Incoerenza e paturnie

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Che cosa brutta l’incoerenza. E’ un elemento negativo, capace di annientare tutte le premesse favorevoli di un individuo. Preferisco la debolezza, quella che ti impedisce di prendere subito una posizione. Non tutti purtroppo sono dotati d’intraprendenza, quindi in questo caso ci può stare che qualcuno tentenni nell’andare oltre la propria confort zone. A meno che non si parli di mollacchioni senza speranza, che per partito preso si rintanano nel loro guscio pieno dubbi. L’ incoerenza si manifesta in molti campi, però io intendo soffermarmi su quella che vivono maschi e femmine in una prima fase di approccio, perchè la cosa mi tocca più da vicino. E’ fuori discussione che entrambi possono rivelare questo limite, ma ovviamente la mia ottica è quella vista da una donna. Per me un uomo è incoerente, quando dopo aver lanciato la pietra, decide di tirarsi indietro. E’umano cambiare idea, possono subentrare una serie di cause personali, così come è normale rivedere il punto di vista iniziale. Legittimo. L’importante però è seguire una logica che dia un senso a quel cambiamento di rotta, e soprattutto una spiegazione a quella poveraccia che in buona fede si era creata il suo film. Chi non va fino in fondo è un codardo e dimostra ancora più incapacità di un debole. Infatti, un debole è fragile, ma non vigliacco. Lui precisa dall’inizio che non vuole buttarsi, anche a costo di fare una brutta figura. Invece l’incoerente si presenta con un profilo alto e poi cade a picco. Crea aspettative, ti circuisce, provoca, ti asseconda, corteggia, gioca le sue carte migliori, o addirittura è proprio lui a prendere l’iniziativa e a cercarti. Appena però si trova di fronte al fatto compiuto, inverte la marcia e cambia direzione, ribaltando completamente i fatti. Può accadere anche a noi donne di non avere coerenza, ma è molto più raro, perchè di fondo, come dico spesso, noi soprattutto all’inizio, andiamo avanti fino a che non raggiungiamo l’obiettivo. C’è chi dice che si deve distinguere tra incoerenza virtuale e reale, nel senso che un uomo che si fa avanti in chat, in fondo è coerente nel suo ruolo di cazzeggiatore seriale. Fa il tipo, si lancia e gioca, sapendo però sin dall’inizio che non andrà mai fino in fondo, anche perchè spesso è sposato, vive una relazione fissa, o ha in piedi più storie. In definitiva, le intenzioni restano in linea con i suoi fuggevoli programmi, per cui non è contraddittorio. Può anche essere una visione valida, però resto del parere che mettendo sulla bilancia le due versioni, l’uomo è comunque più schiavo delle sue incertezze, quindi si tira indietro al minimo ostacolo, creandosi le famose paturnie mentali, anche piccole e insignificanti. Dopo un primo incontro che si rivela riuscito sotto molti aspetti, per una donna è facile pensare che potrebbe esserci un seguito, specialmente se è stato condiviso da entrambi con la stessa intensità. Invece, dopo alcuni giorni, l’uomo sparisce, chiudendosi a riccio, senza farti capire il perchè. In realtà lui cade nel vortice dei suoi dubbi, ha ripensamenti, riflette, rimugina, ricaccia storie del passato, magari rivede una ex, comunque si blocca. Solo dopo un po’ di tempo, se sei fortunata, ti spiegherà cosa è accaduto, altrimenti la finirà così, come se nulla fosse mai accaduto. In conclusione, anche se esci dal web e vivi il reale, non cambia molto, resta però sostanzialmente costante l’accoppiata tra “incoerenza e paturnie”, un meccanismo nel quale i maschi sguazzano con consapevole soddisfazione.

Un mondo di sballati

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C’è chi è bello ma non balla, Bolle invece balla bene.

Se qualcuno sta in bolletta, non potrà pagare il bollo.

A un ribelle bolle il sangue, quindi poi viene bollato,

mentre un bullo spara balle, anche a donne molto belle.

Una donna coi bollori non rimorchia uno bollito, preferisce chi è bollente.

Io non vivo in una bolla e mi metto sempre in ballo.

Non rincorro i maschi belli, voglio solo chi mi sballa e mi offre una Ribolla.

Navigando tra i monti

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Spesso il navigatore mi suggerisce tragitti completamente diversi da quelli che dovrei percorrere. Stamani, invece, non si sa come, mi ha condotto dove “mi portava il cuore”. Stavo per raggiungere un nuovo posto di lavoro, in un paese sperduto tra i monti abruzzesi. Ad un bivio ho preso la salita sbagliata e mi sono inerpicata fin sopra una strada senza uscita. La voce metallica ripeteva : “effettuare una inversione ad U”… invece ho parcheggiato. E’ stato un colpo di fulmine tra me e il paesaggio. Mi sono trovata a sorpresa davanti ad una scenografia inaspettata. Nel punto in cui mi sono fermata, si apriva un belvedere affacciato su una conca verde circondata da colline, dove in lontananza si poteva scorgere persino il mare. Sulla sommità dello spiazzale, spiccava uno spuntone di roccia dalla forma atipica che pare fosse la caratteristica di quel posto, visitato probabilmente da scalatori e amanti del trekking. Da un altro lato invece, isolato come su di un eremo, c’era un piccolo bar dove a malapena s’intravedeva l’insegna. Avvicinandomi, ho scoperto un’altra terrazza panoramica a ridosso di un dirupo altissimo, una spaccatura tra i monti così ripida da mettere i brividi, figuriamoci a me che soffro di vertigini. Ho comunque scattato un paio di foto ad occhi chiusi e poi ho chiesto ad un signore che beveva tranquillo il suo caffè, dove fossi finita. Lui mi ha risposto con garbo di altri tempi, indicandomi come tornare in paese. In un solo istante, rapita da una strana energia, ho deciso di fare colazione proprio lì, in quell’oasi rupestre sperduta nel nulla. Fuori al baretto c’erano alcuni tavolini colorati ed altri con le panche come quelli delle sagre, sotto una tenda fatiscente coperta da una folta fila di alberi. Eravamo in 8 : io, il signore seduto, un altro paesano mezzo rincoglionito, la signora del bar e le nostre 4 mascherine. Mi sono accomodata al sole, condividendo la panca, come fossi in un villaggio vacanza e ho preso il mio cornetto con vetrino, chiacchierando del più e del meno con quegli sconosciuti “appena conosciuti”. Mi sembrava di stare in una dimensione spazio-temporale, in cui ti trovi in un determinato luogo, ma sai che potresti stare anche da un’ altra parte. E’ così, da un momento all’altro, mi sono sentita all’improvviso più serena, rilassata e meno compressa dall’ansia accumulata tra i tornanti, le buche, i camionisti incazzati e gli snervanti lavori in corso, il tutto accompagnato dall’odiosa cadenza della navigatrice, che più che segnalare percorsi, dovrebbe fare un corso accelerato di viabilità.

Questione di termini

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Nella mia vita non ho mai detto “SE AVESSI FATTO…” perché non mi piace avere rimpianti. Ho pronunciato tanti “COMUNQUE…” per provare a vedere la realtà da un’altra ottica. Ho evitato spesso di dire “POTREI…” in quanto preferisco agire, buttarmi e rischiare. Ho invece dovuto usare molti “MA…” perché quando sembra che le cose vanno bene, c’è sempre un però pronto a ribaltare tutto. Così come mi sono aggrappata ai vari “TUTTAVIA…” conservando l’ottimismo anche di fronte a un disastro. Troppe volte sono andata alla ricerca di tutti quei “COME MAI” che mi hanno assillato senza una risposta. Ancora oggi inseguo i “VORREI…” immaginando il meglio per me. Ho esclamato mille “PURTROPPO…” rinunciando a malincuore a dei progetti e ho dovuto subire molti “QUASI…” perché in parecchie occasioni mi è mancato giusto un tot per toccare il traguardo che sognavo. A questo punto, onestamente, da domani vorrei poter gridare finalmente “ECCO…” avrei così la certezza di essere riuscita ad incastrare come volevo, i tasselli del mio puzzle dei desideri.

Zanzare dannate

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Le zanzare sono le cugine stronze delle mosche. Queste odiose kamikaze ronzanti, pur di annientarti, sono pronte ad immolarsi schiacciate da mani, stracci o ciabatte. Non a caso, infatti, negli alberghi ho visto piu pedate di pantofole sulle pareti, che beuty-set di cortesia. Quando entro in una camera d’ hotel e noto questo scenario omicida, mi faccio immediatamente l’idea di come saranno le mie future notti di soggiorno. Molte di queste assassine sono chiamate tigri, ma non è molto appropriato. Le tigri sono ben altra cosa. Certo assalgono e mordono, ma almeno sono eleganti, regali, niente a che vedere con le vampire allupate, che ti aspettano al calar del sole, pronte a succhiarti il tuo amato sangue. Sono subdole zitelle con le gambe ad X e due ali rinsecchite. Mi dispiace per gli animalisti sfegatati, difensori anche degli insetti, ma io le crocifiggerei con gli spilli, aspettando che esalino l’ultimo respiro. Godo, quando inserisco le piastrine per asfissiarle, anche a costo di avvelenarmi nella notte. Così come, in preda ad un raptus, spruzzo compulsivamente lo spray con la speranza di sterminarle. Piena solidarietà per quelli che sprofondati beati nel sonno, avvertono all’improvviso quel ronzio malefico che passa sulla testa come un elicottero di Apocalypse Now. In quel momento hai due scelte, coprirti fino al collo col lenzuolo e giacere in apnea per il resto della notte, oppure accendere la luce, nella speranza di beccarla da qualche parte. Impresa impossibile, perchè la diabolica si nasconde meglio di un camaleonte. Santa l’aria condizionata, l’unico antidoto per questo massacro notturno. Una zanzara malefica è in grado di rovinarti persino una serata romantica, attirata ancora di più dai fluidi ormonali che si sprigionano nell’aria. Per non parlare poi se decidi di andare in qualche località esotica. Prima di ogni cosa, infatti, devi assicurarti che in quella zona non ci siano i temibili mosquitos, capaci di appestarti con un ammasso di pustole a mo’ di peste bubbonica, che spariscono solo dopo 10-15 gg e ti costringono a grattarti come un forsennato. Ancora peggio se vuoi fare un safari o sei in posti ultra umidi, perchè come niente rischi di prenderti la malaria o la dengue, ossia le avventuriere della specie. Può un essere così microscopico fare molti più danni di un rinoceronte incazzato? Ebbene sì. Del resto, il famoso detto : “Curt’ e mal ‘ncavat” la dice tutta. E’ per questi motivi detestabili, che vorrei eliminarle completamente dal pianeta. Dicono che i pipistrelli servono proprio a questo scopo, invece sono portata a credere che se davvero sono la causa della diffusione del covid, è proprio grazie alla scorpacciata di queste infide, zanzare dannate.

Come cucinare un uomo con le uova

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A 20 anni senza dubbio è buono alla coque.
Verso i 30 va assolutamente strapazzato .
Sui 40 è gustoso in camicia.
Un 50enne… “sodo” potrebbe andare bene,
altrimenti rende meglio una frittata.
Intorno ai 60 purtroppo può solo essere fritto.
Da 70 in su non resta che una scelta : lo zabaione.

Frustrati senza gloria

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Sono arrivata ad una conclusione : chi continua a masturbarsi il cervello pensando a come difendersi dal covid-19, sentendosi ancora minacciato da questo virus, ha seri problemi esistenziali. Ormai, a detta degli esperti più illustri, il contagio è in fase di estinzione ed anche il rischio di eventuali ricadute è sotto controllo, perchè si è capito come aggredirlo e affrontarlo. Eppure, i pessimisti e tutti gli ipocondriaci maniacali, non si vogliono arrendere all’evidenza, facendo apparire tutti gli altri come dei superficiali impazziti. Pare quasi che riprendere la vita normale, con tutti i suoi vantaggi, gli dia fastidio, preferendo di gran lunga la quotidianità del lockdown. Mi rendo conto che bisogna ancora stare attenti e che sia giusto seguire i dovuti sistemi di sicurezza, ma nello stesso tempo è più che naturale avere voglia di riprendere i propri ritmi, godendoci gli spazi di cui abbiamo bisogno, compresi i piaceri e le piccole cose che addolciscono il nostro vivere. Invece questi saccenti rompipalle, se solo scrivi o manifesti il desiderio di uscire fuori dalla logorante quarantena che ha indebolito il pianeta, te ne dicono di ogni, senza possibilità di replica. A mio parere, parliamo di gente frustrata, piatta, triste, incapace di prendere la vita con sana leggerezza, un mucchio di infelici, che si stringono nella propria confort zone, insieme ad un complice gruppo di asociali, felici di crogiolarsi nella loro monotona vita. Nessun problema, ognuno è libero di pensare e comportarsi come vuole, ma proprio per questo….lasciate vivere in pace anche noi.

Sotto osservazione

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Quando ti guardi allo specchio con gli occhiali da presbite, vorresti suicidarti. Senza ti accetti, perchè i difetti sono quelli abituali, i soliti che hai imparato a tollerare. Se invece li vedi ingranditi, sei finito. Le rughe diventano i solchi di un campo arato, i puntini delle lentiggini sembrano chiazze del morbillo, le occhiaie assomigliano ai crateri del Vesuvio e tutte le minime macchie della pelle appaiono come morbi letali. Le zampe di gallina si trasfomano in quelle di Godzilla, mentre la peluria invisibile del viso, germoglia come quella di un primate. Non oso immaginare cosa accade a chi ha l’acne. Insomma, se ti sentivi una bella donna, ti accorgi all’improvviso di essere a malapena la sua controfigura. Ti salvi solo se non sei una bellezza e quindi, prima o dopo non cambia granchè. La cosa ancora più preoccupante, quella che ammazza ogni barlume di vanità, è sentirti osservata da chi porta questi occhiali assassini. Se infatti qualcuno che stai per sedurre ti guarda attraverso le lenti, a meno che tu non sia Miss Mondo, puoi anche morire. Se poi si avvicina e ti bacia, sei spacciata. Meno male che a letto nessuno resta con gli occhiali, così puoi dare il meglio di te senza freni. Per fortuna in quel momento, i maschi hanno altro in testa.

1° Appuntamento

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Al 1° appuntamento :
La DONNA
Impiega ore per scegliere cosa mettersi
Cura trucco e parrucco
Usa minuziosamente il rasoio
Telefona all’amica per scaricare la tensione
Controlla l’orologio ogni 5 minuti
Si specchia di continuo.
L’UOMO
si assicura che quella sera non ci siano partite in tv.

Punto e a capo

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Sono sempre stata affascinata dall’idea di cambiare la mia vita da un giorno all’altro. Una svolta radicale, quelle che stravolgono ritmi, abitudini e amicizie. Tutt’ora inseguo questo sogno, però per realizzarlo ci vorrebbero una buona dose di coraggio, idee ben chiare ed un pizzico di incoscienza. Tranne l’incoscienza, non ho queste doti, perciò fino ad ora non ho ancora fatto questo passo. Mi manca la spinta, l’occasione propizia e soprattutto il complice della mia follia, perchè spostarmi da sola mi spaventa. Sono una donna indipendente e autonoma, con un forte spirito avventuriero, ma in questo caso, non sono qualità sufficienti per realizzare il mio audace progetto. L’ideale per me sarebbe trasferirmi in un posto esotico, ai Caraibi, nell’Oceano Indiano, in Africa, in un’isola della Malesia, o in qualsiasi posto al caldo con spiagge coralline, palme e natura rigogliosa. A dir la verità non mi dispiacerebbe neanche una piccola isola greca, di quelle bianche e turchesi, dove mangiare pesce a volontà e bere ouzo e ritzina, seduta in una trattoria a pelo d’acqua. Così come andrei in Portogallo, dove non sono mai stata, o alle Baleari, specialmente a Palma De Maiorca. Rinunciando al mare, come opzione sceglierei senza dubbio N.Y. che amo alla follia, scaraventandomi nel caos di Manhattan pronta ad inventarmi qualcosa, o a lavorare in posti anche insoliti, perchè lì tutto è possibile. Sono attratta anche da quei paesini fuori città, un po’all’interno, tipo quelli della Provenza o del Belgio e addirittura mi intrigano quelle cittadine americane con la darsena, le casette di legno e il tipico bar con biliardo e quattro sedie, dove bere un bicchiere al bancone insieme agli habitué. Mi piace l’idea di ritrovarmi in un posto in cui rifugiarmi per ricominciare tutto da capo. Un nuovo lavoro, una casetta carina da trasformare in qualcosa di personale, fare amicizia con quelli del luogo, e innamorarmi di uno sconosciuto, ribaltando quindi a sorpresa il mood al quale sono abituata. Quando vedo un film o una storia che tocca questo tema, mi sento ogni volta invasa da un senso di libertà contagioso, che mi elettrizza e mi fa volare alto. Mi parte proprio la fantasia e mi vedo proiettata già in un posto nuovo, rapita dall’impatto pieno di mistero di una nuova vita. Accetto compagni per la mia avventura, però senza implicazioni sentimentali, perchè è sempre meglio non mischiare i progetti di vita con quelli d’amore.

Le finestre sul golfo

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Tre immagini della casa dei nonni a Posillipo, dove abitava mia mamma con le quattro sorelle. Tre inquadrature identiche del meraviglioso panorama che appariva da ogni finestra : la prospettiva senza tempo, un flash della guerra, quando gli americani occuparono la villa e il mio ultimo nostalgico saluto, per il quale ringrazio i nuovi proprietari che, gentilmente, mi hanno fatto ripercorre per un attimo angoli e spazi a me tanto cari. Qui ho passato gran parte della mia infanzia, pur abitando a Pescara. In questo posto incantevole, simile a un villaggio turistico, ho giocato con mia sorella e i cugini, ho conosciuto i valori di una famiglia sana, assimilando i principi del buon vivere. Ho vissuto i primi amori, ho ascoltato musica e fatto feste, riverita e coccolata, come in un’eterna vacanza a 5 stelle. I miei nonni erano persone fantastiche, perbene, ma non snob, i classici veri signori, ed è grazie a loro e all’educazione ricevuta di riflesso da mia mamma, se oggi sono quella che sono, una donna senza fronzoli, che sa apprezzare la bellezza e il benessere, ma anche le piccole cose. Queste radici hanno determinato la base di tutta la mia formazione. Ecco perchè non mi sono mai sentita cittadina abruzzese, non potrò mai esserlo. La mia anima resterà sempre napoletana. Siamo tutti frutto della nostra adolescenza. E’ nel primo percorso di vita, che ognuno getta le fondamenta sulle quali poi costruire il proprio cammino e nessuno potrà mai cambiare questo concetto.

La ripresa che non c’è

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Sono stanca. Non ne posso più. Mi sono spaccata le palle. Questa non è vita. Le giornate non hanno più un senso. Non ho nessun obiettivo luminoso. Sono circondata da guai e problemi. Ho perso la libertà. Sono senza lavoro. Non ho neanche la possibilità di curare la mia salute, visto che la sanità ha altre priorità. La ripresa la vedo molto male. Sarà un disastro. Si vive nella totale incertezza. Sono controllata a vista. Non ho bisogno di guardarmi dentro, né di godermi meglio la famiglia. Cose già assodate. Inutile dispensare consigli filosofici. Mi hanno tolto tutto, anche le piccole cose quotidiane. Le scadenze non si fermano. Tra un po’ si dovranno pagare le tasse. Per quello non c’è virus che tenga. E’ impossibile risolvere i miei impicci, perchè quasi tutti gli uffici sono chiusi. Fuori l’apocalisse. Sguardi smarriti, zombie che girano come dei barboni, trascurati e sciatti, compresi i più vanitosi. Quando esco per fare la spesa, sclero per le ore di fila prima di entrare. Una volta a casa poi, mi aspetta la disinfestazione. Dopo sarà peggio. Mi impediscono di avere una vita sessuale. Sono bloccata con la forza e quindi devo rinunciare a raggiungere chi mi interessa, perché non si può uscire dalla regione. Un aperitivo al bar o una cena al ristorante diventeranno un incubo. L’estate sarà di merda. Prendere il sole un miraggio. I contatti sociali sono spezzati. Esiste solo il virtuale. Non ho più un soldo. Non riuscirò a vendere un immobile, quindi andrò sotto un ponte. Mi hanno tolto anche il gusto di vestirmi e truccarmi. Non ho voglia di comprarmi niente di nuovo, ammesso che abbia ancora qualche spicciolo. Uscire con una mascherina per 1 anno sarà come privarmi della femminilità. Mi sento prigioniera. Dovrò cancellare anche l’unico viaggio programmato per dicembre. Ancora di più mi fanno incazzare quelli che dicono “andrà tutto bene” e ancora peggio chi sostiene che questo cataclisma ci ha reso più responsabili. Vorrei dire basta, invece è solo l’inizio di una lunga agonia. Rivoglio la mia vita, ma non la vedo all’orizzonte. Ho perso ogni entusiasmo. Vivrò arrancando.
Dovrei forse conservare ancora il mio ottimismo? Purtroppo non basta pensare positivo. Andrò avanti, mi rimboccherò le maniche, continuerò a trovare sbocchi per sbarcare il lunario, cercherò di aspettare che tutto passi, ma in questo momento ho perso tutta la mia naturale “Joie de vivre”.
Detesto questo maledetto covid-19 del cazzo. Odio Wuhan, Conte, il Governo, Sky che trasmette solo film stravisti o di quarta categoria, la D’Urso e persino la De Filippi mi è cascata sulle palle. Salvo solo La Casa di Carta. L’unico posto dove è ancora possibile veder girare banconote. Ormai sono solo un ricordo.

Citazioni sul Covid-19

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HO LAVATO I CAPELLI, MI SONO TRUCCATA, VESTITA, HO MESSO TACCHI E GIOIELLI. ORA FACCIO UN BEL GIRO PER TUTTA LA CASA E POI MI RIMETTO IL PIGIAMA. SO’ SODDISFAZIONI.

C’E’ QUALCOSA CHE NON VA : DA QUALCHE GIORNO IL GATTO PARLA E MIA FIGLIA MIAGOLA.

OGGI, CHI MEDITAVA LA FUGA È FREGATO. NON PUÒ PIU’ DIRE : <VADO A COMPRARE LE SIGARETTE E TORNO> PERCHÉ POI DEVE TORNARE DAVVERO.

MI È ARRIVATA UNA MAIL PER L’INSTALLAZIONE DI UNA PISCINA IN CASA. OTTIMO TEMPISMO, NIENTE DA DIRE.

NELLA FASE 2 FORSE RIAPRIRANNO LE ATTIVITÀ. NELLA FASE 3 SI SPERA RIAPRIRANNO LE FRONTIERE. MA IN QUALE FASE POTREMO RIAPRIRE LE GAMBE???

SECONDO ME CONTE NON CI FA EVITARE I PONTI PER IL COVID, MA PER LA PAURA CHE POSSANO CROLLARE.

VEDRETE CHE CI FARANNO PAGARE LE TASSE ANCHE SUI BONUS ALIMENTARI.

HO CAMBIATO IL COLORE DELLE LAMPADINE IN CASA. HO MESSO TUTTE LUCI ROSSE. ALMENO QUANDO ACCENDO, AVVERTO ODORE DI SESSO.

CON LA MASCHERINA DOBBIAMO COMUNICARE CON GLI OCCHI E SORRIDERE CON LO SGUARDO. LA DIFFICOLTA’ E’ PERCEPIRE LA NATURA, CHE ORA NON VA PIU’ RESPIRATA, MA ASCOLTATA.

NEL 2019 A GIUGNO SONO ANDATA A SHARM. QUEST’ANNO INVECE MI TOCCHERA’ DECIDERE TRA PUNTA SALA, CUCINA DI CAMEROTA, DIVANO SABBIADORO O BAGNARA CALABRA.

OGGI GIORNATA PIENA : HO PASSATO TUTTO IL TEMPO A RINCOLLARE LE PALLE CHE MI SONO SFRACASSATA.

QUANDO CLICCO SUL TASTO “ESC” HO UNA BOTTA DI ADRENALINA.

<SONO ALLA FRUTTA> PRIMA ERA UN MODO PER DIRE CHE ERI AL CAPOLINEA. UN FALLIMENTO. D’ORA IN AVANTI INVECE, LO POTREMO CONSIDERARE UN SUCCESSO. VORRA’ DIRE CHE AVREMO MANGIATO PRIMO E SECONDO.

LA MIA VITA NON E’ PIU’ LA STESSA, DA QUANDO E’ SPARITO ANCHE L’ARROTINO.

FARMI LA DOCCIA È DIVENTATO UN MOMENTO RICREATIVO.

SONO TEMPI IN CUI IL CAOS È IN AUGE, L’INCERTEZZA REGNA SOVRANA, I NERVI SONO SALTATI, GLI ORMONI SONO ANDATI IN CORTO CIRCUITO E LA POVERTÀ È IN POLE POSITION.

I FIORI DI QUESTA PRIMAVERA PROFUMANO DI CANDEGGINA.

FORSE CONTE NON HA CAPITO CHE LE RELAZIONI NON STABILI SONO NECESSARIE PIÙ DI QUELLE STABILI.

SBAGLIO O ANCHE LE RONDINI STANNO IN QUARANTENA?

IN QUESTO PERIODO, GLI UOMINI IN ASTINENZA, CAMBIEREBBERO VOLENTIERI UN PIATTO DI GNOCCHI CON UN PAIO DI GNOCCHE.

ORA PIU’ CHE MAI, IL DIVANO E’ L’AFRODISIACO DEL SONNO.

C’E’ UNA COSA CHE MI STRAZIA PIU’ DI QUESTO LOCKDOWN : UN UOMO NOIOSO.

STO EVITANTO DI APRIRE IL COMÒ, PER PAURA CHE LA BIANCHERIA INTIMA MI SBATTA IL TIRETTO IN FACCIA.

NEL PROSSIMO DECRETO NON CI DIRANNO PIÙ “RESTATE” A CASA, MA “ESTATE” A CASA.

I PRIMI A MANTENERE LE DISTANZE QUANDO TORNEREMO ALLA NORMALITÀ, SARANNO PROPRIO QUELLI CHE ORA NON LO FANNO.

IN GIRO EVITO GLI ASSEMBRAMENTI, NEL MIO LETTO INVECE LI ORGANIZZO.

IL 4 ESCO CON IL CAFFÈ (CORRETTO) NEL THERMOS E ME LO VADO A BERE AL MARE, VESTITA, SOLA, IN PIEDI E CON LA CANNUCCIA. ANCHE SOTTO LA PIOGGIA.

TEMO CHE IN FUTURO I BACI DIVENTERANNO PATRIMONIO DELL’UNESCO.

E’ PIÙ FACILE TROVARE LA PERLA IN UN’OSTRICA, CHE UNA MASCHERINA A 50 CENTESIMI

IL PASSAPORTO MI HA CHIESTO IL DIVORZIO. COME GLI PAGHERO’ GLI ALIMENTI????

SE DOMANI MI CHIAMA LA BANCA PER CHIEDERMI DI “RIENTRARE”, AVRÒ LA SCUSA CHE NON POSSO USCIRE. FINALMENTE NA’ GIOIA.

CON LA CHIUSURA DELLE SCUOLE I BAMBINI SARANNO SALVAGUARDATI, MA GLI AMANTI SI TAGLIERANNO LE VENE.

ORMAI LE MASCHERINE SONO DIVENTATE UNA SORTA DI ORNAMENTO. FLOREALI, MACULATE, COLORATE O PERSONALIZZATE, SI PORTANO AL COLLO, SUL BRACCIO, O ABBINATE AGLI ORECCHINI. CHISSÀ, FORSE TRA UN PO’ LE USEREMO ANCHE COME CAVIGLIERE.

Profonda leggerezza

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Un errore che fanno in molti è confondere la leggerezza con la superficialità. Combatto con fermezza questo principio, perchè quando ero piccola mi hanno sempre considerato una farfallina che pensava solo a cose futili. Col tempo per fortuna si sono ricreduti, scoprendo che invece sotto quella superficie che credevano vacua, esisteva molto altro. Non è stato però per niente facile far cambiare idea a quei diffidenti e mi sono dovuta impegnare parecchio. Essere leggeri significa sentirsi talmente in pace con sé stessi, da poter correre liberi. Liberi di vivere la vita a modo proprio, senza colpevolizzarsi. Soffrire e prendere batoste, ma trovare comunque la strada per reagire. Una strada armoniosa però, senza ombre, perchè le ombre incupiscono. La leggerezza ti porta a comprendere gli altri e dare una chanche a tutti, senza per forza giudicare e pontificare. Leggerezza è prendere la vita con autoironia, perché una volta che ci accettiamo e ci amiamo, abbiamo risolto il 90% dei nostri drammi personali. Avere uno spirito lieve aiuta a farsi voler bene, ci regala la piacevolezza dell’essere e ci avvicina al prossimo. Ma non è da tutti essere “profondamente” leggeri, ci vuole una buona dose d’intelligenza. Evidentemente agli scettici, manca proprio questa sfumatura.

Undicesimo comandamento

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Quando sento che anche le super fighe soffrono per amore, mi consolo. Le vedo in tv più belle che mai mentre si lamentano perché sono state abbandonate, o buttate via per dar posto ad una nuova conquista. Non c’è niente da fare, gli uomini nascono cacciatori e sono agnellini solo fino a che non raggiungono il loro obiettivo. In quel periodo di sospensione insistono con ogni mezzo, si rendono disponibili ad ogni ora, non hanno mai impegni, accettano ogni rottura di palle, sono allievi modello, tappetini sottomessi pronti ad esaudire ogni nostro desiderio. Però, dopo questa fase di benevolenza, si stufano anche se sei un angelo di Victoria Secret. Raggiunto lo scopo, infatti, si spengono. Queste le reazioni :

La maggior parte scappa e non si fa più sentire senza nessuna spiegazione.
I più timidi aspettano che sia tu a fare la prima mossa.
Altri, dopo una tua chiamata, restano comunque distaccati.
Il 50% pensa ai fatti propri, dimenticandosi addirittura di quanto è successo.
Molti, attendono il risveglio del testosterone per tornare alla carica.
Una minoranza ti richiama il giorno dopo.
l’1% ti manda un SMS appena tornato a casa.

Un disastro. La cosa paradossale è che mentre noi ci arrovelliamo il cervello, chiamiamo le amiche e ci facciamo mille film, loro se ne stanno beati, immersi nel loro mondo, contenti del bottino portato a casa, soddisfatti più che altro per il proprio ego e non per la gioia di essere stati con quella donna. Del resto, è fisiologico che l’uomo, finita la performance non ha più desiderio. Quando pensavo di essere tra le poveracce costrette a questa umiliante batosta, venivo assalita dalla convinzione di non essere stata all’altezza, o dalla incapacità di competere con le altre donne. Accorgendomi di non essere l’unica vittima di questo massacro maschilista, ho finalmente cambiato la mia filosofia. Se infatti Naomi, Belen, Charlize, Sharon e tutte le altre gnocche planetarie, hanno subito più di una volta la mia stessa sorte, devo per forza riprendere fiducia e alzare il mio basso profilo. Oltretutto, la presunzione porta i maschi a cercare donne belle, sexy, benestanti e con un lavoro che le rende autonome. E invece a noi, in cambio, toccano uomini pieni di problemi, paranoie e braccetto corto. Lo scambio non mi sembra molto equilibrato. Questa divergenza tra i sessi è un’ingiustizia senza speranza e andrebbe rivisitata dal Padre Eterno aggiungendo un 11mo comandamento : “ NON SPARIRE DOPO AVER FATTO SESSO ”. Improbabile che accetti, ma si può sempre tentare.

Mattonate d’autore

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Mi spiegate perchè quasi tutti i film d’autore sono tremendamente noiosi? Sembra un cliche doveroso, collegato ad un certo tipo di prodotto non convenzionale, per un pubblico di nicchia. La critica traccia una netta demarcazione tra le pellicole d’essai e quelle commerciali, fruibili invece alla massa. Io dissento. Non si può restare ancorati a questo stereotipo, se si vuole avere la capacità obiettiva di giudicare un film. Così come non si deve considerare che un film d’autore sia superiore, anche perchè il più delle volte si esce dalla sala senza aver capito un accidente. Un film è buono o non è buono, stop. Se funziona non dipende dai messaggi che lancia, o dalle tematiche. Gli intellettuali pensano che soltanto i film impegnati siano arte pura, dimenticandosi invece che potrebbero rivelarsi una noiosa delusione e anche meno affascinanti di quelli legati alle “big five”, ossia le cinque più grandi major dell’industria cinematografica americana. La critica intellettualoide, infatti, demonizza queste fabbriche macina soldi agganciate al mondo dello star system, perchè secondo loro realizzano pellicole con l’unico scopo di trarne profitto. Sarà anche vero, ma lecito sotto molti punti di vista, quindi non da stigmatizzare a tutti i costi. Quando si guarda un film, la cosa che conta è l’effetto che trasmette allo spettatore, se emoziona, se cattura, tutto il resto passa in secondo piano. Esistono super attori che per scelta, preferiscono lavorare con registi meno conosciuti, in ruoli sofisticati, a volte rischiando anche dei flop, ma riescono ugualmente ad esprimere il massimo, anche in commedie o generi meno impegnativi, che però non sono da considerarsi per questo di minore importanza. Chi dice che solo le storie cerebrali, o quelle a sfondo sociale siano per forza efficaci più di un bel film d’avventura o un thriller girato bene, con ottime scene e una degna recitazione? Io personalmente non faccio distinzione tra il cinema d’autore e quello di genere, amo il cinema comunque sia. Guardo la qualità, che quando c’è, è indiscussa. Però, se devo scegliere tra una mattonata pazzesca e qualcosa di più accattivante, scelgo senza dubbio la seconda.

La mia vita in lungo e in largo

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Capodanno è appena trascorso ed un nuovo decennio si è affacciato alle porte, accogliendomi tra le sue braccia. Sono in treno e sto tornando a casa, dopo una piacevole serata di fine anno, che mi ha infuso una grande serenità. Ne avevo proprio bisogno, mi ha fatto bene e mi sento rilassata, tranquilla, ho soltanto un pizzico di malinconia che mi fa inumidire gli occhi. Non c’è un motivo particolare, è solo uno stato d’animo. Il telefono vibra di continuo per l’arrivo di innumerevoli messaggi. Sono di persone a me care, vecchi o nuovi amici, attuali o potenziali corteggiatori e qualche fantasma riemerso dal passato. Mi scrivono tutti parole carine ed affettuose, che mi fanno sentire coccolata, circondata di attenzioni, mi danno calore e mi saziano molto più del cenone di ieri.  Viaggio in senso contrario e, forse, involontariamente, procedere all’indietro, mi fa tornare indietro anche la mente e così, ad occhi chiusi, rilassata come sotto ipnosi, ripercorro quel tragitto della mia vita fuori dal comune, un po’ oltre gli schemi, quella vita che, ad un certo punto della mia esistenza, ho scelto di seguire in piena libertà e che, dopo un avvio un po’ timido e appannato, è diventata la mia necessaria ed affidabile compagna di viaggio, la mia ancora di salvezza, il mio porto sicuro, la mia casa, la mia medicina, la mia terapia, la mia energia, la mia adrenalina, la mia droga senza assuefazione.
Come avrei potuto vivere senza la MIA VITA IN LUNGO E IN LARGO? Come potrei mai cambiarla, abbandonarla? Le devo tutto e devo ringraziarla di cuore, per avermi fatto diventare la donna che sono oggi, magari non proprio da manuale, ma sicuro senza frustrazioni, rimpianti o rimorsi. E’ lei che mi ha suggerito come raggiungere la serenità interiore, dando la giusta collocazione spirituale alla mia anima. Ha fortificato la mia personalità, mi ha educato, più della mia stessa famiglia, mi ha insegnato come rispettare il prossimo ed amarlo, coltivando così la bontà che oggi ho nel cuore. Mi ha fatto capire che non si deve mai giudicare nessuno, ma dare a tutti sempre una seconda possibilità. Ha perfezionato la mia dialettica e mi ha obbligato ad ascoltare, anche quando non mi andava. Ha amplificato la mia sensibilità, facendomi diventare più acuta nel capire le persone nel profondo e mi ha indotto ad amarmi, apprezzarmi, aumentando la mia autostima.
LA MIA VITA IN LUNGO E IN LARGO mi ha salvata da momenti di devastante disperazione, di dolore lancinante, mi ha fatto superare malesseri profondi e crisi di panico, dandomi ogni volta fiducia e aiutandomi ad affrontare i più atroci turbamenti. Mi ha rafforzato e, anche se sarò eternamente vulnerabile, mi ha reso meno fragile. A volte mi esalta o mi destabilizza, mi elettrizza o mi scarica, mi rassicura o mi agita, mi regala momenti di felicità e poi me li strappa, ma pur nella sua incostanza, mi vuole bene, mi fa compagnia e non mi lascia mai sola. E’ stata la mia “chemio”, una terapia necessaria per sconfiggere il male, allontanarlo il più possibile e cercare di non farlo tornare. All’inizio debilita e sfianca, ma alla fine rigenera e soprattutto regala la speranza.
LA MIA VITA IN LUNGO E IN LARGO è solo mia e nessuno può modificarne gli ingranaggi. Comprendo che non è facile condividere la mia insolita ingordigia nel conoscere persone, la mia bulimia di passioni, il mio desiderio continuo di vivere milioni di flirt, così ravvicinati e imprevedibili, che talvolta arrivano a sovrapporsi. Grazie a LEI ho continuamente la possibilità di vivere storie uniche, a volte inimmaginabili, che senza la sua spinta, mi sarei sicuramente persa. E’ stato anche un suo dono conoscere, senza preavviso, l’Amore puro, quello maturo, non bugiardo, l’UNICO che non ha banalmente consumato solo cuore e sensi, ma ha dato stabilità alla miscela bizzarra dei miei sentimenti, riuscendo a controllare i miei selvaggi e indomabili capricci amorosi. Quell’Amore che, disciplinando la mia volontà, ha dato spessore alla mia storia e mi ha fatto apparire la fedeltà, più come una vera e propria trasgressione, che un sacrificio. Oggi, ho l’assoluta certezza che un vero Amore, anche se può finire, va comunque conservato nel tempo, con molta cura, perché il solo fatto di averlo vissuto, lo rende un bene prezioso e inestimabile, che merita di essere protetto.
LA MIA VITA IN LUNGO IN LARGO mi ha dato e mi dà l’opportunità di vivere momenti avventurosi che, anche se nella forma potrebbero sembrare ripetitivi, non sono invece mai identici e ad ogni mio appuntamento, provo sensazioni sempre diverse, stimolanti, coinvolgenti, che mi catturano e mi danno palpitanti emozioni. Quando decido di partire per la mia guerriglia, caccio il mio” look d’acchiappo”, o per definirlo meglio, il mio“kit da sbarco” non trascuro nessun dettaglio e il più delle volte, per andare sul sicuro ed essere sempre perfetta, scelgo gli stessi completi, perché già testati e adatti ad ogni occasione, poi preparo il mio bagaglio a mano e sono pronta a partire per la mia nuova prova di seduzione.
LA MIA VITA IN LUNGO E IN LARGO non dà nulla per scontato, non è mai ovvia, banale, ogni volta mi stupisce e mi riserva nuove sorprese. Quando entro in una stazione, in un aeroporto e prendo un treno al volo, un autobus o sono i coda al check-in, lascio un pezzetto di me sui marciapiedi, sui sedili, in ogni angolo. Per merito SUO ho trovato quella sicurezza in me che non avevo mai avuto, mantenendo però la semplicità. E’ riuscita a rendermi più determinata nel raggiungimento dei miei obiettivi, senza farmi diventare mai arrogante. Mi ha infuso, forse, una esagerata dose di umiltà, ma questo eccesso, ha cancellato nelle mie vene, ogni minima traccia di invidia. Ha resettato i complessi adolescenziali, facendomi capire che chi mi guarda, non si sofferma sulle imperfezioni, ma coglie in me altri aspetti e, quindi, mi ha suggerito come nascondere i difetti, valorizzando le qualità. Ha smussato il mio lato aggressivo, rendendomi più docile. Ha trasformato la mia naturale femminilità in consapevolezza seduttiva, completandola con una matura carica sensuale. Mi ha sollecitato quella parte di sessualità ancora inesplorata, raffinando i miei gusti e le fantasie più nascoste. Si è impegnata molto, per svelarmi i più sofisticati trucchi e segreti per affascinare un uomo, con risultati ancora più soddisfacenti di una esperta maìtresse.
LA MIA VITA IN LUNGO E IN LARGO mi ha abituato a saper gestire la mia libertà, senza per questo perdere i miei valori. Togliendomi le mie inibizioni, mi ha dato la capacità di riuscire ad allentare i freni, ad oltrepassare le regole e lasciarmi andare, senza per questo mai perdere la mia dignità ed il rispetto di me stessa. Mi ha insegnato che non si può essere una “sana libertina”, se non si seguono comunque delle regole, anche se ognuno ha le sue e sono assolutamente insindacabili e intoccabili. Ho percorso strade sconosciute, a tratti rischiose, salite ripide, dossi, vicoli stretti, oppure comode autostrade, anche a più corsie, discese, splendidi viali alberati, ma grazie ai suoi consigli ed al suo affetto sconsiderato, pur imboccando qualche labirinto, ho ritrovato sempre l’uscita e non mi sono mai smarrita.

Magico 12

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Tutti noi abbiamo un numero preferito che ci insegue, portandoci fortuna con i suoi magici influssi. Il mio è il 12. E’ un numero legato a mia madre, il giorno in cui lei mi ha lasciato. Da quel momento la mia vita è cambiata completamente. Ho subito una vera e propria trasformazione e, fatalità, il 12 è proprio il numero sacro della trasformazione. Di fatto, intorno al 12mo anno si raggiunge la pubertà, un mutamento radicale che accompagna il passaggio critico della crescita. Il 12 ha il potere di sprigionare una grande forza per superare ostacoli, traguardi difficili e ogni tipo di enigma. Sono tanti altri comunque i fenomeni che rendono questo numero privilegiato :
12 sono i segni dello zodiaco, 12 i mesi che compongono un anno solare e ancora 12 le ore antimeridiane, 12 le pomeridiane e 12 le stelle della bandiera Europea. Il giorno in cui sono nata è il 21 che, guarda caso, è il contrario del 12. Probabilmente, era destinato che in quella sera del 12 gennaio, ci fossi io accanto a mia madre e ho l’intangibile certezza che in quegli istanti eterei in cui siamo rimaste insieme da sole, si sia creata una profonda connessione delle nostre anime. Un legame che influenza qualsiasi cosa io faccia. Non è casuale, infatti, che il 12 sia il numero biblico dell’alta elevazione spirituale. Lo ritrovo ovunque, al gate degli aeroporti, nei sedili del treno, dei bus o degli aerei, nella numerazione delle camere negli Hotel, sui ticket elettronici delle code alle poste, negli ospedali, e così via. Una serie di incastri tra 12 – 21 – 201 – 102 ecc. Quando gioco alla rouolette, punto sempre sulla combinazione di questi numeri e ci puoi giurare che con il 12 becco anche il numero pieno. Nella mitologia greca gli Dei principali del monte Olimpo sono 12, come le fatiche di Ercole e il numero dei Titani. Nella letteratura medievale 12 sono i paladini di Carlo Magno e i cavalieri della Tavola Rotonda alla corte di Artù, mentre nel Vangelo, 12 sono gli Apostoli e pare che nella Via Crucis, la 12ma stazione sia quella dove è morto Gesù. Nella Smorfia napoletana, il 12 viene rappresentato dai soldati < ‘e surate > che nella cartomanzia vengono visti come figure in grado di consentire protezione e sostegno. Anche l’anatomia del nostro corpo è composta da 12 falangi – 12 coste – 12 vertebre toraciche e 12 nervi cranici. Tutti segnali che mi fanno capire che questo è un numero autorevole e prezioso. Per me è soprattutto benevolo, al punto da tenerlo stretto nel cassetto del mio cuore. Quando infatti non lo trovo sul mio cammino, vuol dire che quello, non è il mio giorno fortunato.

Questione di ormoni

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Ho notato che molti uomini, invecchiando, iniziano ad assumere vaghe sembianze femminili. Se ci fate caso, una buona parte finisce per assomigliare fisicamente alla propria mamma. Incredibile. E’ un fenomeno abbastanza comune, che si nota ancora di più nelle fotografie, visto che le foto, purtroppo, fissano i dettagli meglio della realtà. Questo credo accada quando gli estrogeni superano il famoso testosterone, tanto amato dagli uomini. Anche le donne dopo una certa età diventano più mascoline, ma forse perchè si curano di più rispetto alle nostre nonne, oggi riescono a mimetizzare meglio lo sfacelo causato dal calo degli ormoni. Meno male, così almeno noi, grazie ai tempi moderni, abbiamo sfatato il famoso detto “donna baffuta, sempre piaciuta “.

Richard Jewell

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Richard Jewell un grandissimo film. Clint Eastwood mi piace molto come attore, ma ancora di più come regista. Una sceneggiatura basata su una storia vera che, visto il soggetto, poteva risultare noiosa, invece è realizzata in modo eccellente, come se fosse un giallo da dipanare piano piano. Sullo sfondo dell’attentato durante le Olimpiadi di Atlanta nel 1996, si assiste all’avido sciacallaggio tra Fbi e media, pronti ognuno a trarre il proprio tornaconto, sulla pelle di un indifeso ragazzone, che voleva solo fare il proprio dovere, per garantire la massima sicurezza al pubblico presente. Dopo uno stillicidio logorante a cui la famiglia del povero eroe verrà ingiustamente sottoposta, si riuscirà finalmente ad ottenere giustizia. Questo grazie al generoso ed efficiente sostegno dell’Avvocato a cui Richard si rivolge per la sua difesa. Impegno di cui lui si carica, per un’ istintiva simpatia verso quel leale ragazzotto un po’ mammone, da lui soprannominato “Radar”. Proprio un bel lavoro Richard Jewell, lo dimostra il fatto che quando escono i titoli di coda si esce commossi, probabilmente per come la storia è stata raccontata dal regista e interpretata dagli attori. Il cast infatti è magnifico. Il protagonista Paul Walter House, pur con la sua mole e lo sguardo inebetito, regala al bistrattato Richard una precisa e realistica  identità. Kathy Bates, la mamma protettiva, è come sempre espressiva e intensa. Sam Rockwell, l’avvocato, oggi può rientrare tranquillamente nella rosa degli attori top. Mi ricorda un po’ Gary Oldman. Jon Hamm, il capo della squadra investigativa dell’FBI , non solo è un figo da paura, già dai tempi di “Mad men”, ma sta dimostrando di aver acquisito un ottimo livello di recitazione. Persino Olivia Wilde, che non amo tanto, è perfetta nel ruolo di cinica giornalista pronta a vendere l’anima al diavolo per la sua ambizione. Bellissima la colonna sonora, punto di forza di tutti i film di Clint Eastwood. Mi sorprende solo una cosa : che non sia rientrato tra le nomination degli Oscar.

Jojo Rabbit

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Molto carino Jojo Rabbit, ha una soggetto assai particolare. Il regista Taika Waititi è riuscito a portare sulla scena una visione morbida del regime nazista, attraverso gli occhi di un bambino fanatico di Hitler. Questo ragazzino invasato, frequenta una scuola di addestramento per giovani hitleriani, dove gli inculcano i rigidi principi di quell’ assurda colonia di esaltati. E’ così immerso nel ruolo di piccolo nazionalsocialista, da crearsi un amico immaginario con le sembianze addirittura del Fuhrer, interpretato in modo scanzonato dallo stesso regista. Pur essendo lige alla dittatura tedesca, ha una natura che cozza con quel mondo, perchè in fondo lui è un bambino dal cuore tenero. Jojo vive con la mamma, che a sua insaputa lotta contro la tirannia, mentre il padre è al fronte. La scoperta di una quindicenne ebrea nascosta in casa sua dalla madre, stimolerà in lui la curiosità di saperne di più sulle origini ebraiche e capire più a fondo il motivo per cui venivano braccati e perseguitati. Piano piano, tra loro si instaurerà un rapporto di amicizia dai risvolti anche vagamente romantici. L’abilità di Waititi sta nell’aver creato con intelligenza una storia a tratti grottesca, senza cadere mai nel ridicolo. Per questo l’ho trovato originale, con una sceneggiatura sagace, che non ha mai sbavature. Non era facile affrontare questo tema con la giusta ironia, anche se in passato era stato già trattato in modo caricaturale da grandi registi. E’un film vincente, profondo e commovente, non per questo ha ricevuto sei candidature agli Oscar. I protagonisti sono perfetti, tasselli incastrati nel film con la giusta chiave umoristica. Roman Griffin Davis (Jojo) è buffo con i suoi dentoni storti e lo sguardo smarrito, ma è molto bravo e trasmette grande dolcezza. Sam Rockwell dopo l’interpretazione del pazzo scatenato nel Miglio verde, ha fatto molta strada e oggi è un signor attore. Scarlett Johansson brava, niente da dire, anche se onestamente la trovo sempre un pò sfuggente. Quello che però mi ha rapito il cuore in tutta la sua stupenda e meravigliosa goffaggine è Yorki, l’amico del cuore di Jojo, un tenerone che con il suo personaggio macchiettistico, dà una sfumatura esilarante al film.

Maledetta follia

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Charles Bukowski e Alda Merini sono due scrittori che amo immensamente, perché immense sono le sensazioni che mi suscitano. Hanno in comune un’esistenza oscura, intensa e lacerante. Entrambi acuti, impetuosi, non gestibili. Istintivamente fuori dagli schemi, quindi non costruiti. Due anime tormentate, complesse,  dense di una sensibilità profonda, ma anche bizzarra. Lui, il “poeta maledetto”, ha vissuto la sua vita tra sregolatezza, un mix di dipendenze, autolesionismo e diffidenza. Lei, “la poetessa folle”, ha dovuto combattere con un precoce disturbo bipolare, suo spietato nemico. Per lungo tempo sono rimasti ambedue relegati in un cieco mondo solitario, emarginati e incompresi. Soltanto in tarda età, spinti da quelli che li hanno amati e da chi ha creduto nel loro talento, finalmente sono riusciti a conquistarsi il meritato successo.  Hanno anche condiviso purtroppo un destino implacabile, che ha stroncato le loro vite quasi alla stessa età. È sperimentato che i geni posseggano geni geniali.  Un gioco di parole molto calzante, che sembra  perfettamente cucito addosso a loro. In questo caso, la genialità è legata allo straordinario potere di racchiudere l’essenza della vita anche soltanto in un paio di parole.

La mia Odissea

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La mia vita è un’ Odissea. Come Ulisse, tranne tette e shatush, ho in comune amori, avventure, viaggi e nuove esperienze. Nella mia versione al femminile, però, alcune cose sarebbero andate diversamente. Per esempio, non avrei resistito come lui al canto delle sirene, perchè sin dai tempi di Omero, mi lascio incantare anche da chi è stonato come una campana. Con Circe poi, avrei bevuto volentieri la pozione che portava all’oblio, per vivermi una stuzzicante esperienza di gruppo con quei ruspanti maialoni. Tanto, alla fine dei giochi, avremmo dimenticato ogni cosa. Infine, non mi sarei fatta “Nessuno” scrupolo a flirtare con Polifemo prima della fatidica sbornia. Pur non rientrando esattamente nei miei canoni, se tanto mi dà tanto, con quella mole avrei avuto forse qualche bella sorpresa. Un occhio solo? Fa niente, per togliermi la curiosità sarebbe stato sufficiente un solo sguardo.

Per amore solo per amore

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Non ascoltare mai chi ti consiglia di dimenticare qualcuno che continui ad amare, anche se non ti ama o ti ha lasciato. Segui sempre il tuo cuore. Nessuno potrà mai capire quello che provi e giudicare dall’esterno cosa è meglio per te. Sosterrò fino alla morte che l’amore non è per forza uno scambio. È qualcosa che può essere anche unilaterale. E non significa non avere dignità. Puoi portarlo dentro di te e, anche se fa soffrire, non è detto che sia meglio cancellarlo. Il più delle volte questo fa paura, invece continuare ad amare è terapeutico. Molto meglio che non amare o resettare un sentimento. Mantenere un affetto ci può far sentire migliori, persino appagati. Si deve solo avere la consapevolezza che se è finita, esistono comunque delle ragioni e soprattutto non illudersi che tutto possa tornare come prima. Non deve diventare quindi una malattia, nè una nevrosi. No. E’ costruttivo riuscire a trasformare la sofferenza in dolce realtà. Sembra un paradosso o un boomerang, invece sono convinta che si prova molto meno dolore, nel sapere che siamo al di sopra di ogni cosa, perchè questa certezza ci dà maggiore forza. Sarebbe molto più pesante troncare, prendendo delle decisioni drastiche. Anche se ci hanno tradito o fatto del male, dobbiamo riflettere, guardarci allo specchio e pensare che i motivi di una rottura sono sempre da ambo le parti. Solo così si potrà superare l’odio e la vendetta. Capire e comprendere, cura le ferite. Nella mia piccola esperienza personale ho verificato che se riesci a fare così, sarai sempre circondata da chi hai amato, anche quando è finita. Non serve a niente serbare rancore. Datemi retta. Però, che sia soltanto per amore, solo per amore.

Christmas apathy

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Cammino per strada, le mani in tasca. L’aria è fredda, ma siamo a dicembre, è normale. In giro si respira aria natalizia. Natale è ormai alle porte. Le persone entrano ed escono dai negozi, con pacchetti e buste colorate. E’ la prassi. Anche controvoglia, si deve comprare per forza qualcosa. Non vado di fretta, quindi posso assaporare questo frenetico viavai. Nella mia passeggiata tra le strade affollate però, non solo sola, mi fanno compagnia le luci intermittenti delle luminarie e il profumo intenso di mandorle e croccanti che arriva qua e là. Quest’anno non sono di vena, quindi mi sento un po’ estranea a questa atmosfera, ma non fa niente. Respiro ugualmente il clima festoso, anche se ha meno anima. Entro in un bar e da un video mi arrivano le canzoni di Natale cantate da vari crooner. Nonostante la mia Christmas apathy, mi arrivano al cuore e all’improvviso mi salgono le lacrime. Le freno, ma non posso frenare però la sensazione di nostalgia che mi riporta indietro nel tempo a quando ero bambina e mi ritrovavo in famiglia a preparare l’albero, il presepe e i menù di quei giorni. Ci si immergeva in quelle due settimane di festa con una emozione viva e piena di aspettative. Era bello. Mi piaceva, anche da adolescente e non posso fare a meno di ricordare quei momenti. Il Natale è così, non solo per me, ma per tutti. Lo si vive comunque con allegria, ma anche da adulti, anziani, divorziati, separati o separati in casa, con nuove famiglie, secondi matrimoni o famiglie allargate, non c’è niente da fare, il vero Natale appartiene alla nostra infanzia e ogni anno che passa ci risveglierà le stesse sensazioni, nostalgiche, ma nello stesso tempo piene di tenerezza. Così, pensando a questo dolce flashback, mi infilo i guanti e torno a casa.

Citazioni By Piera

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HA PIÙ VITALITÀ UN NOVANTENNE CON ENTUSIASMO, DI UN VENTENNE SENZA SLANCIO.

OGNI GIORNO MI FACCIO LEZIONI SULLA VITA, MI INSEGNO I COME, I PERCHE’, MI SPIEGO I SE E I MA, PECCATO PERO’ CHE NON SONO UNA BRAVA ALLIEVA.

MEGLIO ALZARSI PRESTO PER UN CHECK IN , CHE PER UN CHECK UP.

VA BENE ANCHE SBAGLIARE SE QUESTO CI RENDE FELICI. GLI ERRORI CI RENDONO IMPERFETTI, QUINDI NON PREVEDIBILI. DEL RESTO, SE SEI PERFETTO, NON PIACI A NESSUNO.

NOI DONNE A VOLTE SIAMO INCOERENTI : SE UN UOMO È GELOSO CI DÀ FASTIDIO, MA SE NON LO È CI INCAZZIAMO.

E’ BELLO ESAGERARE, SOPRATTUTTO QUANDO SOGNI.

QUALCOSA NON MI TORNA : COME MAI A ME SI È CHIUSO UN PORTONE E SI È APERTA UNA PORTA?

LA VITA E’ UNA TELA IN BIANCO CHE VA RIEMPITA DI COLORE.

IO E LA MIA FEMMINILITÀ ANDIAMO MOLTO D’ACCORDO.
QUANDO CAPITA DI “RITROVARCI”, CI FACCIAMO UN SACCO DI RISATE.
INSIEME, SIAMO UN URAGANO.

FELICITA’ E SOFFERENZA SONO INDIVISIBILI. DUE GEMELLE SIAMESI CON UNICO CUORE.

LA MALINCONIA MI RICORDA LA COLTRE DEL CRISTO VELATO : SEMBRA LEGGERA, CAREZZEVOLE E IMPALPABILE, MA IN REALTÀ È DI MARMO.

NOVITÀ E ABITUDINE, DUE OPPOSTI DI CUI SENTIAMO COMUNQUE LA NECESSITÀ.

SE NON SEI MOTIVATO PER ISPIRAZIONE, LO SARAI SICURAMENTE PER DISPERAZIONE.

HO IL CUORE DISOCCUPATO, IL MORALE IN CASSA INTEGRAZIONE E LA PASSIONE IN SCIOPERO. MI AUGURO CHE LE COSE POSSANO CAMBIARE PRIMA CHE IL MIO ENTUSIASMO VADA IN PENSIONE.

I CONSIGLI SONO LA PIETRA TOMBALE DELLA LIBERTÀ.

QUANTO MI IRRITA QUANDO CHIEDO A QUALCUNO : <QUANTI ANNI HAI> E LUI MI RISPONDE <TU QUANTI ME NE DAI?>

IN AMORE SONO TALMENTE ZERBINA, CHE RINCORRO CHI AMO ANCHE DA FERMA.

IL MIO SEGRETO : VIVERE SULLA TERRA COME FOSSI IN PARADISO, CON IL DIAVOLO IN CORPO.

QUANDO LA MENTE È IN CONFUSIONE, METTI A DORMIRE I TUOI PENSIERI. SE SONO STANCHI NON POSSONO AIUTARTI.

VALENTINE’S DAY :
MATTINA CON L’AMANTE
POMERIGGIO CON L’EX
SERA CON IL CONIUGE
NOTTE CON IL MAL DI TESTA.

LA PASSIONE È COME UN CERINO : SI ACCENDE E SI SPEGNE IN UN ATTIMO.

NON C’E’ NIENTE DA FARE, GLI AMORI CLANDESTINI APPASSIONANO MOLTO PIU’ DI QUELLI REGOLARI. E’ COME CON I LADRI. NON SI FA QUASI MAI IL TIFO PER I POLIZIOTTI.

UN UOMO SE HA IL CUORE DI GHIACCIO, PERCHE’ NON LO USA PER FARSI UN GIN TONIC?

IL DESIDERIO È IL LIEVITO DEI SENSI.

DIFFIDATE DA QUELLI CHE TOLGONO L’ULTIMO ACCESSO SU WHATSAPP. NON E’ VERO CHE VOGLIONO MANTENERE LA PRIVACY. HANNO SICURAMENTE QUALCOSA DA NASCONDERE.

MEGLIO 1 CICCHETTO DI VODKA CHE 100 SORSI DI SCIROPPO.

SI DOVREBBE FAR CAPIRE AD UN UOMO CHE IL PUNTO G NON STA NELLA VAGINA, MA NEL CERVELLO.

LA VITA DI COPPIA E’ UN QUIZ SENZA RISPOSTA.

CHISSA’ PERCHE’ NEI THRILLER, QUANDO QUALCUNO SALE IN MACCHINA PER SCAPPARE,L’AUTO NON PARTE QUASI MAI.

È MEGLIO AVERE SPAZIO MENTALE O UNA MENTE SPAZIALE?

NIENTE É PIÙ ELETTRIZZANTE E STIMOLANTE DELL’ANSIA POSITIVA, QUELLA CHE DÀ UN SENSO ALL’INSONNIA, TENENDOTI “SOSPESO”. QUANDO MI ASSALE NON LA COMBATTO, ANZI, LE DO PIENA LIBERTÀ, PERCHÉ AMO ESSERE IN SUO POSSESSO.

HO IL CUORE SEDUTO SU DI UN CUSCINO DI SPILLI.

LE PERSONE FORTI RIESCONO A FARE COSE ASSOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILI.

HO LA MENTE DOUBLE FACE : DA UN LATO ASSENNATA, DALL’ALTRO AMORALE.

SOLO ALCUNI AMANO CONDIVIDERE LE PROPRIE EMOZIONI. NON È IL MIO CASO. IO SONO LA REGINA DELLA CONDIVISIONE.

VORREI FLUTTUARE COME POLVERE DI STELLE.

HO IMPARATO COME TRUCCARE I LIVIDI DEL MIO CUORE. LI HO COPERTI CON UNO STRATO DI ROSEO BUONUMORE.

COME È STRANA LA VITA : SE TI ABBUFFI DI CIBO POI TI PENTI. NEL SESSO INVECE TI PENTI SE NON TI ABBUFFI.

ILLUMINA L’IMPOSSIBILE E TI SENTIRAI APPAGATO.

UN BACIO INTENSO, QUELLO DA BRIVIDI, HA SAPORE DI EROS, MOLTO PIU’ DI UN ATTO SESSUALE.

SE CRISTO FOSSE CONTEMPORANEO, DOVREBBE AGGIORNARE I SUOI MIRACOLI : SOSTITUIRE LA MOLTIPLICAZIONE DEI PESCI CON LA SOTTRAZIONE DEI GUAI, FAR RISORGERE L’ECONOMIA AL POSTO DI LAZZARO E TRASFORMARE L’ACQUA IN GIN TONIC INVECE CHE IN VINO. E’ PIÙ COOL.

NON PERDO MAI LA MIA DOLCEZZA, NEANCHE QUANDO HO L’AMARO IN BOCCA.

MI PIACE ESSERE PROTAGONISTA DELLA MIA VITA, MA A VOLTE VORREI ESSERE CO-STARRING.

ADAMO E’ L’UNICO UOMO CHE POTEVA VANTARSI DI ESSERE IL PIU’ FIGO DELLA TERRA.

CHI È NEGATIVO SI LAMENTA DELLA PIOGGIA. L’OTTIMISTA VA OLTRE, PERCHÉ IMMAGINA GIÀ L’ARCOBALENO.

NON HO ANCORA CAPITO SE E’ PEGGIO FAR DEL MALE O RICEVERLO.

NON C’E’ PEGGIOR COSA DI INVECCHIARE SENZA AVER SCOPERTO IL MONDO.
VADO PAZZA PER GLI UOMINI COL CAPPOTTO, SPECIALMENTE BLU. E’ UN CAPO COSI’ ELEGANTE, DA RENDERE CHIC PERSINO UN CAMMELLIERE DI TOZEUR.

LA GARCONNIERE È UN MAGAZZINO CHIC DEL PECCATO.

IL COLPO DI FULMINE NON MI CAPITA SOLO PER AMORE, MA ANCHE CON CHI MI STA SULLE PALLE.

POTENDO SCEGLIERE, PIU’ CHE “BUONANOTTE”, VORREI SENTIRMI DIRE “A DOMANI”.

La fine di un amore :
AMORE
AMOR..
AMO….
AM……
A………
………..

HO POCHE CERTEZZE, PERÒ DI UNA COSA SONO ASSOLUTAMENTE SICURA : IN QUESTO PRECISO MOMENTO STO PER APRIRE UNA BOTTIGLIA DI VINO.

LA VITA È UN PARCO DISNEY : ENTRARE COSTA PARECCHIO, MA UNA VOLTA DENTRO, NON VORRESTI MAI USCIRE.

AAA : CERCO STALLONE PER IL BICCHIERE DELLA “STAFFA”.

C’ È CHI SI MERAVIGLIA CHE IO SIA FUORI DAL COMUNE. IO INVECE MI MERAVIGLIO DI CHI NON LO SIA.

LA FANTASIA È IL MAKE UP DEI SOGNI.

LA NOSTALGIA TI SEDUCE CON I RICORDI E POI TI FREGA CON LA REALTA’.

SE RIESCI A TRASMETTERE IL RUMORE DEL MARE A CHI NON PUO’ SENTIRLO, A DESCRIVERE IL PROFUMO DEI FIORI CON LE PAROLE E A IMMAGINARE I COLORI DI UN TRAMONTO CON GLI OCCHI CHIUSI, VUOL DIRE CHE HAI IN PUGNO IL MONDO.

UNA DONNA IN VECCHIAIA HA I SUOI VANTAGGI : PERDE IL CICLO, MA ACQUISTA LE PALLE.

SE FOSSI LA MIA OMBRA, USCIREI DI CORSA CON ME.

SONO UNA SERIAL KILLER DEL CAZZEGGIO.

LE GATTE MORTE SONO COSI’ INGANNEVOLI, DA FAR CREDERE A UN GATTO NERO CHE SE UN UOMO GLI ATTRAVERSA LA STRADA, PORTA SFIGA.

CHI POSSIEDE UNA MENTALITA’ “VISTA MARE”, HA UNA VISIONE DELLA VITA CHE VA OLTRE.

LA FOLLIA NON È SINONIMO DI PAZZIA, MA UNO STATO SUBLIME IN CUI DECIDI DI FAR VIBRARE TOTALMENTE I TUOI SENSI.

UNA CITTA’ SENZA MARE, E’ COME UN USIGNOLO CHE NON PUO’ CANTARE.

MEGLIO METTERE IL SALE NEL CAFFE’, CHE BERE IL VINO NEI BICCHIERI COLORATI.

AMO LA MIA LIBERTA’, MA SE QUALCUNO MOLTO SPECIALE MI RINCHIUDESSE IN UNA GABBIA DORATA, GLIELO LASCEREI FARE.

I MIEI SENTIMENTI SONO COME I PANNI STESI NEI QUARTIERI SPAGNOLI : SOSPESI AD UN FILO ED ESPOSTI IN BELLA VISTA, SENZA COPERTURE.

NON HO IL POLLICE VERDE, MA HO UN CUORE D’ORO.

L’INCOSCIENZA NON E’ ALTRO CHE UNA FORMA IRRAGIONEVOLE DI CORAGGIO.

IL SOGNO DI UN UOMO E’ ENTRARE IN UNA MAIALA E USCIRE DA UNA VERGINE.

MI SONO “INNAMORATA DI ME”. IL PARADOSSO E’ CHE SOFFRO LO STESSO PER AMORE.

INNAMORARSI È UNA DROGA CHE CREA DIPENDENZA COME UN CRACK. ESALTA, DÀ EUFORIA E AUMENTA L’AUTOSTIMA. SE PERÒ QUESTO VIAGGIO OFFUSCANTE SI TRASFORMA IN MAL D’AMORE, PUÒ DIVENTARE LETALE. DISINTOSSICARSI È QUASI IMPOSSIBILE, E PURTROPPO UN’OVERDOSE DI AMORE MALATO, È QUEL TIPO DI VIAGGIO DAL QUALE NON SI TORNA.

GLI UOMINI BACCHETTONI CREDONO CHE LE DONNE SIANO PUTTANE. TUTTI GLI ALTRI SE LO AUGURANO.

HO UNA PROPENSIONE INNATA PER GLI AMORI IMPOSSIBILI.

NELLA MIA VITA BURRASCOSA, HO STUDIATO TALMENTE BENE LA PERSONALITA’ MASCHILE, CHE POTREI AVERE UN FUTURO DA PROFILE NELL’FBI.

SE CERCHI DI IMITARE QUALCUNO, NON FAI CHE SPRECARE TEMPO PREZIOSO.

QUANDO PARLIAMO CON QUALCUNO PER LA PRIMA VOLTA E CI SEMBRA DI CONSCERLO DA SEMPRE, SIAMO GIA’ A BUON PUNTO.

CHI HA UNA MARCIA IN PIU’ RIESCE A FARE COSE COMUNI IN MANIERA ORIGINALE.

4 espressioni che toglierei volentieri dal vocabolario :
– SOLARE
– CARISMA
– GIOVANILE
– IN PRIMIS

LASCIARSI QUALCOSA ALLE SPALLE E’ COME PERDERE LA CHIAVE DELLA CINTURA DI CASTITA’.

UN TOYBOY HA IL SAPORE DI PANINO IMBURRATO CON LA MARMELLATA.

IL VANTAGGIO DI FARE UNA VIDEOCHAT, È CHE PUOI VESTIRTI E AGGIUSTARTI SOLTANTO DALLA VITA IN SU. SOTTO PUOI RIMANERE PERFETTAMENTE DISASTRATO.

VORREI INNAMORARMI DI QUALCUNO GIÀ INNAMORATO DI ME. FAREI MENO FATICA.

UN UOMO SI SPENDE PER CONOSCERE PIÙ DONNE E POI SI STANCA DI COMPRENDERNE UNA SOLA.

ESCORT” E’ LA DEFINIZIONE POLITICALLY CORRECT DELLA DONNA DA MARCIAPIEDE.

<IO SONO SINCERO, DICO LE COSE IN FACCIA, QUINDI NON SONO IPOCRITA>. QUESTO DICONO QUELLI CHE VOGLIONO LIBERARSI LA COSCIENZA. NON SI RENDONO CONTO DI QUANTO SIA PERICOLOSO DIRE LA VERITÀ. OCCORRE TATTO, PERCHÉ SINCERITÀ È SPESSO SINONIMO DI CRUDELTÀ.

PREFERISCO AVERE I MORSI DI COSCIENZA, CHE QUELLI DELLA FAME.

LA BELLEZZA SI MANIFESTA PREPOTENTEMENTE, IL FASCINO SI PERCEPISCE MORBIDAMENTE.

PER COMBATTERE L’INSONNIA, NON MI RESTA CHE GIOCARE A CARTE CON GLI ACARI.

SOSPESA DENTRO UNA CALDA BOLLA CORALLINA, IN UN MONDO DOVE IL NULLA PUO’ COMUNQUE RENDERTI FELICE.

TUTTO SI PUO’ RIPRODURRE, COPIARE O IMITARE, TRANNE LO SGUARDO.

NELLA VITA IMPIEGHIAMO META’ DEL TEMPO A FARE GUAI E L’ALTRA META’ A CERCARE DI USCIRNE FUORI.

MENTE MAIALA E CUORE INNOCENTE. OPPURE CUORE MAIALE E MENTE INNOCENTE. COMUNQUE LA METTI VA SEMPRE BENE.

GLI UOMINI SOTTO I PANTALONI HANNO LA SEGRETERIA TELEFONICA.

IL SOGNO DI UN UOMO È QUELLO DI AVERE UNA DONNA CHE RESTA IN SILENZIO QUANDO LUI DECIDE DI CHIUDERE.

VORREI ESSERE UN PUNTO DI ARRIVO, PIÙ CHE UN PUNTO DI RIFERIMENTO.

IL DOLORE È INDELEBILE COME UN TATUAGGIO. PUÒ ESSERE TENUE O ACCENTUATO, PICCOLO O ESTESO, MA RESTERÀ PER SEMPRE IMPRESSO SULLA PELLE.

HO UN “CAMPER MENTALE” CHE MI FA VIAGGIARE ANCHE QUANDO SONO A CASA.

QUANDO UN UOMO VI DICE : < PER ME CONTA PIÙ UN RAPPORTO “CEREBRALE” DEL SESSO> NON PENSATE : < CHE BELLO! FINALMENTE HO TROVATO UNO DIVERSO> È SOLO UN’ILLUSIONE. IN REALTÀ LA DIFFERENZA, PER LUI, STA SOLO NEL CONTARE FINO A 10 PRIMA DI CHIEDERVI UNA SERIE DI FOTO SPINTE.

I GATTI IN FONDO TI VOGLIONO BENE, MA NON LO AMMETTEREBBERO MAI.

ATTENDERE L’AMORE DA CHI NON TI FILA, E’ COME ASPETTARE UN AEREO ALLA STAZIONE.

PERDONARE È SEMPRE APPREZZABILE, MA “PERDONARSI” È ANCORA MEGLIO. SARÀ COME FAR EVADERE DI PRIGIONE LA NOSTRA COSCIENZA.

LE OSTRICHE SONO UN VIAGRA CHE SA DI MARE.

ODIO LA PIOGGIA. VORREI PIOVESSE VINO : ROSSO D’INVERNO, PROSECCO IN PRIMAVERA, BIANCO D’ESTATE E ROSÈ IN AUTUNNO.

QUANDO SONO DAVVERO FELICE, VORREI DIVORARE LE NUVOLE.

HO CAPITO IL MOTIVO PER CUI INVECCHIO SERENAMENTE : PERCHE’ LE RUGHE LE O SULLA PELLE E NON NEL CERVELLO.

MEGLIO STRONZO CHE ASTEMIO.

DI NOTTE I MIEI PENSIERI VAGANO NEL BUIO ALLA RICERCA OSSESSIVA DI UN PARCHEGGIO.

PENSIERINO COFFE TIME : SE UN UOMO NON CHIAMA PER UN’ORA, LA DONNA VA IN PANICO. SE LEI INVECE NON SI FA VIVA PER UNA SETTIMANA, LUI NEANCHE SE NE ACCORGE.

UNA MALALINGUA NON FA MALE A CHI SCREDITA, MA A SE STESSO.

IL GIN TONIC = UN ANTIDOTO PER TUTTI I MALI.

L’AMORE È COME IL TRENO PER AUSCHWITZ : CI SALI SOPRA CONFUSO, SENZA SAPERE DOVE TI PORTA. SOLTANTO QUANDO ARRIVI CAPISCI CHE È UN VIAGGIO SENZA RITORNO. UN INFERNO DAL QUALE SOLO POCHI NE USCIRANNO VIVI.

AAA: BARATTO SCHELETRI NELL’ ARMADIO, CON QUALCUNO IN CARNE ED OSSA.

DOPO I 50, SE IL TUO ASPETTO FISICO E LA LEGGEREZZA MENTALE S’INNAMORANO E’ IL TOP, PERCHE’ SOLO DA QUESTA UNIONE POTRA’ NASCERE LA TUA SERENITA’.

IL TOP PER VIVERMI IL PRESENTE, E’ GODERMI L’ “ADESSO”.

NON MI PREOCCUPA INVECCHIARE. IL MIO CONSISTENTE VISSUTO, NON SOLO MI TIENE COMPAGNIA, MA RISARCISCE ALLA GRANDE I DANNI DEL’ETA’, DIFENDENDOMI DAL BOTOX.

LA LANGUIDEZZA DELL’AMORE : UNA SENSAZIONE IMPAREGGIABILE, CAPACE DI FAR VOLTEGGIARE IN ARIA PERSINO UN TIREX.

I MIEI STATI D’ANIMO SEGUONO SEMPRE UNA STRADA FATTA DI CURVE, DOSSI E SALITE, MA POI PER FORTUNA IMBOCCO DISCESE E RETTILINEI, CHE MI RIPORTANO IN SPLENDIDE PIANURE.

OGGI E’ UNA GIORNATA UGGIOSA, MA PER FORTUNA, IO NON MI SENTO UGGIOSA.

NON SENTO PIÙ LE FARFALLE NELLO STOMACO. SARANNO CADUTE IN COMA ETILICO.

“NON SONO OMOFOBA, RAZZISTA E NEANCHE CLASSISTA. CONDANNO IL BULLISMO, CHI SEVIZIA GLI ANIMALI E OGNI TIPO DI VIOLENZA. PERÒ C’È UNA CATEGORIA DI PERSONE CHE MI MANDA IN BESTIA : QUELLI CHE MI IMPEDISCONO DI DIFENDERMI QUANDO SO DI AVERE RAGIONE.”

LA VITA È UN SOFFIO. NON PUOI SPRECARLA BEVENDO VINI SCADENTI.

DOPO CHE SEI ANDATA A LETTO CON UN UOMO, NON CHIAMARLO MAI PER PRIMA, LASCIA CHE SIA LUI A FARLO. SE LUI NON TI CHIAMA, ALLORA DIMENTICALO.

PERDO TUTTO, TRANNE IL SENSO DELL’UMORISMO.

LA VITA È COME UN REALITY : C’E’ SEMPRE QUALCUNO CHE TI FA FUORI.

UN TEMPO MI PIACEVANO GLI UOMINI ENIGMATICI, POI HO CAMBIATO IDEA, PERCHÉ HO CAPITO CHE ERANO UN BLUFF. DI MISTERIOSO NON AVEVANO UN TUBO. CERCAVANO SEMPLICEMENTE DI MASCHERARE LA LORO COGLIONAGGINE.

IL MASSIMO DELLA LIBERTA’ : CAMMINARE SCALZA SU I MIEI PENSIERI.

CHISSA’ PERCHE’ L’UFFICIO DELE “ENTRATE”, TI FA VENIRE OGNI VOLTA LA VOGLIA DI “USCIRE”.

IL MIO CUORE SI ANNOIA, È APATICO. POTREI ORGANIZZARGLI UNA FESTA A SORPRESA, MA NON SO PROPRIO CHI INVITARE.

PICCOLE GODURIE DELLA VITA : LA COLAZIONE AL BAR.

SONO TOLLERANTE DI NATURA E GIUSTIFICO IL COMPORTAMENTO DI TUTTI, TRANNE DI QUELLI CHE NON RISPONDONO AI MESSAGGI. SONO INDIFENDIBILI.

L’ASPETTATIVA È LA MADRE DELLA DELUSIONE.

DI NOTTE I RICORDI AFFOLLANO IL MIO LETTO E, COME UN’AMMUCCHIATA, MI TRASCINANO IN UN’ “ORGIA” DI EMOZIONI.

SOGNO TANTO, TUTTE LE NOTTI. VORREI PERÒ CHE PER UNA VOLTA, I MIEI SOGNI SOGNASSERO ME.

SONO MENO DANNOSI GLI EFFETTI COLLATERALI DEL BUGIARDINO, DI QUELLI DI UN BUGIARDONE.

L’AMORE LO TROVI SOLO SUI TATUAGGI E LA FEDELTÀ È UNA PAROLA CHE HANNO TOLTO PERSINO DAL VOCABOLARIO.

INCREDIBILE MA VERO : IO E MIA FIGLIA VIVIAMO INSIEME 365 GIORNI ALL’ANNO DA 40 ANNI, EPPURE, RIUSCIAMO AD AVERE UN “VERO” DIALOGO, SOLO QUANDO CI TROVIAMO A TAVOLA FUORI CASA.

IL CATTIVO NON E’ ALTRO CHE UN BUONO ANDATO A MALE.

A FURIA DI METTERE SOGNI NEI CASSETTI, NON HO PIÙ SPAZIO NEL COMÒ.

IL MARE E’ IL MIGLIOR ANTIDEPRESSIVO. DISTENDE LO SGUARDO, RILASSA LA MENTE E PROIETTA I PENSIERI ALDILA’ DELL’ORIZZONTE.

Barbona chic

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Se un giorno dovessi trovarmi in serie difficoltà e dovessi sprofondare nel baratro della povertà, mi piace pensare ironicamente come vorrei affrontare quella incresciosa situazione. Riderci sopra mi aiuta a prendere le cose in modo meno drammatico, cercando di far evaporare tutta la valanga di preoccupazioni che mi rendono insonne, sprofondata nei miei problemi, anzichè in un bel sonno rilassante. Se un giorno sarò obbligata a mendicare, e potrebbe accadere, vorrei essere almeno un’accattona raffinata. Non potrei mai chiedere l’elemosina come le tipe tristi e lamentose che si trovano all’uscita dei supermercati o dei centri commerciali. Pur rispettando il destino di tutti, non sopporto quell’atteggiamento di pena, che ottiene l’esatto contrario della carità. Ho cercato di mettermi nei panni di quelle creature sventurate, esattamente come avviene in certi film, in cui assistiamo allo scambio dei ruoli, dove quindi il ricco diventa povero, l’adulto torna bambino e il maschio si trasforma in femmina. Nelle mie notti di insonnia, ho elaborato la mia visione di “barbona chic”. Cosa intendo? Per prima cosa non indosserei vestiti stracciati e sporchi, ma cercherei di apparire comunque in tiro, senza però apparire equivoca, quasi come se nulla fosse cambiato. Fortunatamente, ho una tale mole di scarpe e vestiti negli armadi, che da povera potrei sfruttare tutto quel materiale a volontà. Non potendo più andare dal parrucchiere, investirei l’ultima manciata di soldi per comprarmi una parrucca, così da conservare sempre un aspetto ordinato. Secondo punto, manterrei comunque il sorriso, e non quell’aria da questuante sconsolata, che allontana tutti. Cercherei al contrario di incuriosire le persone che, prese alla sprovvista, non si aspetterebbero una richiesta di denaro da una come me. Farei leva sull’effetto sorpresa, che dà sempre i suoi frutti. Terzo dettaglio, studierei le parole giuste per ottenere il mio scopo, cercando di impietosire le casalinghe e ogni tipo di donna, con il giusto tatto ed un pò di classe. Farei gli occhi dolci anche ai bambini, che avendo grande influenza sulle mamme, potrebbero così mettere una buona parola a mio favore. Con gli uomini sarebbe tutto più facile, visto che per molto meno sono disposti ad aprire il portafoglio e chissà, magari tra una mancetta e l’altra, ci scapperebbe anche un appuntamento galante e così finalmente potrei rimediare un pasto caldo. Dovrei solo approfondire come appostarmi, se stare in piedi o seduta, certo non accasciata in terra con cartello e bicchierino. Non sarebbe male distribuire bigliettini con pillole di saggezza o frasi e auguri di buona fortuna, in cambio di qualche euro.
Mi accorgo che devo mettere ancora a punto molti particolari della mia vita di clochard, ma ho tempo. Nelle mie notti in bianco, invece di contare le pecore, posso ancora elaborare tutti i dettagli. Comunque, nel caso un giorno doveste incontrarmi fuori da un grande magazzino, non meravigliatevi, vuol dire che le mie previsioni stravaganti, non erano poi così campate in aria.

I migliori anni della nostra vita

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Questo film di Claude Lelouch, molto raffinato, lo consiglio a chi ha amato “Un uomo e una donna”, suo cult del 1966 e il successivo “Un uomo e una donna oggi”, uscito dieci anni dopo. E’ una storia malinconicamente romantica : siamo nel 2018, Anne e Jean-Luc si ritrovano dopo molto tempo. Lui, ormai notevolmente invecchiato, vive in una elegante casa di riposo. Seppur vittima di demenza senile, conserva ancora il suo fascino e uno spiccato senso dell’umorismo, che manifesta quando è più lucido. Passa le sue giornate girando su una sedia a rotelle, accompagnato da una sexy assistente. Rintanato in un mondo tutto suo, in solitudine, tra sogni e vaghi ricordi del passato, scrive poesie. Un giorno, suo figlio Antoine, decide di rintracciare la donna da lui più amata, sperando che questo incontro possa fargli bene, migliorando il suo stato ti apatia. Lei lo andrà a trovare e inizierà così tra loro un rapporto nostalgico, costruito sui momenti più intensi passati insieme. Attraverso questi flashback, chi ha amato il primo film riesce a rivivere con grande tenerezza quell’amore appassionato. Del resto come può non coinvolgere una storia passionale, fatta di irrazionalità, follie e slanci impulsivi. Credo che ognuno di noi vorrebbe vivere un rapporto così, fuori dallo standard di pacate relazioni. Jean-Louis Trintignant, oggi ottantottenne, è purtroppo l’ombra di se stesso, mentre Anouk Aimée, sua coetanea, è ancora una donna molto affascinante. Anche se gli attori in questo film interpretano due persone anziane, quindi non più in vena di trasmettere sensualità come una volta, li ho trovati comunque adeguati nel ripercorrere il loro album di ricordi e, anzi, ho immaginato come sarebbe gratificante accorgersi in tarda età che qualcuno ci ha molto amato, anche se non è riuscito totalmente a dimostrarlo. Mi auguro che un giorno possa capitare anche a me. I dialoghi sono pertinenti, non scontati e, a mio parere, sono il cameo del film. Ho raccolto le citazioni che più mi hanno colpito e mi piace ricordarle :
“I migliori anni di una vita, sono quelli ancora da vivere.”
“Tutte le storie finiscono, solo nei film hanno un lieto fine.”
“Siamo fedeli fino a che non troviamo di meglio.”
“Quando siamo innamorati siamo tutti bellissimi.”
“La musica ha sempre 20 anni.”
“La morte è l’imposta sulla vita.”
“Sarebbe bello se le zanzare diventassero vegetariane.”
“È molto più facile sedurre 1000 donne che sedurne una 1000 volte.”
“Quando siamo soli abbiamo paura di morire, ma se siamo in due, la paura è che l’altro muoia prima di te.”

La “scomfort zone”

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Amo viaggiare e questo ormai lo sanno tutti, esiste però un luogo odioso, in cui non vorrei mai andare. Quando lo intravedo all’orizzonte, cerco di girargli intorno per evitarlo, ma non serve a molto, perchè per quanti sforzi faccia, prima o poi inciampo, cadendoci dentro con tutte le scarpe. Non è un oasi di pace, una meta paradisiaca, né tantomeno un A. I. da favola, dove rimanere per mesi. Questo posto claustrofobico è peggio di un ostello a 2 stelle nel Burundi e a malincuore, se costretta, rischio di restarci parecchio. E’ la temuta “scomfort zone”, l’esatto contrario della mia zona di conforto. In questo posto ingrato, purtroppo, ci arrivo quando devo superare qualcosa di pesante, difficile da digerire. La vita mi ha insegnato che il tempo mi aiuterà a venirne fuori, ma quanto dura questo tempo angosciante? Possono volerci mesi, anni, con un carico di ore orribili da vivere, così opprimenti da farmi sentire uno straccio. Ecco perchè detesto quel logorante spazio temporale. La pazienza è l’unico mezzo efficace per attraversarlo e giungere all’uscita ancora intera, non contaminata. Quando una persona cade in questo luogo malefico, gli suggerisco di distrarsi e svagarsi, per alleggerire ansia e sofferenza poi però, quando capita a me, tutto diventa più difficile. In questa zona di drammatico sconforto, vivo come nel limbo, in un mondo ovattato, distaccata da ogni cosa. Ascolto gli altri, parlo al telefono, chatto, esco, viaggio e vado al cinema, vivendo la vita di tutti i giorni, ma è come se stessi da un’altra parte, afflitta ed infelice, con lo stomaco stretto in una morsa. Rimpiango i momenti in cui riuscivo a non entrare nel maledetto tunnel dell’amarezza, vivendo il mio quotidiano serenamente, al riparo dallo stress emotivo, che indebolisce ogni mia difesa. Il modo in cui affronto una situazione dolorosa, però, è indipendente dalla sua gravità. Se cado nella scomfort zone per un motivo non legato all’amore, pur patendo, riesco molto meglio a gestirlo e a ritrovare la strada di casa. Non so perchè accada, o forse lo so, perchè infatti, non solo non ho un buon rapporto con l’abbandono, ma crollo come una pera cotta, anche per una semplice infatuazione. Sicuramente non sono l’unica ad avere questo handicap, perciò conservo l’autostima, ma alla mia età vorrei aver sconfitto i demoni che sguazzano beffardi nelle mie lacrime. Oggi, infatti, pur avendo esperienza e disillusione, quando qualcuno mi piace molto, resto ancora disorientata e smarrita come una ragazzina. Sulla carta, certamente un cuore palpitante è più vivo di uno apatico, però ogni cosa ha il suo prezzo. Quindi, alla fine, preferisco qualche battito in meno, potrei così vibrare lo stesso, ma restare comunque nella mia amata comfort zone.La

Joker

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E’ da molto che non scrivo una recensione, ma Joker ha risvegliato dal torpore la mia apatia. Questo film ha vinto il Leone d’oro a Venezia, ma già da mesi i critici ne parlavano. In questo caso due sono le cose, o si tratta di una fregatura o di un vero successo. A me è piaciuto. Pur essendo una storia folle, inquietante e paranoica, coinvolge. Fondamentalmente è un film triste, incentrato su di un personaggio di fantasia, descritto e interpretato più volte in passato, però da angolature differenti e con molteplici sfaccettature. In questa particolare versione di Todd Phillips, Joker ha il volto emaciato di Arthur Fleck, un uomo mentalmente disturbato, con evidenti problemi psichici. Vive in casa con una madre, instabile quanto lui. L’accudisce da bravo figliolo, condividendo con lei il sogno di diventare un giorno un comico famoso, applaudito da un suo apprezzato pubblico. Nel frattempo, invece, sbarca il lunario come clown negli ospedali pediatrici o in giro per Gotham City. Deve combattere con un fastidioso “vizio” che viene fuori quando è in difficoltà : una risata diabolica dalle mille sfumature, che Joaquine Phoenix, in quel caso con la voce originale, ha reso magistralmente piena di tinte. Lui è la vera essenza del film. Nei suoi precedenti ruoli, sempre fuori dagli schemi, ha dimostrato alla grande di essere un magnifico attore, ma qui è sublime, anche ridotto pelle e ossa. Intenso ed espressivo in ogni minimo sguardo. E’ fantastico nei gesti, nella postura sbilanciata, nella drammatica apatia o nella sadica allucinazione. Senza di lui non sarebbe stato possibile realizzare al top la personalità di quell’uomo infelice, vittima di un’ infanzia pesante e dolorosa, che lui scoprirà per caso dopo anni di false verità. Questa notizia scatenerà in lui un profondo senso di rabbia, anche nei confronti della madre che gli ha nascosto la vera origine dei suoi disturbi. Non è solo questa comunque la molla che gli farà scattare il desiderio di rivalsa nei confronti di quelli che si prendono gioco di lui. Sarà soprattutto l’oppressione e il dolore di sentirsi rifiutato, deriso ed emarginato. Anche chi apparentemente gli tende una mano, alla fine gli dimostrerà che vorrà usarlo per sfruttare la sua originale diversità. Salvo solo un paio di persone sincere. C’è violenza in questo film, anche tanta, ma non è gratuita, perchè deriva dal rancore esasperato che invade la vita di Arthur e la sua solitudine interiore, quindi, non è una crudeltà che disturba, anzi, accompagna quasi la vicenda. Non ritengo sia un invito al sangue, come alcuni hanno sottolineato, perchè c’è un plausibile senso di riscatto per chi non ha possibilità di difendersi, in un mondo prepotente e spietato. Molto suggestiva l’ambientazione di Gotham City negli anni ’80, attraverso le luci dalle tonalità soft green, che mi hanno ricordato un po’ quelle di “La forma dell’acqua”. Azzeccate ed inserite perfettamente le canzoni, che hanno regalato una nota di dolcezza ad un film difficile, attutendo al momento giusto tutta la sua asprezza.

Chiamami col tuo nome

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Appena uscito “Chiamami col tuo nome”, sono corsa a vederlo. E’ un film bellissimo, pieno di poesia e passione, una passione naturale, vera, che comprende tutti, donne e uomini, che siano etero o no. E’ una storia che, infatti, può essere condivisa da tutti quelli che hanno amato e che conoscono i segnali di qualcosa che quando ti prende, ti trascina e non puoi fare a meno di vivere.

E’ interpretato con molta autenticità, da due attori completamente diversi tra loro, ma entrambi adatti e convincenti. Il ragazzino, Timothée Chalamet, è candidato agli Oscar come protagonista, insieme al gotha del cinema americano. Non vincerà, ma sicuramente lo vedremo presto in altri film, perchè ha molto da dire. La sua comunicatività raggiunge la massima espressione nel finale, una scena da brivido. In quel primo piano intenso, pieno di lacrime, sullo sfondo del viavai appannato di figure che vanno e vengono e il crepitìo del camino acceso, riesce a trasmettere tutto il mix di sensazioni che lo inondano, come le lacrime che gli riempiono gli occhi, pieni di amore, malinconia, dolore e rassegnazione. L’ambientazione del film è fantastica e mi ha fatto venire la voglia di avere una casa in campagna, con tutti gli aspetti e i dettagli pieni di atmosfera, che un posto così può regalare, compresa la piscina di pietra rustica, come nel vecchio stile. Candidata è anche la canzone centrale, piena di sentimento, quel sentimento che in questo film unisce Elio e Oliver, nella loro breve, ma intensa storia estiva. Sostengo da sempre che quando capitano queste “fortune” di incastri, vanno vissute sempre e comunque, indipendentemente da come andrà a finire. Per questo mi sono commossa quando il padre del ragazzo, verso la fine, in un momento di emozionante intimità, si rivolge al figlio, facendogli un discorso non certo facile. Gli parla e si confida con lui, in modo così dolce, afettuoso ed obiettivo, da far sciogliere. Forse, il momento più toccante di tutto il film.

Bravo Guadagnino, sei un degnissimo candidato ad Hollywood, davvero una grande soddisfazione per il nostro paese. In bocca al lupo.

Regno umanimale

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GLI UMANI SPESSO SONO
dispettosi come i gatti
scontrosi come i ricci
vanitosi come i pavoni
testardi come i muli
pericolosi come le tarantole
viscidi come i serpenti
sfuggevoli come le anguille
e carogne come le iene.
PER FORTUNA, QUALCHE VOLTA SONO
docili come i delfini
gioiosi come le farfalle
teneri come i panda,
coraggiosi come le tigri
laboriosi come le api
addomesticabili come i cani
simpatici come i pinguini
e affidabili come i cavalli.

Messaggi notturni

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La notte, prima di addormentarci, nella fase in cui la mente è ancora vigile, ma stanca, allentiamo i freni e ci sentiamo più sciolti, un pò come quando siamo ubriachi. Accade così che, a volte, riusciamo a trovare il coraggio di scrivere a chi ci interessa, quello che durante la giornata abbiamo il timore di esternare. Spesso rischiamo, perchè non sappiamo che tipo di effetto avrà il nostro messaggio. Però alla fine è comunque bello essere sé stessi, liberi, senza limiti e incertezze, superando la maledetta paura di sbagliare.

Mamma

OIP

A 1 anno pronunci “Mamma”
A 5 le dici ti voglio bene
A 12 le rispondi non mi rompere
A 18 urli non vedo l’ora di andarmene via
A 25 la chiami per farle fare la nonna
A 40 hai voglia di confidarti con lei
A 50 cominci a pensare che potresti perderla
A 55 combatti con le sue badanti
…e poi quando non c’è più, parli con lei guardando l’infinito.

Abbraccio virtuale – covid-19

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E’ ormai accertato, che la situazione in futuro sarà pesantissima. Per i dipendenti che hanno perso il lavoro, per chi era assunto in nero e quindi non tutelato, per le piccole imprese o quelle familiari, per gli autonomi e chi ha la partita IVA. Ma pensate anche per un momento a tutti quelli come me, quindi tanti, che sono disoccupati e cercavano con grande difficoltà un lavoro prima di questo sfascio. Non sono forse penalizzati allo stesso modo? Non penso proprio lo siano meno. Dal “pandemonio di questa pandemia”, scaturirà una crisi preoccupante e la ripresa sarà difficilissima. Probabilmente ci vorrà più di un anno, se tutto va bene. Non si conoscono i tempi, le modalità e le conseguenze. TUTTI avranno problemi, anche quindi chi aveva bisogno di lavorare e che, purtroppo, non riusciva a trovare un piffero. Perdonate il mio sfogo, ma continuo a leggere e sentire lamentele e preoccupazione soltanto per chi lavorava, dimenticando che invece, anche per la categoria dei senza lavoro, se prima era già difficile, ora sarà impossibile. Condivido questo mio pensiero con chi vive la mia stessa identica, triste realtà. Stringiamoci in un abbraccio virtuale.