia anima resterà sempre napoletana. Siamo tutti frutto della nostra adolescenza. E’ nel primo percorso di vita, che ognuno getta le fondamenta sulle quali poi costruire il proprio cammino e nessuno potrà mai cambiare questo concetto.

Trenilandya

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Quando si entra in una stazione siamo tartassati dall’altoparlante che con la sua cadenza metallica ripete le stesse raccomandazioni ogni due minuti. Sono avvertimenti ovvii, scontati anche per un bambino di tre anni. Probabilmente penseranno che siamo degli imbecilli ritardati, pronti a fare gesti senza senso. Tanto vale ironizzare sulla buffa realtà di Trenitalia :

-Si avvisano i signori viaggiatori che il treno Espresso in arrivo al binario 8 è senza zucchero.

-Comunicazione di servizio : quando salite a bordo, ricordatevi di togliere il bambino prima di piegare il carrozzino.

-Il treno regionale 3576 è in partenza da Trieste in giù. Ferma in tutte le stazioni “ma se si ferma lo sai che si fa? Trovi un altro più bello, che problemi non ha”.

-E’ severamente vietato attraversare i binari, tranne se vi cade il cellulare. Meglio vivere senza testa che senza Whatsapp.

-Il Treno INTERCity proveniente da Milano San Siro, si è scontrato con il FrecciaBIANCONERA proveniente da Torino. Risultato 0-0

-Informiamo i signori passeggeri che per motivi di “alta tensione” il treno ITALO ad alta velocità e la Transiberiana d’Abruzzo, hanno deragliato insieme tra i Parchi della Maiella.

-Attenzione, il treno Pendolare in partenza da Pisa, è stato cancellato. In sostituzione partirà il Pendolino.

-Si raccomanda di non gettare bottiglie e lattine dal finestrino, tranne quando il treno transita nelle stazioni.

-Allontanarsi dalla linea GIALLA, salvo quando passa il FrecciaROSSA e siete in possesso della certificazione VERDE.

-Il Treno superlusso Orient Express in partenza da Venezia effettua tratte di sola andata a causa degli omicidi nella notte. Ci scusiamo per il disagio.

-Avvisiamo i passeggeri di non vidimare il biglietto prima di partire. Pagare una multa renderà il vostro viaggio più confortevole.

-Per agevolare l’uscita dei passeggeri, si raccomanda di salire sul treno mentre stanno scendendo. Grazie per la collaborazione.

-Nelle vetture dove è previsto portare biciclette, evitate di pedalare lungo i corridoi.

-Avviso importante : ricordiamo ai signori viaggiatori che il treno Rapido 8754 va preso al volo, perché non può perdere tempo.

-Vi ricordiamo che le stazioni sono sorvegliate da telecamere, quindi quando commettete una infrazione, siete pregati di sorridere.

-Comunichiamo ai signori viaggiatori che i treni di Trenitalia, se non finisce questa pandemia, prima o poi finiranno tutti su un binario morto.


					

Quelli che… (Jannacci by Piera)

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Quelli che si soffermano sui miei post

Quelli che invece passano oltre

Quelli che si ammazzano di lavoro

Quelli che s’ammazzano perché non ce l’hanno….oh yeah

Quelli che vivono sui social

Quelli che non sanno cos’è un tag

Quelli che sono spesso innamorati

Quelli che non lo sono mai stati….oh yeah

Quelli che hanno avuto il covid

Quelli che non l’ hanno preso

Quelli che vivono per mangiare

Quelli che mangiano per vivere….oh yeah

Quelli che sono disposti a fare un’orgia

Quelli che sono ancora vergini

Quelli che hanno un mucchio di soldi

Quelli che hanno un cumulo di debiti….oh yeah

Quelli che adorano viaggiare

Quelli che non hanno manco il passaporto

Quelli che guardano Sanremo

Quelli che piuttosto mi suicido….oh yeah

Quelli che amano farsi una famiglia

Quelli che amano essere single

Quelli che si scoprono per abbronzarsi

Quelli che si coprono per evitare il sole….oh yeah

Quelli che s’incazzano con tutti

Quelli che nulla li fa incazzare

Quelli che non chiudono occhio

Quelli che crollano appena li chiudono….oh yeah

Quelli che comprano brand e vestiti firmati

Quelli che comprano pezze solo ai mercati

Quelli che odiano andare in palestra

Quelli che si odiano se non vanno….oh yeah

Citazioni By Piera

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HA PIÙ VITALITÀ UN NOVANTENNE CON ENTUSIASMO, DI UN VENTENNE SENZA SLANCIO.

OGNI GIORNO MI FACCIO LEZIONI SULLA VITA, MI INSEGNO I COME, I PERCHE’, MI SPIEGO I SE E I MA, PECCATO PERO’ CHE NON SONO UNA BRAVA ALLIEVA.

MEGLIO ALZARSI PRESTO PER UN CHECK IN , CHE PER UN CHECK UP.

VA BENE ANCHE SBAGLIARE SE QUESTO CI RENDE FELICI. GLI ERRORI CI RENDONO IMPERFETTI, QUINDI NON PREVEDIBILI. DEL RESTO, SE SEI PERFETTO, NON PIACI A NESSUNO.

PIU’ UNO E’ COMPLESSO, PIU’ AMA LE COSE SEMPLICI.

NOI DONNE A VOLTE SIAMO INCOERENTI : SE UN UOMO È GELOSO CI DÀ FASTIDIO, MA SE NON LO È CI INCAZZIAMO.

E’ BELLO ESAGERARE, SOPRATTUTTO QUANDO SOGNI.

QUALCOSA NON MI TORNA : COME MAI A ME SI È CHIUSO UN PORTONE E SI È APERTA UNA PORTA?

LA VITA E’ UNA TELA IN BIANCO CHE VA RIEMPITA DI COLORE.

IO E LA MIA FEMMINILITÀ ANDIAMO MOLTO D’ACCORDO.
QUANDO CAPITA DI “RITROVARCI”, CI FACCIAMO UN SACCO DI RISATE.
INSIEME, SIAMO UN URAGANO.

FELICITA’ E SOFFERENZA SONO INDIVISIBILI. DUE GEMELLE SIAMESI CON UNICO CUORE.

LA MALINCONIA MI RICORDA LA COLTRE DEL CRISTO VELATO : SEMBRA LEGGERA, CAREZZEVOLE E IMPALPABILE, MA IN REALTÀ È DI MARMO.

NOVITÀ E ABITUDINE, DUE OPPOSTI DI CUI SENTIAMO COMUNQUE LA NECESSITÀ.

SE NON SEI MOTIVATO PER ISPIRAZIONE, LO SARAI SICURAMENTE PER DISPERAZIONE.

HO IL CUORE DISOCCUPATO, IL MORALE IN CASSA INTEGRAZIONE E LA PASSIONE IN SCIOPERO. MI AUGURO CHE LE COSE POSSANO CAMBIARE PRIMA CHE IL MIO ENTUSIASMO VADA IN PENSIONE.

I CONSIGLI SONO LA PIETRA TOMBALE DELLA LIBERTÀ.

QUANTO MI IRRITA QUANDO CHIEDO A QUALCUNO : <QUANTI ANNI HAI> E LUI MI RISPONDE <TU QUANTI ME NE DAI?>

IN AMORE SONO TALMENTE ZERBINA, CHE RINCORRO CHI AMO ANCHE DA FERMA.

IL MIO SEGRETO : VIVERE SULLA TERRA COME FOSSI IN PARADISO, CON IL DIAVOLO IN CORPO.

QUANDO LA MENTE È IN CONFUSIONE, METTI A DORMIRE I TUOI PENSIERI. SE SONO STANCHI NON POSSONO AIUTARTI.

VALENTINE’S DAY :
MATTINA CON L’AMANTE
POMERIGGIO CON L’EX
SERA CON IL CONIUGE
NOTTE CON IL MAL DI TESTA.

LA PASSIONE È COME UN CERINO : SI ACCENDE E SI SPEGNE IN UN ATTIMO.

NON C’E’ NIENTE DA FARE, GLI AMORI CLANDESTINI APPASSIONANO MOLTO PIU’ DI QUELLI REGOLARI. E’ COME CON I LADRI. NON SI FA QUASI MAI IL TIFO PER I POLIZIOTTI.

UN UOMO SE HA IL CUORE DI GHIACCIO, PERCHE’ NON LO USA PER FARSI UN GIN TONIC?

IL DESIDERIO È IL LIEVITO DEI SENSI.

DIFFIDATE DA QUELLI CHE TOLGONO L’ULTIMO ACCESSO SU WHATSAPP. NON E’ VERO CHE VOGLIONO MANTENERE LA PRIVACY. HANNO SICURAMENTE QUALCOSA DA NASCONDERE.

MEGLIO 1 CICCHETTO DI VODKA CHE 100 SORSI DI SCIROPPO.

SI DOVREBBE FAR CAPIRE AD UN UOMO CHE IL PUNTO G NON STA NELLA VAGINA, MA NEL CERVELLO.

LA VITA DI COPPIA E’ UN QUIZ SENZA RISPOSTA.

CHISSA’ PERCHE’ NEI THRILLER, QUANDO QUALCUNO SALE IN MACCHINA PER SCAPPARE,L’AUTO NON PARTE QUASI MAI.

È MEGLIO AVERE SPAZIO MENTALE O UNA MENTE SPAZIALE?

NIENTE É PIÙ ELETTRIZZANTE E STIMOLANTE DELL’ANSIA POSITIVA, QUELLA CHE DÀ UN SENSO ALL’INSONNIA, TENENDOTI “SOSPESO”. QUANDO MI ASSALE NON LA COMBATTO, ANZI, LE DO PIENA LIBERTÀ, PERCHÉ AMO ESSERE IN SUO POSSESSO.

HO IL CUORE SEDUTO SU DI UN CUSCINO DI SPILLI.

SCAMBIO PECCATI DI SECONDA MANO, ANCORA IN BUONO STATO, CON ALTRI NUOVI DI ZECCA.

LE PERSONE FORTI RIESCONO A FARE COSE ASSOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILI

IN ALCUNI MOMENTI PENSO CHE VORREI ANDARE IN LETARGO. GIUSTO IL TEMPO PER NON PENSARE A CIO’ CHE MI OPPRIME E POI SVEGLIARMI E RIAFFRONTARE TUTTO CON LA MENTE RIPOSATA. IL SONNO STANDARD NON MI E’ SUFFICIENTE.

HO LA MENTE DOUBLE FACE : DA UN LATO ASSENNATA, DALL’ALTRO AMORALE.

SOLO ALCUNI AMANO CONDIVIDERE LE PROPRIE EMOZIONI. NON È IL MIO CASO. IO SONO LA REGINA DELLA CONDIVISIONE.

CHI NON SA FARE L’AMORE PECCA IN MOLTE ALTRE COSE.

SE NON SAI FARE UN ACARBONARA COME SI DEVE, NON PROVARE A CHIEDERMI L’AMICIZIA.

VORREI FLUTTUARE COME POLVERE DI STELLE.

HO IMPARATO COME TRUCCARE I LIVIDI DEL MIO CUORE. LI HO COPERTI CON UNO STRATO DI ROSEO BUONUMORE.

COME È STRANA LA VITA : SE TI ABBUFFI DI CIBO POI TI PENTI. NEL SESSO INVECE TI PENTI SE NON TI ABBUFFI.

ILLUMINA L’IMPOSSIBILE E TI SENTIRAI APPAGATO.

UN BACIO INTENSO, QUELLO DA BRIVIDI, HA SAPORE DI EROS, MOLTO PIU’ DI UN ATTO SESSUALE.

SE CRISTO FOSSE CONTEMPORANEO, DOVREBBE AGGIORNARE I SUOI MIRACOLI : SOSTITUIRE LA MOLTIPLICAZIONE DEI PESCI CON LA SOTTRAZIONE DEI GUAI, FAR RISORGERE L’ECONOMIA AL POSTO DI LAZZARO E TRASFORMARE L’ACQUA IN GIN TONIC INVECE CHE IN VINO. E’ PIÙ COOL.

NON PERDO MAI LA MIA DOLCEZZA, NEANCHE QUANDO HO L’AMARO IN BOCCA.

PER RESTARE FANCIULLI DOPO I 60 NON CI VUOLE MOLTO. BASTA RIPETERE LE FOLLIE DI GIOVENTU’.

SE DICI A UNA DONNA CHE E’ VECCHIA, ASPETTATI IL PEGGIO.

MI PIACE ESSERE PROTAGONISTA DELLA MIA VITA, MA A VOLTE VORREI ESSERE CO-STARRING.

MEGLIO UN CANNIBALE ASTEMIO O UN VEGETARIANO UBRIACO?

ADAMO E’ L’UNICO UOMO CHE POTEVA VANTARSI DI ESSERE IL PIU’ FIGO DELLA TERRA.

L’ALCOL OFFRE MOLTI VANTAGGI. IN GEL IGIENIZZA, LIQUIDO PULISCE E DISINFETTA. IN BOTTIGLIA O IN LATTINA E’ “SPIRITO” CHE AIUTA LO SPIRITO.

RESTARE NEI LIMITI ANNOIA. DA’ PIU’ SODDISFAZIONE VIOLARLI.

CHI È NEGATIVO SI LAMENTA DELLA PIOGGIA. L’OTTIMISTA VA OLTRE, PERCHÉ IMMAGINA GIÀ L’ARCOBALENO.

NON HO ANCORA CAPITO SE E’ PEGGIO FAR DEL MALE O RICEVERLO.

NON C’E’ PEGGIOR COSA DI INVECCHIARE SENZA AVER SCOPERTO IL MONDO.
VADO PAZZA PER GLI UOMINI COL CAPPOTTO, SPECIALMENTE BLU. E’ UN CAPO COSI’ ELEGANTE, DA RENDERE CHIC PERSINO UN CAMMELLIERE DI TOZEUR.

LA GARCONNIERE È UN MAGAZZINO CHIC DEL PECCATO.

PER UNA DONNA E’ PIU’ FACILE SUPERARE UN DOLORE, CHE INDOVINARE IL COLORE DEL SUO FONDOTINTA.

PER SEDURRE NON CI VOGLIONO CHISSA’ QUALI TATTICHE. A VOLTE BASTA UNO SGUARDO.

DEVO CHIEDERE AL NAVIGATORE SE OLTRE I PERCORSI, MI AIUTA A TROVARE UN FIDANZATO.

IL COLPO DI FULMINE NON MI CAPITA SOLO PER AMORE, MA ANCHE CON CHI MI STA SULLE PALLE.

POTENDO SCEGLIERE, PIU’ CHE “BUONANOTTE”, VORREI SENTIRMI DIRE “A DOMANI”.

La fine di un amore :
AMORE
AMOR..
AMO….
AM……
A………
………..

SUI SOCIAL MI SEGUONO IN TANTI, MA NESSUNO RIESCE A PRENDERMI.

HO POCHE CERTEZZE, PERÒ DI UNA COSA SONO ASSOLUTAMENTE SICURA : IN QUESTO PRECISO MOMENTO STO PER APRIRE UNA BOTTIGLIA DI VINO.

CHISSA’ PERCHE’ LE DONNE LEGGERE HANNO UN TRUCCO PESANTE.

LA VITA È UN PARCO DISNEY : ENTRARE COSTA PARECCHIO, MA UNA VOLTA DENTRO, NON VORRESTI MAI USCIRE.

SE “ACQUISTI” FIDUCIA IN TE STESSO, “COMPRI” UN BIGLIETTO PER LA FELICITA’.

I NOSTRI PENSIERI SONO LE PAGINE DI UN LIBRO CHE LA NOSTRA ANIMA STA SCRIVENDO PER NOI.

IL “TRIANGOLO” E’ UNA FORMA GOMETRICA CHE HA I SUOI LATI POSITIVI.

NON AVERE SCRUPOLI A SPARLARE DI QUALCUNO, PERCHE’ LUI SICURAMENTE LO AVRA’ FATTO PRIMA SU DI TE.

AAA : CERCO STALLONE PER IL BICCHIERE DELLA “STAFFA”.

C’ È CHI SI MERAVIGLIA CHE IO SIA FUORI DAL COMUNE. IO INVECE MI MERAVIGLIO DI CHI NON LO SIA.

LA FANTASIA È IL MAKE UP DEI SOGNI.

VECCHIAZZOLE” TERMINE CHE USAVA MIA MADRE PER INDICARE DONNE OVER 60 CON ANCORA VELLEITÀ SEDUTTIVE.

SI DOVREBBE MORIRE DUE VOLTE. LA PRIMA COME PROVA GENERALE.

INDOSSO LA MIA VITA COME UN CAPPOTTO DOUBLE FACE : LA RIVOLTO COME E QUANDO MI PARE.

E’ MOLTO PIU’ COMPLICATO DIMENTICARE CHE RICORDARE.

QUANDO DIO SI E’ STANCATO DI DARE UN SENSO A OGNI COSA, HA CREATO IL DESTINO.

I COMPLIMENTI SONO COME IL PROFUMO : MEGLIO A PICCOLE DOSI

UNA VERA DONNA E’ QUELLA CHE RIESCE AD APPARIRE ACQUA E SAPONE ANCHE CON IL TRUCCO.

UNO SGUARDO EFFICACE HA LA STESSA POTENZA DI UN BACIO.

SE UNA “MINESTRA RISCALDATA” NON DOVESSE FUNZIONARE, PROVATE CON UNA FRITTATA DI MACCHERONI.

LA LEGGEREZZA SOLLEVA LO SPIRITO, LA PALLOSITÀ LO SOTTERRA.

PER FLIRTARE OCCORRE QUALCHE SETTIMANA/ PER INNAMORARSI MENO DI UN MESE/ PER UNA STORIA ALMENO UN ANNO / PER CONOSCERSI CI VUOLE UNA VITA / PER LASCIARSI INVECE BASTA ANCHE SOLO UN ATTIMO.

UNA DELLE COSE PIU’ COMPLICATE DELLA VITA = SCEGLIERE IL TIPO DI PIZZA.

IL TEMPO E’ UN CEROTTO : SERVE A COPRIRE UNA FERITA PER FARLA GUARIRE.

METTERSI IN GIOCO E’ SEMPRE APPREZZABILE, MA SE LO FAI DOPO I SESSANTA E’ ONOREVOLE.

DICONO CHE IL SESSO E’ UNA MEDICINA. PERCHE’ ALLORA NON SI VENDE IN FARMACIA?

LE PERSONE CHE SI PRESENTANO CON UN BASSO PROFILO, IN REALTA’ HANNO UN ALTO EGO.

FINIRÒ DI ESSERE AL VERDE APPENA RIUSCIRÒ A PENSARE IN ROSA. QUANDO NON VEDRÒ PIÙ TUTTO NERO, IL CIELO MI SEMBRERÀ PIÙ BLU E FINALMENTE POTRÒ VIVERE UN’APPAGANTE VITA A LUCI ROSSE.

UN MARITO SI RICORDA DI ESSERE SPOSATO, SOLO QUANDO VEDE PASSARE UNA BELLA DONNA.

CHI COLLEZIONA ILLUSIONI RISCHIA DI CADERE NEL VUOTO COME UN EQUILIBRISTA INSTABILE.

SALIRO’ DA QUALCUNO A VEDERE LA SUA COLLEZIONE DI FARFALLE, SOLO QUANDO SENTIRO’ DI NUOVO LE FARFALLE NELLO STOMACO.

ULTIMA ORA : CERCO CONTROFIGURA CHE DOMANI VADA A PAGARE LE BOLLETTE AL POSTO MIO.

OK, I SOLDI NON FARANNO LA FELICITA’, MA SE PROPRIO DEVO SOFFIRE, MEGLIO SOPRA UNO YACHT DI 80 METRI PIUTTOSTO CHE SU UN CANOTTO DI 80 CM.

LA NOSTALGIA TI SEDUCE CON I RICORDI E POI TI FREGA CON LA REALTA’.

NON SONO “SIN-GOL” SONO SINGOLARE.

SE RIESCI A TRASMETTERE IL RUMORE DEL MARE A CHI NON PUO’ SENTIRLO, A DESCRIVERE IL PROFUMO DEI FIORI CON LE PAROLE E A IMMAGINARE I COLORI DI UN TRAMONTO CON GLI OCCHI CHIUSI, VUOL DIRE CHE HAI IN PUGNO IL MONDO.

L’ADOLESCENZA FINISCE A 18 ANNI E POI RIPRENDE A 60.

A CREARE L’UNIVERSO NON E’ STATO DIO, MA UN INGEGNERE GALATTICO CON MANIE DI GRANDEZZA.

CHISSA’ SE UN GIORNO IL NOSTRO DESTINO POTREMO SCEGLIERLO SU AMAZON.

UNA DONNA IN VECCHIAIA HA I SUOI VANTAGGI : PERDE IL CICLO, MA ACQUISTA LE PALLE.

NEI FILM, QUANDO QUALCUNO USA UNA PILA AL BUIO IN UN MOMENTO CRITICO, PUNTUALMENTE SI SCARICA. CI PUOI GIURARE.

SE FOSSI LA MIA OMBRA, USCIREI DI CORSA CON ME.

CHE SFIGA, QUELLI CHE MI STANNO SULLE PALLE FANNO ORARIO CONTINUATO, CHI MI TIRA APRE E CHIUDE QUANDO GLI PARE E QUEI POCHI CHE MI INTERESSANO STANNO SEMPRE IN FERIE.

CI SI ABBRACCIA IN SILENZIO PER POI BACIARSI CON RUMORE.

QUANDO NON DEVI CHIARIRE UN CONTO IN SOSPESO, VUOL DIRE CHE L’HAI SALDATO.

SONO UNA DONNA CATALIZZANTE, MA SOLO PER GLI SQUATTRINATI.

E’ FACILE CONDIVIDERE IL DOLORE DI UN AMICO. MOLTO PIU’ RARO E’ CONDIVIDERE IL SUO SUCCESSO.

SEMINA bene COLTIVA le amicizie e RACCOGLIERAI ottimi frutti.

NON VADO ALLA RIUNIONE DI ALCOLISTI ANONIMI PER PAURA DI INCONTRARE TUTTI I MIEI AMICI.

L’INSONNIA E’ UN PONTE BARCOLLANTE TRA L’OBLIO E L’INQUIETUDINE.

CHI SOSTIENE CHE CONTA MOLTO PIU’ ESSERE BELLI DENTRO CHE FUORI, E’ UN GRANDE IPOCRITA.

SONO UNA SERIAL KILLER DEL CAZZEGGIO.

LE GATTE MORTE SONO COSI’ INGANNEVOLI, DA FAR CREDERE A UN GATTO NERO CHE SE UN UOMO GLI ATTRAVERSA LA STRADA, PORTA SFIGA.

AMARE SIGNIFICA ANCHE SAPER FARE I CRETINI INSIEME.

CHI POSSIEDE UNA MENTALITA’ “VISTA MARE”, HA UNA VISIONE DELLA VITA CHE VA OLTRE.

LA FOLLIA NON È SINONIMO DI PAZZIA, MA UNO STATO SUBLIME IN CUI DECIDI DI FAR VIBRARE TOTALMENTE I TUOI SENSI.

IL SALE E’ UNA CAREZZA POLVEROSA CHE DÀ PEPE AI TUOI PIATTI.

AAA AZIENDA DI FOTOVOLTAICI CERCA IMPIEGATA SOLARE.

L’AMORE È UN CAMPO DI BATTAGLIA COSPARSO DI MINE. SE SE SEI FORTUNATO RIESCI AD EVITARLE, SENO HAI DUE CHANCHES : SACRIFICARE UN PEZZO DI TE, O MORIRE.

SE AMI NON RAGIONI. SE RAGIONI NON AMI.

CHE SIANO DIECI, CENTO O MILLE, TRA TANTI COMUNQUE RICONOSCO SEMPRE IL MIO PREFERITO.

PAZIENTE” = UN POVERO CRISTO COSTRETTO AD ATTENDERE NELLE SALE D’ASPETTO.

SAREBBE CARINO SCOPRIRE DI ESSERE UNA DELLE PASSWORD DI CHI MI INTERESSA.

OGNUNO DI NOI POSSIEDE PIU’ SFACCETTATURE. LA DIFFICOLTA’ E’ SINCRONIZZARLE CON QUELLE DEGLI ALTRI.

NATALE SENZA TREDICESIMA E’ COME IL SESSO SENZA FANTASIA.

ADDORMENTARSI NEL LETTO DI QUALCUNO CAPITA SPESSO. ADDORMENTARSI NEI SUOI PENSIERI E’ MOLTO PIU’ RARO.

IL TEMPO PER DIMENTICARE NON ESISTE ANCORA.

NON SI NASCE SPECIALI, MA SE CI GUARDA LA PERSONA GIUSTA, POSSIAMO DIVENTARLO.

SI DOVREBBE SPINGERE LE PERSONE PESANTI A CAMMINARE SULLE NUVOLE.

C’E’ CHI HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, CHI DORME A CUCCHIAIO E CHI E’ UNA BUONA FORCHETTA.

IL DENARO HA UN GRANDE SVANTAGGIO : NON SI PUO’ COMPRARE.

PENSIERINO DELLA SERA : A VOLTE PIU’ TI SFORZI DI MIGLIORARE, PIU’ NON FAI CHE PEGGIORARE.

UNA CITTA’ SENZA MARE, E’ COME UN USIGNOLO CHE NON PUO’ CANTARE.

PROPONGO UN CV CON L’ELENCO DELLE STORIE AMOROSE VISSUTE : NOME E COGNOME –DURATA DAL / AL-TIPO DI RAPPORTO-PRINCIPALI MANSIONI-RESPONSABILITA’-ATTITUDINI. FORSE SI AVREBBERO MOLTE PIU’ CHANCES DI TROVARE LAVORO.

SE GIRASSERO I SOLDI COSI’ COME GIRANO LE PALLE, SAREMMO TUTTI MILIARDARI.

NON SO ANCORA PERCHÈ QUANDO CHIEDO AD UNA PERSONA DOPO I 70 ANNI : <QUANTI ANNI HAI?> RISPONDE SEMPRE CON L’ANNO DI NASCITA.

PER I PROSSIMI MESI NON HO NESSUN PROGRAMMA. MI RESTANO SOLO QUELLI DI SKY.

SE LA MIA ME DI 40 ANNI FA DOVESSE INCONTRARMI OGGI, SAREBBE ORGOGLIOSA DI SALUTARMI.

SONO ATEA ASCENDENTE BUDDISTA.

QUANDO ARRIVERAI A FREGARTENE DI QUELLO CHE GLI ALTRI DICONO DI TE, ALLORA SARAI VERAMENTE LIBERO.

L’APPETITO E’ IL CONDIMENTO MIGLIORE PER IL CIBO.

CHI TRATTIENE IL FIATO PER AVERE LA PANCIA PIATTA, AVRA’ PIATTO ANCHE IL CERVELLO.

IL PASSATO NON TI ABBANDONA MAI DEL TUTTO, E QUANDO GLI GIRA, TI CITOFONA CHIEDENDOTI DI SCENDERE.

A NOI RILASSA GUARDARE LA LUNA E LE STELLE, MA DUBITO CHE PER LORO SIA LO STESSO.

SE VUOI OTTENERE QUELLO CHE DESIDERI, COMINCIA A ELIMINARE CIO’ CHE NON DESIDERI.

IL CUORE E’ DI PORCELLANA, QUINDI E’ DESTINATO A ROMPERSI.

SE MI TRATTI COME VUOI TU, MI COMPORTO COME DICO IO. SE INVECE MI TRATTI COME VOGLIO IO, MI COMPORTERÒ COME DICI TU.

PREFERISCO IL DENARO SENZA UN UOMO CHE UN UOMO SENZA DENARO.

MEGLIO METTERE IL SALE NEL CAFFE’, CHE BERE IL VINO NEI BICCHIERI COLORATI.

NON CREDO PIU’ A BABBO NATALE, MA CONTINUO A CREDERE ALLO ZIO D’AMERICA.

AMO LA MIA LIBERTA’, MA SE QUALCUNO MOLTO SPECIALE MI RINCHIUDESSE IN UNA GABBIA DORATA, GLIELO LASCEREI FARE.

QUALCUNO CREDE DI ESSERE BISESSUALE PERCHE’ FA SESSO DUE VOLTE DI SEGUITO.

UNA MOGLIE …A 30 ANNI E’ UN’ AMANTE/ A 40 UNA COMPAGNA/A 50 UN’AMICA/A 60 UNA SORELLA/A 70 UNA BADANTE.

ESISTONO MOLTI PIU’ MORTI DI FIGA CHE MORTI DI FAME.ACCETTARE I COOKIES È UNA ROTTURA DI PALLE, SEMPRE MEGLIO PERÒ DI ACCETTARE “CERTE” AMICIZIE SU FB.

SE AVETE IN MENTE DI FARE STUPIDAGGINI, NON RAGIONATECI SU. FATELE.

LA PIU’ BELLA FRASE D’AMORE CHE VORREI SENTIRMI DIRE E’ : “ HO VISTO UN POSTO MERAVIGLIOSO. TI CI DEVO PORTARE”.

TORNARE CON UN EX E’ COME RIACCENDERE UNA SIGARETTA SPENTA A METÀ.

CAPISCI DI AVER RAGGIUNGIUNTO LA PACE INTERIORE, QUANDO NON TI ACCORGI PIU’ DEL CAOS ESTERIORE.

MEGLIO ESSERE UN DIAVOLO DI SUCCESSO CHE UN ANGELO ANONIMO.

L’AMORE E’ IL DOCUMENTO ORIGINALE. TUTTO IL RESTO SONO SOLO COPIE CONFORMI.

SE QUALCUNO VUOLE CAMBIARTI, RICORDAGLI DI CONSERVARE LO SCONTRINO.

IL DISTURBO MENTALE E’ QUELLA CONDIZIONE PATOLOGICA CHE UN INDIVIDUO MANIFESTA QUANDO QUALCUNO CITOFONA ALLE 8 DI DOMENICA MATTINA.

DA QUANDO ESISTE INSTAGRAM, È NATO UN NUOVO VERBO : “CUORARE

NEL MAZZO DI CHIAVI DI OGNUNO DI NOI, PUOI GIURARCI CHE C’E’ NE E’ SEMPRE UNA CHE NON RICORDIAMO A COSA APPARTIENE.

NON ABBIAMO PAURA DI TRADIRE, MA SOLO DI ESSERE SCOPERTI.

DEVO CHIEDERE AL MIO ASSICURATORE SE LA ROTTURA DI PALLE RIENTRA NEGLI INFORTUNI.

I MIEI SENTIMENTI SONO COME I PANNI STESI NEI QUARTIERI SPAGNOLI : SOSPESI AD UN FILO ED ESPOSTI IN BELLA VISTA, SENZA COPERTURE.

NON HO IL POLLICE VERDE, MA HO UN CUORE D’ORO.

L’IDEALE E’ STARE AL POSTO GIUSTO NEL MOMENTO GIUSTO. SE PERO’ NON HAI QUESTA FORTUNA, MEGLIO STARE AL POSTO GIUSTO NEL MOMENTO SBAGLIATO, PERCHE’ I MOMENTI POSSONO MIGLIORARE, INVECE SE STAI AL POSTO SBAGLIATO, SEI FREGATO.

LA NOSTALGIA E’ UN OUTFIT CHE NON PASSA MAI DI MODA.

QUANDO MI STRUCCO, CANCELLO ANCHE LE ANSIE DELLA GIORNATA. PER QUELLE PIU’ OSTINATE USO UN WATERPROOF.

GLI UOMINI CHE EVITANO DI SEDURRE LE DONNE, SONO POI QUELLI PIU’ SEDOTTI.

SECONDO ME MOLTI PREFERISCONO I MESSAGGI VOCALI PER NON ESSERE INTERROTTI.

3 METRI SOPRA IL CIELO E’ ROBA FORTE, MA 3 CENTIMETRI SOTTO LE COPERTE E’ ROBA DA SBALLO.

AAA GIOIELLERIA CERCA COMMESSA BRILLANTE

LA VECCHIAIA PER UNA DONNA HA I SUOI VANTAGGI : PERDI IL CICLO MA ACQUISTI LE PALLE.

ODIO CHI CALCOLA CARBOIDRATI E CALORIE, RINUNCIANDO AI PIACERI DELLA TAVOLA.

SE AVESSI SEGUITO TUTTE LE MIE AUTODIAGNOSI SU GOOGLE, A QUEST’ORA SAREI GIA’ MORTA.

L’UNICO VANTAGGIO DI NON AVERE SOLDI, E’ CHE NESSUNO PUO’ CHIEDERTI UN PRESTITO.

LE NUVOLE NON FANNO ALTRO CHE CORRERE. MA COSA MAI AVRANNO DA FARE?

E’ INCREDIBILE COME NELLA QUIETE SILENZIOSA DI UN DESERTO EMERGA TUTTO L’ASSORDANTE RUMORE DELLE MIE EMOZIONI.

A NAPOLI CANTANO TUTTI, ANCHE I BABÀ.

PRIMA LA NOTTE SERVIVA A PORTARMI CONSIGLIO. ORA INVECE MI SERVE SOLO PER RICARICARE IL TELEFONO.

SE HAI DUBBI SULLA VITA SEI OK. SE HAI IL DUBBIO DELLE CORNA SEI KO.

PER CONOSCERE LE LINGUE NON VALE LA PENA STUDIARE O ANDARE ALL’ESTERO. BASTA CAMBIARE SPESSO PARTNER.

A VOLTE LE PERSONE NON RIESCONO A STARE INSIEME, ANCHE SE SI AMANO

MA I VEGANI COMMETTONO I PECCATI CARNALI?

AD UNA CERTA ETÀ DOVREBBE SCATTARE IN AUTOMATICO L’ AGGIORNAMENTO DEL NOSTRO SISTEMA FISICO-MENTALE. INSTALLANDO UNA NUOVA VERSIONE DI NOI, POTREMO COSÌ RINNOVARCI E TROVARE UN NUOVO MOOD. NEL MOMENTO IN CUI LA SCARICHIAMO, È INDISPENSABILE PERÒ CLICCARE SULL’OPZIONE “ORA”… PERCHÉ “PIÙ TARDI” NON CE LA POSSIAMO PERMETTERE.

LA DONNA IDEALE DI UN UOMO E’ QUELLA CHE NON HA ANCORA CONOSCIUTO.

PER ME IL PRINCIPE NON DEVE ESSERE PER FORZA AZZURRO. VA BENE ANCHE VERDE.

QUANDO SONO “GIÙ” DOVREBBERO INVITARMI “SU” A BERE QUALCOSA.

SE NELLA VITA VEDETE SEMPRE ROSE E FIORI, ACCERTATEVI DI NON VIVERE IN UN CIMITERO.

L’INCOSCIENZA NON E’ ALTRO CHE UNA FORMA IRRAGIONEVOLE DI CORAGGIO.

GLI ANNI PASSANO E PRIMA O POI ANCHE UN RAFFREDDORE SCOMPARE. UN TRAMONTO TENDE A SFUMARE E ANCHE UNA ROSA COL TEMPO SVANISCE. IL PIACERE DI MANGIARE INVECE NON PASSA, E NON SCOMPARE, NON SFUMA E NON SVANISCE MAI.

A FURIA DI BUTTARMI TUTTO ALLE SPALLE, FINIRO’ PER COLPIRE QUALCUNO.

NEL GOSSIP LE VOCI DI CORRIDOIO ARRIVANO NEI SALOTTI, MA PARTONO QUASI SEMPRE DALLE CAMERE DA LETTO.

IL SOGNO DI UN UOMO E’ ENTRARE IN UNA MAIALA E USCIRE DA UNA VERGINE.

MI PIACCIONO LE PERSONE CHE DICONO CIO’ CHE PENSANO, MA ANCORA DI PIU’ QUELLE CHE POI FANNO CIO’ CHE DICONO.

A VOLTE MI SENTO UN’ALIENA INGLOBATA IN UN MONDO DI UMANI.

UNA DONNA IN LINGERIE E’ SICURAMENTE SEXY, MA QUANDO INFILA LA CAMICIA DELL’UOMO CON CUI HA APPENA FATTO L’AMORE, LO E’ ANCORA DI PIU’.

LA CAZZIMMA SE NON CE L’HAI NON PUOI NEANCHE SPIEGARLA.

DA QUANDO SONO DIVENTATI TUTTI FILOSOFI, NON RIESCO PIU’ A TROVARE NESSUNO CON CUI DIRE SCEMENZE.

L’AMORE PER UN FIGLIO È UN BRAND CHE NON VA MAI IN SALDO.

PENSARE AL FUTURO E’ IMPORTANTE, CI AIUTA A RICORDARE CHE ABBIAMO AVUTO UN PASSATO.

CHI DA PICCOLO AMA GIOCARE CON I “LEGO” HA POTENZIALI TENDENZE BDSM.

MI SONO “INNAMORATA DI ME”. IL PARADOSSO E’ CHE SOFFRO LO STESSO PER AMORE.

INNAMORARSI È UNA DROGA CHE CREA DIPENDENZA COME UN CRACK. ESALTA, DÀ EUFORIA E AUMENTA L’AUTOSTIMA. SE PERÒ QUESTO VIAGGIO OFFUSCANTE SI TRASFORMA IN MAL D’AMORE, PUÒ DIVENTARE LETALE. DISINTOSSICARSI È QUASI IMPOSSIBILE, E PURTROPPO UN’OVERDOSE DI AMORE MALATO, È QUEL TIPO DI VIAGGIO DAL QUALE NON SI TORNA.

GLI UOMINI BACCHETTONI CREDONO CHE LE DONNE SIANO PUTTANE. TUTTI GLI ALTRI SE LO AUGURANO.

LA FEDELTÀ HA VALORE SOLO QUANDO NASCE SPONTANEA.

VIVERE LE PASSIONI E’ UN LAVORO CON CONTRATTO OCCASIONALE. E’ RETRIBUITO POCO E NON PAGANO I CONTRIBUTI, NE’ GLI STRAORDINARI. STRAORDINARIO PERO’ E’ IL RISULTATO.

CHISSA’ SE GLI ANIMALI FANNO SOGNI EROTICI.

E’ UN GRAN PECCATO QUANDO SCOPRONO UNA NOSTRA BUGIA. FACCIAMO TANTA FATICA AD INVENTARLA PER RENDERLA CREDIBILE E POI ARRIVA QUALCHE ROMPIBALLE A SFASCIARCI TUTTO.

ESISTE CHI NON HA MAI AVUTO UNA STORIA CLANDESTINA ?

Trovare lavoro è un’impresa, ma quando leggi : SOCIALWEBMARKETING / OUTSOURCING/ KNOWLEDGE/ INBOUD/ SMARTWORKING / LOYALTY MANAGER / PROJECT MANAGER HR LEARNING & DEVELOPMENT / OUTBOUND / CUSTOMER SATISFACTION INDEX … lo diventa ancora di più.

HO UNA PROPENSIONE INNATA PER GLI AMORI IMPOSSIBILI.

NELLA MIA VITA BURRASCOSA, HO STUDIATO TALMENTE BENE LA PERSONALITA’ MASCHILE, CHE POTREI AVERE UN FUTURO DA PROFILE NELL’ FBI.

LA VITA E’ UN’IMPROVVISAZIONE CONTINUA.

SE NON SEI SICURA DI DARLA, PORTALA AL BANCO DEI PEGNI, POTRESTI SEMPRE RISCATTARLA.

SONO CURIOSA DI SAPERE DOVE SI NASCONDONO I VENTI QUANDO NON SOFFIANO.

UN DEPRESSO, LOTTANDO COL SUO MAL DI VIVERE, NON TEME LA MORTE. UN ENTUSIASTA INVECE, CON LA SUA GIOIA DI VIVERE, LOTTA COL TERRORE DELLA MORTE.

SAPETE PER CASO QUANDO INIZIANO I SALDI DA EQUITALIA?

E’PIU’EROTICO UN DOLCE A 2 CUCCHIAI OCCHI NEGLI OCCHI, DI UNA CHAT ESPLICITA DA LONTANO.

SE CERCHI DI IMITARE QUALCUNO, NON FAI CHE SPRECARE TEMPO PREZIOSO

QUANDO PARLIAMO CON QUALCUNO PER LA PRIMA VOLTA E CI SEMBRA DI CONOSCERLO DA SEMPRE, SIAMO GIA’ A BUON PUNTO.

L’INCOMPRENSIONE E’ LO SPARTITRAFFICO DELL’AMORE.

CHI HA UNA MARCIA IN PIU’ RIESCE A FARE COSE COMUNI IN MANIERA ORIGINALE.

4 espressioni che toglierei volentieri dal vocabolario :
– SOLARE
– CARISMA
– GIOVANILE
– IN PRIMIS

LASCIARSI QUALCOSA ALLE SPALLE E’ COME PERDERE LA CHIAVE DELLA CINTURA DI CASTITA’.

UN TOYBOY HA IL SAPORE DI PANINO IMBURRATO CON LA MARMELLATA.

IL VANTAGGIO DI FARE UNA VIDEOCHAT, È CHE PUOI VESTIRTI E AGGIUSTARTI SOLTANTO DALLA VITA IN SU. SOTTO PUOI RIMANERE PERFETTAMENTE DISASTRATO.

VORREI INNAMORARMI DI QUALCUNO GIÀ INNAMORATO DI ME. FAREI MENO FATICA.

UN UOMO SI SPENDE PER CONOSCERE PIÙ DONNE E POI SI STANCA DI COMPRENDERNE UNA SOLA.

ESCORT” E’ LA DEFINIZIONE POLITICALLY CORRECT DELLA DONNA DA MARCIAPIEDE.

<IO SONO SINCERO, DICO LE COSE IN FACCIA, QUINDI NON SONO IPOCRITA>. QUESTO DICONO QUELLI CHE VOGLIONO LIBERARSI LA COSCIENZA. NON SI RENDONO CONTO DI QUANTO SIA PERICOLOSO DIRE LA VERITÀ. OCCORRE TATTO, PERCHÉ SINCERITÀ È SPESSO SINONIMO DI CRUDELTÀ.

HO SCOPERTO CHE ANCHE LA PAURA HA PAURA.

PREFERISCO AVERE I MORSI DI COSCIENZA, CHE QUELLI DELLA FAME.

LA BELLEZZA SI MANIFESTA PREPOTENTEMENTE, IL FASCINO SI PERCEPISCE MORBIDAMENTE.

PER TROVARE UN UOMO VERO CI VORREBBE UNA MEDIUM.

PER COMBATTERE L’INSONNIA, NON MI RESTA CHE GIOCARE A CARTE CON GLI ACARI.

SOSPESA DENTRO UNA CALDA BOLLA CORALLINA, IN UN MONDO DOVE IL NULLA PUO’ COMUNQUE RENDERTI FELICE.

LA SFIGA PER UN SUICIDA : STENDERSI SU UN BINARIO MORTO.

I GATTI SONO GLI UNICI ESSERI VIVENTI CHE RIESCONO A PASSARE DAL DIVANO AL TETTO CON ELEGANTE DISINVOLTURA.

TUTTO SI PUO’ RIPRODURRE, COPIARE O IMITARE, TRANNE LO SGUARDO.

TROPPO FACILE SEDURRE UN MORTO DI FIGA. E’ COME OFFRIRE UNA TETTA GONFIA DI LATTE A UN POPPANTE AFFAMATO.

RIFLESSIONE DELLA SERA : HO MOLTO PIU’ SONNO CHE SOLDI.

A TEATRO I PERSONAGGI SONO IN CERCA D’AUTORE. NEL CINEMA GLI AUTORI CERCANO I PERSONAGGI. IN TV FANNO TUTTI I PERSONAGGI PER FAR CINEMA E TEATRO.

OGGI COME OGGI, PESA MENO VOTARSI A DIO, CHE ANDARE A VOTARE.

ALLE PERSONE SERVONO LE PERSONE, ALTRIMENTI NON IMPARERANNO MAI A STAR BENE DA SOLE.

AL POSTO DI ZALONE SCELGO ZALANDO.

LE PERSONE CHE FANNO DI TUTTO PER APPARIRE BUONE E BRAVE, SONO SEMPRE LE PEGGIORI.

NELLA VITA IMPIEGHIAMO META’ DEL TEMPO A FARE GUAI E L’ALTRA META’ A CERCARE DI USCIRNE FUORI.

LA VITA SCORRE VELOCE E NOI NON SIAMO ALTRO CHE IL SUO MOVIMENTO.

PIU’ CHE UN UOMO IN GAMBA, VORREI AVERE UN UOMO IN BRACCIO.

MENTE MAIALA E CUORE INNOCENTE. OPPURE CUORE MAIALE E MENTE INNOCENTE. COMUNQUE LA METTI VA SEMPRE BENE.

UNO STALKER SI PUO’ ACCETTARE SOLO SE E’ FIGO.

MA SE AL BAR MI PORTANO UN CAFFE’ MACCHIATO, POI LO DEVO PORTARE IN LAVANDERIA?

GLI UOMINI SOTTO I PANTALONI HANNO LA SEGRETERIA TELEFONICA.

IL SOGNO DI UN UOMO È QUELLO DI AVERE UNA DONNA CHE RESTA IN SILENZIO QUANDO LUI DECIDE DI CHIUDERE.

NAPOLI È UNA FRIGGITORIA A CIELO APERTO.

LA FEDELTA’ E’ COME LA DIETA. PARTI CON BUONI PROPOSITI, MA UNA VOLTA CHE SFALLI, VA TUTTO A PUTTANE.

VORREI ESSERE UN PUNTO DI ARRIVO, PIÙ CHE UN PUNTO DI RIFERIMENTO.

IL DOLORE È INDELEBILE COME UN TATUAGGIO. PUÒ ESSERE TENUE O ACCENTUATO, PICCOLO O ESTESO, MA RESTERÀ PER SEMPRE IMPRESSO SULLA PELLE.

CHI PASSA DA UN BAR ALL’ALTRO E’ NORMALE CHE POI “BAR”COLLI.

VOGLIO CIRCONDARMI DI UOMINI INTELLIGENTI. NON MI RESTA CHE FARE UN CASTING.

SE NESSUNO TI FA UN COMPLIMENTO FATTENE UNO TU.

IL COLMO PER UN MACELLAIO : ESSERE ARRESTATO PER UNA CARNEFICINA.

QULCUNO TROVA L’EQUILIBRIO SENZA MAI CERCARLO, QUANCUN ALTRO LO CERCA SENZA MAI TROVARLO.

HO UN “CAMPER MENTALE” CHE MI FA VIAGGIARE ANCHE QUANDO SONO A CASA.

QUANDO UN UOMO VI DICE : < PER ME CONTA PIÙ UN RAPPORTO “CEREBRALE” DEL SESSO> NON PENSATE : < CHE BELLO! FINALMENTE HO TROVATO UNO DIVERSO> È SOLO UN’ILLUSIONE. IN REALTÀ LA DIFFERENZA, PER LUI, STA SOLO NEL CONTARE FINO A 10 PRIMA DI CHIEDERVI UNA SERIE DI FOTO SPINTE.

I GATTI IN FONDO TI VOGLIONO BENE, MA NON LO AMMETTEREBBERO MAI.

ATTENDERE L’AMORE DA CHI NON TI FILA, E’ COME ASPETTARE UN AEREO ALLA STAZIONE

.RIESCI AD ESSERE PERFETTO SOLO QUANDO HAI ALMENO UN DIFETTO.

IL 99% DEI MASCHI SI TOGLIE LA MAGLIA SFILANDOLA CON UNA MANO DA DIETRO LA NUCA. LE DONNE INVECE PER LEVARSELA, INCROCIANO LE BRACCIA SUL BUSTO FIN SOPRA LE SPALLE, PER POI CACCIARLA DALLA TESTA. PERCHE’, RESTA UN MISTERO.

CHI SI RIFIUTA D’AMARE AVRA’ SEMPRE UN BUCO NEL CUORE.

PERDONARE È SEMPRE APPREZZABILE, MA “PERDONARSI” È ANCORA MEGLIO. SARÀ COME FAR EVADERE DI PRIGIONE LA NOSTRA COSCIENZA.

LE OSTRICHE SONO UN VIAGRA CHE SA DI MARE.

ODIO LA PIOGGIA. VORREI PIOVESSE VINO : ROSSO D’INVERNO, PROSECCO IN PRIMAVERA, BIANCO D’ESTATE E ROSÈ IN AUTUNNO.

L’UNICA COSA CHE NON MI TRADIRA’ MAI E’ LA MUSICA.

SONO NATA ALL’ORA DELL’HAPPY HOUR, QUANDO CALA IL SOLE. DESTINO. UNA COINCIDENZA PERFETTA, CHE FONDE IL COLORE DEL TRAMONTO CON QUELLO DELLO SPRITZ.

LA PIU’ GRANDE PROVA D’AMORE NON E’ LA FEDELTA’, MA CANCELLARSI DAI SOCIAL.

QUANDO SONO DAVVERO FELICE, VORREI DIVORARE LE NUVOLE.

HO CAPITO IL MOTIVO PER CUI INVECCHIO SERENAMENTE : PERCHE’ LE RUGHE LE O SULLA PELLE E NON NEL CERVELLO.

MEGLIO STRONZO CHE ASTEMIO.

QUANDO MUORE ANCHE IL PEGGIORE DEI CRIMINALI, NELLE INTERVISTE I VICINI DI CASA DICONO : “CHE STRANO, ERA UNA BRAVA PERSONA, SEMPRE SORRIDENTE, TRANQUILLA, EDUCATA”. MAI NA’ VOLTA CHE SENTI : “ERA UN FARABUTTO, VIOLENTO E ATTACCABRIGHE.

IL COLMO DELLA SFIGA PER UN UOMO : AVERE CHILI DI TROPPO E CAPELLI DI MENO.

PIÙ CHE COL PIEDE GIUSTO, VORREI ALZARMI CON L’UOMO GIUSTO.

DI NOTTE I MIEI PENSIERI VAGANO NEL BUIO ALLA RICERCA OSSESSIVA DI UN PARCHEGGIO.

IL COLMO PER UN PASTICCIERE : ESSERE CREMATO.

PENSIERINO COFFE TIME : SE UN UOMO NON CHIAMA PER UN’ORA, LA DONNA VA IN PANICO. SE LEI INVECE NON SI FA VIVA PER UNA SETTIMANA, LUI NEANCHE SE NE ACCORGE.

C’E’ CHI MANGIA PER VIVERE. IO INVECE VIVO PER MANGIARE.

IL PASSATO E’ UN INSIEME DI ATTIMI, ALCUNI ASSOLUTAMENTE PREZIOSI. SONO GLI ORECCHINI PERFETTI DA ABBINARE ALLA COLLANA DEL TEMPO.

UNA MALALINGUA NON FA MALE A CHI SCREDITA, MA A SE STESSO.

QUANDO SONO FELICE HO GLI OCCHI SWAROVSKY. QUANDONON LO SONO PIU’ DI SWAROVSKY RESTANO SOLO LE LACRIME.

NON MI FACCIO I SELFIE IN BAGNO PERCHE’ LI ODIO, NON PERCHE’ NON HO UN BAGNO.

SE USIAMO WHATSAPP IN AUTO, NON ANDIAMO SOLTANTO CONTRO IL CODICE STRADALE, MA ANCHE CONTRO UN MURO.

IL GIN TONIC = UN ANTIDOTO PER TUTTI I MALI.

L’AMORE È COME IL TRENO PER AUSCHWITZ : CI SALI SOPRA CONFUSO, SENZA SAPERE DOVE TI PORTA. SOLTANTO QUANDO ARRIVI CAPISCI CHE È UN VIAGGIO SENZA RITORNO. UN INFERNO DAL QUALE SOLO POCHI NE USCIRANNO VIVI.

AAA: BARATTO SCHELETRI NELL’ ARMADIO, CON QUALCUNO IN CARNE ED OSSA.

DOPO I 50, SE IL TUO ASPETTO FISICO E LA LEGGEREZZA MENTALE S’INNAMORANO E’ IL TOP, PERCHE’ SOLO DA QUESTA UNIONE POTRA’ NASCERE LA TUA SERENITA’.

IL TOP PER VIVERMI IL PRESENTE, E’ GODERMI L’ “ADESSO”.

PENSIONATO (pen-sio-na-to) = PERSONA INVIDIATA DA TUTTI – HA SMESSO DI LAVORARE – E’ LIBERO DA IMPICCI – PUO’ FARE QUELLO CHE GLI PARE – NON E’ PIU’ LEGATO ALLE FERIE PER MUOVERSI – HA UN FISSO MEDIO/ALTO GRAZIE AL QUALE PUO’ ALZARSI COL SORRISO E ANDARE A LETTO TRANQUILLO.

IL SALE E’ QUELLA CAREZZA POLVEROSA CHE DA’ PEPE AI TUOI PIATTI.

NON ESISTE NULLA DI PIÙ SEDUCENTE DI UN UOMO AI FORNELLI CHE CUCINA PER TE.

NON MI PREOCCUPA INVECCHIARE. IL MIO CONSISTENTE VISSUTO, NON SOLO MI TIENE COMPAGNIA, MA RISARCISCE ALLA GRANDE I DANNI DEL’ETA’, DIFENDENDOMI DAL BOTOX.

L’UNICA COSA POSITIVA DI QUANDO LAVORO E’ SAPERE CHE MI TOCCA LA PAUSA CAFFE’.

IL DENARO HA UN GRANDE SVANTAGGIO : NON SI PUO’ COMPRARE.

CHI NON PENSA AL DOMANI, RINUNCIA ALLA VITA.

LA LANGUIDEZZA DELL’AMORE : UNA SENSAZIONE IMPAREGGIABILE, CAPACE DI FAR VOLTEGGIARE IN ARIA PERSINO UN TIREX.

CHI NON SA BACIARE NON SA FARE NEANCHE L’AMORE.

IERI HO LETTO CHE L’ALCOL FA MALE. HO BUTTATO IL LIBRO.

I MIEI STATI D’ANIMO SEGUONO SEMPRE UNA STRADA FATTA DI CURVE, DOSSI E SALITE, MA POI PER FORTUNA IMBOCCO DISCESE E RETTILINEI, CHE MI RIPORTANO IN SPLENDIDE PIANURE.

UN VECCHIO SEDUTO VEDE PIU’ COSE DI UN RAGAZZO IN PIEDI.

OGGI E’ UNA GIORNATA UGGIOSA, MA PER FORTUNA, IO NON MI SENTO UGGIOSA.

RIDI, RIDI PIU’ FORTE CHE PUOI, COSI’ LA NEGATIVITA’ DIVENTERA’ SORDA. RIDI, RIDI TANTO, FINO A CHE I TUOI OCCHI SARANNO COSI’ ABBAGLIANTI DA ACCECARE I PROBLEMI.

VORREI UN “MOROSO” CHE PERÒ NON SIA MOROSO.

NON SENTO PIÙ LE FARFALLE NELLO STOMACO. SARANNO CADUTE IN COMA ETILICO.

INVECE DI SISTEMARE L’ARMADIO DEVO RIORDINARE LE MIE EMOZIONI.

“NON SONO OMOFOBA, RAZZISTA E NEANCHE CLASSISTA. CONDANNO IL BULLISMO, CHI SEVIZIA GLI ANIMALI E OGNI TIPO DI VIOLENZA. PERÒ C’È UNA CATEGORIA DI PERSONE CHE MI MANDA IN BESTIA : QUELLI CHE MI IMPEDISCONO DI DIFENDERMI QUANDO SO DI AVERE RAGIONE.”

CHISSA’ SE CHI HA INVENTATO IL DOLORE HA REGISTRATO IL BREVETTO.

PER ALCUNI LA NEVE PUO’ ESSERE UNA GRANDE ROTTURA, PER ALTRI E’ UNA MAGICA PANCIERA CHE CINGE LA TERRA RENDENDOLA PIU’ BELLA.

C’E’ UN SOLO MODO PER DIMAGRIRE. NON PESARSI PIU’.

LE ROSSE INTRIGANO, LE BIONDE AFFASCINANO, LE BRUNE ATTIZZANO, LE CASTANE RASSICURANO.

LA VITA È UN SOFFIO. NON PUOI SPRECARLA BEVENDO VINI SCADENTI.

DOPO CHE SEI ANDATA A LETTO CON UN UOMO, NON CHIAMARLO MAI PER PRIMA, LASCIA CHE SIA LUI A FARLO. SE LUI NON TI CHIAMA, ALLORA DIMENTICALO.

PERDO TUTTO, TRANNE IL SENSO DELL’UMORISMO.

SE DOVESSI PARTECIPARE AD UN CONCORSO DI “GOZZOVIGLIAMENTI” SICURAMENTE VINCEREI IL PRIMO PREMIO.

LA SFIGA PER UN UOMO : SCAMBIARE IL SAPONE INTIMO CON “L’AMMORBIDENTE”.

LA VITA È COME UN REALITY : C’E’ SEMPRE QUALCUNO CHE TI FA FUORI.

UN TEMPO MI PIACEVANO GLI UOMINI ENIGMATICI, POI HO CAMBIATO IDEA, PERCHÉ HO CAPITO CHE ERANO UN BLUFF. DI MISTERIOSO NON AVEVANO UN TUBO. CERCAVANO SEMPLICEMENTE DI MASCHERARE LA LORO COGLIONAGGINE.

IL SOLE E’ L’UNICO A NON AVERE NEMICI.

COL GELO DI QUESTI GIORNI LE RONDINI SOPRA LE PIUME HANNO MESSO IL PIUMINO.

SONO L’ATTRICE DELLE MIE FANTASIE.

CHI TORNA DA UNA VACANZA HA PIÙ BISOGNO DI RIPARTIRE DI CHI È RIMASTO A CASA.

IL MASSIMO DELLA LIBERTA’ : CAMMINARE SCALZA SU I MIEI PENSIERI.

QUANDO UN UOMO TI DICE “ TI CHIAMO TRA UN PO’ “ NEL FRATTEMPO UN ALBINO FA IN TEMPO AD ABBRONZARSI.

SECONDO VOI L’AMORE S’INNAMORA?

IL MIO SGUARDO E’ UNA VERANDA DALLA QUALE SCRUTO IL MONDO.

MI SA CHE GLI UOMINI CON LA TARTARUGA HANNO LA DIGESTIONE LENTA.

CHISSA’ PERCHE’ L’UFFICIO DELE “ENTRATE”, TI FA VENIRE OGNI VOLTA LA VOGLIA DI “USCIRE”.

IL MIO CUORE SI ANNOIA, È APATICO. POTREI ORGANIZZARGLI UNA FESTA A SORPRESA, MA NON SO PROPRIO CHI INVITARE.

CHI DOPO LA DOCCIA SI RIMETTE LO STESSO INTIMO, NON POTRA’ MAI RIFARSI UNA VITA.

PICCOLE GODURIE DELLA VITA : LA COLAZIONE AL BAR.

SONO TOLLERANTE DI NATURA E GIUSTIFICO IL COMPORTAMENTO DI TUTTI, TRANNE DI QUELLI CHE NON RISPONDONO AI MESSAGGI. SONO INDIFENDIBILI.

IL PIACERE E’ BASTARDO. SVANISCE NEL PRECISO ISTANTE IN CUI INVECE VORRESTI PROLUNGARLO.

L’ASPETTATIVA È LA MADRE DELLA DELUSIONE.

DI NOTTE I RICORDI AFFOLLANO IL MIO LETTO E, COME UN’AMMUCCHIATA, MI TRASCINANO IN UN’ “ORGIA” DI EMOZIONI.

SE MI BEVO UN NEGRONI PASSERO’ PER RAZZISTA?

SOGNO TANTO, TUTTE LE NOTTI. VORREI PERÒ CHE PER UNA VOLTA, I MIEI SOGNI SOGNASSERO ME.

FELICITA’ E’ RIENTRARE A CASA COL GELO E CORRERE A INFILARSI IL PIGIAMONE.

QUANDO FINISCE UNA STORIA, IL MASCHIO VOLTA SUBITO PAGINA, LA DONNA RILEGGE I CAPITOLI PRECEDENTI.

QUANDO LA ROUTINE DELLE TUE GIORNATE DIVENTA DI UNA RIPETITIVITÀ DISARMANTE, DEVI AUGURARTI CHE QUALCUNO TE LA SCOMPIGLI.

PREFERISCO LANCIARE SGUARDI CHE COLTELLI.

SONO MENO DANNOSI GLI EFFETTI COLLATERALI DEL BUGIARDINO, DI QUELLI DI UN BUGIARDONE.

UNA RELAZIONE DOVREBBE INGRASSARE E MAI DIMAGRIRE.

NON ESISTONO DONNE BRUTTE, MA DONNE CHE NON SANNO VALORIZZARSI.

L’AMORE LO TROVI SOLO SUI TATUAGGI E LA FEDELTÀ È UNA PAROLA CHE HANNO TOLTO PERSINO DAL VOCABOLARIO.

INCREDIBILE MA VERO : IO E MIA FIGLIA VIVIAMO INSIEME 365 GIORNI ALL’ANNO DA 40 ANNI, EPPURE, RIUSCIAMO AD AVERE UN “VERO” DIALOGO, SOLO QUANDO CI TROVIAMO A TAVOLA FUORI CASA.

IL CATTIVO NON E’ ALTRO CHE UN BUONO ANDATO A MALE.

UNA DONNA CHE HA 1 AMANTE E’ UN’INFEDELE, UNA DONNA CHE HA 2 AMANTI E’ UNA ZOCCOLA, UNA DONNA CHE HA 3 AMANTI HA CAPITO TUTTO DELLA VITA.

A FURIA DI METTERE SOGNI NEI CASSETTI, NON HO PIÙ SPAZIO NEL COMÒ.

IL MARE E’ IL MIGLIOR ANTIDEPRESSIVO. DISTENDE LO SGUARDO, RILASSA LA MENTE E PROIETTA I PENSIERI ALDILA’ DELL’ORIZZONTE.