Chiamami col tuo nome

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Appena uscito “Chiamami col tuo nome”, sono corsa a vederlo. E’ un film bellissimo, pieno di poesia e passione, una passione naturale, vera, che comprende tutti, donne e uomini, che siano etero o no. E’ una storia che, infatti, può essere condivisa da tutti quelli che hanno amato e che conoscono i segnali di qualcosa che quando ti prende, ti trascina e non puoi fare a meno di vivere.

E’ interpretato con molta autenticità, da due attori completamente diversi tra loro, ma entrambi adatti e convincenti. Il ragazzino, Timothée Chalamet, è candidato agli Oscar come protagonista, insieme al gotha del cinema americano. Non vincerà, ma sicuramente lo vedremo presto in altri film, perchè ha molto da dire. La sua comunicatività raggiunge la massima espressione nel finale, una scena da brivido. In quel primo piano intenso, pieno di lacrime, sullo sfondo del viavai appannato di figure che vanno e vengono e il crepitìo del camino acceso, riesce a trasmettere tutto il mix di sensazioni che lo inondano, come le lacrime che gli riempiono gli occhi, pieni di amore, malinconia, dolore e rassegnazione. L’ambientazione del film è fantastica e mi ha fatto venire la voglia di avere una casa in campagna, con tutti gli aspetti e i dettagli pieni di atmosfera, che un posto così può regalare, compresa la piscina di pietra rustica, come nel vecchio stile. Candidata è anche la canzone centrale, piena di sentimento, quel sentimento che in questo film unisce Elio e Oliver, nella loro breve, ma intensa storia estiva. Sostengo da sempre che quando capitano queste “fortune” di incastri, vanno vissute sempre e comunque, indipendentemente da come andrà a finire. Per questo mi sono commossa quando il padre del ragazzo, verso la fine, in un momento di emozionante intimità, si rivolge al figlio, facendogli un discorso non certo facile. Gli parla e si confida con lui, in modo così dolce, afettuoso ed obiettivo, da far sciogliere. Forse, il momento più toccante di tutto il film.

Bravo Guadagnino, sei un degnissimo candidato ad Hollywood, davvero una grande soddisfazione per il nostro paese. In bocca al lupo.

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Sapore nostalgico

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Qualche giorno fa ero in treno. Appoggiata in piedi alla mensola del minuscolo bistrò-bar, con in mano un bicchiere di vino e nell’altra un toast, cercavo di farmi spazio tra persone barcollanti, che come me, cercavano di spizzicare qualcosa. Con dispiacere, ho notato che sulla mia Frecciabianca, non c’era purtroppo il vagone ristorante. Curiosa di sapere se Trenitalia propone ancora questo servizio, ho chiesto notizie al ragazzo dietro il bancone, e lui mi ha confermato che ormai solo sulle Freccerosse, Italo ed un paio di tratte delle bianche (da non confondersi col mercato delle schiave), si può trovare una serie di opzioni gastronomiche, rivolte al palato della clientela. Che peccato però che debba restare una prerogativa solo di alcune linee privilegiate.

Per me, la mancanza del vagone ristorante ha soprattutto un sapore nostalgico, perché mi fa tornare in mente il periodo in cui facevo spesso su e giù con mia madre, tra nord e sud. A lei piaceva tanto trattarsi bene, senza badare a spese. Non voleva perdersi niente. Ci piaceva molto sederci in quelle carrozze dal sapore vip che, anche se molto lontane dalla sciccheria dell’ Orient Express, danno ai lunghi viaggi una sensazione di svago. Pranzando in relax al tavolo, su comode poltroncine e con un cameriere a disposizione, si possono passare un paio d’ore rilassanti, in attesa di arrivare a destinazione. Puoi  incontrare anche belle persone, quasi sempre provenienti dalla 1° classe : imprenditori in viaggio di lavoro, manager, donne in carriera, intellettuali, modelli/e, con cui spesso si riesce ad imbastire una piacevole conversazione. E’ comunque possibile sedersi per un aperitivo, un tè o un cappuccino, ma é pur vero che la maggior parte dei passeggeri, per paura di lasciarci uno stipendio, spesso evita questo servizio, ritenendolo troppo d’ elite. Sbagliano però, perché in realtà è solo un luogo comune. Basta guardare oggi i prezzi dei mini bar, quando esistono, dove si spendono 10 euro solo per una minerale e un tramezzino, escluso il caffè. In viaggio, anche se sempre più di rado, incontri ancora gente che caccia la famosa “mappatella” di panini con mortadella e frittata, o il temibile mandarino, che almeno per tre ore lascia tracce di sé nel vagone. Molti altri, preferiscono spizzicare qualcosa presa al market della stazione, patatine, barrette energetiche, lattine, o addirittura digiunare. Io invece, più invecchio, più do spazio a piccoli vizi e così, al posto di un tramezzino di plastica o un panino di gomma, quando trovo il mio amato vagone ristorante, mi siedo volentieri, togliendomi qualche sfizio. Del resto “Buon sangue non mente” e capisco perfettamente da chi ho preso.

Il filo nascosto

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Non è facile per me scrivere un commento su questo film, perchè mi ha trasmesso sensazioni molteplici. Le prime immagini, sulle note di una musica carezzevole, mi hanno subito trascinata lungo lo scorrere quotidiano della Maison di alta moda, nella raffinatissima casa di Reynolds Woodcock. Le sarte pronte a mettersi all’opera, i meticolosi rituali mattinieri dello stilista e la sua colazione rigorosamente silenziosa, fino all’incontro con lo staff di lavoro. Davvero una bella immagine, creata con grande classe. Del resto lo stile è alla base di questo film. Tutto è curato nei dettagli e nelle inquadrature ravvicinate, specialmente quelle zoomate sulle dita che cuciono o ricamano tessuti e merletti preziosi. Molto affascinante. Assai singolare, la rivelazione che nella fodera degli abiti, si possa nascondere o scrivere qualcosa, una vera chicca.

Daniel Day-Lewis è sempre stato un attore tra i miei preferiti, per il suo fascino magnetico. Non rientra nella bellezza classica, la sua unicità è nello sguardo, così penetrante da bucarti l’anima. Peccato che abbandoni il cinema, sarà una grande perdita. I suoi personaggi, per tradizione, non hanno mai seguito una linea commerciale o di facile lettura, piuttosto, sono spesso complessi, fuori dalle righe, oscuri e turbati. Quindi, anche questo ruolo di uomo contorto, gli è stato cucito addosso (strana assonanza per chi in genere i vestiti se li cuce da sé). I suoi problemi hanno origine da vecchi fantasmi del passato, non ancora risolti, come il rapporto profondamente contraddittorio con la madre, e la dipendenza dalla rigida sorella. Cyril, interpretata con grande bravura da Lesley Manville, non so perchè, mi ha ricordato nel look e nella postura, la governante del mitico film, ormai datato, “ Rebecca la prima moglie”.

Ma veniamo a lei, la vera protagonista della storia, Alma, la timida e riservata cameriera, che in un batter d’occhio diventerà la sua “preferita”. La fanciulla, in apparenza remissiva, a poco a poco, rivelerà una personalità molto decisa, con la forte cosapevolezza di conquistare quello scapolo impenitente. Questo suo amore esasperato e morboso, la trasformerà in un’ambigua Grimilde, pronta ad usare inquietanti malefici, pur di tenerlo tutto per sé. Tanto che farà, trascinerà nel suo tunnell squilibrato anche l’irriducibile Reynolds, che una volta cancellati i suoi spettri, accetterà per sopravvivere, quel contorto meccanismo sadomasochistico. Una strategia incomprensibile anche per una come me, che per amore si è sempre giocata tutte le carte del mazzo, compresi i jolly. E’ legittimo diventare zerbine incallite, ma quando si supera il limite, diventa stucchevole. E’ evidente, invece, che P.T. Anderson nel suo film, ha voluto sottolineare che in amore, ogni coppia, è libera di scovarsi la propria dimensione, qualsiasi questa sia.

La forma dell’acqua

articolo-65179La Forma dell’acqua è un meraviglioso fumettone “acquoso”, che si dovrebbe vedere indossando la muta. Non a caso, muti sono anche i due protagonisti, legati però da una connessione così forte, da comunicare anche solo con i gesti. A parlare, del resto, ci pensa il regista, che pur se con una sceneggiatura surreale, fuori da ogni senso, ci fa immergere in una storia che sa di favola, sospesi, esattamente come nella scena iniziale, in cui avvertiamo la sensazione di galleggiare e fluttuare insieme ad Elisa, nella sua camera, come in una bolla liquida. E’ una scena simulata, perchè in realtà, è stata girata in assenza d’acqua, soltanto con luci speciali e oggetti in sospensione. Questa introduzione piena di magia, calda e morbida, fa intuire subito, che il film sarà pieno di tenerezza. Guillermo del Toro, infatti è stato molto abile nel raccontare una bizzarra storia d’amore, usando ambienti bui, ma non cupi, capaci di riscaldare lo spettatore anche nell’austero e scuro bunker governativo, in cui il mostro viene relegato per essere studiato.

Elisa, fragile impiegata delle pulizie, sarà l’unica a stabilire un contatto umano con quell’essere anomalo che cerca di difendersi, spingendosi con lui sempre più oltre. Come nelle fiabe, anche qui troviamo i buoni e i cattivi. Octavia Spencer, candidata agli Oscar come non protagonista, interpreta Zelda, una sua collega. Il senso di protezione nei suoi riguardi, la spingerà a superare il timore di mettersi in mezzo ai guai, aiutandola nell’impresa di liberare l’amato uomo-pesce. Candidato per la stessa categoria è anche Richard Jenkins, straordinario in questo ruolo per lui insolito. L’amicizia che lega lui ad Elisa, lo porterà ad accetterare il rischio di diventare suo complice, in quel pericoloso blitz. Si assiste a scene cruenti, sangue e mutilazioni, ma ciò non sminuisce la sensibilità della storia, che comunque scorre tenera nella sua purezza. E’ questo che emerge dalla regia, una spontanea pulsione tra due esseri accomunati da un profondo senso di solitudine, anche se vissuto in mondi estremamenti opposti. Due persone molto simili, entrambi emarginate e fuori da ogni contesto, ma con una gran voglia di esprimersi. Dalle “uova” arriveranno persino a fare sesso, impensabile, eppure possibile e anche divertente, per come lei lo spiega a modo suo. Molto bravo Michael Shannon nella parte dell’ambizioso agente Strickland, pronto a scaricare la sua esasperata ferocia, sul mostro innamorato. Tutto è bene quel finsce bene, esattamente come nelle storie a lieto fine e alla fine, Sally Hawkins, straordinaria attrice, dalla presenza anonima, ma efficace, riuscirà a colmare il suo fantastico sogno.

Il finale mi ha evocato l’ultima scena di “Lezioni di piano”, quando la sordomuta protagonista, cade in acqua trascinata dal suo pianoforte. In quell’abisso lei troverà una nuova dimensione, proprio come accade agli amanti di questo film particolare, uniti da una straordinaria simbiosi. La differenza però, in questo caso, è sostanziale : mi sembra decisamente più accattivante del piano , l’abbraccio subacqueo dell’uomo pesce che, seppure coperto di creste e squame, è comunque un bel tocco di figo.

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17 (2)Sono andata in Tunisia due volte. La prima con mia figlia, base Monastir, sul mare, in uno dei tanti Club della della Sprintours, la seconda con Marco il mio ex amore, a Kelibia, in un Villaggio Bravo Club dell’Alpitour. E’ un posto che mi è piaciuto e, considerando i prezzi ancora appetibili rispetto alle altre mete mediterranee, è sicuramente da visitare. Unico neo è che, vista la sua posizione geografica, comincia a fare caldo solo da maggio in poi, quindi prima di quel periodo, non è adatta per una settimana di mare. Nel periodo giusto, invece, La Tunisia offre mete di viaggio appetibili per una vacanza al sole, inserite in una natura ancora inalterata. Fra queste, io e mia figlia abbiamo optato per Monastir, situata nella parte più meridionale del Golfo di Hammamet.

3 (1)Atterrate a Tunisi, prima di raggiungere il Villaggio, abbiamo approfittato per visitare la Capitale. Questa città, la più popolosa della Nazione, è sede del governatorato ed anche del porto maggiore di tutta la Tunisia. Si trova sulle rive di una laguna un po’più a nord dell’antica Cartagine. La città vecchia (la medina), è costruita su una serie di colline di ca 50 mt sul livello del mare, che degradano dolcemente verso il lago di Tunisi. La città nuova invece è stata costruita successivamente, tra la medina e la laguna.

7 (2)Dopo un breve giro per il tradizionale Souk siamo andati a vedere la Moschea el Zaytuna, o Moschea dell’Olivo. E’ la principale e la più antica della città. Eretta su una superficie di circa 5000 mq è dotata di nove entrate e possiede 184 colonne provenienti essenzialmente dal sito archeologico di Cartagine. La moschea, dotata di due torri di controllo nell’angolo nord-est e sud-est, ha costituito per lungo tempo una postazione difensiva verso il mare.

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Questo santuario segue lo stile della Grande Moschea di Cordova e quella di Kairouan, con la sua corte trapezoidale incorniciata da una galleria sostenuta da colonne e capitelli antichi. Le altre tre gallerie invece poggiano su colonne a capitelli di marmo bianco importato dall’Italia. Dopo aver visitato Tunisi, siamo ripartite verso Monastir, cominciando ad entrare, durante il lungo tragitto, un po’nel cuore di questa terra interessante e piena di fascino. Però, non avevo ancora visto il Marocco, che mi ha trafitto decisamente il cuore.

8 (5)Il nostro Villaggio era carino, con un vasto giardino ed una bella piscina, sulla quale si affacciava la nostra camera, attrezzata di un bel terrazzino. La sera stessa facemmo subito amicizia con alcuni degli ospiti, ma soprattutto con un paio di animatori, che come al solito hanno iniziato a riempirci di complimenti. A parte l’atteggiamento scontato dei “provoloni” addetti ai lavori, ho appurato ormai che andare in vacanza con una figlia di soli 20 anni più giovane, non è male, perché una mamma attraente e moderna, risulta sempre affascinante ed intrigante.

9Il mare di questo litorale è davvero splendido, contro ogni altro commento che avevo sentito. La spiaggia non ha niente che vedere con la nostra dell’Adriatico, come spesso si può pensare. Ha una sabbia fine e bianca che diventa ancora più chiara con i riflessi turchesi del mare. Fra le più belle della zona c’è quella di Skànes, dove sono sorti numerosi Alberghi e vari Resort, anche molto lussuosi, che siamo andati a visitare. Certo, non avendo la barriera corallina, non è per pescatori subacquei, che preferiscono di gran lunga il Mar Rosso, ma di fronte a Monastir c’è l’arcipelago delle Isole Kuriate, che costituiscono la riserva naturale della Tunisia. Altrettanto belle sono le isolette di Sidi El Gadamsi e di Lostaniah.

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Oltre alla vita di mare, Monastir offre tante altre cose da vedere ed infatti ci siamo organizzate alcune escursioni per vedere le sue principali attrazioni turistiche. La nostra guida ci ha portato per prima cosa al Ribat di Harthema, che è il luogo più visitato della città. Si tratta di un complesso risalente al 796, utilizzato per fini militari e politici, con una torre di vedetta che rappresenta la parte in assoluto più antica. Bellissime anche le mura risalenti all’11esimo secolo. Oggi all’interno di questo luogo dal sapore sacro e profano, si svolgono molte rappresentazioni teatrali e spettacoli di diversa natura. Il Ribat è stato inoltre utilizzato come set cinematografico nel 1976 da Franco Zeffirelli, che decise di girarci alcune riprese del suo Gesù di Nazareth. All’interno del Ribat si trova il Museo Islamico, rivolto agli amanti dell’arte.

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Non ci sono quadri, ma per lo più monete, iscrizioni coraniche del VIII e XII secolo, tessuti, articoli di bronzo, antiche ceramiche tunisine, gioielli, vetri e tanto altro. Una vera e propria chicca per gli appassionati. Dopo il Ribat ci hanno lasciato fare un giro libero nella medina, dove ho comprato una gabbietta per uccellini bianca, simbolo della città, che mi sono trascinata con fatica per tutta l’escursione. Però ne è valsa la pena ed ancora oggi quando la guardo, ricordo con nostalgia la nostra vacanza.

16 (2)La Medina di Monastir è cambiata totalmente nel 1960. Molte aree sono state abbattute e sostituite con strade aperte e piacevoli edifici con portici. Della porzione originale sono rimaste solo alcune zone e la maggior parte di queste sono fittamente occupate da bancarelle. Affianco al Ribat si trova la Grande Moschea, la più importante della città. Come in tutti i paesi islamici queste costruzioni religiose sono di immensa bellezza. Presenta una pianta a base quadrata, fu costruita nel IX secolo e ricostruita successivamente.

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Un’altra Moschea importante è quella di Bourguiba, costruita nel 1963, che può ospitare fino a 1.000 fedeli. Nonostante la sua giovane età, è stata costruita secondo schemi tradizionali. Le porte in legno di teak sono state fabbricate da artigiani di Kairouan, mentre la sala della preghiera è ornata con 86 colonne di marmo rosa. Habib. Bourguiba è stato il primo Presidente della Tunisia e anche se non è mai stato eletto dal popolo in elezioni libere, è considerato il padre della moderna Nazione. Quando morì nel 2000 gli hanno dedicato un imponente Mausoleo, la cui costruzione era partita dal 1963. Questo edificio è formato da tre cupole, due verdi e una dorata, più due minareti che segnano l’ingresso al complesso.

25675613878_8344febf2b_bLe altre due grandi città del Sahel tunisino che siamo andati a visitare sono Sousse e Mahdia. Sousse si trova a solo 23 chilometri a nord da Monastir e rappresenta un centro di grande fascino tant’è che la sua Medina è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità. Fondata dai Fenici, fu influenzata nel corso degli anni, anche dai Cartaginesi. Oggi è considerata la perla del Sahel e offre una varietà incredibile di attrazioni. Si va dalla Grande Moschea al Ribat, dalla chiesa Cristiana di San Felice, al Museo Nazionale, senza dimenticare il porto e la bellissima Medina islamica.

Mahdia_des_de_la_Torre_ObscuraScendendo ca 45 Km a sud, invece si arriva a Mahdia, un po’ più lontana, ma la fatica viene ricompensata. Questa città sorge su una penisola e la sua cittadina è uno dei più importanti porti pescherecci del Paese. Si divide in due parti : il centro storico, che si trova sulla penisola e la città moderna, all’interno. Girando nella zona vecchia è impossibile non immergersi nell’artigianato locale. E’ facile perdersi tra souk e bazar intrisi di colori e odori speziati, scoprendo veri tesori.

5 (5)Famosi in Tunisia sono i laboratori artigianali dove si lavorano i tappeti con coloratissimi motivi geometrici, realizzati con punto annodato, una tecnica particolare che dona ai tessuti una tenuta molto forte. Si passa poi alle bancarelle che espongono piatti in rame cesellato, sandali in cuoio, oggetti in vimini e abiti tradizionali. Si trovano però anche varie specialità gastronomiche, a base di pane in varie forme e dolci tipici, bigné al miele e makroud, pasticcini triangolari caramellati, ripieni di datteri e cannella.

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Le nostre serate al Club proseguivano come da copione, tra i vari ahie-ahiaiia delle sigle dei vari spettacoli, ma la sera, sul tardi, insieme ai nostri amici dello staff, andavamo in giro nella Riviera by night, tra le varie Discoteche della zona, dove ci siamo fatte un sacco di risate. Non poteva poi certo mancare, la mia solita capatina al Casinò, in questo caso nella vicina Sousse. Molto carina è stata anche l’escursione a Port El Kantaoui, un complesso turistico a ca una trentina di Km a nord di Monastir. Ci siamo andate un pomeriggio, all’ora dell’aperitivo, insieme ad una coppia di amici conosciuti al Club. Il tragitto tra Sousse e questa località è pieno di alberghi che costeggiano la spiaggia. Port El Kantaoui, è un paese delizioso, costruito nel 1979 intorno a un grande porto artificiale con ca 340 posti barca per yacht di lusso. Questa piccola marina è davvero un incanto, piena di ristorantini e negozietti. I suoi colori dominanti sono il bianco e il blu, in perfetto stile tunisino, ma in chiave più moderna. Girando tra le varie banchine, per certi aspetti, sembrava di stare un po’ in Costa Smeralda. Questo centro turistico oggi è diventato anche una meta per gli amanti dl golf, ospitando diversi campi tecnicamente molto organizzati.

12 (3)La chicca però della Tunisia, assolutamente da non perdere, è Kairouan, un vero e proprio gioiello del patrimonio storico e artistico locale. E’ la quarta città sacra dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme, con un fascino intatto senza eguali, tutelato anche dall’Unesco, che l’ha iscritta tra i patrimoni dell’Umanità. Qui si trova una delle più antiche moschee del mondo, un monumento di grande importanza religiosa, storica e architettonica: la Grande Moschea, simbolo della città. Comprende un cortile enorme, circondato da arcate decorate e porte di legno scolpite, che si aprono sulla zona di preghiera e sul Minareto.

44 (3)E’ un capolavoro architettonico che ha ispirato molte altre moschee del Maghreb. Sopra una delle sue cupole si trova il pozzo sacro, il Bir Barrouta, la cui acqua è pescata ancora oggi attraverso una carrucola azionata da un dromedario. C’è anche una moschea leggendaria, Sidi Saheb, soprannominata Moschea del Barbiere, adornata di splendidi mosaici dai toni del verde e blu, dove si dice sia custodita una reliquia unica: tre peli della barba di Maometto (reliquia da feticisti…). La città vecchia, con le sue stradine dai muri bianchi interrotti dalle tradizionali porte di colore blu, i vicoli, i porticati a volta e le cupole che spuntano dai tetti delle case, regala scorci da cartolina.

48Kairouan conserva anche il bacino degli Aghlabiti del IX secolo, un vasto poligono di 55 metricubi, con 64 lati ed una profondità di 5 mt. Fu costruito per rifornire d’acqua la città ed era alimentato da un acquedotto lungo 36 km che scendeva dalle montagne.Dopo molti anni, ho scelto di tornare in Tunisia, per festeggiare il compleanno del mio ex fidanzato Marco, che cadeva il 25 aprile. Speravamo tanto di trovare il sole per fare un po’ di mare, invece siamo stati sfortunati e, giusto nella nostra settimana, il cielo è stato sempre coperto, tranne il primo giorno.

50Lui, pur sapendo che la costa non aveva fondali, si era portato comunque l’attrezzatura da sub, ma non l’ha mai neanche aperta. Avevamo scelto per la nostra vacanza Kélibia, una città costiera della Tunisia, nei pressi di Capo Bon, in un bel Villaggio della Bravo Club. Meno male che il posto scelto era bello, ben attrezzato e noi insieme stavamo bene dovunque, comunque e con chiunque, così almeno siamo riusciti a compensare le lacune meteorologiche.

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Durante la giornata passavamo la maggior parte del tempo nella piscina coperta, a rilassarci un po’ tra un massaggio, un coffee break e uno spuntino, mentre la sera ci divertivamo con vari gruppi di ragazzi conosciuti lì, sempre attratti, incuriositi e ammaliati dal mio amore olimpionico. Anche in questa occasione, ho fatto una capatina al Casinò di Kélibia, dove abbiamo vinto entrambi alla roulette, ognuno ad un tavolo diverso. Alla fine della serata abbiamo fatto gli “splendidi”, offrendo da bere a tutta la compagnia.

57Per riempire le giornate quasi invernali, optammo per un paio di escursioni. La prima comprendeva la visita della città di Kélibia, però in un modo del tutto singolare, perché si effettuava con una carrozzella caratteristica, trainata da 2 cavalli. Questa cittadina, vanta un importante porto dal quale, quando il cielo è sereno, si riesce a vedere da lontano anche la sagoma di Pantelleria, che dista solo 70 km dalla costa tunisina. Ci portarono a visitare il principale monumento della città, costituito da una fortezza bizantina molto interessante, dalla quale si può ammirare tutto il porto e poi i resti di una Villa romana che conserva pregevoli mosaici raffiguranti scene di caccia. Il centro moderno si estende nell’entroterra, nel cuore di una zona agricola con coltivazioni di legumi, vitigni e tabacco.

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Un’altra mattina, invece, abbiamo fatto una cordata in spiaggia sui cammelli. Saliti insieme sullo stesso animale, ci siamo fatti una passeggiata lungo la costa, tra tante, tante risate, che hanno fatto da sfondo alla nostra sfigata vacanza senza sole. Per fortuna, che, in ogni caso, a noi due il sole… non mancava mai.

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Come ho premesso, questa terra mi è piaciuta, è vicina a noi, non troppo cara, piacevole e affascinante. Non ho visto ancora l’Isola di Djerba e neanche fatto il tour nel profondo deserto tunisino, quello fuori dalle rotte turistiche, ma conto di andarci prima o poi, anche perché chi ci è stato ha detto che ne vale certamente la pena.

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Disneylandia

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Quando andai a Los Angeles tanti anni fa, tra i vari giri che facemmo in quella città così poco affascinante, non potevamo certo perderci Disneyland, l’ottava meraviglia del mondo, insieme alla nona che è Disney World. Purtroppo mi sono persa gli Universal Studios, a circa mezz’ora dal centro, per colpa di un tassista deficiente, che per assurdo, non sapeva dove si trovavano (il più ignorante lo avevamo beccato proprio noi).

Guidava con un mega catalogo con le strade della città….che consultava per scoprire le varie destinazioni di L.A. Si sa che quella metropoli è la più estesa degli Stati Uniti, ma almeno Gli Universal dovrebbero conoscerli anche le palme di Rodeo Drive…Così, purtroppo, dopo 100 tentativi, alla fine abbiamo rinunciato. Per fortuna che sono poi riuscita ad entrare in quelli della Florida. Meno male che dopo questa fregatura, abbiamo trovato un tassinaro “normale”, che ci ha accompagnato senza difficoltà Ad Anaheim, dove si trova Disneyland, a 40 Km dalla città.

1 (2)Che esperienza! Questi mega Parchi Giochi sono una cosa incredibile. Non si possono non visitare almeno una volta nella vita. Io ne ho visti due, i principali, in epoche differenti. Quando andai in quello Californiano, appena varcata la soglia, ho espresso subito un desiderio : “ devo portarci assolutamente mia figlia”. Anche se ormai aveva superato l’età delle bambole, doveva per forza vedere questa straordinaria città del divertimento.

stuffed-animals-1818223_960_720Del resto anche io, di gran lunga, avevo ormai superato il periodo dei balocchi, ma questi luoghi non sono solo per piccoli, anzi, forse sono più gli adulti che se li godono, perché hanno più pazienza, si stancano meno e vogliono sentirsi ancora eterni ragazzini. I bambini, si sa, per quanto si possano sbizzarrire, dopo un po’ s’infastidiscono e cominciano a lamentarsi.

Disney Makes A PointDel resto lo stesso Walt Disney, quando lo inaugurò nel 1955 disse la famosa frase : « Ho sempre cercato di immaginare un posto dove portare le mie due figlie nei pomeriggi del sabato e della domenica, un posto dove però potevo divertirmi anch’io!» Senza saperlo, avevo avuto lo stesso suo pensiero (mica poco….). Voci di corridoio dicono che l’inaugurazione, fu considerata un giorno nero, perché accaddero imprevisti e disastri uno dietro l’altro, ma come non aspettarselo, in una struttura così megagalattica? Alla fine però Donald Reagan, tagliò il nastro di questo luogo incantato.

12Troppo bello avventurasi nelle varie aeree tematiche come Adventureland, Frontierland, Fantasyland e Futureland o Tomorrowland, che costituiscono questi mondi immaginari, ricostruiti in ogni più piccolo dettaglio e poi riportati nel mondo reale. Solo un genio poteva pensarci. Del resto lui è stato il più grandioso artista dell’animazione e non ha animato solo milioni di cartoni, ma anche la nostra infanzia.

13Per entrare nel cuore di Disneyland si deve varcare l’ingresso della Stazione, ricostruita proprio come nel 20° secolo, dove si può prendere il World Railroad, un trenino che passa all’esterno, raggiungendo ogni singola fermata. Da qui si accede su Town Square, dove si trovano i maggiori centri di informazioni e da dove si cominciano a scorgere le prime casette della Main Street, la strada principale, che collega l’esterno con il parco vero e proprio.

15 (2)Questa zona ricostruisce minuziosamente una piccola cittadina americana dei primi del ‘900, ricalcando lo stile di quel periodo, utilizzando però la tecnica della prospettiva forzata, la quale prevede che ogni piano sia un po’ più piccolo di quello sottostante, così da far apparire gli edifici più alti di quanto siano in realtà. Su questa Street, ci sono negozi di vario genere, dai souvenir ai dolciumi, ai Fast food.

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Alla fine della Via si arriva davanti ad un’aiuola fiorita, dove è collocata la statua in bronzo di Disney, che tiene per mano Topolino. Dietro questa statua, si erge prorompente il più importante edificio del Parco, ossia il Castello di tutte le favole Disneyane. Il Castello dei Castelli, che è uguale a tutti gli altri nel mondo, con gli stessi colori pastello, le sue torri e le sue guglie, salvo decorazioni particolari in alcune ricorrenze.

25 (2)In serate particolari, dalla Central Plaza si possono ammirare i fuochi d’artificio che illuminano ogni angolo. Dietro il castello si apre il mondo incantato di Magic Kingdom in tutto il suo splendore. All’ingresso principale, quasi sempre si viene accolti da Trilly, la mascotte che dà il benvenuto ai visitatori, ma sono a migliaia le maschere di personaggi dei cartoons che girano per i viali, facendosi fotografare e rallegrando i bambini con balletti e canzoncine.

 

WDWRR_-_Frontierland_Station_EntranceIn Frontierland si trova tutto ciò che è correlato al vecchio West del 1800, quello degli indiani, cowboy e pionieri. Casette, recinti con cavalli e saloon ricostruiti nei minimi particolari, ma anche attrazioni come la Big Thunder Mountain, una giostra che passa sotto un Canyon, la Splash Mountain, con i tronchi sull’acqua, il rilassante giro sul Battello lungo il fiume, proprio come nel periodo coloniale, il Sottomarino Nautilus, con scorci subacquei di effetto, o ancora lo spettacolo più gettonato che è la visita all’Haunted Mansion, la Casa Stregata.

3334In Adventureland si trova invece tutto ciò che è legato all’esplorazione e quindi su tipiche imbarcazioni, si attraversa la giungla amazzonica, in Africa, o in Asia, con paesaggi ricostruiti alla perfezione di paludi e feroci animali. Inclusi ovviamente anche giochi sui Pirati dei Caraibi e Indiana Jones.

26 (3)In Fantasyland, al contrario, si vive il mondo magico dei sogni che diventano realtà, con negozi e giochi a tema dedicati a Cenerentola, Biancaneve, La Sirenetta, Peter Pan, La Bella e La Bestia e ogni altra fiaba a noi più cara.

43 (1)Altra meraviglia è la Toontown ossia il mondo dei cartoni, un mix di e Topolinia e Paperopoli dove sembra di vivere dentro un fumetto, con le casette rigonfie e colorate, con i camini storti, i tetti di mattoni e gli interni che ricalcano a grandezza naturale gli ambienti in miniatura dei giornaletti di Topolino. Sedersi sulla poltrona di Minnie o lavare i piatti nella sua cucina, è una esperienza che dona gioia.

44Non ci sono differenze sostanziali tra il Parco della California e quello della Florida, se non il fatto che quest’ultimo, inaugurato nel 1971, ha nell’interno anche Epcot, una struttura sorprendente e gli Universal Studios. Ad Epcot ci si accede con una monorotaia. Si divide in due parti : il Future World e lo Showcase. Il primo, inserito in una enorme sfera simile ad una palla da golf bianca, oggi è stato un po’modificato, ma una quindicina di anni fa, quando siamo andate noi, si percorreva un itinerario molto scenografico, che si visitava seduti in una navetta monoposto. Partendo dai tempi della pietra, si arrivava al mondo del futuro, con temi riguardanti la comunicazione, la terra, il mare e il trasporto.

 

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Il secondo settore, invece, comprende un padiglione affacciato su di un lago artificiale, dove sono rappresentati 11 paesi internazionali, con scorci ricostruiti a perfetta somiglianza con gli originali. Bellissimo da vedere, ognuno con una ristorazione a tema. L’unica cosa che ricordo con terrore sono state le Space Mountain, delle montagne russe in un oscuro spazio stellare, così ad alta velocità, che anche con gli occhi chiusi è stato da brividi. Sarei scappata volentieri prima di salire sulle navette, ma una volta entrati, purtroppo non si poteva più tornare indietro.

53Altra porzione stupenda di Epcot sono gli Studios, un posto dove è possibile girare attraverso i set dei film prodotti dalla Universal (Lo Squalo, Psyco, Gli Uccelli, E.T. King Kong, Ghostbusters, Ritorno al Futuro, Jurassic Park e tanti altri), in continua evoluzione.

bahamas-1720653_960_720Ci siamo molto divertite in quell’occasione, io, mia cugina e le nostre figlie. Quattro tipologie di donne diverse, per età e caratteri, ma lo stesso molto affiatate. In quella vacanza andammo a N.Y. poi a Orlando e infine 4 gg alle Bahamas dove, oltre il mare..ci siamo fatte tante, tante risate e……(comunque sempre in tema Disneyano).

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Olanda a luci rosse

tulips-2705814_960_720Una vacanza troppo divertente quella con Marco e due suoi amici pallanuotisti. Uno dei due, lo aveva invitato come Special guest, ad un torneo che si teneva a Eindhoven, “la città della luce” (per la sede della Philips). E quale luce migliore, per dar lustro alla manifestazione, se non quella di un astro luminoso come lui?? Ottima associazione.

untitledAncora più gradita, perché lo avrebbero ospitato in toto, pagando le spese del viaggio a lui “e signora”, così sono andata anche io. Una combriccola strambamente assortita = 2 giovani ragazzi, un quarantenne e 1 donna over, che però faceva per 4…. e infatti sono stata assolutamente al passo con i maschi.

2 (2)Io e Marco partimmo da soli con un low cost e, dopo le nostre infantili gare con i cruciverba durante il volo, arrivammo all’aeroporto, dove ci venne a prendere Alex. L’Hotel era sobrio e noi, come al solito, avevamo comunque un effervescente entusiasmo pronti a condividere nuove emozioni.

2La piscina dove si giocavano le partite del torneo era megagalattica, c’erano 3-4 vasche enormi dove si alternavano gli incontri. Io facevo parte del pubblico, mentre Marco sul bordo vasca, supervisionava i ragazzi e rilasciava interviste, sotto i flash. Il resto della giornata lo passavamo in giro, tra i quartieri della città, scattando foto in ogni angolo e facendoci mille risate, come dei ragazzini.

3Non sapevo che Eindhoven fosse la capitale mondiale del Disegn. E’ un posto molto carino, vivace, giovane, pieno di negozi, bar all’aperto, caratteristici pub e locali notturni di ogni genere. E’ anche però un paese ricco di cultura ed arte. Qui c’è infatti il famoso Abbemuseum, un Museo internazionale di arte contemporanea, tra i più illustri d’Europa e la bellissima Chiesa gotica di S. Caterina.

5Trovandoci in Olanda, non potevamo certo perderci l’occasione di visitare Amsterdam, che nessuno di noi conosceva, così partimmo in treno verso la città del sesso. Arrivati in prima mattinata, abbiano avuto subito un impatto positivo con la città, perché la Stazione non è una cosina da nulla, ma una struttura di grande rilievo, in stile neogotico-rinascimentale color rosso arancio, a due torri.

6 Ci siamo buttati subito nel cuore pulsante della città, visitando il centro storico e la gigantesca Piazza Dam, con il maestoso Palazzo Reale, la Chiesa nuova e al centro il bianco monumento ai caduti. In questo spiazzale affollato pieno di piccioni, c’erano artisti di strada, una giostra e di fronte anche il Museo delle cere di Madame Tussauds, gemello di quello londinese.

7Abbiamo girato per le strade principali dello shopping, piene di bellissimi negozi e chioschetti di fiori. Nell’insieme le persone che girano sono semplici, informali e non particolarmente eleganti come a Parigi. Forse per comodità, visto che vanno tutti in bicicletta. Di giorno, di notte, con bici proprie o a tempo, seduti anche sul sellino, tipo vespone di Vacanze romane. E’ quello che mi ha colpito di più in questo paese. Ormai in molte città le biciclette hanno preso il posto delle macchine, ma qualche anno fa, era ancora una novità.

amsterdam26[1]Non avevo mai visto parcheggi solo di bici, accumuli di ferro e metallo, ammassati come materiale da rottamare. Decidemmo di pernottare una notte, almeno per riuscire a vedere le cose fondamentali. Così la sera, dopo una cena spagnola a base di tapas, Pata Negra e “vino tinto”, andammo a visitare il famoso Quartiere a luci rosse lungo i canali. Era tutto molto suggestivo, proprio come immaginavo, sexy, appariscente, intrigante, pepato, ma sobrio e non volgare.

12 (2)Ci facemmo le più matte risate, per le situazioni che notavamo in giro, ma ancora di più per i film che ci facevamo, nel fantasticare su quello che accadeva in quelle vetrine con le tendine, dove c’erano gnocche stupende, pronte a tutto. Avrei tanto voluto scattare un po’ di fotografie sul posto, ad ogni angolo, ma lì è assolutamente vietato e se ti colgono in flagrante, sono multe salate. Stessa cosa se ti sorprendono a fumare erba (per fortuna noi non correvamo questo pericolo).

sexy-shop-610x250[1]Per non parlare poi dei sexy shop, così espliciti e dotati dei più sofisticati attrezzi sadomaso o bondage, che solo al pensiero di usarli, mi venivano i brividi. Per gli olandesi si vede che sono di routine, ma per noi poveri ingenui e ancora non aggiornati turisti italiani, apparivano come degli strumenti così paradossali, da risultare quasi comici. Io, con la mia apertura mentale, ero come un 4° maschio e, quindi, stavo perfettamente al gioco, senza imbarazzo o disagio.

regaloaddioalnubilato[1]Si decise di andare a vedere uno spettacolo di sesso da vivo (sennò che eravamo andati a fare lì??) e devo dire che, guardare persone sotto i riflettori che facevano oscenità con una naturalezza e disinibizione totale, fece effetto anche a me, che non sono certo un’educanda. C’erano in platea, alcune ragazze inglesi (sbronze), che festeggiavano l’addio al nubilato di un’amica e questo episodio, rese la serata molto goliardica, sdrammatizzando un po’ l’aria lussuriosa che aleggiava nella sala.

untitledLa futura sposina, salì sul palco per simulare scenette erotiche insieme ai porno attori e fu davvero spiritosa, anche perché totalmente ubriaca. Però, sarà stata l’aria pruriginosa, il week end frizzante e la nostra complice intesa, quella sera si scatenò l’Inferno. La mattina dopo facemmo il caratteristico giro in battello nei canali, colpiti da quello scenario tipico, molto simile a quello di Venezia, ma più curato e meno decadente, diciamo una versione slim di Praga e Parigi.

narrow-2642236_960_720I palazzi che si affacciano sul fiume sono coloratissimi, stretti, un po’ storti e leggermente protesi in avanti, con porte e finestre verniciate in contrasto. Siamo passati davanti alla casa di Anna Frank, che dicono sia molto commovente, poi al mercato dei fiori galleggiante, pieno di colori, che mi ha ricordato alla lontana quello sull’acqua di Bangkok. Una passeggiata davvero piacevole e originale, che ho memorizzato con tanti scatti e riprese video.

8wxbyshycqd4wbv.T560[1]Al termine del giro, siamo passati davanti a “Nemo”, Museo delle scienze e della tecnica, una costruzione verde bottiglia, a forma di prua, capolavoro di Renzo Piano. Sono tante le cose che non sono riuscita a vedere : La biblioteca più grande d’Europa, I parchi dove si fanno concerti dal vivo, il mercatino caratteristico dove si trova di tutto, il Museo di Van Gogh, quello di arte fiamminga, di arte contemporanea, o i più strambi degli occhiali, borse, caffè o tè e non sono riuscita neanche ad assaggiare pietanze con la salsa olandese. Del resto, in 24 ore sarebbe stato impossibile.

FINALE

Quel nostro week end olandese, comunque, fu davvero carino. Diverso, movimentato, interessante, piccante e pieno di risate, dove la pallanuoto, fece solo da sfondo.

Rosso Marocco

Tra i paesi del Nord Africa che ho visitato, il Marocco è quello che mi ha coinvolto di più, regalandomi attimi di suggestiva eccitazione. Ho fatto il giro completo delle città imperiali fino al deserto e ogni luogo e angolo di questa terra, mi hanno trascinato in una scia da favola, nutrendo la mia fantasia. Ho il valido sospetto, che in un’altra vita, sia stata principessa in un regno di sultani. Solo così posso spiegare il mio amore per i paesi densi di cultura araba.

imagesGTAZJIDPQuesto territorio dai mille colori, è ricco di palmeti lussureggianti, che spesso circondano oasi o villaggi berberi, bassi oppure arroccati. Sono paesi compatti, con abitazioni smerlate, di pietra rossa e argilla, squadrate come dei fortini, che si trovano solo qui. Le Kasbah, infatti, sono costruzioni così precise e riconoscibili, da rendere questo paese insolito. Le città magrebine sono molto diverse tra loro. Ne riassumerò solo i punti salienti.

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Casablanca, la più grande del paese è la capitale economica. Più che altro, l’associo alla maestosa Moschea di Hassan, chiamata anche verde, per il colore delle maioliche che decorano i preziosi marmi bianchi. Il suo magnifico ed elegante campanile, si erge come un altissimo faro direttamente sull’Oceano.

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Fez, è la capitale più antica, culla della religione e della cultura. Ha in assoluto il Souk più tipico e fascinoso che ho mai visto nel mondo. Un labirinto di vicoli e stradine, così intricato che per ritrovare l’uscita, conviene farsi accompagnare da qualcuno del luogo. Si possono trovare botteghe di ogni genere, primitive, sudice ed arretrate, un artigianato con un sapore così autentico, da apparire a volte non reale.

4Mentre si cammina, con le borse ben sigillate, si incrociano somari che girano indisturbati, o anche mucche, pecore e cammelli. Si vendono anche animali vivi, polli, galline, conigli ed agnelli, che ho visto addirittura sgozzare davanti al cliente. Questo mercato è così caratteristico e selvaggio, da riportare il turista indietro nel tempo di centinaia di anni. Una cosa da visitare assolutamente in questa zona sono le Concerie. Strutture artigianali in cui si lavano e tingono le pelli. Un posto unico, dove entrando ti danno un rametto di menta per coprire l’odore acre delle sostanze usate.

5Qui, salendo su di una terrazza, si può assistere ad uno spettacolo di grande effetto. Ho fotografato da ogni angolo questa vista particolare, piena di vasche rotonde riempite di colori, sembra una tavolozza gigantesca, da cui attingere ogni sfumatura di tinta. Altra città in cui sono stata è Rabat, la capitale amministrativa.

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Da vedere è la Kasbah des Oudaias, una fortezza che racchiude un cittadina mediterranea, fatta di vicoli bianchi e turchesi con portoni, scalette e balconcini fiorati, dallo stile un po’ marinaro. Bella, ma sicuro meno seducente di Marrakesh, la Regina. La chiamo così, anche se in fondo non è una città straordinaria, ma con qualcosa che la rende comunque la più ammaliante delle città marocchine.

7 (2)Ha un bel centro tipico, un Souk fascinoso e Hotel o Riad di alto livello, ma la sua tipicità è tutta nella piazza di Jàmi el-Fnà , una superficie ampissima all’interno della Medina, dove a qualsiasi ora del giorno e della notte, vive un mercato funambolico all’aperto, in cui si esibiscono fachiri, incantatori, danzatrici e giocolieri, tra bancarelle e mercanti di ogni tipo. Dalla terrazza di un famoso bar proprio sul piazzale, si può ammirare quel panorama dall’alto. Di sera, la visione dello scintillio di luci e colori, rende questa visione unica al mondo.

Ksar-of-Ait-Ben-Haddou-Morocco_08[1]Proseguendo il mio tour verso il sud, infine, sono giunta a Ouarzazate. Appena arrivata in questa paese, non potevo prevedere che dopo poco mi sarei trovata di fronte ad una cittadina così scenograficamente pazzesca, da farmi restare senza respiro. Parlo di Ait-Ben-Haddou, una vera meraviglia del mondo. La si scorge da lontano, aldilà di una pianura verde e, forse perché l’ho vista nel tardo pomeriggio, con la luce rossastra che la esaltava, mi ha dato una scossa elettrica. La ricordavo benissimo come sfondo del film il Gladiatore, durante una lotta nell’arena e, quando mi ci sono ritrovata dentro, scattando le foto da varie prospettive, mi sembrava proprio di trovarmi sul set, senza per fortuna le belve.

8 (2)Scendendo ancora, attraversando la valle del Dadès, sono arrivata poi alle Gole di Todra, altro stupefacente angolo, a cui si accede dopo un percorso lungo un torrente, circondato da alte montagne, che conducono ad una spaccatura tra due pareti rocciose. Una spettacolare fenditura, che mi ha fatto pensare a Petra perché, anche se non l’ho ancora visitata, credo dia lo stesso effetto.

9 (2)Dietro questa gola, con soli 10 metri di passaggio, si trovano un paio di ristorantini con alloggio, dove sostare e riposarsi, gustando le specialità locali. Il cibo è buono in Marocco, vario e anche curioso da vedere, nel modo in cui viene servito. Lungo la strada verso il deserto, passando per la valle del Draa fino a Zagora, sono riuscita a leggere lo storico cartello segnaletico con su scritto : “ Timbouctou 52 Jours”, una rievocazione delle lunghe carovane che transitavano nel deserto. Così, finalmente, dopo un percorso interessante e multiforme, salita su di una jeep, mi sono addentrata nel Sahara.

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All’inizio non riuscivo a scorgere le dune tanto anelate, mi sembrava piuttosto un deserto roccioso, molto lontano dal mio immaginario, ma mi sbagliavo, perché infatti, all’improvviso, ho cominciato a scorgere le prime colline di sabbia e lì, ha cominciato a battermi il cuore. Non so perché, ma da sempre il deserto ha rappresentato per me, un luogo di magica atmosfera. Lasciato il fuoristrada poi, io e le mie compagne di viaggio, ci siamo incamminate lungo i sentieri al tramonto. Che spettacolo sublime! Non potevo pensare di trovarmi nel cuore del mio Sahara e per capire che non era un miraggio, invece di darmi un pizzicotto, ho raccolto un po’ di sabbia rossa nel porta pellicole.

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Vedere la luce arancione del sole che cala dietro le distese sabbiose, è incantevole e difficile da descrivere. Non si sente nessun rumore, solo il suono sordo dei passi vellutati dei cammelli, che è come insonorizzato. In quel silenzio impercettibile, tra una distesa e l’altra, si intravedevano alcune file di Tuareg che con gli abiti blu cobalto, spiccavano in quel chiarore magico. Mi sono seduta sulla cima di un’altura a godermi quello spettacolo indimenticabile, cercando di sentire sulla pelle ogni palpito d’aria calda e memorizzare tutte le sfumature del cielo che si scuriva piano piano.

marocco_cxa27.T560[1]Poi, rincorrendo un mio sogno, mi sono lasciata scivolare sulla duna ovattata, con gli stivali alla caviglia e il turbante messo a mo’ di turista. Era talmente liberatorio, che l’ho ripetuto almeno 4-5 volte. Al calar del sole, ci siamo fermate sotto una tenda a bere il tipico tè alla menta. Sfatta, con gli occhi che bruciavano per la polvere, la sabbia dovunque, mi sentivo comunque sazia di quanto vissuto, pronta a rivedere ogni scatto e ogni immagine per rivivere quei momenti esaltanti.

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Roccaraso Vintage

Da quando ero piccolissima ho sempre frequentato Roccaraso, una località di montagna, nel centro dell’Abruzzo. Mio nonno, negli anni 60 vi costruì una grande casa, per cercare di far rincontrare a metà strada la mia famiglia, ormai trasferita a Pescara, con il resto dei parenti napoletani. Infatti almeno 2 volte all’anno, nel periodo delle feste di Natale e da metà luglio a settembre, i miei ci portavano sempre lì in villeggiatura, per riunirci con i nonni e tutta la schiera di cugini e cugine che come noi, venivano in questo paese, all’epoca molto in auge.

9 Villa SavareseE’ qui che sono nati i miei flirt giovanili ed è proprio tra le mura di quella casa che ho versato le mie prime lacrime d’amore. In quel periodo adolescenziale ho conosciuto un nutrito gruppo di ragazzi napoletani, romani e pugliesi, con i quali ci si frequentava amichevolmente, divisi secondo le fasce di età : grandi, medi e piccoli, spesso anche mischiati, senza seguire per forza una “gerarchia” di fratelli e sorelle maggiori/minori, oppure cugini di primo/secondo grado.

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Eravamo come una moderna famiglia allargata, in cui ognuno si interfacciava con gli altri, o intrecciava storie e primi rapporti amorosi, in seguito, anche trasformati in matrimoni. Sia d’estate che d’inverno, il punto di riferimento per tutti era il famoso Bar Reale, al centro del paese, su Via Roma, la strada principale.

1 Albergo Reale

Qui ci si sedeva fuori nei tavolini per bere e chiacchierare, o si faceva lo struscio passando sopra e sotto, nella speranza di incontrare il preferito del momento, oppure si restava all’interno, davanti al jukebox, per giocare a carte o a biliardino.

25L'Ombrellone (1)

Nelle mattine invernali, si andava spesso sulla salita dell’Ombrellone, una costruzione rotonda sotto i campi da sci, dove c’era chi sciava e poi si fermava per rifocillarsi e chi restava a prendere il sole sulla neve, o faceva divertire i bambini con lo slittino. Negli anni successivi, quando fu costruito l’Hotel Paradiso, ci si trasferì più su, all’Aremogna, che è poi diventata la località sciistica col maggior numero di piste.

a3b7b5b70634321c46f93052e2246d58_bigNel periodo estivo l’alternativa era la classica passeggiata tonificante tra i prati verdi, fino anche alla Capannina, altro famoso posto in cui si andava per fare un picnic nella fresca pineta, con plaid, borracce fresche, panini, focaccia e il famoso mangiadischi, antenato dell’attuale ipad. Erano tempi in cui eravamo sereni, ci si accontentava del nulla ed ogni cosa si apprezzava al massimo. La tradizione della villeggiatura roccolana, però, continuò anche da grandi, con pancioni, figli, mogli, mariti (amanti) e bambinaie.

Ginnastica con passegginoNoi mamme restavamo più a lungo, un po’ annoiate e stanche di stare appresso ai marmocchi, mentre i mariti, con la scusa del lavoro, ci raggiungevano per il fine settimana. Io e mia cugina Roberta, ancora giovanissime, avevamo le figlie più o meno coetanee e di abitudine, ci incontravamo lì per passare le vacanze, dopo qualche mese di mare. Eravamo carine e ancora non pronte per fare le mamme a tempo pieno così, insieme ad altre signore in erba, sognavano periodi più leggeri e spensierati.

All’epoca, esistevano un paio di locali molto in voga, dove si andava a ballare, il Caprice e la Mela, più tardi arrivò il Bilbò. Da piccole, per noi era quasi impossibile andarci, vista l’educazione rigida dei nostri genitori, ma con il tempo, per fortuna le cose sono cambiate e siamo riuscite a conquistarci il nostro spazio notturno, dove poterci divertire (allora ancora in modo candido). Al Caprice venivano spesso a suonare anche cantanti famosi ed era una novità. C’erano anche molti Ristoranti tipici.

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A pranzo andava forte La Vecchia Pesa, appena fuori il paese, dove si cucinavano salsicce, agnello e mozzarelle alla brace, oltre primi piatti fantastici. Andava alla grande anche la Preta a Pietranzieri, a qualche Km, dove preparavano i famosi “cazzarielli”, tipici gnocchetti tondi con fagioli, una specialità locale. I più tradizionali preferivano andare invece al Grande Albergo, dove la cucina e l’ambiente erano più classici. Più tardi, invece, questi locali sono stati surclassati da altri più moderni, tra i quali il Girarrosto e il Tratturo.

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C’era un solo Cinema, il Roma, che ha abbracciato nei tempi generazioni di bambini che amavano Walt Disney, oppure coppiette in calore che andavano a pomiciare nell’oscurità, o gruppi scanzonati di ragazzi che più che guardare il film disturbavano, combinando un gran fracasso. Oggi le cose sono cambiate e si va al cinema solo per guardare qualche pellicola che, magari si è persa durante l’anno. Ho tantissimi ricordi in questo paese, ma la cosa fantastica, è stata scoprire di non essere la sola.

Foto (1)Infatti quest’anno, per caso, un mio amico napoletano, ha buttato l’idea su Facebook, di raggruppare quelli che amavano Roccaraso, creando un gruppo che si chiama appunto “Roccaraso Vintage”. All’inizio eravamo in pochi, poi piano piano il cerchio si è allargato ed oggi siamo diventati quasi 1000 membri….ognuno dei quali scrive post, aneddoti, pensieri e racconti del passato legati a questa località a tutti tanto cara.

TITOLOMa non finisce qui, la cosa è andata oltre ed abbiamo creato un vero e proprio concorso, dedicato ad un secolo di Turismo, istituendo una classifica in cui ciascuno poteva votare per la struttura, luogo, o personaggio che più gli era rimasto nel cuore. Alla fine è stato eletto il vincitore e si è creato anche un evento che si è celebrato a fine agosto. Siamo andati in massa, ed è stata una manifestazione radiosa, in cui siamo intervenuti in tanti, ritrovandoci con grande emozione. Sono stati creati vari appuntamenti, divisi tra gli ultimi 2 week end del mese.

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Nel primo era previsto : il torneo di Burraco con ricco spuntino a base di formaggi, salumi abruzzesi e vino rosso, l’attesa partita di calcio tra Roccolani e Napoletani, finita con la vittoria degli azzurri in uno scontro semiserio, accompagnato sul campo dal tifo degli aficionados, con un cronista in diretta che l’ha resa scoppiettante e divertente. Poi ancora una cena a base di cazzarielli, pasta all’arrabbiata e salsicce, con una vivace conclusione di serata all’aperto, incentrata su musiche anni 70’/80. Un finale che, con balli scatenati e trenini improvvisati, ha coinvolto tutti con grande spirito di gruppo, in un’allegria vera e spontanea.

201307221656440Il secondo round invece comprendeva una manifestazione enogastronomica in Piazza, composta da stand con diverse tipologie di prodotti RoccoNapoletani, riuniti in una giostra appetitosa ricca di golosissime leccornie. In questa sagra predisposta apposta per l’evento, si passava dalle fritturine di pesce servite nei ‘Coppetielli di carta, alle pizze al forno a legna allestito per strada, le pannocchie bollite o arrosto, i libidinosi krapfen caldi e zuccherosi, le crepes alla nutella, vino e sangria a fiumi, frutta, cazzarielli e fagioli, mostaccioli, taralli al mosto di vino, crostate varie e prodotti a base di miele. I vincitori della manifestazione, invece, hanno offerto le loro punte di diamante.

10556272_270395206488985_4400404489134741610_nIl primo classificato, lo storico Forno Compagnone ci ha deliziato con la sua focaccia regina, farcita con la mortadella. Il secondo premiato, il Ristorante Il Tratturo, ha puntato invece sui meravigliosi croquet di patate ed una fantastica polenta con sugo di salsiccia. Il tempo, purtroppo, in questa serata, non è stato clemente ed abbiamo dovuto rinunciare al concerto di un complesso di grido, chiamato per l’occasione. Per fortuna, la premiazione si è potuta svolgere lo stesso nella sala Comunale e, forse, il destino ha reso questo momento ancora più raccolto e toccante. Il tutto si è svolto con grande semplicità e autentica partecipazione, che hanno confermato il successo della manifestazione. Oltre le targhe per i vari premiati, abbiamo consegnato 2 statuine create apposta da uno dei più grandi artisti napoletani di S. Gregorio Armeno.

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Alla fine, per concludere la serata piovosa, siamo andati a bere il bicchiere della staffa al Birbacco, un locale molto carino, dove abbiamo commentato allegramente lo svolgimento della manifestazione e ci siamo salutati, pensando ai programmi futuri, che ci faranno ritrovare per altri incontri pirotecnici, all’insegna di quello spirito amichevole, che deve essere eternamente alla base di queste iniziative.badges

Napolit’amo

 

TITOLOSono due le cose che amo festeggiare : la fine dell’anno e il mio compleanno. Ogni anno cerco di fare qualcosa di diverso. Quando compio gli anni, per me è una festa, anche oggi che ho molte “primavere”, ma essendo nata il 21 marzo, primo giorno di primavera, la prendo come un segno scaramantico.

1E’ un giorno adatto a me e alla mia personalità, proiettata verso il risveglio della natura, dei sensi e delle emozioni. Quest’anno, per fare una cosa diversa, ho deciso di invitare i mie amici a Napoli, nella mia adorata città, approfittando del fatto che alcuni di loro non c’erano mai stati. Se ne parlava già da qualche mese di fare questo un week-end tutti insieme, così ho pensato di far coincidere le due cose.

5 (2)Ho ideato, pensato, costruito e prenotato tutto da sola, un pacchetto chiavi in mano del nostro giro napoletano, partendo da un invito personalizzato, creato anche da me. Era come un voucher, con le immagini dei luoghi che avremmo visitato, su cui avevo inserito stralci di foto, frasi e canzoni attinenti all’itinerario che dovevamo vedere. L’ho intitolato Week-end Napolit’ AMO.

4Dovevamo partire in 9 = 3 coppie + altri 3, ma l’uomo che frequentavo, mi ha dato buca e 2 mie amiche sono andate ai Caraibi, quindi siamo rimasti in 6. Per semplificare le cose e anche perché era più divertente, avevo prenotato un’auto a noleggio per 9, quindi, viste le defezioni, potevamo viaggiare molto comodi.

6Napoli è una città che mi mette gioia ogni volta che ci torno. Già quando esco dalla tangenziale, guardando il Vesuvio da lontano, realizzo che sono arrivata nel mio mondo e mi sento meglio. Avevo previsto di arrivare verso le 12, pronti per un aperitivo alla Botteghina, a Via Orazio, sulla collina di Posillipo, così avrei potuto far vedere ai miei amici la casa di mia mamma, dove avevo trascorso la mia adolescenza, nelle occasioni in cui lei mi portava dai nonni.

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Il bar che avevo scelto ( non a caso), era proprio nella curva più spettacolare della Napoli alta. Quella della storica cartolina con il pino marittimo. Dopo le foto di rito, ci ha raggiunto con una delle mie numerose e belle cugine. Tra una chiacchiera e l’altra ed un ricco spuntino di frittini e pizzelle, ci siano diretti verso l’Albergo, passando davanti alla Clinica Mediterranea, a Mergellina, dove sono nata, un’altra tappa della mia infanzia.

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Dovevamo arrivare a S. Lucia, dietro il quartiere marinaro. Che spettacolo passare per via Caracciolo, con il sole che si rifletteva sul mare, sempre stupendo. Negli ultimi tempi il tratto finale, quello di Via Partenope, fino alla fontana del Gigante, è diventato isola pedonale, tranne per i taxi. Ora è una passeggiata tranquilla, sullo sfondo di bar ed Hotel di lusso come il Vesuvio, L’ Excelsior e il Royal.

14Il nostro, non era certo un 5 stelle, ma comunque carino, sobrio e discreto. Il Rex lo avevo scelto tra i tanti su Internet, valutando la posizione, le recensioni e il rapporto prezzo qualità, che era eccellente. Il tempo di fare il check in, lasciare la macchina e siamo andati a pranzo in una Trattoria tipica nei Quartieri Spagnoli, dove abbiamo spizzicato varie specialità : la famosa parmigiana, salsicce con friarielli e pasta e cavoli.

17Spaccanapoli è il cuore delle città vecchia, quella dei vicoli e dei panni stesi. Qui tutto è rimasto autentico, vivo, colorato, anche se la luce tra le viuzze filtra poco. Proprio in quei giorni c’era una manifestazione dedicata al bacio, per cui tutto era addobbato con cuori di ogni grandezza, nei negozi, per le strade e sui manifesti. Siamo entrati a visitare la bellissima Chiesa del Gesù e quella di S. Chiara e poi abbiamo fatto una passeggiata tranquilla lungo Via Toledo, fino in centro.

Non mi sembrava vero di trovarmi nella mia città e di far vedere ai miei amici del cuore (in tema con l’evento), tutti gli angoli più caratteristici e famosi, tra i quali La Galleria Umberto, che si apre sul meraviglioso Teatro S. Carlo, in Piazza Trento e Triste. Qui abbiamo preso un caffè “strètt -strètt” nel noto bar Gambrinus, con camerieri in giacca e papillon, come nelle più antiche tradizioni. Uscendo, ci si trova davanti al Palazzo Reale, di fronte alla Chiesa di S. Francesco di Paola, a Piazza Plebiscito.

31E’ un angolo pieno di storia e turisti che vanno e vengono. Avevo prenotato una cena di pesce all’Hosteria La Vela, sulla discesa di Marechiaro, uno dei posti più suggestivi della città, perché si trova proprio sul mare. Qui ci avrebbero raggiunto alcune mie cugine ed un carissimo amico chirurgo, che aveva accettato il mio invito con grande affetto.

33 (4)Una volta preso il taxi, abbiamo fatto il meraviglioso giro panoramico, passando per via Petrarca, giusto in tempo per scorgere le luci e i colori del tardo tramonto che si scorgono da Posillipo alta. E’uno scenario strepitoso, a cui i napoletani sono ormai abituati, ma chi arriva da fuori e si trova di fronte questo golfo così scenografico, non può che restare a bocca aperta. Cambia 100 sfumature e contorni. Di notte si illumina di lucette, che arrivano dalle lampare, i mercantili o gli scafi in mare, oltre le luci di via Caracciolo, che si intravedono da lontano, come delle lunghe strisce di luce.

35Arrivati a Marechiaro, vicino alla “Fenestella”, siamo scesi giù fino al Ristorante. Una scenografia piena d’atmosfera, con scogli sul mare e alcune barchette con le quali i titolari escono per pescare il pesce del giorno. Per restare in tema, avevo disegnato dei segnaposti a forma di pesciolini, personalizzati per ognuno di noi.

Il menu era a sorpresa, perché si basava sul pescato della mattinata : antipasti misti, assaggi di primi, frittura di paranza e alicette fritte, più una splendida cheesecake al limone, fatta da mia cugina Paola apposta per la mia festa. Abbiamo riso, tra pescaresi e napoletani, conoscenti e conoscendi, in un ambiente familiare semplice e goliardico. Ho spento le candeline (troppe ahimè), aperto tutti i graditissimi regali e fatto tante fotografie, oltre un video improvvisato.

40 (1)Ero contenta e mi si leggeva negli occhi. La serata però non finiva lì. Il mio week-end prevedeva un salto in un locale di moda del centro, il 66, nella via dei baretti e wine bar. Peccato che avevamo fatto più tardi del previsto e si era ormai svuotato, a causa anche della semifinale di Champion League. Quando infatti il Napoli gioca in casa, la città si blocca e strade, mezzi e traffico, vanno in tilt. Mi è dispiaciuto, perché volevo far vedere ai miei amici la zona top della movida napoletana, ma alla fine invece, ci siamo dovuti accontentare di un semplice brindisi con bollicine.

bollicine-proseccoIl clou della serata però l’avevamo avuto tornando in taxi dalla Vela. Io ero davanti, tra un mio amico e Antonio, il conducente, un ragazzo molto simpatico, che con battute spiritose e doppi sensi, cercava di corteggiarmi. Ci siamo anche fatti delle foto insieme, da una terrazza panoramica, con l’appoggio dei miei amici, che alimentavano questa “liason” per sdrammatizzare la fregatura che avevo preso dal mio ex, ironizzando e ridendo fino alle lacrime, sullo spreco di dover passare la notte <da sola> in doppia. Comunque la serata, sola o non sola, mi aveva reso felice.

46La mattina seguente, dopo una colazione a base di sfogliatelle stupende, abbiamo fatto un giro per tutta la città con il Sightseeing rosso scoperto, proprio come classici turisti. Avevo scelto questo mezzo folcloristico per visitare i punti nevralgici della città, dal centro fino alla Museo di Capodimonte, posti sconosciuti anche a me, perché pur essendo napoletana, molte cose non le avevo mai viste.

rhgfTornati al capolinea di fronte al Maschio Angioino, siamo andati a prendere l’aperitivo al Borgo dei Marinari, dove c’è il Castel dell’Ovo. Questo è un posto molto tipico, con trattorie e bar. Ci siamo fermati al Barcadero, seduti sullo sfondo del porticciolo tra gozzi e barche.

Era una bellissima giornata e faceva anche caldo. Dopo lo spritz siamo andati in centro da Donna Margherita, per gustarci, sotto un pergolato molto carino, la classica, buona, vera pizza al forno a legna <come sulo a Napule ‘o sanno fa’>.

Prima di ripartire abbiamo fatto un giro dedicato allo shopping a Via dei Mille, Via Chiaia e Via Filangieri. E’ stato così, che in soli 2 giorni, si è concluso il mio tanto aspettato Week-end Napolit’AMO. Ho superato la delusione di essere partita “scoppiata” e per l’ennesima volta, mi sono consolata con i miei amici stupendi, con i quali condivido da qualche anno gioie e dolori.

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Un uomo può anche deludermi, ma la mia Napoli mai. Io l’AMO. Devo ringraziare la mai mamma che mi ha fatto nascere qui e, visto che lei ora riposa in questo golfo rassicurante, le ho dedicato questo mio compleanno, circondata d’amore.FINALE (3)

Madrid senza tori

bMadrid è una bella città, ma non mi ha fatto battere il cuore. Pur girandola in modo molto particolare, non mi sono emozionata, quindi vuol dire che non mi ha conquistata. Un po’ troppo classica, anche se la gioventù e gli spagnoli che vi abitano, sono tutt’altro che classici. E’ una città rimasta un po’ vintage sia nel modo di vestire, che nello stile. Cine_Callao_(Madrid)_01

E’ proprio un fatto di cultura. Anche nei quartieri eleganti e moderni, o in quelli più innovativi, si respira un’aria leggermente demodè e persino i negozi dai grandi nomi, non hanno quel tocco chic, che troviamo in altre città europee. Non provo neanche a paragonarla alle nostre italiane, si sa che noi siamo famosi per la moda o il gusto. Avremo anche mille lacune, ma da questo punto di vista siamo più che competitivi.

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Sono andata a Madrid a trovare un amico spagnolo, che abitava proprio nel cuore della capitale. Mi venne a prendere all’aeroporto, aspettandomi all’uscita. Tutto normale fino a qui, ma la cosa inconsueta è che io non parlo un parola di spagnolo, a parte hola, besos, todo bien, te gusta, mucho calor o altre banalità, per cui atterrata a Barajas, ritrovarci è stato problematico.

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In genere parlavamo in chat o su Skype dove, se scrivi molto lentamente e con i traduttore alla mano, riesci anche a capire. Per lui del resto era lo stesso. Di italiano sapeva solo bella, bona, mio amore e ogni termine legato al sesso (tutti gli uomini del mondo sono uguali..). Il guaio era che gli spagnoli al telefono o a voce parlano molto velocemente, quindi era un macello comunicare.

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Comunque, alla fine, tra una cosa e l’altra siamo riusciti a trovarci. Abitava in una a casa in pieno centro, un appartamentino molto carino, arredato con gusto, con un’atmosfera calda e intima. Del resto lui è uno scenografo cinematografico, per cui, non poteva certo perdersi in un bicchier d’acqua. Siccome sarei rimasta da lui per 3 gg, aveva preparato “para mi” un programma dettagliato per farmi conoscere la città.

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Ero molto eccitata da questo ed ancora di più dal fatto che mi aveva promesso di insegnarmi a cucinare la paella. Difatti fu la prima cosa che fece. Nel primo pomeriggio andammo a al mercatino rionale a comprare tutti gli ingredienti per preparala. Non potevo desiderare di più. Una paella cucinata da uno spagnolo non può che non essere una meraviglia e così mi gustai la nostra prima cenetta casalinga, brindando con un magnifico vino rosso.

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Dopo cena siamo usciti per un giro notturno nella Madrid by night, andando a visitare le zone più vivaci della movida locale. Ce ne erano a milioni e di ogni tipo. Un quartiere molto battuto è La Huertas, accanto all’Università, frequentato da studenti e gente di cultura. Stracolmo di bar carini (detti “de copas”), dove si possono bere drink o aperitivi.

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Si estende fino a Plaza de Santa Ana, un’area ricca di vita notturna, illuminata dalle luci blu del lussuoso Hotel Victoria, di fronte al teatro Español. Anche Malasaña, simile a Camden Town o all’East End di N.Y. è un angolo molto caratteristico, con reminescenze anni 70’/80, legate ai movimenti studenteschi culturali. Pieno di ristorantini, locali con tapas, birrerie e band di strada. Sempre in zona c’è il quartiere La Latina, a 5 minuti a piedi da Plaza Major. Qui il target di età è basso e infatti s’incontrano perlopiù ventenni, molto alternativi, vestiti in modo spartano ed essenziale, come un po’ tutti del resto.

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Quello che mi ha colpito non poco è il fatto che, nella maggior parte dei casi, invece di riunirsi regolarmente in un bar o girare a piedi, preferiscono sedersi in terra, nei luoghi d’incontro a loro familiari, negli spiazzali, sui gradini, così come si trovano. Bevono, fumano, parlano tra loro, ascoltano musica, suonano, trascorrendo qualche ora, in modo molto informale. Siamo anche passati tra i Barrios Gypsy, dove gira la gioventù gitana. Un rione tutto loro, però tranquillo. Più trasgressivo invece, è il TriBall, il vecchio quartiere malfamato a luci rosse, oggi all’avanguardia.

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E’ molto originale, perché in vecchie macellerie o cantine, artisti emergenti hanno allestito showroom particolari, dove cuciono abiti teatrali o creano nuove linee di tendenza. Per chiudere la ricca serata, alla fine siamo andati a sentire un po’ di musica dal vivo in alcuni locali soft, bui e semplici, dove i ragazzi che si esibivano erano molto bravi e poi, in tardissima serata, prima di tornare a casa, abbiamo fatto un salto nella notissima Chocolateria San Ginés, nell’omonima stradina, dove abbiamo preso una cioccolata calda, servita con i particolari churros da intingere. Una vera goduria.

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Dopo una notte mucho caliente la mattina seguente, siamo andati in giro a piedi per tutta la città. La cosa sorprendente era che, anche se con fatica, riuscivamo a comunicare e, addirittura, anche a fare discorsi di un certo spessore. Attraverso i gesti, l’espressione degli occhi, le cadenze accentuate e “altri sistemi infallibili”, sono riuscita a capire tutto quello che lui mi spiegava e a notare gli aspetti più nascosti della città. Del resto conoscere una località con uno del luogo, è davvero una gran fortuna.

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Prima tappa la Gran Via, la strada principale, circondata da alti e imponenti palazzi del primo novecento e famose catene di negozi. La parte finale si apre in un piazzale, una specie di Broadway ispanica, per la presenza di vari cinema, molti dei quali oggi sono stati trasformati in teatri per musical o spettacoli. Molto elegante, con negozi e palazzi raffinati è la Barrio de Salamanca, la nostra Via Veneto, di fronte al Museo Nazionale.

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Dopo una ricca colazione al famoso Caffè Gijon, vecchio bar di artisti ed intellettuali, dove fanno delle torte eccezionali, abbiamo continuato il nostro tour pedonale, fino alla gigantesca Puerta del Sol. Una famosissima Piazza semiovale, proprio nel cuore della città. Dal Palazzo delle Poste, spicca l’enorme Orologio, che a Capodanno scandisce le ore in modo suggestivo.

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Originale è anche la scultura di bronzo dell’orso e corbezzolo e l’enorme insegna luminosa “Tio Pepe”, che domina tutta la superficie. Non lontana c’è un’altra Piazza molto nota, Plaza Major, rettangolare, con una architettura uniforme, un lungo porticato con vari bar e al centro la statua equestre del Re Filippo. Prendendo una birra seduta all’aperto, tappa d’obbligo, mi sembrava di essere a Venezia.

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Lì accanto c’è una struttura che mi ha fatto impazzire : Il Mercado de San Miguel. E’ una costruzione ad un piano, completamente a vetri, con soffitto di travi in legno, dove si espongono tanti corner e piccolissimi stand di ogni genere alimentare, che ho fotografato con ingordigia. Si possono acquistare prodotti o sedersi per una degustazione, assaggiando appetitose specialità.

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Frutta, verdura, sott’olio, salumi fantastici come Pata Negra o Serrano, oppure ostriche e frutti di mare a gogò, oltre ad una scelta di vini eccellenti e dolci assortiti di ogni tipo. E’ un luogo troppo particolare, dove sarei rimasta per ore, ma avevamo ancora da vedere le ultime cose. Così, di corsa, siamo arrivati davanti al Palazzo Reale e, anche se non ho fatto in tempo a visitarlo, almeno non mi sono persa lo splendido colpo d’occhio al tramonto. Bellissimo spettacolo.

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Il sole che calava dietro le mura, regalava una luce particolare alle pareti chiare della struttura. Ho fatto qualche foto al giardino esterno e poi siamo passati davanti alla bellissima Cattedrale Almudena. Questa Chiesa è stupenda, di grande effetto. Bianca, con una cupola blu e fregi dorati, decorata con statue e sculture, il tutto esaltato dal chiarore dei lampioni che si stavano illuminando. Sempre di corsa, siamo arrivati al Prado, giusto in tempo per scorgere la facciata principale e le 3 Porte. Goya, Murillo e Velasques, senza dubbio la più bella, con la sua statua di bronzo proprio sulla parte frontale.

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Abbiamo fatto anche una giro veloce nei giardini adiacenti, ma era ormai buio e stavano chiudendo, così sono riuscita soltanto a scorgere le siepi tagliate in modo sofisticato, alla “Edward Mani di Forbice”. A cena ci siamo fermati in un locale che il mio amico conosceva bene. Uno dei più carini. Si chiama Hole Lola, un mix di tradizione e glamour. Alle pareti figure di donne in mantilla che sembrano osservarti dietro i ventagli. Divanetti rossi ovunque e banconi con trespoli dove stuzzicare tapas e bere ottimi cocktail.

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La mia a Madrid è stata una vacanza breve, ma molto interessante. Il mio amico mi ha fatto vedere cose molto tipiche e particolari e anche se abbiamo fatto un po’ di fatica a capirci, non ci è mancata la sintonia. Voto = 7 e mezzo.

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Vita di crociera

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Ho sempre sentito dire che la crociera è roba per vecchi e così non ne ho mai organizzato una, preferendo altre soluzioni di viaggio. Però, in fondo, mi è sempre rimasta la curiosità di provare questa esperienza, anche perché sono come “la sorella di S. Tommaso…” e mi piace giudicare le cose dal mio punto di vista.
Avevo avuto un primo assaggio di navigazione sul Nilo, ma in quel caso per soli 3 gg e su di una nave piccolina e malandata, che mi aveva dato solo una vaga idea della vita di bordo.
Così, qualche anno fa, d’accordo con una mia carissima cugina napoletana, con la quale sono stata spesso in vacanza, abbiamo scelto un itinerario della Costa, con partenza da Ancona. Prevedeva Atene, Mykonos, Santorini, Corfù, Dubrovnick e Venezia. Non vedevo l’ora di provare il brivido dell’imbarco, che mi ha sempre affascinato dai film di Agatha Christie.
L’idea di essere accolta col massimo del riguardo e la comodità di portare valige stracolme, beauty case e borse a mano, senza il fastidiosissimo incubo del peso, mi sembrava un sogno. Il mio bagaglio era come sempre gigantesco, perché quando devo partire per luoghi in cui ho la possibilità di cambiarmi d’abito, amo portarmi molte combinazioni di scarpe, vestiti e accessori.
Appena consegnata la documentazione al check-in, decisi di rifarmi un po’ il trucco (tanto per fare un’ entrée all’altezza) e invece, con grande disperazione, mi accorsi di aver lasciato a casa la mia mitica trousse. Credevo di svenire! Come stare 7 gg senza gli adorati rossetti, il mio storico copri occhiaie, le matite, gli ombretti e il magico fondo tinta? Mi sono detta : ”porca miseria, inizia bene questa crociera!”. Così, dopo le formalità d’imbarco, prima ancora di acquistare i pacchetti bevande, mi sono precipitata in profumeria per comprare qualcosa che potesse consolare la mia vanità e scelsi una valigetta di Christian Dior da 50 euro.

Appena salite, ci avevano scattato una foto per il tesserino di entrata/uscita e, dal primo momento, ci siamo sentite subito a nostro agio, in quell’ambiente elegante e raffinato della Costa Vittoria. Ogni tanto vedevamo passare qualche bel ragazzo dell’equipaggio che salutava gentilmente, con sguardo seducente. Non c’è niente da fare…il fascino della divisa, meglio ancora se bianca, funziona sin dai tempi di Ufficiale Gentiluomo. Più tardi, ci dissero che in serata, ci sarebbe stata la presentazione pubblica di tutto lo staff. Decisamente un inizio interessante. Comprati i pacchetti bevande con le irrinunciabili bottiglie di vini bianchi e rossi, che servivano a curare la mia “alcolessia”, un cameriere personale ci ha accompagnato nella nostra cabina, per fortuna poco distante da uno degli ascensori di cristallo che andavano su e giù come navette spaziali.
La cabina era interna, ma in fondo non ci interessava avere né l’oblò e né tantomeno il balconcino, visto che non eravamo una coppietta in viaggio di nozze. Appena entrate, abbiamo cominciato a disfare le valige, eccitate e contente di trovarci finalmente in quella meravigliosa nave, tutta per noi. Lo spazio era sufficiente per muoversi in due e sul letto ci avevano già lasciato il giornale di bordo, con tutte le indicazioni della prima serata e della giornata successiva. Fantastico e molto rilassante. A me piace viaggiare in ogni modo, in auto, aereo, barca a vela, in gruppo, da sola o con amici. Mi piace partire all’avventura, ma anche fare una vacanza condotta per mano e, anzi, in certi periodi, mi serve proprio per staccare la spina e non pensare a niente.
Prima di cena siamo andate sul ponte principale, per assistere all’emozione della partenza ed inaugurare le mie prime foto, cogliendo tutti i minimi dettagli delle manovre di uscita e poi, appena la scia spumosa ha cominciato a prendere forma, siamo riscese per effettuare l’esercitazione riguardante la sicurezza. E’ un procedimento preventivo per simulare un’eventuale evacuazione in caso di necessità. Ci fecero indossare dei salvagenti e poi in fila indiana, ci hanno fatto raccogliere in un punto preciso della nave, dove hanno svolto un briefing tra tutti i passeggeri. Detta così sembra un intervento normale, ma in quel momento, non so perché, ci sembrava così ridicolo, grottesco, quasi cabarettistico, che ancora oggi, quando lo ricordiamo, ci viene da ridere.
Dopo questa insolita operazione, ci siamo fatte belle per la serata e siamo andate a cena nell’enorme salone principale, dove un garbato cameriere ci ha assegnato il tavolo della nostra Crociera, insieme ad altri compagni di convivio.Una famiglia con padre, madre e figlia all’Università e 3 amiche in viaggio da sole. Tutti marchigiani. Cominciammo a socializzare, cosa scontata per 2 napoletane come noi. Dopo cena, come annunciato, abbiamo assistito allo spettacolo di presentazione del personale di bordo e poi abbiamo girato un po’ qua e un po’ là, per cominciare ad ambientarci tra i vari piani, dai nomi particolari e le tante aree ancora da scoprire.
Premetto che avevo adocchiato un ragazzo argentino, in compagnia dei genitori e, quindi, giravo in perlustrazione alla ricerca del bel chico. Ogni pretesto per me era buono per cercare di attaccare bottone e una sera, con grande sorpresa, me lo ritrovai inaspettatamente al tavolo, al posto delle ragazze che erano scese in escursione. Non potevo crederci e da allora, abbiamo cominciato a salutarci, anche se, non mi è mai capitata l’occasione giusta per andare più a fondo. A parte le mie ricognizioni quotidiane, le nostre intense giornate si svolgevano tutte più o meno secondo uno stesso schema, una ricca scaletta che diventerà familiare per tutta la settimana.
La mattina si andava a colazione e, se non si scendeva per l’escursione, si faceva una capatina sulla terrazza per prendere il sole in navigazione. Più tardi, si pranzava scegliendo il ristorante secondo quello che ci andava di mangiare : buffet, à la carte, pizza o junk food.
Verso le 17 riposino o ancora sole, caffè di rito in uno dei bar, alle 19 trucco e parrucco e poi cena. Eravamo privilegiate, perché ogni nostro più piccolo desiderio mangereccio, veniva esaudito dal Mètre di sala, che aveva una palese simpatia per me. Appena si finiva, si beveva qualcosa, qualche volta si guardava lo spettacolo e poi un salto al Casinò, dove ci giocavamo un tot a sera (max 5 euro) tra roulette e Slot. Una volta abbiamo fatto anche un numero pieno. E’una consuetudine per me vincere in vacanza.

In tarda serata, si andava in discoteca con gli amici e lì ci divertivamo molto, perché incontravamo il gruppo che avevamo conosciuto, compreso anche il ragazzino che mi piaceva tanto. A volte, se ci prendeva il trip dello spuntino notturno, facevamo un salto in pizzeria per l’ultimo boccone. Del resto si sa che in crociera non si fa altro che mangiare.
Ho fatto tutte le escursioni in programma, ma su queste scriverò in dettaglio. Per ora volevo solo raccontare la mia soddisfacente e piacevole esperienza in Crociera, che spero di ripetere, magari nei Fiordi, ai Caraibi, oppure in Terra Santa.

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Da qualche anno stavo prendendo in esame l’opportunità di dare una svolta alla mia vita e andarmene via dall’Italia. Qui da noi, negli ultimi tempo è una giungla in cui solo i più fortunati riescono a sopravvivere.

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Così, insieme a due miei amici, nel 2013 ho deciso di andare a tastare il terreno ai Caraibi per captare eventuali idee di lavoro e nuove prospettive, volte a migliorare la mia incerta realtà di vita. Parlando con una coppia di italiani che risiedeva da parecchi anni a S. Domingo, abbiamo avuto la spinta per andare a trovarli, scegliendo, quindi, quella destinazione, come meta dei nostri progetti in via di perfezionamento. Al giorni d’oggi, sono tante le persone che decidono di cambiare rotta per una vita alternativa. Sono passi importanti, che vanno presi con ponderazione, ma a volte, anche con un pizzico di incoscienza e slancio. Tanto si sa, che “chi non risica, non rosica…..”.

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Sono partita dall’Italia con la mia amica, mentre il terzo compagno di viaggio, già a Miami da tempo, ci avrebbe raggiunto sul posto. La località doveva essere per forza Bayahibe, visto che i nostri amici abitavano lì, quindi per la nostra vacanza, abbiamo scelto il noto villaggio Viva Dominicus. All’inizio lei non era molto d’accordo, perché contraria alla vita di Club ma, vista la notevole convenienza del pacchetto, alla fine mi è venuta incontro. A me, invece, piacciono le comodità del villaggio, specialmente per le vacanze di mare. Mi fanno sentire coccolata, guidata, condotta con mano. Avere a disposizione tutti i servizi, senza doversi preoccupare di niente, mi fa sentire rassicurata.

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E poi in fondo, non c’è niente di meglio che sfruttare ogni vantaggio di questa formula, senza per forza adeguarsi alla vita di Club. Non si può negare la comodità dell’All inclusive, specialmente per quanta riguarda le bevande senza limite, per noi, punto di estrema importanza. Con qualsiasi altra sistemazione, sarebbe stata una spesa da tenere in debita considerazione, visti i prezzi di quella zona.

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Avevamo scelto un bungalow beach, con spiaggia adiacente, una vera meraviglia, specialmente all’alba, momento in cui, andando a fare colazione, si poteva scorgere il sole alzarsi sul mare calmo, dietro le palme…un vero spettacolo.

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Il nostro amico Maurizio, invece, alloggiava in un Hotel accanto a noi e così, ci si incontrava dopo la colazione di rito, per un secondo cappuccino nel baretto appena fuori il Viva. Giusto il tempo di cambiare qualche euro al change, controllare la posta elettronica all’Internet point, incontrare i nostri amici residenti e fare il programma della giornata.

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Rientrando al Club, dopo appena un’oretta di sole, partiva la maratona di cocktail già dalle 11…margaritas, mojitos, cuba libre, caipirinhas, vodka Martini…una vera libidine!!!!

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Il Dominicus è un bellissimo villaggio, forse troppo italiano, ma del resto a S. Domingo ormai ci siamo impossessati dell’isola. La zona spiaggia è comoda e ben attrezzata, ma quella di fronte alla nostra camera era certamente d’elite, più riservata e intima. Le altre sembravano troppo “romagnole” e affollate, anche se mi accorgo, che a molti, piacciono proprio così frequentate. Se non fossi stata distratta dalle amicizie e dall’open bar, forse avrei potuto dedicare più attenzione al notevole staff del Club, senza dubbio interessante…..

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Abbiamo avuto la fortuna di conoscere, oltre ai padroni di casa, anche un fantastico organizzatore di escursioni, con la sua Agenzia proprio all’uscita del villaggio. Stefano, oltre a gestire un ristorante sul posto, porta a spasso i turisti, in modo molto speciale, con gite curate, su misura e fuori dagli itinerari di massa. Una mattina ci ha portato a visitare l’isola di Saona, un vero incanto della natura. Avevo sempre sentito parlare di questo paese, come di un anonimo luogo, senza una vera identità. Forse è per questo, che invece mi ha sorpreso. E’ vero che non sono riuscita a visitarlo a 360°, ma è bastato anche un assaggio, a darmi una traccia indicativa. Ho visitato molte isole dei Caraibi, ma qui la vegetazione raggiunge il suo massimo splendore.

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Non ho mai visto infatti, lungo la costa, file di palme così lussureggianti ed estese. Sono di un verde intenso, ricche e piene, uno splendido contrasto con il mare cristallino color tormalina. Già dalla barca, si poteva ammirare questo litorale così straordinario, ma quando abbiamo attraccato al Canto della Playa, ci siamo resi conto realmente delle meraviglie di quella spiaggia. Credo rientri tra le più belle in circolazione, non a caso anni prima, ci hanno girato lo spot della Bacardi Rhum.

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Ho scattato 30000 foto : palme, lucertole, uccelli in volo, impronte di sabbia, conchiglie, il riverbero del mare e ovviamente noi 3 modelle in erba, a turno o insieme, “in tutti i luoghi e in tutti i laghi” , proprio come in un calendario da top model.

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Dopo qualche ora di relax e bagni indimenticabili, accompagnati da frutta e bevande varie, siamo andati in un altro angolo di paradiso lì accanto, dove ci hanno preparato un ricco pranzo a base di aragoste e specialità locali, accompagnati da un ottimo vino gelato, regalatoci dal mio amico Flavio. Una vera goduria.

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Gruppetti di splendidi bambini color ambra si avvicinavano per partecipare al nostro pic nic all’ombra di palme intrecciate e come mia abitudine, ho ripreso i loro volti puliti e innocenti. Al ritorno dalle nostre escursioni, partiva il momento topico : la corsa per la condivisione delle foto. Andavamo nell’Hotel di Maurizio, l’unico punto dove c’era il Wifi, per condividere in Italia, quello che avevano fatto durate la giornata (mania dei tempi d’oggi). La mia sofferenza era che all’epoca non avevo ancora uno smartphone….grave handicap per me che ero la fotografa della compagnia…. La sera, pur avendo l’A.I. si andava spesso a cena fuori e si rientrava al villaggio più tardi, solo per bere drink a sbafo.

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Bayahibe di sera è molto carina, con un porticciolo tipico, pieno di baretti sulla riva, coperti di lucine tipo Natale. Piccole strutture di legno con colori tra il rosso, celeste e arancio. La fortuna di conoscere gente del posto, ci ha permesso di vedere angoli che da soli non avremmo mai scoperto. L’ultima sera abbiamo cenato in un ristornate delizioso sulla baia : Mare Nostrum.

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Una palafitta chic su due piani, accogliente, con ottimo pesce e garbata ospitalità. In tarda serata, si andava poi a bere qualcosa nei caratteristici locali di musica dal vivo, in cui tentavamo di ballare salse e baciate. Come tradizione, non poteva mancare nelle mie vacanze, anche una puntatina al Casinò dove, con mia grande gioia, ho fatto 3 numeri pieni alla roulette e 1 colpo fortunato alle slot…..con prevedibile bevuta alla fine, per festeggiare la vincita.

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Un altro posto originale ed elegante, dove ci hanno portato i nostri amici del luogo è Cadaques, un centro residenziale in stile mediterraneo, un po’ fuori mano, rivolto ad un clientela che vuole ritagliarsi uno spazio tranquillo, fuori dalle zone più turistiche.

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Il tutto inserito in un ambiente esclusivo, ma sobrio e naturale. Attrezzato di ogni confort, ha come punto di forza, uno splendido pontile di legno, che conduce ad un corpo sospeso sul mare, fornito di lettini sotto un tetto in paglia, dove, in totale relax, ci si può godere il mare e il sole, con in sottofondo musica latina, spizzicando insalate tropicali e cocktail gelati.

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E’ stato così che, tra tante risate, bagni meravigliosi, sbronze varie, musica, mangiate di pesce, fotografie da sfinimento e anche qualche breve e suggestivo scroscio di pioggia inaspettato, ci siamo goduti la nostra vacanza caraibica, dimenticandoci completamente dell’obiettivo primario…..si vede che a nessuno dei tre, in fondo, interessa davvero lavorare.

Tiepido respiro

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Seduta sugli scalini di pietra, lungo questo viale dal sapore di morte, guardo il cielo. Limpido e azzurrissimo, avvolge dall’alto un mondo spettrale, fatto di croci, cipressi e tombe di marmo. Sembra quasi proteggerlo, regalando a tutti quelli che lo abitano, una sensazione di pace. Anche io avverto questo abbraccio affettuoso che giunge dal cielo. Ogni anno, quando vengo a trovarvi, sento lo stesso tiepido respiro. Non sono triste, ma malinconica, rassegnata ormai all’enorme vuoto, che non potrò più riempire. E’ la vita, e a questo ci si abitua.

I nostri sono incontri complici, muti, in cui vi racconto e vi parlo di me, vi scrivo messaggi, vi prego di vegliare su chi amo e, come con una sfera magica, vi chiedo di esaudire ogni mio desiderio nascosto. Immaginare che questo sia possibile, mi aiuta a vivere meglio. È la mia fede, l’unica che ho, e basta a farmi sentire più serena. In quel gelido spazio marmoreo, sistemo i fiori, mi commuovo e mi raccolgo nei miei pensieri, godendomi quel nostro scambio di energia eterea, fatta solo di onde magnetiche, che percepisco ogni volta. Per fortuna non mi arrivano solo qui, ma anche lungo lo scorrere dei miei giorni. Dimenticarvi è impensabile, continuare ad amarvi è inevitabile.

POESIA DI FRANCO ARMINIO

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Abbiamo bisogno di contadini,

di poeti, gente che sa fare il pane,

che ama gli alberi e riconosce il vento.

Più che l’anno della crescita,

ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.

Attenzione a chi cade, al sole che nasce

e che muore, ai ragazzi che crescono,

attenzione anche a un semplice lampione,

a un muro scrostato.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere

più che aggiungere, rallentare più che accelerare,

significa dare valore al silenzio, alla luce,

alla fragilità, alla dolcezza.